Da antagonisti del sistema a cassa di risonanza delle sue narrative
Per oltre un decennio la controinformazione italiana ha costruito gran parte della propria identità sulla critica ai grandi media. Quotidiani nazionali, televisioni, agenzie internazionali e grandi gruppi editoriali sono stati spesso descritti come strumenti di produzione del consenso, capaci di indirizzare il dibattito pubblico attraverso selezione delle notizie, omissioni e campagne mediatiche coordinate.
Eppure esiste un fenomeno che merita di essere osservato con attenzione.
Quando il tema è Donald Trump, una parte significativa della controinformazione italiana sembra sospendere improvvisamente quel metodo critico che dichiara di applicare a tutto il resto.
Le stesse testate accusate per anni di manipolare l’opinione pubblica diventano improvvisamente fonti autorevoli. Gli stessi giornalisti accusati di fare propaganda vengono improvvisamente considerati affidabili. Le stesse ricostruzioni che normalmente verrebbero smontate e analizzate vengono accettate senza particolare verifica.
È una contraddizione che rivela molto dello stato attuale dell’informazione alternativa in Italia.
La costruzione del “nemico perfetto”
Dalla sua comparsa sulla scena politica americana, Trump è stato trasformato in qualcosa di più di un semplice avversario politico.
Per una parte consistente del sistema mediatico occidentale è diventato il simbolo di tutto ciò che deve essere combattuto:
- populismo;
- sovranismo;
- nazionalismo economico;
- critica alla globalizzazione;
- opposizione alle élite burocratiche internazionali.
In questo contesto, qualsiasi accusa rivolta contro Trump tende a ricevere una straordinaria amplificazione mediatica.
Il problema non è che tali accuse vengano riportate. Questo rientra pienamente nel lavoro giornalistico.
Il problema nasce quando accuse, sospetti, richieste di indagine e ipotesi interpretative vengono presentate come fatti definitivamente accertati.
Il caso dell’arricchimento personale
Negli ultimi anni una delle narrazioni più diffuse riguarda il presunto utilizzo della presidenza per incrementare il proprio patrimonio personale.
Secondo questa impostazione:
- Trump si arricchirebbe grazie alle proprie decisioni politiche;
- i mercati reagirebbero a informazioni privilegiate;
- esisterebbero reti finanziarie che beneficiano direttamente delle sue mosse;
- l’amministrazione sarebbe permeata da conflitti di interesse sistematici.
Si tratta di accuse che meritano certamente attenzione e verifica.
Tuttavia, ciò che spesso scompare nel racconto mediatico è la distinzione tra:
- accuse politiche;
- richieste di indagini;
- prove giudiziarie;
- sentenze definitive.
Una distinzione fondamentale per qualsiasi giornalismo serio.
Il paradosso della controinformazione italiana
La questione diventa ancora più interessante quando queste narrazioni vengono rilanciate da soggetti che normalmente si presentano come oppositori del mainstream.
Molti commentatori alternativi che dedicano ore a denunciare le manipolazioni dei grandi media finiscono per utilizzare proprio quelle stesse fonti quando pubblicano contenuti ostili a Trump.
La regola sembra essere semplice:
se una notizia conferma una convinzione ideologica già esistente, allora il controllo critico diventa secondario.
In questo modo la controinformazione rischia di perdere la propria funzione originaria.
Non verifica più.
Non approfondisce più.
Non analizza più.
Si limita a selezionare le informazioni che confermano una tesi preesistente.
L’imperialismo americano come chiave interpretativa universale
Un altro elemento ricorrente è la tendenza a spiegare qualsiasi fenomeno geopolitico attraverso il concetto di imperialismo americano.
In molte analisi:
- ogni guerra sarebbe riconducibile a Washington;
- ogni crisi internazionale sarebbe generata dagli Stati Uniti;
- ogni instabilità economica sarebbe prodotta dall’America;
- ogni conflitto regionale avrebbe un’unica regia.
Questa impostazione possiede una forza narrativa evidente perché offre spiegazioni semplici a problemi complessi.
Ma la geopolitica reale raramente funziona in questo modo.
Le dinamiche internazionali coinvolgono:
- interessi nazionali;
- rivalità regionali;
- fattori economici;
- ideologie;
- gruppi di pressione;
- organizzazioni sovranazionali.
Ridurre tutto a una singola causa rischia di trasformare l’analisi geopolitica in un esercizio ideologico.
Quando il metodo viene sostituito dalla militanza
La vera differenza tra informazione e propaganda non riguarda le conclusioni.
Riguarda il metodo.
Un approccio giornalistico rigoroso dovrebbe:
- verificare le fonti;
- distinguere fatti e opinioni;
- separare accuse e prove;
- applicare gli stessi criteri a tutti gli attori politici.
Quando invece il metodo viene sostituito dalla militanza ideologica, il rischio è quello di costruire narrazioni che non cercano la verità ma la conferma delle proprie convinzioni.
In questo contesto, Trump diventa semplicemente il contenitore dentro cui far confluire ogni accusa possibile.
La convergenza involontaria con le élite mediatiche
Il risultato finale è paradossale.
Molti ambienti che si definiscono antisistema finiscono per rafforzare esattamente quelle narrazioni prodotte dai grandi apparati mediatici che sostengono di combattere.
Mentre denunciano il potere delle élite informative, ne amplificano i messaggi.
Mentre criticano il giornalismo mainstream, ne adottano le conclusioni.
Mentre parlano di indipendenza, finiscono per dipendere dagli stessi schemi interpretativi che affermano di rifiutare.
Conclusione
La questione non è stabilire se Trump abbia ragione o torto.
La questione è capire se la controinformazione italiana stia ancora svolgendo il ruolo che si è attribuita.
Se il compito della controinformazione è verificare, approfondire e mettere in discussione le narrative dominanti, allora questo principio dovrebbe valere sempre, indipendentemente dal protagonista della storia.
Quando invece il giudizio precede l’analisi e la conclusione viene stabilita prima dell’indagine, il rischio è quello di trasformarsi semplicemente in una variante ideologica dello stesso sistema mediatico che si dichiara di voler combattere.

