Campione d’Italia, Youssef Nada e quel documento del 1982 che riapre la storia della presenza della Fratellanza Musulmana in Europa
Per capire come le reti legate alla Fratellanza Musulmana abbiano costruito la propria presenza in Europa non basta osservare le organizzazioni islamiche nate negli ultimi venti o trent’anni.
Bisogna andare molto più indietro.
In Italia, uno dei luoghi chiave di questa storia è sorprendentemente piccolo: Campione d’Italia, enclave italiana affacciata sul lago di Lugano e circondata dal territorio svizzero.
Qui visse per decenni Youssef Nada, imprenditore egiziano, figura di primo piano negli ambienti della Fratellanza Musulmana e protagonista di una rete internazionale di rapporti politici, economici e diplomatici.
Ed è qui che, nel novembre 2001, durante le indagini successive agli attentati dell’11 settembre, venne sequestrato un documento destinato a diventare famoso con un nome inquietante:
“The Project”.
Un testo datato 1° dicembre 1982, scritto in arabo, che descrive una strategia internazionale per la politica islamica.
La sua esistenza è documentata. Molto più controversa è invece la questione decisiva: fino a che punto quel documento rappresentasse una direttiva ufficiale della Fratellanza Musulmana?
È proprio da questa distinzione che bisogna partire.
Il documento trovato nel 2001
Il 7 novembre 2001 le autorità effettuarono una perquisizione presso la residenza di Youssef Nada a Campione d’Italia nell’ambito delle indagini sulle attività finanziarie collegate alla rete Al-Taqwa.
Tra il materiale sequestrato comparve un documento di una quindicina di pagine, senza firma e datato 1° dicembre 1982.
Il titolo originale può essere tradotto come:
“Verso una strategia mondiale per la politica islamica”.
Successivamente sarebbe diventato noto nella pubblicistica occidentale semplicemente come “The Project”.
Il testo non è una generica riflessione religiosa.
Descrive punti di partenza, metodi, strumenti e obiettivi di una strategia islamica internazionale.
Tra gli argomenti affrontati figurano la conoscenza del territorio nel quale operare, l’organizzazione dell’attività politica e religiosa, la costruzione di istituzioni, la mobilitazione delle risorse economiche, l’informazione, la cooperazione internazionale e la causa palestinese.
È quindi comprensibile perché, dopo la sua scoperta, diversi studiosi e analisti abbiano interpretato il documento come una possibile fotografia della strategia di espansione delle reti islamiste.
Ma occorre precisare un elemento fondamentale.
Il documento era anonimo.
Non portava la firma della Fratellanza Musulmana né quella di Youssef Nada.
Nada ha inoltre sempre respinto l’interpretazione secondo cui quelle pagine costituissero la prova dell’esistenza di un piano segreto della Fratellanza per conquistare l’Occidente.
Questo non rende irrilevante il documento. Significa però che definirlo senza qualificazioni come “il piano ufficiale della Fratellanza Musulmana” va oltre ciò che la documentazione disponibile consente di dimostrare con certezza.
Chi era Youssef Nada
La figura di Nada rende comunque il ritrovamento particolarmente interessante.
Nato in Egitto nel 1931, entrò giovanissimo nella Fratellanza Musulmana.
Non ha mai nascosto questa appartenenza.
In un’intervista ricordata anche da Swissinfo dichiarò:
«Sono fiero di far parte dei Fratelli musulmani. Non ne ho mai fatto mistero».
Dopo aver lasciato l’Egitto costruì una vasta attività imprenditoriale e una rete di relazioni che andava ben oltre il mondo degli affari.
Nada divenne infatti un importante intermediario internazionale.
La sua villa di Campione ospitò negli anni personalità provenienti da numerosi Paesi musulmani.
Swissinfo ricorda che Nada svolse missioni e mediazioni in Iraq, Iran e Afghanistan e che la sua abitazione venne descritta da alcuni osservatori quasi come un “ministero degli Esteri non ufficiale” della Fratellanza.
Non possedeva un incarico diplomatico statale.
Eppure disponeva di qualcosa che, in politica internazionale, può essere altrettanto importante: accesso.
Accesso a governi, dirigenti, ambienti religiosi e reti economiche.
Campione d’Italia come crocevia
È questo l’aspetto che rende la storia italiana particolarmente significativa.
Molto prima che il dibattito pubblico italiano cominciasse a interrogarsi seriamente sull’islam politico europeo, a Campione d’Italia operava già una figura inserita ai massimi livelli delle reti internazionali della Fratellanza.
La posizione geografica era inoltre eccezionale.
Campione è territorio italiano, ma è completamente circondato dalla Svizzera.
A pochi chilometri si trova Lugano, una delle principali piazze finanziarie svizzere.
È in questo contesto che nacque anche la rete finanziaria Al-Taqwa.
La rete Al-Taqwa
Alla fine degli anni Ottanta Nada partecipò alla creazione di Al-Taqwa, una struttura finanziaria islamica internazionale che disponeva di società e ramificazioni in diverse giurisdizioni.
Dopo l’11 settembre, Al-Taqwa finì al centro dell’attenzione americana e internazionale.
Il 7 novembre 2001 l’amministrazione di George W. Bush annunciò misure contro la rete, sostenendo che fosse coinvolta nel finanziamento di organizzazioni terroristiche.
Nada venne inserito nelle liste delle sanzioni internazionali.
La vicenda, tuttavia, ebbe successivamente sviluppi importanti che non possono essere ignorati.
Le indagini svizzere non portarono a una condanna penale di Nada per finanziamento del terrorismo e il procedimento venne archiviato. Nel 2009 il suo nome fu inoltre rimosso dalla lista delle sanzioni delle Nazioni Unite.
Questo passaggio è essenziale per distinguere le accuse formulate dopo l’11 settembre dai risultati giudiziari successivi.
La storia di Nada resta comunque fondamentale per comprendere quanto fossero già sviluppate, decenni fa, le reti economiche e politiche transnazionali riconducibili agli ambienti della Fratellanza.
Cosa dice realmente “The Project”
Ed eccoci al cuore della questione.
Il documento del 1982 descrive una strategia che non si limita alla predicazione religiosa.
La politica islamica viene pensata su scala internazionale e adattata alle condizioni locali.
Tra gli elementi indicati compaiono:
- studio sistematico dei territori e dei centri di potere;
- coordinamento internazionale;
- costruzione e rafforzamento delle istituzioni islamiche;
- formazione culturale e religiosa;
- raccolta e mobilitazione delle risorse finanziarie;
- utilizzo dell’informazione e dei media;
- cooperazione con altre forze quando utile;
- sostegno alla causa palestinese;
- sviluppo di strutture capaci di operare stabilmente nelle società interessate.
È soprattutto il metodo a meritare attenzione.
Non viene descritta semplicemente una conquista militare dell’Occidente.
Si parla invece della costruzione progressiva di un’infrastruttura religiosa, culturale, economica e politica.
Ed è precisamente questo elemento che rende “The Project” interessante ancora oggi.
Non una cospirazione onnipotente, ma una strategia di rete
Il rischio, quando si affrontano documenti del genere, è cadere in due errori opposti.
Il primo consiste nel trasformare ogni associazione musulmana europea in una filiale occulta della Fratellanza.
Sarebbe una conclusione metodologicamente insostenibile.
Il secondo errore consiste però nel fare l’opposto: ignorare completamente l’esistenza di reti transnazionali dell’islam politico soltanto perché non operano necessariamente attraverso un’unica struttura gerarchica e pubblicamente riconoscibile.
La Fratellanza Musulmana, fin dalla sua nascita in Egitto nel 1928 con Hassan al-Banna, ha sviluppato una concezione dell’Islam che comprende religione, società e politica.
Nel corso del Novecento questa impostazione ha prodotto organizzazioni, associazioni, movimenti e correnti differenti, spesso adattate alle condizioni politiche dei singoli Paesi.
L’Europa non è rimasta estranea a questo processo.
La domanda decisiva: cosa è arrivato in Italia?
Ed è qui che comincia realmente l’inchiesta.
La domanda interessante non è stabilire se esista un’unica centrale segreta che impartisce ordini a tutte le organizzazioni islamiche europee.
Una simile rappresentazione sarebbe troppo semplicistica.
La domanda seria è un’altra:
quali uomini, organizzazioni, associazioni, fondazioni e circuiti finanziari hanno trasferito in Italia idee, relazioni e strutture nate nell’ambiente internazionale della Fratellanza Musulmana?
E soprattutto:
quali di quelle reti esistono ancora?
Per rispondere bisogna ricostruire nomi, date, statuti societari, rapporti personali, finanziamenti e collegamenti internazionali.
Non servono teorie.
Servono documenti.
Quarant’anni di storia da ricostruire
La vicenda di Youssef Nada rappresenta quindi soltanto il punto di partenza.
Quando ancora l’Islam organizzato italiano era una realtà embrionale, sul territorio nazionale viveva già uno degli uomini più influenti della rete internazionale della Fratellanza.
Aveva rapporti con dirigenti politici e religiosi di numerosi Paesi.
Aveva costruito una rete finanziaria internazionale.
E nella sua abitazione venne ritrovato un documento del 1982 che descriveva una strategia globale per l’azione politica islamica.
Questo non dimostra automaticamente che ogni successiva organizzazione islamica italiana abbia seguito “The Project”.
Ma rende legittima una domanda storica che per troppo tempo è stata affrontata superficialmente:
come si è realmente formata la rete dell’islam politico in Italia?
Chi erano i primi protagonisti?
Da dove arrivavano i finanziamenti?
Quali rapporti avevano con le organizzazioni europee?
Come sono nate associazioni, centri culturali e moschee?
E soprattutto: quanto delle strutture costruite negli anni Ottanta, Novanta e Duemila è ancora presente oggi?
È ciò che questa serie cercherà di ricostruire.
Seguendo non slogan o suggestioni, ma uomini, organizzazioni, documenti e denaro.
Perché le reti politiche più efficaci raramente nascono quando il pubblico comincia a vederle.
Quando diventano visibili, spesso esistono già da decenni.
FONTI E APPROFONDIMENTI
SWI swissinfo – Youssef Nada e gli anni di collera
https://www.swissinfo.ch/ita/societa/youssef-nada-terrorismo-11-settembre-campione/47083676
SWI swissinfo – Youssef Nada and Switzerland’s role in the “War on Terror”
https://www.swissinfo.ch/eng/business/the-bizarre-case-of-youssef-nada-and-switzerland-s-role-in-the-war-on-terror/47075022
Investigative Project on Terrorism – The Muslim Brotherhood “Project” (documento del 1982)
https://www.investigativeproject.org/document/687-the-muslim-brotherhood-project
CERIF – Biblioteca documentale sulla Fratellanza Musulmana e “The Project”
https://cerif.eu/it/bibliotheque/
Center for Mediterranean & Middle Eastern Studies – analisi storica del documento e della Fratellanza
https://cemmis.edu.gr/images/Middle_East_Bulletin/meb03.pdf

