Negli ultimi anni una parte della cosiddetta controinformazione ha costruito una narrazione semplice, emotiva e politicamente redditizia: tutto il male tecnologico del mondo avrebbe un solo nome, gli Stati Uniti.
Ogni software di analisi dati viene trasformato in una macchina per il controllo totale.
Ogni azienda americana diventa automaticamente il volto del “Grande Fratello”.
Ogni progetto di intelligenza artificiale sviluppato in Occidente viene descritto come il preludio di una dittatura globale.
Il problema non è criticare Palantir.
Il problema è che spesso questa critica viene accompagnata da una sistematica rimozione di tutto ciò che non si adatta alla narrativa ideologica antiamericana.
Perché mentre si parla ossessivamente di Palantir, quasi nessuno racconta il sistema di sorveglianza cinese.
Mentre si denuncia ogni software sviluppato negli Stati Uniti, si evita accuratamente di parlare delle infrastrutture digitali europee, dei portafogli digitali, delle identità elettroniche interoperabili e dei sistemi di monitoraggio comportamentale che stanno emergendo in numerose parti del mondo.
La propaganda non consiste soltanto nel raccontare una bugia.
Molto spesso consiste nel raccontare soltanto una parte della verità.
IL CASO PALANTIR: TRA CRITICA LEGITTIMA E NARRAZIONI ESTREME
Palantir è una società che sviluppa piattaforme per integrare, organizzare e analizzare enormi quantità di dati provenienti da fonti differenti. Le sue piattaforme principali, Gotham e Foundry, sono utilizzate da enti governativi, forze armate e grandi organizzazioni per attività di intelligence, pianificazione e supporto decisionale.
Questo fatto è reale.
È altrettanto reale che Palantir collabori con agenzie governative e apparati di sicurezza.
È quindi assolutamente legittimo discutere delle implicazioni etiche, della privacy e dei rischi derivanti dalla concentrazione di enormi quantità di dati.
Ciò che non risulta documentato sono invece alcune affermazioni che circolano frequentemente:
- che Palantir elimini fisicamente oppositori politici;
- che i suoi algoritmi decidano autonomamente chi curare o chi intubare;
- che possieda sistemi in grado di prevedere il comportamento umano con precisione quasi assoluta;
- che controlli direttamente governi e istituzioni sovranazionali.
Le informazioni pubblicamente disponibili descrivono Gotham e Foundry come strumenti avanzati di integrazione e analisi dati, non come sistemi autonomi di eliminazione fisica dei bersagli o di gestione indipendente delle decisioni cliniche.
LA CINA: IL GIGANTE DELLA SORVEGLIANZA CHE MOLTI EVITANO DI CITARE
Qui emerge una delle più grandi contraddizioni della controinformazione ideologica.
Quando il software è americano viene descritto come l’anticamera del totalitarismo.
Quando il software è cinese, il livello di attenzione cala improvvisamente.
Eppure la Cina ha sviluppato negli anni uno degli ecosistemi di monitoraggio digitale più avanzati esistenti:
- riconoscimento facciale su larga scala;
- reti di telecamere intelligenti;
- analisi comportamentale assistita da IA;
- monitoraggio integrato delle attività digitali;
- sistemi di gestione sociale e amministrativa fortemente centralizzati.
Su questi aspetti si registra spesso un silenzio sorprendente da parte di coloro che vedono il controllo sociale esclusivamente attraverso la lente dell’imperialismo americano.
L’EUROPA E L’IDENTITÀ DIGITALE: IL TEMA CHE DISTURBA POCO
Un altro punto quasi assente nel dibattito riguarda l’Europa.
L’Unione Europea sta sviluppando il sistema di Identità Digitale Europea e il cosiddetto EU Digital Identity Wallet, un portafoglio digitale destinato a permettere ai cittadini di identificarsi online, conservare documenti digitali e accedere a servizi pubblici e privati.
L’obiettivo ufficiale dichiarato dalla Commissione Europea è facilitare l’accesso ai servizi digitali e aumentare il controllo degli utenti sui propri dati.
Ciò non significa automaticamente che si tratti di uno strumento di controllo sociale.
Ma significa che esistono interrogativi legittimi sulla privacy, sulla centralizzazione delle informazioni e sull’evoluzione futura di queste infrastrutture.
Domande che meriterebbero attenzione.
Eppure molti di coloro che denunciano quotidianamente Palantir sembrano ignorare completamente questi sviluppi.
OMS: LE CRITICHE REALI SONO PIÙ FORTI DELLE ESAGERAZIONI
Un discorso simile riguarda l’OMS.
Esistono critiche legittime riguardanti:
- la gestione della pandemia;
- i rapporti con fondazioni private;
- la trasparenza dei processi decisionali;
- il coordinamento internazionale.
Tuttavia il testo dell’accordo pandemico adottato nel 2025 riafferma esplicitamente il principio della sovranità degli Stati e specifica che l’OMS non acquisisce il potere di imporre lockdown, vaccinazioni obbligatorie o altre misure nazionali.
Ciò non impedisce di criticare l’OMS.
Ma una critica seria dovrebbe partire dai documenti reali, non da attribuzioni che i testi ufficiali non contengono.
IL PROBLEMA NON È PALANTIR. È IL METODO
Il vero problema non è Palantir.
Non è Peter Thiel.
Non è Alex Karp.
Non è nemmeno l’intelligenza artificiale in sé.
Il problema è il metodo con cui una parte della controinformazione affronta questi temi.
Quando una tecnologia è americana, ogni ipotesi viene trasformata in una certezza.
Quando una tecnologia simile viene sviluppata altrove, improvvisamente sparisce dal dibattito.
Non si analizzano più i documenti.
Non si verificano più le fonti.
Non si distinguono più i fatti dalle interpretazioni.
Si parte invece da una conclusione già stabilita: l’America è sempre il problema e tutto ciò che la riguarda deve necessariamente confermare quella narrativa.
Ma l’informazione non dovrebbe funzionare così.
L’analisi seria parte dalle prove e arriva alle conclusioni.
La propaganda parte dalle conclusioni e seleziona soltanto le prove che le confermano.
Ed è esattamente questo il meccanismo che molti denunciano nei media mainstream, salvo poi replicarlo quando si parla di geopolitica, tecnologia, intelligenza artificiale o sorveglianza digitale.
LA VERA QUESTIONE: IL CONTROLLO NON HA UNA SOLA BANDIERA
L’errore fondamentale consiste nel credere che il controllo digitale abbia una sola nazionalità.
La realtà è molto più complessa.
Le tecnologie di sorveglianza, analisi predittiva e gestione dei dati vengono sviluppate:
- negli Stati Uniti;
- in Cina;
- in Europa;
- in Russia;
- in Israele;
- in numerosi altri Paesi.
Ridurre tutto a una lotta contro l’imperialismo americano significa ignorare metà del problema.
E chi ignora metà del problema difficilmente può pretendere di fornire un’informazione completa.
CONCLUSIONE
La crescita dell’intelligenza artificiale, dei big data e delle infrastrutture digitali rappresenta una delle questioni più importanti del nostro tempo.
Ma proprio per questo richiede rigore.
Palantir può e deve essere oggetto di analisi critica.
Così come devono esserlo i sistemi di sorveglianza cinesi, le identità digitali europee, i progetti di governance algoritmica e qualsiasi altra infrastruttura che possa incidere sulla libertà individuale.
Quando invece si selezionano soltanto i bersagli compatibili con una determinata ideologia politica, non si sta più facendo informazione.
Si sta facendo propaganda.
E la propaganda più efficace non è quella che inventa completamente i fatti.
È quella che mostra soltanto quelli che fanno comodo.
Fonti e approfondimenti
- Palantir Gotham
- Palantir Foundry
- Palantir Technologies
- EU Digital Identity Wallet (Commissione Europea)
- European Digital Identity (Commissione Europea)
- WHO Pandemic Agreement Testo Ufficiale
- WHO – Domande e Risposte sull’Accordo Pandemico
- WHO Pandemic Agreement Overview
- Analisi critica sulla privacy dell’EUDI Wallet
- Analisi giuridica eIDAS 2.0 e identità digitale europea

