Le dimissioni di Tulsi Gabbard e la fabbrica italiana della propaganda anti-Donald Trump

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In Italia la notizia delle dimissioni di Tulsi Gabbard è stata trattata da una parte della controinformazione come se fosse la “prova definitiva” del collasso dell’amministrazione Trump.

Nel giro di poche ore sono comparsi:

  • titoli isterici
  • interpretazioni fantasiose
  • retroscena inventati
  • teorie senza fonti
  • narrazioni costruite per demonizzare Trump

Il problema non è criticare Trump.
Il problema è che molti pseudo-commentatori italiani partono già dalla conclusione e poi costruiscono la “notizia” attorno alla narrativa desiderata.

La realtà dei fatti è molto diversa dalla propaganda

Secondo le comunicazioni ufficiali, Gabbard ha annunciato le dimissioni spiegando di voler assistere il marito colpito da una rara forma di tumore osseo.

La sua uscita dall’incarico, inoltre, non è stata immediata ma programmata con effetto dal 30 giugno 2026, segnale che non si trattava di una fuga improvvisa o di una “cacciata” teatrale come raccontato da certa propaganda mediatica.

Eppure la controinformazione italiana ha immediatamente trasformato tutto in:

  • “Trump abbandonato”
  • “resa dei conti interna”
  • “guerra civile nell’amministrazione”
  • “epurazione politica”

Lo schema è sempre identico: qualunque evento deve diventare materiale utile per attaccare Trump.

Il vero nodo: le indagini e il lavoro svolto da Gabbard

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Quello che molti evitano accuratamente di dire è che durante il suo mandato Gabbard aveva assunto un ruolo estremamente delicato all’interno dell’apparato di intelligence americano.

Da Direttrice della National Intelligence aveva promosso:

  • revoche di security clearance
  • verifiche interne sulle manipolazioni dell’intelligence
  • controlli su operazioni politicamente sensibili
  • attività collegate alla sicurezza elettorale
  • collaborazione con FBI e Dipartimento di Giustizia su dossier controversi

In particolare il suo nome è stato associato:

  • alle verifiche sulle interferenze e sulle operazioni legate alle elezioni 2020
  • ai dossier sulle fughe di notizie e sulla politicizzazione dell’intelligence
  • alle richieste di indagine verso ex funzionari dell’apparato federale

Per questo molti osservatori americani ritengono che le sue dimissioni fossero già previste e concordate da tempo, una volta completato il lavoro investigativo e trasmessi determinati dossier agli organi giudiziari competenti.

Non una fuga.
Non un “crollo del trumpismo”.
Ma la conclusione di una fase politica e operativa estremamente delicata.

Ma la controinformazione italiana preferisce la fiction

Il problema è che una parte enorme della controinformazione italiana non fa più analisi: costruisce fiction geopolitica.

Prendono frammenti di notizie americane, li mischiano con insinuazioni, ideologia, tifoseria e propaganda emotiva, e poi li servono al pubblico come “retroscena esclusivi”.

Il risultato è una narrazione completamente deformata della realtà americana.

Gli “anti mainstream” che ragionano peggio del mainstream

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La parte più grottesca di tutta questa vicenda è vedere personaggi che si proclamano “contro il sistema” utilizzare esattamente gli stessi metodi manipolatori dei media mainstream.

Per anni hanno parlato di:

  • manipolazione narrativa
  • propaganda globale
  • frame mediatici
  • demonizzazione politica
  • censura ideologica

E poi fanno la stessa identica cosa contro Trump.

Anzi, spesso in maniera ancora più caricaturale e isterica.

Ogni volta che succede qualcosa negli Stati Uniti:

  • inventano retroscena
  • estremizzano qualsiasi dettaglio
  • trasformano divergenze normali in “guerre interne”
  • usano fonti dubbie o articoli distorti
  • costruiscono castelli narrativi senza prove

Perché il loro vero business non è informare.
È alimentare rabbia, polarizzazione e tifoseria.

La figura di Gabbard è incompatibile con molte narrative italiane

Tulsi Gabbard è sempre stata una figura difficile da incasellare:

  • ex democratica
  • veterana militare
  • critica delle guerre infinite
  • ostile all’apparato neocon
  • critica verso la politicizzazione dell’intelligence
  • sostenitrice di una revisione dei meccanismi interni federali

Per questo è diventata bersaglio sia dei media progressisti americani sia di una parte della controinformazione europea che vive di semplificazioni ideologiche.

Molti non sopportano l’idea che qualcuno possa collaborare con Trump senza essere automaticamente una caricatura estremista.

E allora ogni sua mossa deve essere reinterpretata come:

  • pentimento
  • rottura traumatica
  • fuga politica
  • denuncia implicita contro Trump

Anche quando i fatti reali raccontano una situazione molto più complessa.

Il problema è la dipendenza psicologica dalla narrativa anti-Trump

Una parte della controinformazione italiana ormai appare ossessionata da Trump.

Trump è diventato il centro emotivo delle loro narrative:

  • se fa qualcosa → è una minaccia globale
  • se qualcuno si dimette → è il collasso
  • se qualcuno resta → è un servo
  • se qualcuno lo difende → è propaganda
  • se qualcuno lo critica → “fine del trumpismo”

È un meccanismo infantile e ripetitivo che distrugge qualsiasi possibilità di analisi seria.

La propaganda permanente ha sostituito il giornalismo

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La vicenda Gabbard dimostra ancora una volta come oggi molta pseudo-informazione italiana non lavori più sui fatti, ma sulle emozioni.

L’obiettivo non è spiegare.
È condizionare.

Non importa verificare se le dimissioni fossero programmate.
Non importa comprendere il ruolo delle indagini.
Non importa analizzare il rapporto con il Dipartimento di Giustizia.

Conta soltanto costruire l’ennesima narrazione tossica contro Trump e alimentare una tifoseria politica sempre più fanatizzata.

Ed è proprio qui che la controinformazione italiana finisce per diventare la copia speculare del sistema mediatico che sostiene di combattere.

Link e approfondimenti

Le fonti confermano che le dimissioni erano programmate con decorrenza dal 30 giugno 2026 e ufficialmente motivate dalla malattia del marito. Reuters e altri media riportano anche l’esistenza di tensioni interne legate a dossier sensibili, alla gestione dell’intelligence e alle attività investigative condotte sotto la sua direzione.

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