Quando una parte della controinformazione finisce per comportarsi esattamente come il sistema mediatico che dice di combattere
Esiste una domanda che negli ultimi mesi sta diventando sempre più difficile da ignorare.
Che differenza c’è oggi tra una parte della cosiddetta controinformazione italiana e il sistema mediatico che essa stessa afferma di combattere?
Per anni ci hanno raccontato di essere diversi.
Più liberi.
Più indipendenti.
Più coraggiosi.
Meno condizionati dai grandi gruppi editoriali.
Meno influenzati dalle narrative dominanti.
Eppure, osservando ciò che sta accadendo attorno alla figura di Roberto Vannacci, emerge una realtà che molti preferiscono non vedere.
La presunta controinformazione sembra sempre più spesso funzionare esattamente come il mainstream.
Cambia il pubblico.
Cambiano gli slogan.
Cambiano i simboli.
Ma il metodo appare sorprendentemente identico.
LA NUOVA ORTODOSSIA DELLA CONTROINFORMAZIONE
Un tempo la controinformazione nasceva per mettere in discussione tutto.
Oggi sembra esistere una nuova ortodossia.
Un nuovo pensiero unico.
Un nuovo sistema di dogmi.
Chiunque osi uscire da quel recinto viene immediatamente sottoposto a un processo mediatico.
Le etichette arrivano prima dei fatti.
Le accuse arrivano prima dell’analisi.
Le sentenze arrivano prima delle prove.
Ed è esattamente ciò che molti denunciavano nei confronti dei grandi media durante la pandemia.
IL CASO VANNACCI
Roberto Vannacci rappresenta probabilmente il caso più emblematico.
Da mesi una parte della controinformazione lo descrive come un corpo estraneo.
Come un infiltrato.
Come una figura incompatibile con il dissenso nato durante gli anni del Green Pass.
Eppure la realtà racconta una storia diversa.
Tra le figure che stanno entrando in Futuro Nazionale troviamo Ugo Rossi, ex esponente del movimento 3V e volto noto delle proteste No Green Pass.
Un fatto che pone una domanda semplice.
Se Vannacci fosse davvero il nemico politico che molti descrivono, perché una parte di quel mondo continua ad aderire al suo progetto?







I FILORUSSI CHE ATTACCANO ALTRI FILORUSSI
Il paradosso diventa ancora più evidente sul tema della Russia.
Molti dei principali canali della controinformazione italiana si sono progressivamente trasformati in commentatori geopolitici.
Ogni evento viene letto attraverso il prisma del conflitto russo-ucraino.
Ogni notizia viene interpretata secondo lo schema Mosca contro Bruxelles.
Ogni analisi viene filtrata attraverso la lente della geopolitica.
Eppure proprio questi ambienti spesso attaccano Vannacci, nonostante egli abbia espresso pubblicamente posizioni favorevoli al dialogo con Mosca e critiche verso le politiche europee sull’Ucraina.
Il risultato è quasi grottesco.
Filorussi che accusano altri filorussi.
Sovranisti che accusano altri sovranisti.
Critici dell’establishment che utilizzano gli stessi meccanismi dell’establishment.
LA POLITICA DELLE ETICHETTE
L’aspetto più preoccupante è la scomparsa del dibattito.
Non si discute più.
Si etichetta.
“Traditore.”
“Infiltrato.”
“Controllato.”
“Venduto.”
“Falsa opposizione.”
Sono espressioni che vengono utilizzate quotidianamente.
Spesso senza prove.
Spesso senza argomentazioni.
Spesso senza alcuna verifica.
Esattamente come la controinformazione accusa da anni il mainstream di fare.
LE TRIBÙ DIGITALI
Il problema di fondo è che molti ambienti della controinformazione sembrano essersi trasformati in vere e proprie tribù digitali.
Non conta più la qualità dell’analisi.
Conta l’appartenenza.
Non conta più la coerenza.
Conta la fedeltà al gruppo.
Non conta più il ragionamento.
Conta la ripetizione della narrativa dominante all’interno della propria comunità.
Chi si allontana viene immediatamente isolato.
Chi pone domande scomode viene guardato con sospetto.
Chi non ripete gli slogan corretti viene percepito come un nemico.
LA GRANDE CONTRADDIZIONE
La vera contraddizione è che molti protagonisti della controinformazione sembrano aver sostituito un pensiero unico con un altro.
Hanno sostituito una narrativa dominante con una narrativa alternativa.
Ma il meccanismo è rimasto identico.
Stessa logica.
Stessi riflessi condizionati.
Stessa aggressività verso il dissenso interno.
Stessa incapacità di accettare punti di vista differenti.
CHI FA DAVVERO INFORMAZIONE?
La domanda finale è inevitabile.
L’informazione indipendente si misura dalle idee che sostiene?
Oppure dalla capacità di mettere in discussione anche le proprie convinzioni?
Perché se una testata o un influencer critica il mainstream ma utilizza gli stessi metodi del mainstream, il problema non è più il colore della bandiera.
Il problema è il metodo.
E quando il metodo diventa identico, la differenza tra informazione e propaganda inizia a diventare sempre più sottile.
Fonti
- Fanpage – Ugo Rossi entra in Futuro Nazionale: Fanpage
- Telequattro – Ugo Rossi aderisce a Futuro Nazionale: Telequattro
- ANSA – Dichiarazioni di Vannacci su Russia e Ucraina: ANSA Europa
- Comunicazione Italiana – Posizioni di Vannacci sulla guerra in Ucraina: Comunicazione Italiana

