Sassonia-Anhalt: la rivolta del 44% contro l’inganno di Bruxelles
Il terremoto tedesco che mette sotto accusa immigrazione, cordone sanitario e establishment europeo
Non è più una protesta marginale. Non è più un voto che può essere liquidato come incidente dell’Est tedesco. In Sassonia-Anhalt è avvenuto qualcosa che investe direttamente il futuro politico della Germania e, indirettamente, quello dell’Unione Europea.
Alle elezioni regionali del 6 settembre 2026, Alternative für Deutschland ha ottenuto il 43,8% dei voti e 39 seggi su 83, sfiorando la maggioranza assoluta fissata a 42 deputati. La CDU è precipitata al 17,2%, mentre l’affluenza ha raggiunto il livello record del 76,5%.
Cinque anni prima AfD aveva raccolto il 20,8%. In una sola legislatura ha quindi più che raddoppiato il proprio consenso.
Non è un dettaglio statistico. È una frattura politica.
La Sassonia-Anhalt ha consegnato alla Germania un messaggio difficilmente equivocabile: una parte enorme dell’elettorato non crede più alla capacità dei partiti tradizionali di governare immigrazione, sicurezza, identità nazionale e rapporti con Bruxelles.
Il voto che manda in frantumi il vecchio equilibrio
Per anni il sistema politico tedesco ha trattato AfD come una forza destinata a rimanere ai margini, isolata dal cosiddetto Brandmauer, il “muro tagliafuoco” con cui gli altri partiti hanno escluso ogni collaborazione.
Il 43,8% cambia completamente la dimensione del problema.
Si può continuare a escludere AfD dalle coalizioni. Si può continuare a definirla radicale, estremista o incompatibile con il sistema politico tradizionale. Ma non si può cancellare il fatto che, in Sassonia-Anhalt, quasi un elettore su due ha scelto quella scheda.
E soprattutto non si può pretendere che un risultato di queste dimensioni non produca conseguenze.
Ulrich Siegmund, candidato dell’AfD alla guida del Land, si trova con 39 deputati, appena tre sotto la maggioranza assoluta. La possibilità di ottenere sostegni esterni, accordi con il BSW o persino defezioni individuali da altri gruppi parlamentari rende il vecchio cordone sanitario molto più fragile.
Il problema per la CDU non è più soltanto come fermare AfD.
È capire perché milioni di elettori non credano più alla CDU quando promette di fare ciò che AfD sostiene da anni.
Immigrazione: il centro politico del terremoto
Ridurre il risultato della Sassonia-Anhalt a un generico “malcontento sociale” significa evitare il punto più scomodo.
L’immigrazione è stata uno degli elementi centrali della campagna dell’AfD.
Lo stesso Siegmund, dopo la vittoria, ha promesso espulsioni degli immigrati irregolari “dal primo minuto”. Donald Trump ha attribuito pubblicamente il successo dell’AfD anche alla reazione degli elettori tedeschi alle politiche migratorie.
Dietro questo voto esiste una contestazione più profonda: quella della politica inaugurata simbolicamente dalla crisi del 2015.
La Germania di Angela Merkel divenne allora il principale laboratorio europeo della Willkommenspolitik, mentre centinaia di migliaia di richiedenti asilo attraversavano l’Europa.
Da allora Bruxelles e Berlino hanno costruito nuovi strumenti: rafforzamento di Frontex, accordi con Paesi terzi, redistribuzioni, procedure accelerate, controlli alle frontiere e infine il nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo.
Per una parte crescente dell’elettorato tedesco, tuttavia, il risultato concreto rimane insufficiente.
Ed è precisamente su questa sfiducia che AfD ha costruito la propria offensiva.
La parola proibita: remigrazione
Il programma dell’AfD della Sassonia-Anhalt non utilizza mezze parole.
Chiede una svolta migratoria di 180 gradi e parla esplicitamente di “Abschiebe- und Remigrationsoffensive”, cioè di un’offensiva di espulsione e remigrazione.
Non è soltanto uno slogan.
Tra le misure indicate nel programma figurano una Task Force per le espulsioni, l’aumento dei posti destinati alla detenzione finalizzata al rimpatrio, l’organizzazione di voli di espulsione a livello regionale, una struttura amministrativa dedicata alla remigrazione e incentivi al ritorno.
AfD chiede inoltre che chi non possiede un diritto di soggiorno lasci effettivamente la Germania e sostiene che i richiedenti provenienti attraverso Paesi terzi sicuri non debbano poter utilizzare la Germania come destinazione finale automatica.
È una piattaforma politica radicalmente diversa dalla gestione dell’immigrazione che ha dominato la Germania dell’ultimo decennio.
Ed è proprio questa chiarezza, più che una generica ribellione antisistema, ad aver intercettato una parte importante dell’elettorato.
Il confine tra remigrazione e Stato di diritto
Qui, tuttavia, occorre essere altrettanto chiari.
Uno Stato democratico può espellere chi non possiede titolo per rimanere, può rafforzare i rimpatri, modificare le proprie politiche migratorie e incentivare il ritorno volontario.
Ma qualsiasi politica di “remigrazione” deve restare dentro i limiti della Costituzione tedesca, del diritto europeo, del principio di non-refoulement e della valutazione individuale dei casi.
Non esiste, in uno Stato di diritto, una licenza per espellere cittadini tedeschi o residenti regolari semplicemente perché culturalmente o religiosamente indesiderati.
La battaglia politica vera sarà dunque proprio questa: stabilire quanto del programma dell’AfD possa essere tradotto in provvedimenti amministrativi e quanto richiederebbe modifiche legislative federali, costituzionali o europee.
Islam e identità tedesca
Anche sul rapporto con l’Islam AfD sceglie lo scontro frontale.
Il programma nazionale del partito afferma esplicitamente:
“L’Islam non appartiene alla Germania.”
La formulazione regionale è ancora più netta: l’Islam, secondo AfD, non apparterrebbe né alla Germania né alla Sassonia-Anhalt e la sua componente politico-giuridica sarebbe incompatibile con la concezione occidentale dello Stato.
Il partito riconosce formalmente la libertà religiosa dei musulmani, ma propone di limitare ciò che considera espansione politica dell’Islam e contesta minareti monumentali, richiami del muezzin e influenza straniera sulle organizzazioni islamiche.
Si può condividere o respingere questa impostazione.
Ma il dato politico è difficilmente contestabile: temi che fino a pochi anni fa avrebbero provocato l’isolamento immediato di un partito hanno accompagnato AfD fino al 43,8%.
Questo significa che il problema non è più confinato alla periferia politica.
La CDU dimezzata: il fallimento della strategia Merz
Il risultato più devastante, dopo la vittoria dell’AfD, è probabilmente quello della CDU.
Nel 2021 i cristiano-democratici avevano ottenuto il 37,1%. Nel 2026 sono precipitati al 17,2%.
Una perdita superiore alla metà del consenso.
Friedrich Merz aveva tentato di spostare la CDU verso posizioni più severe sull’immigrazione senza rompere definitivamente il quadro politico ed europeo tradizionale.
Gli elettori della Sassonia-Anhalt hanno risposto scegliendo in massa l’originale.
Ed è qui che il Brandmauer rischia di trasformarsi da arma contro AfD in una trappola per la CDU.
Se il primo partito raccoglie quasi il 44% e gli altri costruiscono una maggioranza il cui principale collante è impedirgli di governare, la coalizione può essere perfettamente legittima dal punto di vista parlamentare. Politicamente, però, AfD avrà un argomento potentissimo: presentarsi come il partito vincitore escluso dal potere attraverso un accordo fra sconfitti.
È benzina elettorale.
Nessuna prova di un “piano segreto”, ma una scelta politica è esistita
È necessario separare una critica politica durissima da ciò che può essere dimostrato documentalmente.
Non esistono prove sufficienti per affermare come fatto che Bruxelles abbia organizzato un piano segreto per la “sostituzione” dei popoli europei.
Esiste invece qualcosa di molto più concreto e politicamente contestabile: decisioni pubbliche sull’immigrazione, sull’asilo, sulla libera circolazione e sulla gestione delle frontiere che hanno prodotto conseguenze demografiche, sociali ed economiche reali.
È su quelle decisioni che deve concentrarsi il giudizio politico.
Non serve immaginare una cabina di regia clandestina quando governi e istituzioni hanno apertamente sostenuto per anni un modello europeo fondato su immigrazione, integrazione e multiculturalismo molto diverso da quello proposto oggi dall’AfD.
Gli elettori possono giudicare quel modello.
E in Sassonia-Anhalt lo hanno giudicato molto severamente.
Il paradosso del cordone sanitario
La questione adesso diventa democratica prima ancora che ideologica.
AfD ha 39 seggi.
La maggioranza assoluta è 42.
Siegmund ha già iniziato a cercare interlocutori per costruire una maggioranza. Il BSW ha mostrato aperture verso forme di collaborazione, pur ponendo condizioni sulla guida dell’eventuale governo, mentre nella CDU continua a pesare il divieto politico di cooperare con AfD.
È sufficiente che quel muro presenti poche crepe perché l’intero sistema costruito intorno all’isolamento dell’AfD venga rimesso in discussione.
Per anni il Brandmauer ha funzionato perché AfD poteva essere esclusa senza rendere quasi impossibile la formazione di una maggioranza alternativa.
Con il 43,8%, il meccanismo diventa molto più costoso.
Il terremoto arriva a Bruxelles
La Sassonia-Anhalt conta poco più di due milioni di abitanti. Ma sarebbe un errore misurare l’importanza dell’elezione soltanto sulla popolazione del Land.
La Germania è il Paese più popoloso dell’Unione Europea, la maggiore economia del blocco e uno dei principali determinanti degli equilibri nel Consiglio europeo, nel bilancio comunitario e nelle grandi scelte strategiche dell’UE.
Un’AfD stabilmente sopra il 40% nell’Est tedesco e competitiva a livello nazionale modifica inevitabilmente i calcoli della CDU.
Immigrazione, Green Deal, rapporti con Mosca, sostegno all’Ucraina, euro e integrazione europea diventano terreni sui quali Merz deve guardare contemporaneamente a Bruxelles e all’emorragia elettorale sul proprio fianco destro.
La Sassonia-Anhalt può quindi diventare un laboratorio.
Se AfD riuscisse realmente a entrare nel governo del Land e a trasformare almeno parte del proprio programma migratorio in amministrazione concreta, gli altri movimenti sovranisti europei avrebbero un precedente tedesco da indicare.
Se invece AfD venisse esclusa nonostante il 43,8%, utilizzerebbe inevitabilmente quella esclusione come prova della necessità di ottenere la maggioranza assoluta alla prossima occasione.
Per l’establishment è un dilemma senza soluzione facile.
Dalla protesta alla possibilità di governo
Per anni agli elettori europei contrari all’immigrazione di massa è stato spiegato che certe politiche erano inevitabili, che le alternative erano impraticabili o incompatibili con l’Europa.
Il voto della Sassonia-Anhalt dimostra almeno una cosa: una quota enorme dell’elettorato non accetta più questa premessa.
Il 43,8% non rappresenta ancora il potere.
Ma rappresenta qualcosa che, politicamente, può essere persino più destabilizzante: la possibilità concreta del potere.
AfD non è più soltanto il partito che protesta contro il sistema. In Sassonia-Anhalt è arrivata a tre deputati dalla possibilità di governare da sola.
Ed è questo il dato che dovrebbe preoccupare maggiormente CDU, Bruxelles e tutti coloro che hanno costruito la politica tedesca dell’ultimo decennio contando sull’esistenza di un limite invalicabile alla crescita dell’AfD.
Quel limite non esiste più.
Il messaggio uscito dalle urne il 6 settembre è brutale nella sua semplicità: una parte gigantesca dell’Est tedesco pretende un cambio di rotta su immigrazione, identità nazionale e rapporto con l’establishment.
Si può contestare la risposta dell’AfD. Si possono discutere la costituzionalità e la praticabilità delle sue proposte. Si possono denunciare le componenti radicali del partito.
Ma non si può più fingere che la domanda politica alla quale AfD sta rispondendo non esista.
In Sassonia-Anhalt quella domanda ha raggiunto il 43,8%.
E adesso è Berlino — e non soltanto Magdeburgo — a dover decidere come rispondere.
FONTI E APPROFONDIMENTI
Reuters – 6 settembre 2026: risultati elettorali, crescita dell’AfD e crollo della CDU
Far-right AfD posts historic German state election win, exit polls show
Reuters – 8 settembre 2026: immigrazione, dichiarazioni di Donald Trump e promessa di Siegmund sulle espulsioni
Trump attributes state election win of Germany’s far-right to immigration
Reuters – 11 settembre 2026: 39 seggi su 83, trattative di Siegmund e scenari per la formazione del governo
After election triumph, German far-right seeks allies to form state government
The Guardian – risultati definitivi: AfD 43,8%, CDU 17,2%, 39 seggi e affluenza record del 76,5%
Far-right AfD wins key German state election but falls just short of majority
Alternative für Deutschland – programma nazionale: posizione ufficiale del partito sull’Islam e sull’immigrazione
Programma fondamentale dell’AfD
Programma AfD Sassonia-Anhalt 2026 – analisi e riproduzione dei punti programmatici: Task Force espulsioni, detenzione pre-rimpatrio, voli di espulsione e struttura per la remigrazione
AfD-Regierungsprogramm Sachsen-Anhalt 2026

