Sud America, la guerra ai narcoterroristi è entrata in una nuova fase: dalle guerriglie marxiste ai cartelli, fino alle reti transnazionali del terrorismo

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Quello che sta accadendo in America Latina non può più essere raccontato semplicemente come l’ennesima “guerra alla droga”.

Il quadro è diventato molto più grande.

Colombia, Ecuador, Venezuela, Brasile, Perù e l’intero sistema logistico che collega Pacifico, Atlantico, Caraibi, Africa occidentale ed Europa sono attraversati da reti nelle quali narcotraffico, guerriglia, terrorismo, riciclaggio, contrabbando, corruzione e criminalità transnazionale possono sovrapporsi e collaborare per convenienza.

Nel 2026 questa guerra ha compiuto un ulteriore salto.

Gli Stati Uniti hanno progressivamente trasformato alcune organizzazioni criminali latinoamericane da semplici obiettivi antidroga a obiettivi della strategia antiterrorismo. E Washington sta estendendo la cooperazione militare con governi della regione.

In Ecuador la situazione è già arrivata a un livello estremo.

Reuters ha documentato come pescatori della costa del Pacifico si trovino schiacciati tra organizzazioni criminali che li reclutano o li estorcono e una campagna militare statunitense contro imbarcazioni sospettate di narcotraffico. Secondo Reuters, dall’inizio dell’operazione americana sarebbero state distrutte 67 imbarcazioni e sarebbero morte più di 220 persone; sulla legittimità e precisione di alcuni attacchi esistono però forti contestazioni.

Contemporaneamente Washington ha annunciato accordi per estendere operazioni congiunte contro organizzazioni criminali anche sul terreno, coinvolgendo tra gli altri Ecuador e Colombia. È una svolta che solleva inevitabilmente questioni di sovranità, diritto internazionale e rischio per i civili, ma testimonia anche qualcosa di politicamente enorme:

la distinzione tradizionale tra guerra alla droga e guerra al terrorismo sta diventando sempre più sottile.

E per capire perché bisogna tornare indietro di oltre mezzo secolo.


La Guerra fredda latinoamericana non è mai scomparsa completamente

Una parte considerevole della violenza politica che ancora attraversa il continente affonda le proprie radici nella Guerra fredda.

Dopo la Rivoluzione cubana del 1959, il modello rivoluzionario castrista diventò un riferimento per numerosi movimenti dell’America Latina.

La convinzione era relativamente semplice: il capitalismo latinoamericano veniva interpretato come un sistema subordinato all’imperialismo statunitense; la rivoluzione armata avrebbe dovuto abbatterlo e sostituirlo con un ordine socialista.

Fu in questo ambiente politico che nacquero o si consolidarono organizzazioni come le FARC e l’ELN in Colombia e, successivamente, Sendero Luminoso in Perù.

Erano organizzazioni differenti per storia, struttura e ideologia.

Ma condividevano un elemento fondamentale:

la rivoluzione attraverso la lotta armata.

La retorica parlava di liberazione.

La realtà della guerra avrebbe prodotto anche sequestri, attentati, assassinii, reclutamento forzato e controllo violento delle popolazioni.


Dalla rivoluzione al narcotraffico

È qui che avviene una delle trasformazioni più importanti.

Una guerriglia ha bisogno di denaro.

Servono armi.

Servono esplosivi.

Servono veicoli.

Servono uomini.

Servono comunicazioni.

Servono territori.

E quando un’organizzazione rivoluzionaria controlla zone nelle quali prosperano economie illegali, il confine tra guerriglia politica e impresa criminale può progressivamente dissolversi.

Il narcotraffico diventa così uno straordinario moltiplicatore finanziario.

La relazione tra alcune strutture armate colombiane e il commercio della cocaina non è una fantasia politica.

Nel maggio 2025 il Dipartimento di Giustizia statunitense ha incriminato un comandante della FARC-EP e un suo collaboratore accusandoli precisamente di aver partecipato a un’organizzazione produttrice di cocaina che avrebbe utilizzato la droga per ottenere armi ed esplosivi destinati alla lotta contro il governo colombiano.

Tra i capi d’accusa compare esplicitamente la cospirazione per narcoterrorismo.

Questa è la saldatura decisiva.

Droga → denaro → armi → capacità militare → controllo territoriale.

Non è più possibile analizzare separatamente criminalità e insurrezione quando la prima finanzia materialmente la seconda.


Le FARC e la metamorfosi della rivoluzione

Le Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia nacquero negli anni Sessanta come organizzazione guerrigliera marxista-leninista.

Per decenni combatterono lo Stato colombiano.

La firma degli accordi di pace del 2016 rappresentò un passaggio storico e portò alla smobilitazione della parte principale dell’organizzazione.

Ma non tutti accettarono il processo.

Da quella frattura emersero gruppi dissidenti.

Negli anni successivi sigle come FARC-EP e Segunda Marquetalia continuarono ad essere associate ad attività armate.

I rapporti del Dipartimento di Stato americano hanno indicato FARC-EP, Segunda Marquetalia ed ELN tra le principali minacce terroristiche regionali, attribuendo loro attentati, sequestri, attacchi alle infrastrutture e violenza contro civili e forze di sicurezza.

Il paradosso storico è evidente.

Una struttura nata proclamando la liberazione dei contadini può finire per dipendere economicamente dalle stesse economie clandestine che devastano le comunità rurali.

È una delle contraddizioni più profonde della rivoluzione armata latinoamericana.


ELN: un’altra eredità della rivoluzione

L’Ejército de Liberación Nacional nasce anch’esso negli anni Sessanta.

Marxismo, rivoluzione cubana, antimperialismo e componenti della teologia della liberazione contribuirono alla sua formazione ideologica.

Anche l’ELN è sopravvissuto alla Guerra fredda.

Ed è proprio questo il punto.

L’Unione Sovietica è scomparsa nel 1991.

Il Patto di Varsavia è scomparso.

L’economia mondiale è cambiata.

La Cina stessa ha costruito una gigantesca economia di mercato sotto il controllo politico del Partito comunista.

Ma alcune strutture rivoluzionarie latinoamericane hanno continuato a esistere.

Quando scompare il sistema internazionale che aveva dato origine alla rivoluzione, ma rimangono uomini armati, territori ed economie clandestine, l’ideologia rischia progressivamente di diventare anche strumento di legittimazione di un apparato di potere.


Venezuela: il grande retroterra

Il Venezuela occupa una posizione particolarmente delicata in questa storia.

I rapporti antiterrorismo del Dipartimento di Stato americano hanno accusato per anni Caracas di consentire a organizzazioni armate colombiane di operare in parti del territorio venezuelano.

Il rapporto relativo al 2022 affermava che ELN, FARC-EP e Segunda Marquetalia avevano potuto utilizzare aree venezuelane e descriveva relazioni tra ELN ed elementi delle forze militari e di sicurezza per facilitare attività illegali, comprese rotte del narcotraffico e della tratta di esseri umani.

Naturalmente si tratta della valutazione del governo statunitense e Caracas ha storicamente contestato numerose accuse provenienti da Washington.

Ma il problema documentato delle organizzazioni armate transfrontaliere rimane.

Ed è esattamente questo che rende ormai insufficiente la vecchia categoria di “criminalità nazionale”.


Poi arriva Hezbollah

Ed è qui che la storia diventa ancora più complessa.

Perché l’America Latina non è soltanto collegata alle proprie organizzazioni armate.

Esistono da decenni indagini riguardanti reti di finanziamento legate a Hezbollah.

Il Dipartimento di Stato statunitense descrive Hezbollah come un’organizzazione sostenuta dall’Iran e afferma che suoi sostenitori e finanziatori hanno svolto attività nel continente.

Nei rapporti americani vengono citati Brasile, Cile, Colombia, Panama e Perù.

Il punto importante è evitare due errori opposti.

Il primo sarebbe negare il problema.

Il secondo sarebbe trasformare qualsiasi comunità musulmana o libanese del continente in una rete terroristica.

Sarebbe falso e irresponsabile.

Il problema riguarda specifici individui, finanziatori e organizzazioni, non una religione o un’intera comunità etnica.

E su alcune di queste reti esistono documenti molto concreti.


Il caso Kassem Chams

Nel 2019 il Tesoro statunitense sanzionò il finanziere libanese Kassem Chams.

Secondo OFAC, la sua organizzazione riciclava proventi del narcotraffico per organizzazioni criminali e facilitava movimenti finanziari per Hezbollah.

Il Tesoro indicò operazioni che coinvolgevano:

Colombia, Venezuela, Brasile, Stati Uniti, Francia, Italia, Spagna, Paesi Bassi, Australia e Libano.

Secondo Washington, la rete muoveva decine di milioni di dollari ogni mese.

Questa vicenda distrugge l’idea semplicistica secondo cui narcotraffico e terrorismo internazionale appartengano necessariamente a mondi separati.

Le organizzazioni clandestine non devono condividere la stessa ideologia per fare affari.

Devono condividere un interesse.


La rete Joumaa

Ancora più significativo è il caso di Ayman Joumaa.

Il Tesoro statunitense descrisse la sua organizzazione come una sofisticata rete multinazionale di riciclaggio capace di trattare proventi del narcotraffico e di produrre benefici anche per Hezbollah.

Le autorità americane individuarono collegamenti finanziari tra Colombia, Venezuela e sistema finanziario libanese.

Questo ci porta a una conclusione fondamentale.

Il vero potere della criminalità contemporanea non è necessariamente costruire un’unica organizzazione mondiale.

È molto più efficiente costruire mercati clandestini interoperabili.

Il narcotrafficante vende droga.

Il riciclatore pulisce il denaro.

Il trafficante d’armi vende armi.

Il falsificatore produce documenti.

Il corrotto apre il porto.

L’organizzazione terroristica cerca finanziamenti.

Non serve che tutti leggano lo stesso manifesto politico.

Serve che possano utilizzare la stessa infrastruttura clandestina.


La Triple Frontera

Da decenni l’area nella quale convergono Argentina, Brasile e Paraguay rappresenta uno dei territori maggiormente osservati dalle autorità internazionali.

Contrabbando.

Riciclaggio.

Traffico di droga.

Traffico di armi.

Contraffazione.

Movimenti finanziari.

Le valutazioni statunitensi hanno ripetutamente descritto la Tri-Border Area come un importante nodo di economie clandestine e attività di finanziamento illecito.

Nel 2023 il Tesoro americano ha inoltre sanzionato sette individui ed entità collegati a una rete sudamericana accusata di generare risorse per Hezbollah.

Ancora una volta:

non significa che ogni attività criminale della regione finanzi Hezbollah.

Significa che reti di finanziamento riconducibili all’organizzazione sono state effettivamente individuate nel continente.

La differenza è enorme.


Il Brasile è strategico, ma definirlo semplicemente “l’ultimo baluardo marxista” non basta

Ed eccoci al Brasile.

Il Brasile è essenziale nella geografia criminale sudamericana per ragioni che precedono qualsiasi governo.

Dimensioni continentali.

Confini giganteschi.

Accesso all’Atlantico.

Porti internazionali.

Frontiere con grandi aree produttrici di cocaina.

Connessioni con Africa ed Europa.

Il World Drug Report 2026 dell’UNODC identifica Colombia, Perù e Brasile tra i principali Paesi di partenza delle spedizioni mondiali di cocaina nel periodo 2020-2024 e sottolinea il ruolo brasiliano nei flussi verso Europa, Africa e Asia.

E qui emerge un fatto impressionante.

La coltivazione mondiale illecita di coca ha raggiunto nel 2024 il record di circa 385.100 ettari, quasi tre volte il livello di un decennio prima.

Il mercato non sta morendo.

Sta crescendo.


PCC: il gigante criminale brasiliano

Il Primeiro Comando da Capital, nato nelle carceri di São Paulo negli anni Novanta, è diventato uno degli attori criminali più potenti del continente.

La sua storia è profondamente diversa da quella delle FARC.

Non nasce come guerriglia marxista.

Ed è importante dirlo perché altrimenti si trasforma un’analisi seria in propaganda.

Il PCC è innanzitutto un’organizzazione criminale.

Ma la sua espansione dimostra esattamente perché oggi non sia più possibile dividere nettamente i fenomeni.

Le reti criminali brasiliane hanno progressivamente costruito connessioni internazionali.

Europol ha documentato nel 2025 un’organizzazione brasiliana che utilizzava pescherecci per trasportare carichi di cocaina di diverse tonnellate verso l’Europa, passando anche attraverso l’Africa occidentale.

Le autorità hanno individuato basi operative in Bahia e collegamenti con organizzazioni criminali europee.

Questa è globalizzazione criminale.


Sud America → Africa → Europa

Le vecchie mappe della droga sono ormai insufficienti.

La cocaina può partire dalla Colombia.

Passare dall’Ecuador.

Oppure dal Brasile.

Attraversare l’Atlantico.

Utilizzare l’Africa occidentale come piattaforma logistica.

Entrare nelle Canarie.

Raggiungere Spagna, Portogallo, Belgio, Paesi Bassi, Germania o Italia.

Nel 2026 Europol ha coordinato un’operazione nell’Atlantico che ha portato al sequestro di 11 tonnellate di cocaina e 8,5 tonnellate di hashish, colpendo una rotta tra Canarie e Azzorre.

In un’altra grande indagine, le autorità europee avevano ricostruito spedizioni di cocaina provenienti da Ecuador, Colombia, Suriname, Guyana e Paraguay, destinate ai principali porti dell’Europa occidentale.

Il narcotraffico sudamericano è quindi ormai una questione di sicurezza europea.


Le migrazioni: attenzione a non confondere fenomeni differenti

Qui bisogna affrontare un tema politicamente esplosivo.

Le reti criminali possono certamente sfruttare i movimenti migratori.

Possono controllare passaggi clandestini.

Possono trafficare esseri umani.

Possono estorcere migranti.

Possono falsificare documenti.

Possono utilizzare corridoi clandestini già esistenti.

Ma da questo non deriva automaticamente che le migrazioni verso l’Occidente siano orchestrate complessivamente dai cartelli o da una centrale marxista-terroristica.

Le prove disponibili non consentono una conclusione del genere.

Il punto serio è un altro.

Quando uno Stato perde il controllo dei propri confini, le infrastrutture clandestine diventano utilizzabili contemporaneamente da soggetti completamente diversi.

Migranti economici.

Profughi.

Trafficanti.

Criminali.

Ricercati.

Contrabbandieri.

E potenzialmente terroristi.

Mescolare automaticamente queste categorie sarebbe sbagliato.

Ignorare che possono utilizzare alcune delle stesse infrastrutture clandestine sarebbe altrettanto irresponsabile.


E l’“islamizzazione dell’Occidente”?

Anche qui occorre distinguere ideologia da prova.

Esistono prove di attività finanziarie di Hezbollah in America Latina.

Esistono casi di riciclaggio collegati al narcotraffico.

Esistono indagini su reti terroristiche.

Esistono attività di propaganda iraniana nella regione.

Non esiste invece, sulla base della documentazione pubblica esaminata, la prova di un piano unitario nel quale cartelli sudamericani, marxisti e organizzazioni islamiste finanzino congiuntamente una strategia centralizzata di “islamizzazione dell’Occidente”.

Affermarlo come fatto indebolirebbe proprio l’accusa che invece può essere documentata.

La realtà è meno cinematografica ma forse più pericolosa:

organizzazioni ideologicamente incompatibili possono utilizzare gli stessi mercati clandestini.

Il criminale non chiede al riciclatore quale sia la sua religione.

Chiede quanto costa il servizio.


Marxisti e islamisti: l’alleanza ideologica è davvero necessaria?

No.

Ed è questo l’errore che spesso impedisce di capire il fenomeno.

Una guerriglia marxista e un’organizzazione islamista possono avere concezioni del mondo radicalmente incompatibili.

Il marxismo storico è materialista.

L’islamismo rivoluzionario è religioso.

Uno promette la rivoluzione di classe.

L’altro può perseguire uno Stato fondato sulla religione.

Non serve però un’identità ideologica perché esistano interessi convergenti, intermediari comuni o infrastrutture finanziarie condivise.

Il mercato clandestino crea alleanze che la teoria politica non prevederebbe mai.


Gli “utili idioti” e la grande contraddizione rivoluzionaria

Resta però una questione politica.

Perché una parte dell’Occidente continua a interpretare automaticamente qualsiasi movimento che si definisca “antimperialista” come moralmente superiore?

È una delle eredità più resistenti della Guerra fredda.

Basta proclamarsi contro Washington.

Contro il capitalismo.

Contro Israele.

Contro la NATO.

Contro “l’imperialismo”.

E improvvisamente, per una parte dell’attivismo occidentale, persino governi autoritari o organizzazioni armate possono essere reinterpretati attraverso la categoria romantica della “resistenza”.

Ma essere nemici dell’Occidente non significa automaticamente essere amici della libertà.

È questo l’equivoco fondamentale.

Un movimento può essere antiamericano e contemporaneamente autoritario.

Può essere anticapitalista e corrotto.

Può proclamarsi rivoluzionario e vivere di narcotraffico.

Può denunciare le élite mentre costruisce la propria élite.

Può parlare in nome del popolo mentre impone al popolo obbedienza.


La grande mutazione del comunismo rivoluzionario

Ed eccoci alla questione storica più profonda.

Il comunismo del Novecento prometteva l’eliminazione delle classi.

Ma ogni sistema politico deve comunque amministrare:

la polizia,

l’esercito,

l’economia,

l’informazione,

la giustizia,

le risorse.

Abolire formalmente la proprietà privata dei mezzi di produzione non elimina automaticamente il potere.

Può semplicemente spostarlo.

Se lo Stato controlla tutto e un piccolo gruppo controlla lo Stato, quel gruppo dispone di una concentrazione di potere enorme.

È la contraddizione che attraversò molte esperienze comuniste del XX secolo.

La classe dirigente non scomparve.

Cambiò forma.


Dal proletariato alla nomenklatura

Un partito nato promettendo il governo dei lavoratori può trasformarsi in una struttura nella quale l’accesso a privilegi, informazioni e carriere dipende dalla vicinanza al potere politico.

La rivoluzione crea così una nuova élite.

La nomenklatura sovietica ne fu l’esempio storico più celebre.

Ed è precisamente questo il punto che una certa cultura politica contemporanea continua a non voler affrontare.

La concentrazione del potere non diventa virtuosa semplicemente perché viene esercitata in nome dell’uguaglianza.

Anzi.

Più un sistema dichiara che il potere rappresenta automaticamente “il popolo”, più diventa difficile contestarlo senza essere accusati di essere nemici del popolo stesso.


Il Brasile e la battaglia politica

Il Brasile occupa oggi una posizione decisiva nella competizione geopolitica latinoamericana.

Ma anche qui bisogna evitare caricature.

Il governo brasiliano può essere duramente criticato per le sue scelte politiche, internazionali, giudiziarie o economiche.

Definire però l’intero Brasile una dittatura comunista non descriverebbe correttamente la sua struttura istituzionale.

Il punto più interessante è un altro:

quanto spazio politico concederà Brasilia alla cooperazione internazionale contro organizzazioni criminali transnazionali?

Perché PCC, Comando Vermelho e le reti internazionali della cocaina non sono problemi teorici.

Sono strutture economiche reali.

E l’esclusione o la partecipazione del Brasile alle nuove strategie regionali avrà conseguenze concrete.


La guerra del 2026

Il passaggio fondamentale del 2026 è quindi questo.

Washington non considera più necessariamente tutti questi fenomeni come compartimenti separati.

Droga.

Terrorismo.

Criminalità transnazionale.

Riciclaggio.

Traffico d’armi.

Controllo territoriale.

Stanno entrando progressivamente nello stesso paradigma di sicurezza nazionale.

Il Clan del Golfo colombiano, per esempio, è stato designato dagli Stati Uniti come organizzazione terroristica straniera nel dicembre 2025.

Nel luglio 2026 un suo importante esponente è stato condannato negli Stati Uniti per una cospirazione relativa al traffico di cocaina; il Dipartimento di Giustizia descrive il Clan del Golfo come un’organizzazione paramilitare transnazionale multimiliardaria che utilizza il narcotraffico per finanziare le proprie attività.

Questa è precisamente la definizione operativa del problema.


Ecuador: laboratorio della nuova guerra

L’Ecuador è forse il luogo nel quale questa trasformazione appare più evidente.

Per decenni era considerato relativamente stabile rispetto ai vicini.

Poi è diventato uno dei principali corridoi logistici della cocaina.

Porti.

Container.

Rotte del Pacifico.

Organizzazioni locali.

Cartelli messicani.

Riciclaggio.

Violenza carceraria.

Omicidi.

Europol ha partecipato a una grande indagine contro una struttura ecuadoriana inserita in una rete intercontinentale che spediva cocaina verso l’Europa; l’indagine ha coinvolto 36 arresti e sequestri complessivi collegati per 73 tonnellate di droga.

Questa è la dimensione del fenomeno.


La cocaina finanzia potere

Il punto centrale non è la droga in sé.

È il denaro.

Decine di tonnellate di cocaina significano miliardi.

Quei miliardi possono comprare:

armi,

funzionari,

poliziotti corrotti,

società,

immobili,

trasportatori,

avvocati,

informazioni,

documenti,

tecnologia,

protezione.

La droga non è quindi soltanto un problema sanitario.

È capitale politico clandestino.


Ed è questo che l’Occidente deve comprendere

Una democrazia può sopravvivere a un narcotrafficante.

Può sopravvivere a mille narcotrafficanti.

Diventa molto più vulnerabile quando il denaro criminale penetra stabilmente nelle istituzioni, nell’economia legale e nei sistemi finanziari.

La vera guerra non è quindi contro il ragazzo che trasporta un pacco.

È contro l’infrastruttura.

Contro chi produce.

Contro chi esporta.

Contro chi ricicla.

Contro chi corrompe.

Contro chi vende armi.

Contro chi protegge politicamente.

Contro chi trasforma il denaro criminale in potere legale.


La lezione della Guerra fredda

Per mezzo secolo una parte dell’America Latina è stata devastata dallo scontro fra rivoluzioni marxiste, regimi autoritari, dittature militari, interessi statunitensi, oligarchie locali e movimenti armati.

Ridurre quella storia a “buoni contro cattivi” è intellettualmente infantile.

Gli Stati Uniti hanno commesso errori enormi e sostenuto governi repressivi.

Le dittature latinoamericane hanno commesso crimini.

Ma questo non rende automaticamente democratiche le guerriglie marxiste.

Due cose possono essere vere contemporaneamente.

Ed è precisamente la maturità storica che manca alla propaganda.


Il nuovo nemico non ha necessariamente una bandiera

Oggi il problema è persino più difficile.

Perché il nuovo ecosistema criminale non necessita di una sola ideologia.

Può contenere guerriglieri marxisti.

Cartelli puramente criminali.

Riciclatori.

Mafie europee.

Trafficanti africani.

Finanziatori mediorientali.

Corrotti.

Intermediari.

Tutti possono cooperare senza condividere alcun progetto politico comune.

Il loro vero linguaggio universale è il denaro.

Ed è forse questa la forma più avanzata della minaccia.


Non una cospirazione mondiale, ma un ecosistema mondiale

Non abbiamo bisogno di inventare una stanza segreta nella quale marxisti, narcotrafficanti e islamisti decidono insieme il destino dell’Occidente.

La realtà documentata è già sufficientemente grave.

Esistono:

guerriglie nate dal marxismo che hanno utilizzato economie della droga;

cartelli sudamericani con reti globali;

corridoi della cocaina che raggiungono direttamente l’Europa;

reti di riciclaggio operanti su più continenti;

finanziatori di Hezbollah individuati in America Latina;

organizzazioni criminali capaci di sfruttare confini fragili e corruzione;

Stati che faticano a controllare porzioni del proprio territorio.

Non è necessario trasformare questi fatti in una teoria onnipotente.

Sono già un problema strategico enorme.


Conclusione: la vera guerra è contro il sistema

Quella che si sta aprendo in America Latina non dovrebbe diventare una crociata ideologica.

Dovrebbe diventare qualcosa di molto più efficace:

una guerra contro le infrastrutture del potere criminale e terroristico.

Seguire il denaro.

Distruggere le reti di riciclaggio.

Controllare i porti.

Spezzare le catene logistiche.

Colpire la corruzione.

Impedire il traffico d’armi.

Smantellare le organizzazioni che trasformano droga in potere militare.

Cooperare tra intelligence.

Difendere realmente i confini.

E soprattutto smettere di romanticizzare qualsiasi gruppo armato soltanto perché utilizza le parole “resistenza”, “rivoluzione”, “antimperialismo” o “liberazione”.

La libertà non si misura dal nemico che qualcuno dichiara di combattere.

Si misura dal sistema che vuole costruire dopo aver vinto.

La grande lezione del Novecento è proprio questa.

Chi promette di distruggere ogni élite può semplicemente voler diventare la nuova élite.

E chi finanzia la propria rivoluzione attraverso droga, sequestri, estorsioni, terrorismo o economie clandestine ha già mostrato quale concezione della libertà intende applicare.

Nel 2026 la guerra contro queste strutture sta entrando in una fase nuova.

La domanda decisiva non sarà soltanto quanti boss verranno arrestati o eliminati.

Sarà se le democrazie riusciranno a distruggere l’ecosistema economico, finanziario e politico che permette al narcoterrorismo di rigenerarsi ogni volta che cade un capo.

Perché i nomi cambiano.

Le sigle cambiano.

Le ideologie vengono riciclate.

Le rotte si spostano.

Ma il meccanismo rimane sempre lo stesso:

denaro clandestino che compra violenza; violenza che conquista territorio; territorio che produce altro denaro; denaro che compra potere.

È quel circuito che deve essere spezzato.


Fonti e documenti

UNODC – World Drug Report 2026
Dati sulla produzione mondiale di coca e sulle principali rotte internazionali: Colombia, Perù, Ecuador e Brasile.
World Drug Report 2026 – UNODC

U.S. Department of Justice – FARC-EP e narcoterrorismo
Incriminazione relativa allo scambio di cocaina per armi ed esplosivi destinati alle attività armate in Colombia.
Dipartimento di Giustizia USA – caso FARC-EP

U.S. Department of State – Country Reports on Terrorism
Documentazione su ELN, FARC-EP, Segunda Marquetalia e attività di Hezbollah nell’emisfero occidentale.
Country Reports on Terrorism – Western Hemisphere

U.S. Department of State – Venezuela
Valutazione americana sulla presenza e sulle attività di gruppi armati colombiani nel territorio venezuelano.
Country Report on Terrorism – Venezuela

U.S. Treasury – Hezbollah in Sud America
Sanzioni del 2023 contro operatori e facilitatori finanziari dell’organizzazione.
Treasury – Hezbollah operatives and financial facilitators in South America

U.S. Treasury – Kassem Chams
Documentazione sulla rete internazionale di riciclaggio dei proventi del narcotraffico.
Treasury – Kassem Chams network

U.S. Treasury – rete Ayman Joumaa
Documentazione sui collegamenti tra narcotraffico, riciclaggio internazionale e finanziamento di Hezbollah.
Treasury – Ayman Joumaa money-laundering network

Europol – rotte Brasile-Europa
Operazioni contro reti brasiliane impegnate nel trasporto marittimo di carichi di cocaina verso l’Europa.
Europol – cocaine supply chains from Brazil to Europe

Europol – Atlantic Cocaine Highway, 2026
Operazione internazionale con sequestri di 11 tonnellate di cocaina.
Europol – Atlantic Cocaine Highway

Europol – Ecuador
Indagine internazionale contro una rete ecuadoriana inserita nel traffico di cocaina verso l’Unione europea.
Europol – Ecuador cocaine trafficking network

U.S. Department of Justice – Clan del Golfo, luglio 2026
Documentazione sul rapporto fra traffico di cocaina e finanziamento della struttura paramilitare.
DOJ – Clan del Golfo

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