Questo è, secondo molti osservatori, uno degli effetti di quella che viene spesso definita Trump Derangement Syndrome (TDS): una reazione nella quale il giudizio su ogni evento finisce per essere determinato non dai fatti, ma esclusivamente dall’identità del protagonista.
Se Trump esce dall’OMS, combatte le CBDC, critica NATO e ONU, si oppone a USAID, difende la libertà di espressione o cerca un dialogo con la Russia, viene applaudito.
Se invece prende una decisione che non coincide con la narrazione di una parte della controinformazione, tutto ciò che aveva fatto in precedenza viene improvvisamente cancellato. Diventa, nel giro di poche ore, il “nemico assoluto”.
Quando il metro di giudizio cambia a seconda del personaggio e non dei principi, non si sta più facendo analisi politica: si sta reagendo in modo ideologico.
La coerenza impone di valutare ogni decisione nel merito, indipendentemente da chi la prende. Se il giudizio cambia solo perché cambia il bersaglio politico, il problema non è l’oggetto dell’analisi, ma il filtro con cui si interpreta la realtà.
Per anni hanno costruito la propria immagine come gli unici in grado di smascherare la propaganda dei grandi media. Hanno denunciato televisioni, giornali, istituzioni internazionali e governi occidentali, sostenendo di rappresentare un’informazione libera, indipendente e capace di analizzare i fatti senza condizionamenti ideologici.
Oggi, però, una parte della cosiddetta controinformazione italiana sembra essere caduta nello stesso meccanismo che diceva di combattere.
Non si limita più ad analizzare gli eventi. Li interpreta esclusivamente attraverso una lente ideologica, nella quale tutto ciò che proviene dall’Occidente è automaticamente sbagliato, mentre qualsiasi forza che vi si contrapponga viene trattata con indulgenza o addirittura trasformata in un modello da difendere.
Il paradosso Trump
L’incoerenza emerge chiaramente osservando il modo in cui viene giudicato Donald Trump.
Per molti anni è stato esaltato quando:
- ha annunciato l’uscita degli Stati Uniti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità;
- ha espresso una netta opposizione all’introduzione di una valuta digitale emessa dalla banca centrale;
- ha criticato duramente organizzazioni come NATO e ONU, sostenendo la necessità di ripensarne il ruolo;
- ha cercato un dialogo diretto con la Russia per ridurre le tensioni internazionali;
- ha promosso una revisione delle attività di USAID, accusandola di finanziare programmi poco trasparenti;
- ha criticato alcune normative europee sulla libertà di espressione.
In tutti questi casi, una parte della controinformazione italiana lo presentava come l’uomo che stava demolendo il sistema globalista.
Poi arriva il confronto con la Repubblica Islamica dell’Iran.
Improvvisamente tutto cambia.
Lo stesso Trump diventa, nel giro di poche ore, un guerrafondaio, un traditore, un servo dello Stato profondo, un uomo completamente diverso da quello che fino al giorno prima veniva elogiato.
La domanda è inevitabile: è cambiato Trump o è cambiato il metro di giudizio di chi lo commenta?
Il doppio standard sull’Iran
La Repubblica Islamica dell’Iran è da decenni oggetto di critiche da parte di organizzazioni internazionali per la repressione del dissenso, le limitazioni alla libertà di stampa, gli arresti di oppositori politici, l’uso della pena di morte e le restrizioni all’accesso a Internet durante periodi di protesta.
Questi elementi sono ampiamente documentati e rappresentano una parte importante del dibattito internazionale sul Paese.
Eppure, una parte della controinformazione italiana tende a minimizzare questi aspetti o a relegarli in secondo piano, privilegiando una narrazione nella quale il regime viene rappresentato soprattutto come un baluardo contro l’influenza occidentale.
Criticare le politiche di Stati Uniti, Europa o Israele è legittimo. Ma questo non implica che ogni loro avversario debba essere considerato automaticamente nel giusto.
L’antioccidentalismo come filtro ideologico
Il problema non è avere una posizione critica verso l’Occidente.
Il problema nasce quando l’antioccidentalismo diventa il criterio assoluto con cui interpretare qualsiasi evento.
Se tutto ciò che è occidentale viene considerato negativo per definizione, allora qualsiasi regime che si opponga all’Occidente finisce per ricevere una sorta di immunità morale.
In questo modo non si produce più analisi.
Si produce propaganda.
Una propaganda diversa nei simboli, ma identica nei meccanismi.
Dall’analisi al tifo
La funzione del giornalismo dovrebbe essere quella di verificare i fatti, contestualizzarli e mettere alla prova le proprie convinzioni.
Quando invece ogni notizia viene selezionata esclusivamente perché conferma una narrativa precostituita, il lavoro di analisi lascia spazio al tifo.
Il risultato è un’informazione che smette di interrogarsi sulla realtà e inizia semplicemente a cercare conferme delle proprie convinzioni.
È lo stesso fenomeno che questi ambienti hanno contestato per anni ai grandi media.
La coerenza dovrebbe valere sempre
Essere coerenti significa applicare gli stessi principi a tutti gli attori politici.
Se si difende la libertà di espressione, la si difende ovunque.
Se si condanna la censura, la si condanna ovunque.
Se si denunciano gli abusi di potere, li si denuncia indipendentemente dal colore della bandiera.
Quando invece il giudizio cambia esclusivamente in base a chi compie un’azione, il problema non è più la propaganda degli altri.
È la propria.
Conclusione
La credibilità non deriva dall’essere “contro” qualcosa, ma dalla capacità di mantenere lo stesso metodo di valutazione davanti a fatti scomodi, anche quando mettono in discussione la propria comunità di riferimento.
Se una parte della controinformazione italiana vuole continuare a presentarsi come alternativa ai media tradizionali, dovrebbe accettare la stessa regola che pretende dagli altri: distinguere i fatti dalle preferenze politiche, evitare doppi standard e sottoporre le proprie convinzioni allo stesso spirito critico che chiede ai propri avversari.
In caso contrario, il rischio è quello di sostituire una propaganda con un’altra, cambiando soltanto i protagonisti, ma non il metodo.
Fonti
- Uscita degli Stati Uniti dall’OMS (Casa Bianca): https://www.whitehouse.gov/presidential-actions/2025/01/withdrawing-the-united-states-from-the-world-health-organization/
- Divieto di una CBDC retail negli Stati Uniti (testo della legge): https://www.congress.gov/
- NATO – Sito ufficiale: https://www.nato.int/
- ONU – Sito ufficiale: https://www.un.org/
- USAID – Sito ufficiale: https://www.usaid.gov/
- Rapporto annuale sui diritti umani in Iran – Dipartimento di Stato USA: https://www.state.gov/reports/2024-country-reports-on-human-rights-practices/iran/
- Iran – Rapporto annuale di Amnesty International: https://www.amnesty.org/en/location/middle-east-and-north-africa/middle-east/iran/
- Iran – Scheda Paese di Human Rights Watch: https://www.hrw.org/middle-east/north-africa/iran
- Libertà di Internet in Iran – Freedom House: https://freedomhouse.org/country/iran/freedom-net
- Libertà di stampa in Iran – Reporters Without Borders: https://rsf.org/en/country/iran
- Accordo commerciale UE-USA e dazi (European Commission): https://ec.europa.eu/
- U.S. Trade Representative: https://ustr.gov/
Queste fonti coprono sia gli aspetti relativi alle politiche dell’amministrazione Trump sia i rapporti sulle condizioni dei diritti umani e della libertà di informazione in Iran, consentendo al lettore di verificare direttamente i dati e il contesto.

