QUANDO I RIPORTER SI INDIGNANO PERCHÉ LA SINISTRA PERDE: IL PARADOSSO DI CHI DENUNCIA LE ÉLITE E POI CHIUDE GLI OCCHI DAVANTI AI SISTEMI CHE SCHIACCIANO IL POPOLO TRA PEDOFILIA, TRAFFICO DI DROGA E TEWRRORISMO INTERNAZIONALE.

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C’è qualcosa di profondamente rivelatore nel modo in cui una parte della cosiddetta controinformazione racconta quello che sta accadendo in America Latina.

Quando avanzano movimenti conservatori, liberali o semplicemente apertamente ostili al socialismo rivoluzionario, improvvisamente non esistono più cittadini che votano, popolazioni esasperate, economie fallite, criminalità, corruzione, insicurezza o desiderio di cambiamento.

Esiste soltanto Washington.

La CIA.

Trump.

L’imperialismo.

Le oligarchie.

Il neoliberismo.

È uno schema talmente prevedibile da essere diventato quasi automatico.

La possibilità più semplice — che milioni di latinoamericani possano essere stanchi delle ricette politiche della sinistra radicale — sembra diventata ideologicamente inaccettabile.

Perché ammetterlo significherebbe affrontare una domanda molto più scomoda:

e se una parte della popolazione non volesse più essere governata nel nome di una rivoluzione permanente che promette di combattere i privilegi e finisce troppo spesso per costruire nuove caste politiche, militari ed economiche?

IL POPOLO È SACRO SOLTANTO QUANDO VOTA COME PIACE A LORO?

La contraddizione comincia qui.

Per decenni ci hanno spiegato che bisogna ascoltare “il popolo”.

Il popolo contro le élite.

Il popolo contro Washington.

Il popolo contro il capitalismo.

Il popolo contro l’imperialismo.

Benissimo.

Ma cosa succede quando quello stesso popolo vota contro la sinistra?

Improvvisamente diventa manipolato.

Disinformato.

Comprato.

Vittima della propaganda americana.

Oppure, peggio ancora, complice delle oligarchie.

È una concezione curiosa della democrazia:

il popolo avrebbe sempre ragione, purché voti dalla parte ideologicamente corretta.

Quando cambia idea, bisogna trovare qualcuno a cui attribuire la colpa.

IL PARADOSSO DELLA RIVOLUZIONE CHE PRODUCE LE PROPRIE ÉLITE

La retorica marxista latinoamericana possiede una straordinaria capacità di presentarsi eternamente come opposizione al potere anche quando il potere lo esercita da anni.

Combatte le élite.

Poi costruisce apparati politici.

Combatte gli oligarchi.

Poi emergono gruppi privilegiati vicini allo Stato, alle forze armate o al partito.

Combatte la concentrazione della ricchezza.

Poi il cittadino comune affronta inflazione, scarsità, svalutazione, servizi inefficienti e insicurezza mentre settori collegati agli apparati continuano ad avere accesso a risorse e privilegi.

Ed è proprio qui che la propaganda diventa indispensabile.

Perché quando la promessa rivoluzionaria si scontra con la realtà quotidiana bisogna trovare un colpevole esterno.

Le sanzioni.

Washington.

Israele.

La CIA.

I mercati.

Gli speculatori.

Il capitalismo internazionale.

Qualunque spiegazione può essere utilizzata purché una domanda rimanga fuori dal tavolo:

quanto delle condizioni prodotte dipende invece dalle scelte del governo?

E POI ARRIVA LA PAROLA MAGICA: “RESISTENZA”

Qui il discorso esce dall’America Latina e diventa internazionale.

Una parte della controinformazione ha costruito negli ultimi anni una categoria quasi religiosa:

la Resistenza.

Basta essere contro gli Stati Uniti o contro Israele per ricevere immediatamente una patente morale.

Regimi autoritari?

Si contestualizzano.

Milizie armate?

Bisogna comprenderne le ragioni.

Economia clandestina?

È conseguenza delle sanzioni.

Traffici illeciti?

Sono presentati come accuse occidentali fino a quando non diventano impossibili da ignorare.

Repressione?

Bisogna capire il contesto geopolitico.

Terrorismo?

Dipende da chi utilizza quella definizione.

È un relativismo impressionante.

Gli stessi commentatori che pretendono purezza assoluta dall’Occidente diventano improvvisamente campioni della contestualizzazione quando devono parlare del campo geopolitico che considerano antagonista dell’Occidente.

NARCOTRAFFICO: QUI GLI SLOGAN NON BASTANO

In America Latina il narcotraffico non è una fantasia inventata dai servizi americani.

È un gigantesco sistema economico criminale internazionale.

Cartelli, guerriglie, gruppi armati e organizzazioni criminali combattono per controllare produzione, territorio, laboratori, rotte e porti.

In Colombia la relazione fra gruppi armati e narcotraffico costituisce da decenni uno dei problemi centrali della sicurezza nazionale.

Questo non significa che ogni guerrigliero sia automaticamente un narcotrafficante.

Non significa neppure che ogni accusa formulata da Washington sia necessariamente vera.

Significa una cosa molto più semplice:

negare o minimizzare l’esistenza dell’economia criminale perché alcune organizzazioni coinvolte possiedono una genealogia rivoluzionaria è ideologia, non analisi.

Un narcotrafficante non diventa moralmente migliore perché cita Marx.

PETROLIO CLANDESTINO, ORO E RISORSE: L’ECONOMIA SOMMERSA DELLE CRISI

Lo stesso vale per le risorse naturali.

Petrolio.

Oro.

Minerali.

Carburanti.

Diamanti.

Materie prime.

Nelle aree caratterizzate da Stati fragili, sanzioni, guerre civili o controllo territoriale frammentato prosperano inevitabilmente reti clandestine.

Queste economie possono coinvolgere criminalità organizzata, intermediari, funzionari corrotti, gruppi armati e operatori economici internazionali.

La domanda seria dovrebbe essere:

chi guadagna?

Chi controlla le rotte?

Chi controlla i territori?

Chi protegge gli intermediari?

Dove finiscono i soldi?

Invece troppo spesso l’analisi viene sostituita dalla tifoseria geopolitica.

Se il traffico finanzia il nemico, è criminalità.

Se permette a un governo o movimento considerato “anti-imperialista” di sopravvivere, improvvisamente diventa aggiramento delle sanzioni.

Stessa operazione.

Vocabolario diverso.

TRAFFICO DI ESSERI UMANI: NESSUNA BANDIERA PUÒ ASSOLVERLO

Ancora più grave è il problema delle reti di traffico e sfruttamento degli esseri umani.

Migrazioni clandestine, prostituzione forzata, sfruttamento lavorativo e sessuale e tratta di minori costituiscono mercati criminali transnazionali.

Qui non dovrebbe esistere alcuna appartenenza politica.

Se esistono prove contro funzionari, organizzazioni, trafficanti, milizie o intermediari, bisogna investigare.

Sempre.

Se le prove non esistono, non bisogna inventarle.

Ma soprattutto non bisogna decidere anticipatamente quali accuse meritino attenzione sulla base della bandiera geopolitica dell’accusato.

Un bambino sfruttato non diventa meno vittima perché il suo carnefice appartiene al campo politico che qualcuno considera “resistente all’imperialismo”.

E SUI MINORI NON PUÒ ESISTERE ALCUN RELATIVISMO

Lo stesso principio deve valere quando si parla di abusi sessuali sui minori, matrimoni infantili, sfruttamento sessuale o normative che non garantiscono adeguatamente la loro protezione.

Sono argomenti troppo gravi per essere utilizzati come slogan.

Proprio per questo devono essere affrontati con documenti, sentenze, rapporti internazionali e legislazioni alla mano.

Niente generalizzazioni contro intere popolazioni.

Niente accuse collettive.

Ma neppure silenzio selettivo quando i fatti riguardano un governo ideologicamente conveniente.

I diritti dei minori sono universali oppure non sono diritti.

RETI ARMATE TRANSNAZIONALI: QUANDO LA GEOPOLITICA DIVENTA UNA SCUSA

Poi arriviamo alle organizzazioni armate transnazionali.

Qui il doppio standard raggiunge livelli quasi grotteschi.

Quando Washington finanzia un alleato:

proxy americano.

Quando un avversario degli Stati Uniti finanzia, addestra, arma o sostiene organizzazioni all’estero:

asse della resistenza.

Notate la magia linguistica.

La relazione strategica è simile.

Cambia il nome.

“Proxy” possiede una connotazione negativa.

“Resistenza” possiede una connotazione eroica.

Ed ecco come il linguaggio sostituisce l’analisi.

Non bisogna neppure dimostrare che un’organizzazione sia moralmente superiore.

Basta collocarla dalla parte geopoliticamente corretta.

LA LOTTA ALL’IMPERIALISMO COME IMMENSO LAVAGGIO MORALE

Questo è probabilmente il cuore del problema.

L’anti-imperialismo è diventato per alcuni una gigantesca macchina di assoluzione.

Se sei contro Washington, tutto il resto passa in secondo piano.

Puoi essere autoritario.

Puoi reprimere oppositori.

Puoi sostenere gruppi armati.

Puoi costruire apparati economici opachi.

Puoi limitare libertà politiche.

Ci sarà sempre qualcuno pronto a spiegare che il vero problema rimane comunque l’Occidente.

È una visione infantile della geopolitica.

Il mondo non è diviso fra un impero malvagio e un insieme di innocenti combattenti per la libertà.

Esistono potenze.

Interessi.

Regimi.

Servizi d’intelligence.

Milizie.

Corporazioni.

Organizzazioni criminali.

Reti finanziarie.

Tutti perseguono obiettivi.

E tutti devono essere analizzati con lo stesso metro.

LA COLOMBIA È DIVENTATA IMPROVVISAMENTE UN PROBLEMA PERCHÉ HA CAMBIATO DIREZIONE

Ed eccoci alla Colombia.

Quando Gustavo Petro governava e si scontrava con Washington, una parte della controinformazione vedeva una nazione che cercava finalmente la propria autonomia.

Ora che una parte importante dell’elettorato colombiano ha scelto un presidente radicalmente diverso, improvvisamente la Colombia sarebbe diventata un avamposto americano.

Troppo facile.

Si può criticare duramente De la Espriella.

Si possono contestare le sue politiche.

Si deve controllare come verranno utilizzati gli aiuti americani.

Si devono denunciare eventuali violazioni commesse dalle forze di sicurezza.

Ma bisogna anche accettare una possibilità politicamente scomodissima:

che molti colombiani abbiano semplicemente voluto cambiare strada.

La democrazia funziona anche quando perde la parte che ci piace.

IL VERO INCUBO: SCOPRIRE CHE IL POPOLO NON HA PIÙ BISOGNO DEI SUOI INTERPRETI

Forse è proprio questo che irrita tanto alcuni osservatori.

Per anni hanno parlato “in nome del popolo”.

Poi il popolo vota.

E vota diversamente.

A quel punto invece di domandarsi perché, partono immediatamente alla ricerca del complotto.

Ma forse bisognerebbe formulare domande diverse.

Perché gli elettori cambiano?

Perché la sicurezza diventa prioritaria?

Perché la criminalità modifica il comportamento elettorale?

Perché determinate politiche economiche vengono rifiutate?

Perché una parte della popolazione preferisce una partnership con Washington a un allineamento con altri blocchi geopolitici?

Sono domande.

L’ideologia, invece, possiede già tutte le risposte.

NON CHIAMATELA ANALISI SE IL VERDETTO È SCRITTO PRIMA DEI FATTI

La controinformazione dovrebbe servire precisamente a questo:

mettere in discussione le narrazioni dominanti.

Non sostituirle con una narrazione opposta altrettanto dogmatica.

Se Washington mente, bisogna documentarlo.

Se Trump mente, bisogna documentarlo.

Se De la Espriella mente, bisogna documentarlo.

Ma lo stesso deve valere per Petro, Maduro, Teheran, Mosca, Pechino e per qualsiasi organizzazione che venga romanticamente inserita nel grande contenitore della “resistenza”.

Non esistono governi innocenti per definizione.

Non esistono imperi buoni per definizione.

E soprattutto:

non esistono crimini progressisti.

Narcotraffico, tratta di esseri umani, sfruttamento dei minori, terrorismo, corruzione e repressione non diventano moralmente accettabili perché vengono commessi, tollerati o utilizzati da qualcuno che combatte il vostro nemico geopolitico.

Questa non è resistenza.

È doppio standard.

Ed è precisamente ciò che dovrebbe combattere chi pretende di fare informazione indipendente.

IL PROBLEMA NON È CHE LA SINISTRA LATINOAMERICANA PERDA

Il problema, per certi reporter, sembra essere molto più grave:

che possa perdere per volontà degli elettori.

Perché se accetti questa possibilità, crolla un’intera costruzione narrativa.

Il cittadino latinoamericano smette di essere una comparsa nella grande guerra ideologica contro Washington.

Diventa un individuo.

Uno che può essere stufo della criminalità.

Stufo della corruzione.

Stufo dell’inflazione.

Stufo delle promesse.

Stufo delle élite che parlano continuamente in nome dei poveri mentre costruiscono nuovi centri di potere.

E magari decide di votare dall’altra parte.

Non serve necessariamente la CIA.

Non serve necessariamente un golpe.

Non serve necessariamente una gigantesca operazione imperialista.

A volte basta una cosa molto più semplice.

Un elettore entra nella cabina elettorale e decide che ne ha abbastanza.

Ed è forse proprio questa la realtà che una certa propaganda non riesce più ad accettare.

UNODC – Colombia: monitoraggio delle coltivazioni di coca e produzione di cocaina
UNODC Colombia – Coca cultivation surveyDEA – National Drug Threat Assessment: cocaina, cartelli e reti transnazionali
DEA – National Drug Threat AssessmentU.S. State Department – Trafficking in Persons Report: Colombia
Dipartimento di Stato USA – Colombia, tratta di esseri umaniUNODC – Global Report on Trafficking in Persons
UNODC – Global Report on Trafficking in PersonsInterpol – Human trafficking and migrant smuggling
INTERPOL – Human trafficking and migrant smugglingU.S. Treasury – sanzioni e reti legate al commercio illecito di petrolio iraniano
U.S. Treasury – Iran sanctionsU.S. Treasury – Hezbollah e reti finanziarie
U.S. Treasury – ricerca documenti su HezbollahU.S. State Department – Foreign Terrorist Organizations
Dipartimento di Stato USA – Foreign Terrorist OrganizationsONU – Children and Armed Conflict: rapporti sulle violazioni contro i minori
United Nations – Children and Armed ConflictUNICEF – Child marriage: dati mondiali sui matrimoni infantili
UNICEF – Child MarriageCongressional Research Service – Colombia: rapporti con gli USA, narcotraffico e gruppi armati
Congressional Research Service – Colombia: Background and U.S. RelationsU.S. Trade Representative – rapporti economici USA-Colombia
USTR – ColombiaInternational Criminal Court – Venezuela I
Corte Penale Internazionale – Situation in Venezuela IOHCHR – Venezuela: documentazione ONU sui diritti umani
ONU Diritti Umani – Venezuela

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