Negli ultimi anni una parte della cosiddetta “controinformazione” italiana ha smesso di svolgere il ruolo di critica indipendente per trasformarsi in una macchina narrativa ideologica perfettamente speculare alla propaganda che dice di combattere.
Non si tratta più di:
- analisi,
- verifica delle fonti,
- confronto critico,
- approfondimento geopolitico.
Si tratta invece di costruire una realtà parallela nella quale:
- l’Occidente è sempre il male assoluto;
- i nemici dell’Occidente diventano automaticamente virtuosi;
- ogni notizia viene piegata a una narrativa ideologica prestabilita.
Dentro questo ecosistema è emersa una figura ormai ricorrente: il cecchio propagandista dem orfano dei finanziamenti culturali e ideologici del Dipartimento di Stato dell’era Biden, improvvisamente riciclato come “ribelle antisistema”, ma rimasto intrappolato negli stessi identici meccanismi propagandistici di sempre.
La differenza è che oggi la propaganda non viene più confezionata in chiave liberal-progressista atlantista, ma in chiave pseudo-antimperialista, filorussa o antioccidentale.
La propaganda travestita da controinformazione
Il problema non è criticare NATO, USA o Unione Europea.
La critica geopolitica è legittima.
Il problema nasce quando:
- ogni dittatura antioccidentale viene romanticizzata;
- ogni fonte russa o iraniana viene considerata automaticamente vera;
- ogni fonte occidentale viene considerata automaticamente falsa;
- ogni fatto viene deformato per adattarsi a uno schema ideologico.
In questo modello mentale:
- la Russia non sbaglia mai;
- l’Iran è sempre razionale e moderato;
- Israele è il male metafisico;
- l’Occidente controlla tutto;
- i media nascondono “la verità”.
Non è analisi geopolitica.
È tifo ideologico.
Le affermazioni false e prive di fondamento
“L’Iran ha abbattuto 20-30 aerei americani”
Una delle affermazioni più assurde diffuse è quella secondo cui l’Iran avrebbe:
- abbattuto “20 o 30 aerei americani”;
- colpito persino caccia stealth di ultima generazione.
Questa narrativa è completamente priva di riscontri.
Non esiste:
- alcuna conferma NATO;
- alcuna conferma del Pentagono;
- alcuna prova satellitare;
- alcun report indipendente.
Una perdita del genere provocherebbe:
- crisi militare internazionale;
- escalation globale;
- copertura mediatica totale.
E invece:
nulla.
Addirittura viene citato un fantomatico “F32”, velivolo che non esiste operativamente, perché il Boeing X-32 fu solo un prototipo sperimentale sconfitto dal programma F-35.
Qui non siamo davanti a un errore:
siamo davanti a propaganda tecnica costruita per impressionare il pubblico.
“Trump ha fatto guerra all’Iran”
Un’altra manipolazione evidente è la descrizione della presidenza di Donald Trump come responsabile di una “guerra contro l’Iran”.
Storicamente falso.
Durante la presidenza Trump:
- ci furono sanzioni;
- pressioni economiche;
- l’uccisione di Soleimani;
- escalation diplomatica.
Ma non vi fu una guerra USA-Iran.
Trasformare una crisi geopolitica in “guerra americana contro Teheran” serve solo a costruire:
- il frame dell’impero aggressore;
- la narrativa vittimistica iraniana.
“I referendum del Donbass sono democratici”
Un’altra enorme distorsione propagandistica riguarda i referendum nelle aree occupate.
Presentarli come:
- libere espressioni democratiche;
- voto spontaneo delle popolazioni;
è una semplificazione ideologica estrema.
Quei referendum:
- si sono svolti in zone militarizzate;
- senza osservatori indipendenti credibili;
- sotto occupazione;
- senza riconoscimento ONU.
Trasformarli in simbolo di autodeterminazione pura significa ignorare completamente il contesto reale.
La normalizzazione della guerra nucleare
Uno degli aspetti più inquietanti di questa propaganda è la progressiva banalizzazione dell’uso di armi nucleari tattiche.
Frasi come:
“una mini nucleare per far finire la guerra”
vengono trattate quasi con leggerezza.
Ma rompere il tabù nucleare del 1945 significherebbe:
- cambiare l’intero equilibrio strategico mondiale;
- aprire una nuova era di proliferazione;
- creare il rischio concreto di escalation incontrollata.
Ridurre tutto a:
“gli facciamo passare la voglia”
è irresponsabile.
La tecnica della falsa equivalenza
Uno degli strumenti retorici più usati è equiparare tutto.
In questo schema:
- attacchi sistematici e bombardamenti strategici diventano equivalenti a singoli episodi;
- aggressori e aggrediti vengono confusi;
- dittature e democrazie diventano “la stessa cosa”.
È una tecnica molto efficace perché crea:
- relativismo morale;
- disorientamento;
- sfiducia totale.
Ma soprattutto cancella:
- la proporzione;
- il contesto;
- la responsabilità politica.
L’ossessione per il “complotto totale”
Questa nuova pseudo controinformazione vive dentro un modello mentale complottista:
- tutto è coordinato;
- tutto è manipolato;
- tutto è controllato.
Ogni evento viene inserito in una mega-narrazione unica:
- NATO;
- sionismo;
- lobby;
- media;
- globalismo;
- apparati finanziari.
La realtà però è molto più complessa:
- gli interessi geopolitici sono spesso divergenti;
- le élite competono tra loro;
- gli Stati hanno strategie differenti;
- le crisi internazionali non sono script cinematografici.
Da pacifisti a tifosi della guerra
La trasformazione più assurda riguarda proprio molti ex pacifisti.
Per anni:
- contro le guerre,
- contro il militarismo,
- contro l’imperialismo.
Oggi invece:
- giustificano invasioni;
- normalizzano escalation;
- banalizzano armi nucleari;
- tifano apertamente per potenze autoritarie.
Non è anti-imperialismo.
È solo cambio di bandiera.
La distruzione della vera critica indipendente
Ed è qui il danno peggiore.
Perché:
- problemi nei media occidentali esistono;
- propaganda occidentale esiste;
- interessi economici e lobby esistono davvero.
Ma quando tutto viene esasperato:
- con menzogne,
- dati inventati,
- fantasie geopolitiche,
- semplificazioni ideologiche,
la critica seria perde credibilità.
La propaganda speculare finisce così per rafforzare proprio il sistema che sostiene di combattere.
Conclusione
La vera informazione indipendente dovrebbe:
- verificare tutto;
- diffidare di ogni potere;
- evitare tifoserie geopolitiche;
- distinguere fatti e opinioni.
Invece questa nuova pseudo controinformazione funziona esattamente come una religione politica:
- ha i suoi dogmi;
- i suoi nemici assoluti;
- i suoi sacerdoti mediatici;
- le sue verità indiscutibili.
E così il vecchio cecchio propagandista dem, improvvisamente rimasto orfano dell’ecosistema culturale e mediatico dell’era Biden, si è semplicemente riciclato dentro una nuova narrativa.
Ma il metodo è rimasto identico:
- manipolare;
- polarizzare;
- semplificare;
- creare paura;
- alimentare rabbia;
- sostituire i fatti con la militanza emotiva.
Non è controinformazione.
È propaganda travestita da dissenso.

