DAVID MORENS SI DICHIARA COLPEVOLE: IL CASO CHE RIAPRE LE DOMANDE SU FAUCI, ECOHEALTH, WUHAN E L’ORIGINE DEL COVID

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Non è più soltanto una polemica politica: l’ex senior adviser del NIAID ha ammesso davanti a un tribunale federale di aver partecipato a una cospirazione per ostacolare la trasparenza del governo americano. Al centro della vicenda: email private, FOIA, EcoHealth Alliance, il finanziamento della ricerca sui coronavirus dei pipistrelli e il dibattito sull’origine di SARS-CoV-2

Per anni il caso delle email di David M. Morens, storico collaboratore e senior adviser nell’Office of the Director del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID), è stato presentato come uno dei capitoli più controversi dell’indagine americana sulla gestione delle informazioni relative alla pandemia.

Dal 18 agosto 2026, però, esiste un fatto giudiziario nuovo e difficilmente liquidabile come semplice polemica politica.

Morens si è dichiarato colpevole davanti alla giustizia federale americana di un capo d’accusa di “conspiracy to commit offenses and to defraud the United States”, cioè cospirazione per commettere reati e frodare gli Stati Uniti.

Non stiamo quindi parlando soltanto di email interpretate da una commissione parlamentare o di accuse lanciate da oppositori politici.

C’è un’ammissione di colpevolezza.

Ma proprio perché il caso è grave, è indispensabile separare tre livelli differenti:

  1. ciò che Morens ha ammesso giudiziariamente;
  2. ciò che il Dipartimento di Giustizia ha contestato nell’indictment;
  3. ciò che rimane da dimostrare riguardo alle responsabilità personali di Anthony Fauci, Peter Daszak, Gerald Keusch e altri protagonisti della vicenda.

Confondere questi tre piani renderebbe l’inchiesta più fragile, non più forte.


CHI È DAVID MORENS

Morens non era un oscuro funzionario periferico.

Secondo il Dipartimento di Giustizia, lavorò come senior adviser nell’Office of the Director del NIAID dal 2006 al 2022.

In quella posizione consigliava i vertici dell’istituto, contribuiva allo sviluppo di raccomandazioni su questioni riguardanti NIH e NIAID e forniva competenze scientifiche sulle malattie infettive.

Durante la pandemia raccoglieva inoltre informazioni provenienti da ricercatori, beneficiari di finanziamenti e membri della comunità scientifica per comprendere la natura del COVID-19 e le precedenti attività NIH/NIAID nel campo della ricerca sui coronavirus.

Il DOJ descrive quindi un uomo collocato molto vicino al centro decisionale.

E il direttore del NIAID in quel periodo era Anthony Fauci.

Questo non rende automaticamente Fauci responsabile delle azioni di Morens.

Rende però estremamente importante stabilire quali informazioni circolassero nell’Office of the Director, chi ne fosse a conoscenza e attraverso quali canali venissero trasmesse.


IL PUNTO DI SVOLTA: MORENS SI DICHIARA COLPEVOLE

Il 18 agosto 2026 Morens ha accettato di dichiararsi colpevole di un capo federale di cospirazione.

Secondo CBS News, l’ex funzionario NIAID, oggi 78enne, ha accettato la responsabilità per un’accusa di:

“conspiracy to commit offenses and to defraud the United States.”

La pena massima prevista per quel capo d’accusa è di cinque anni di reclusione.

La sentenza è prevista per novembre.

Il significato della vicenda non consiste quindi nell’aver dimostrato giudiziariamente che SARS-CoV-2 sia stato creato nel laboratorio di Wuhan.

Questo non è ciò che Morens ha ammesso.

Il fatto accertato dal guilty plea riguarda invece qualcosa di diverso e istituzionalmente gravissimo:

il tentativo di impedire o ostacolare il corretto funzionamento dei meccanismi federali di conservazione e accesso ai documenti pubblici.

Ed è precisamente su questo terreno che il caso diventa esplosivo.


IL GRANT SUI CORONAVIRUS DEI PIPISTRELLI

Al centro dell’indictment compare un progetto ben preciso:

“Understanding the Risk of Bat Coronavirus Emergence.”

Si trattava del finanziamento NIH assegnato a EcoHealth Alliance, organizzazione guidata da Peter Daszak, che a sua volta aveva trasferito una parte dei fondi al Wuhan Institute of Virology.

Quando scoppiò la pandemia e aumentarono i sospetti sull’eventuale origine laboratoriale di SARS-CoV-2, quel finanziamento divenne oggetto di un’enorme controversia politica e scientifica.

Il NIH ne sospese/terminò il finanziamento nel 2020.

Secondo l’accusa federale, dopo quella decisione Morens e altri soggetti cercarono di contribuire al ripristino del grant e di contrastare la narrativa secondo cui il COVID-19 avrebbe potuto essere collegato a una fuga da laboratorio.

Il punto giudiziariamente rilevante non è avere sostenuto l’origine naturale.

Difendere scientificamente una determinata ipotesi non costituisce ovviamente un reato.

Il problema nasce dal modo in cui quelle attività sarebbero state condotte.


LE EMAIL PRIVATE PER EVITARE IL FOIA

Il Freedom of Information Act, il FOIA, permette ai cittadini e ai giornalisti americani di chiedere documenti alle agenzie federali.

Per un funzionario pubblico, quindi, utilizzare deliberatamente canali privati allo scopo di sottrarre documenti governativi agli obblighi di conservazione e trasparenza costituisce un problema completamente diverso dal semplice desiderio di privacy.

Ed è precisamente quello che emerge dalle email di Morens.

Una delle frasi diventate più famose nell’inchiesta è:

“I always try to communicate over gmail because my NIH email is FOIA’d constantly.”

In sostanza:

cerco sempre di comunicare tramite Gmail perché la mia email NIH è continuamente soggetta al FOIA.

In un’altra comunicazione Morens scrisse:

“I will delete anything I don’t want to see in the New York Times.”

Ovvero:

cancellerò tutto ciò che non voglio vedere sul New York Times.

Queste non sono ricostruzioni giornalistiche.

Le comunicazioni sono state acquisite e pubblicate nell’ambito dell’indagine della Select Subcommittee on the Coronavirus Pandemic della Camera.


“GMAIL E TELEFONATE SONO SICURE”

Un’altra email rende il quadro ancora più significativo.

Nel novembre 2021 Morens scriveva a Gerald Keusch che sia Gmail sia le telefonate erano, a suo giudizio, “safe”, mentre i messaggi di testo e l’email governativa potevano essere sottoposti al FOIA.

La documentazione pubblicata dalla Camera contiene inoltre una risposta di Peter Daszak nella quale questi assicura:

“I’ll be extremely careful to only use your gmail account.”

Cioè:

sarò estremamente attento a usare soltanto il tuo account Gmail.

Il documento è particolarmente importante perché mostra che la scelta del canale privato non emerge come un episodio isolato o casuale.

Appare come una pratica conosciuta dagli interlocutori.


IL DOJ: UNA STRATEGIA PER NASCONDERE LE COMUNICAZIONI

L’indictment federale del 28 aprile 2026 ha trasformato quella montagna di email in una contestazione penale.

Secondo il Dipartimento di Giustizia, Morens, Co-Conspirator 1, Co-Conspirator 2 e altri avrebbero cospirato dopo la cessazione del finanziamento sui coronavirus dei pipistrelli.

Il DOJ sostiene che Morens e gli altri abbiano concordato per iscritto di nascondere deliberatamente le comunicazioni utilizzando l’account Gmail personale di Morens invece dell’email ufficiale NIH.

Attraverso quel canale sarebbero state:

  • scambiate informazioni NIH non pubbliche;
  • discusse strategie per influenzare NIH sul finanziamento;
  • modificate bozze di lettere destinate alla leadership NIH;
  • trasmesse informazioni attraverso un “back-channel” verso un alto funzionario NIAID.

Il DOJ afferma inoltre che quelle comunicazioni riguardavano attività rientranti nelle funzioni ufficiali di Morens e avrebbero quindi dovuto essere create, conservate e gestite attraverso i sistemi governativi.

Questo è il cuore del caso.


DASZAK, KEUSCH E I CO-COSPIRATORI: COSA POSSIAMO DIRE

Qui serve precisione.

I documenti della Camera mostrano chiaramente comunicazioni tra Morens, Peter Daszak e Gerald Keusch.

Il DOJ, tuttavia, nell’indictment pubblico utilizza le definizioni Co-Conspirator 1 e Co-Conspirator 2, senza identificarli formalmente per nome nel comunicato.

È quindi corretto documentare la rete di comunicazioni Morens-Daszak-Keusch.

È invece necessario distinguere questa documentazione dall’affermazione giudiziaria secondo cui una determinata persona sia stata formalmente riconosciuta colpevole di cospirazione.

Al momento, Morens è l’uomo che ha ammesso la propria colpevolezza nel procedimento in questione.


E ANTHONY FAUCI?

È inevitabilmente questa la domanda più importante.

Il nome di Fauci attraversa l’intera vicenda perché Morens lavorava nell’Office of the Director del NIAID quando Fauci dirigeva l’istituto.

Ma bisogna evitare una conclusione che i documenti giudiziari disponibili non consentono ancora di formulare:

il guilty plea di Morens non equivale a una condanna di Fauci.

Fauci non risulta imputato nel procedimento Morens.

Questo, tuttavia, non elimina le domande aperte.

Anzi.

Le rende ancora più importanti.


“TONY È AL CORRENTE”

Le email acquisite dal Congresso contengono riferimenti particolarmente delicati.

Secondo la documentazione della commissione, Morens scrisse in una comunicazione riguardante EcoHealth che:

“Tony is aware of it.”

“Tony” viene interpretato nel contesto come Anthony Fauci.

In altre comunicazioni Morens descrive colloqui con Fauci riguardanti la questione EcoHealth.

La commissione della Camera concluse nel suo memorandum del maggio 2024 che le email sollevavano interrogativi sulla possibile conoscenza da parte di Fauci delle attività di Morens.

Attenzione però alla distinzione:

un memorandum investigativo del Congresso non è una sentenza penale.

La commissione parlava di elementi che suggerivano una possibile consapevolezza o partecipazione; non di responsabilità penale definitivamente accertata.


IL PRESUNTO “SECRET BACK CHANNEL”

Un’altra email acquisita dalla commissione contiene una formulazione ancora più controversa.

Morens avrebbe spiegato a Daszak:

“I can either send stuff to Tony on his private gmail, or hand it to him at work…”

aggiungendo che Fauci sarebbe stato abbastanza prudente da evitare materiale potenzialmente problematico attraverso i normali canali.

La commissione parlò apertamente di un possibile “secret back channel” e chiese di poter esaminare email personali e comunicazioni di Fauci.

Ancora una volta, questo non dimostra automaticamente che Fauci abbia partecipato alla cospirazione ammessa da Morens.

Dimostra però perché le domande sui canali di comunicazione all’interno del NIAID non possono essere liquidate come irrilevanti.


IL PARADOSSO DELLA TRASPARENZA

È forse questo l’aspetto più devastante dell’intera vicenda.

Durante una pandemia mondiale, mentre governi e istituzioni chiedevano alla popolazione di affidarsi alle autorità scientifiche, uno dei consiglieri più vicini alla direzione del principale istituto americano per le malattie infettive utilizzava — per sua stessa ammissione giudiziaria — meccanismi destinati a sottrarre comunicazioni ufficiali alla normale trasparenza governativa.

La questione va molto oltre il dibattito “lab leak contro mercato”.

Il problema è istituzionale.

Se la posizione ufficiale era scientificamente solida, perché nascondere comunicazioni?

Se le discussioni erano perfettamente legittime, perché utilizzare Gmail proprio perché l’account NIH era soggetto al FOIA?

Perché parlare della possibilità di cancellare ciò che non si voleva vedere pubblicato?

Perché creare back-channel?

Sono domande che ora non nascono soltanto dall’opposizione politica.

Nascono dal comportamento ammesso da uno dei protagonisti.


IL RAPPORTO CON ECOHEALTH ALLIANCE

Il caso diventa ancora più delicato osservando il rapporto tra Morens e Peter Daszak.

Daszak guidava EcoHealth Alliance, beneficiaria del grant NIH sui coronavirus dei pipistrelli.

Morens, contemporaneamente, era un alto funzionario dell’istituzione che finanziava e controllava quelle attività.

Secondo l’indictment, Morens avrebbe utilizzato il proprio Gmail personale per:

  • fornire informazioni NIH non pubbliche;
  • aiutare nelle comunicazioni relative al finanziamento;
  • modificare documenti indirizzati alla leadership NIH;
  • contribuire alla strategia per recuperare il grant.

Il confine tra rapporto professionale, amicizia personale, assistenza scientifica e attività istituzionale diventa quindi fondamentale.


IL VINO E LE “BEHIND-THE-SCENES SHENANIGANS”

L’indictment contiene persino un capitolo riguardante regali.

Secondo il DOJ, Co-Conspirator 1 avrebbe regalato a Morens del vino per le sue:

“behind-the-scenes shenanigans”.

L’accusa sosteneva inoltre che fossero stati prospettati ulteriori benefici, compresi pasti in ristoranti stellati Michelin a Parigi, New York e Washington.

Morens avrebbe successivamente individuato un’attività ufficiale che avrebbe potuto compiere per “meritare” il regalo: contribuire a un commento scientifico favorevole all’ipotesi dell’origine naturale del COVID-19.

Si tratta di accuse contenute nell’indictment originario e vanno quindi distinte dal singolo capo per il quale Morens ha successivamente ammesso la colpevolezza.

Ma mostrano quanto fosse profonda l’indagine federale.


LA QUESTIONE “GAIN-OF-FUNCTION”

Qui occorre un’altra distinzione fondamentale.

Il caso Morens riguarda documenti collegati a un grant NIH per lo studio dei coronavirus dei pipistrelli, parte del quale venne svolto attraverso il Wuhan Institute of Virology.

Da anni esiste una disputa tecnica e politica sulla definizione di alcune di quelle attività come gain-of-function, e in particolare sulla categoria regolatoria americana della ricerca “enhanced potential pandemic pathogen” o ePPP.

Dire semplicemente:

“Morens ha confessato che NIH finanziava il virus che ha provocato la pandemia”

andrebbe oltre le prove.

Non è questo ciò che dice il guilty plea.

Il dato documentabile è diverso:

esistevano finanziamenti NIH → EcoHealth Alliance → Wuhan Institute of Virology per ricerca sui coronavirus dei pipistrelli; la natura e la conformità regolatoria di alcuni esperimenti sono state oggetto di anni di controversie e indagini; Morens ha ammesso di aver partecipato a una cospirazione relativa all’occultamento di documenti federali nel contesto di questa vicenda.

È già un fatto enorme senza bisogno di aggiungervi conclusioni non ancora dimostrate.


IL CONGRESSO INDAGAVA ESPRESSAMENTE SUL GAIN-OF-FUNCTION

La connessione non è comunque inventata a posteriori.

Quando la Select Subcommittee ordinò a Morens di produrre i documenti, spiegò espressamente che il mandato dell’indagine comprendeva:

“the origins of the Coronavirus pandemic, including but not limited to the Federal Government’s funding of gain-of-function research.”

Dunque il finanziamento federale della ricerca gain-of-function faceva ufficialmente parte dell’inchiesta congressuale.

E proprio durante quella indagine emersero le email private.


30.000 PAGINE DI EMAIL

La vicenda assunse dimensioni enormi nel 2024.

Durante un’audizione congressuale venne riferito che Morens aveva consegnato circa 30.000 pagine di email provenienti dal proprio account Gmail.

La questione non riguardava quindi una singola email estrapolata dal contesto.

Il Congresso si trovò davanti a un archivio gigantesco di comunicazioni private utilizzate da un alto funzionario federale mentre svolgeva attività connesse al proprio ruolo pubblico.


DALL’INCHIESTA POLITICA ALL’INDAGINE PENALE

La cronologia è essenziale.

2023

La commissione della Camera comincia a concentrarsi sulle comunicazioni private di Morens.

Emergono le prime email sul Gmail personale e sulla volontà di evitare il FOIA.

Gennaio 2024

Morens viene interrogato dalla commissione.

Aprile 2024

Nuove comunicazioni provenienti da whistleblower e altre produzioni documentali rafforzano i sospetti.

La commissione emette una subpoena per ottenere le email personali.

Maggio 2024

Vengono pubblicate migliaia di pagine di documenti e il memorandum della Select Subcommittee.

2024-2025

L’indagine sulle origini del COVID, EcoHealth Alliance, NIH e Wuhan continua.

28 aprile 2026

Il Dipartimento di Giustizia annuncia formalmente l’incriminazione di Morens.

18 agosto 2026

Morens si dichiara colpevole.

A quel punto il caso cambia natura.

Non è più soltanto:

“il Congresso sostiene che Morens abbia cercato di evitare il FOIA”.

È:

Morens ammette davanti alla giustizia federale la propria partecipazione alla cospirazione contestata.


COSA NON DIMOSTRA IL GUILTY PLEA

È altrettanto importante essere rigorosi su quello che il caso non dimostra.

Il guilty plea di Morens non dimostra automaticamente:

  • che SARS-CoV-2 sia stato creato al Wuhan Institute of Virology;
  • che il virus sia stato deliberatamente liberato;
  • che Anthony Fauci abbia ordinato una copertura;
  • che Fauci sia penalmente responsabile della cospirazione;
  • che Gerald Keusch sia stato condannato;
  • che Peter Daszak sia stato condannato nel procedimento Morens;
  • che qualsiasi ricerca finanziata dal NIH a Wuhan abbia prodotto SARS-CoV-2.

Sono questioni differenti.

Alcune sono oggetto di indagini, controversie scientifiche o dispute politiche; altre richiederebbero prove penali individuali.


COSA INVECE SAPPIAMO ORA

Il quadro documentale consente però di affermare alcuni fatti molto più solidi.

Primo. David Morens era un senior adviser nell’Office of the Director del NIAID durante gli anni di Fauci.

Secondo. Morens intratteneva comunicazioni con Peter Daszak ed esponenti della comunità scientifica coinvolti nel dibattito sulle origini del COVID.

Terzo. EcoHealth Alliance aveva ricevuto finanziamenti NIH per ricerca sui coronavirus dei pipistrelli e una parte del lavoro era stata subappaltata al Wuhan Institute of Virology.

Quarto. Morens utilizzò il proprio Gmail personale per comunicazioni relative a queste questioni.

Quinto. nelle email spiegava esplicitamente che il suo account NIH era soggetto al FOIA.

Sesto. parlò della cancellazione di email e di metodi per sottrarre comunicazioni alla pubblicazione.

Settimo. il Congresso acquisì decine di migliaia di pagine di comunicazioni.

Ottavo. il Dipartimento di Giustizia trasformò il caso in un procedimento penale federale.

Nono. Morens si è dichiarato colpevole di cospirazione per commettere reati e frodare gli Stati Uniti.

Ed è quest’ultimo elemento a cambiare radicalmente il peso dell’intera vicenda.


LA DOMANDA CHE ORA RIGUARDA FAUCI

Il punto non dovrebbe essere dichiarare Fauci colpevole prima che esistano prove giudiziarie sufficienti.

Il punto dovrebbe essere pretendere che venga stabilito con precisione:

quanto sapeva Anthony Fauci?

Sapeva dell’utilizzo sistematico delle email private?

Ricevette effettivamente documenti attraverso canali personali?

Conosceva il “back-channel”?

Quali conversazioni ebbe con Morens riguardo a EcoHealth Alliance?

Quali informazioni ricevette sulla ricerca finanziata dal NIAID?

Quali comunicazioni esistono ancora?

Quali sono state cancellate?

Chi autorizzò o conosceva le strategie riguardanti il grant EcoHealth?

E soprattutto:

la posizione pubblica del NIAID sull’origine del COVID fu elaborata indipendentemente dalle preoccupazioni istituzionali sul finanziamento della ricerca a Wuhan?

Sono domande legittime.

Non sono sentenze.

Ma dopo il guilty plea di Morens non possono più essere archiviate come semplice “complottismo”.


L’ORIGINE DEL COVID RESTA UNA QUESTIONE SEPARATA

Anche qui bisogna evitare il salto logico.

Dimostrare l’occultamento di documenti non dimostra automaticamente il lab leak.

È possibile, logicamente, che qualcuno nasconda documenti per proteggere un’istituzione da uno scandalo politico senza che la teoria oggetto dello scandalo sia vera.

Ma vale anche il ragionamento inverso:

il fatto che il guilty plea non dimostri l’origine laboratoriale non rende irrilevante l’occultamento dei documenti necessari proprio a indagare quella possibilità.

Ed è qui che si trova il vero scandalo istituzionale.

Il pubblico aveva diritto a conoscere quei documenti indipendentemente da quale ipotesi sull’origine del virus si sarebbe poi dimostrata corretta.


SCIENZA E TRASPARENZA NON POSSONO ESSERE SEPARATE

La lezione del caso Morens dovrebbe andare molto oltre Fauci.

La scienza finanziata con denaro pubblico non può chiedere fiducia mentre sottrae informazioni al controllo pubblico.

Un’istituzione scientifica può sbagliare.

Può cambiare posizione.

Può finanziare un progetto che successivamente si rivela controverso.

Tutto questo fa parte del normale funzionamento della ricerca.

Ciò che non dovrebbe essere normale è costruire sistemi informali per sottrarre le comunicazioni agli obblighi di trasparenza.

Quando questo avviene, il problema non è più semplicemente scientifico.

Diventa democratico.


IL DANNO ALLA FIDUCIA PUBBLICA

Per anni una parte della popolazione americana ha accusato NIH, NIAID, EcoHealth e altri soggetti di non aver raccontato tutto ciò che sapevano sulla ricerca sui coronavirus e sull’origine della pandemia.

Molte accuse circolate online erano prive di prove.

Altre erano palesemente esagerate.

Ma proprio per questo la trasparenza era indispensabile.

Se le istituzioni vogliono sconfiggere le teorie false, devono rendere disponibili i documenti veri.

Nascondere documenti produce l’effetto opposto.

Ogni email sottratta al FOIA alimenta il sospetto che possano essercene altre.

Ogni comunicazione cancellata rende più difficile distinguere una teoria infondata da un interrogativo legittimo.

Il comportamento ammesso da Morens ha quindi inflitto un danno che va molto oltre il singolo procedimento penale.

Ha danneggiato la credibilità delle stesse istituzioni scientifiche che pretendeva forse di proteggere.


NON SERVE INVENTARE UNA CONCLUSIONE: I DOCUMENTI SONO GIÀ DEVASTANTI

Il caso Morens è precisamente una di quelle vicende nelle quali esagerare sarebbe controproducente.

Non serve sostenere che la dichiarazione di colpevolezza abbia “dimostrato che Fauci ha creato il COVID”.

Non lo ha dimostrato.

Non serve sostenere che Morens abbia confessato l’origine artificiale di SARS-CoV-2.

Non lo ha fatto.

Non serve nemmeno dichiarare colpevoli persone che non sono state condannate.

La realtà documentale è già sufficientemente grave:

un alto consigliere del direttore del NIAID ha ammesso di aver partecipato a una cospirazione per frodare gli Stati Uniti attraverso un sistema collegato all’occultamento di documenti federali durante la più importante emergenza sanitaria del XXI secolo.

Quei documenti riguardavano una controversia che comprendeva:

EcoHealth Alliance.

Wuhan Institute of Virology.

finanziamenti NIH.

ricerca sui coronavirus dei pipistrelli.

l’ipotesi del lab leak.

le comunicazioni con la leadership NIAID.

E le email pubblicate dal Congresso mostrano ripetutamente il nome di Anthony Fauci nel contesto di quelle comunicazioni.

Questo basta per pretendere un’indagine completa.


ORA SERVONO TUTTI I DOCUMENTI

La dichiarazione di colpevolezza di David Morens non dovrebbe chiudere il caso.

Dovrebbe aprire la fase decisiva.

Occorre stabilire chi fossero tutti i partecipanti alla rete di comunicazioni.

Occorre rendere pubblici, nei limiti consentiti dalla legge, gli allegati al plea agreement, le comunicazioni recuperate, i documenti NIH, i rapporti investigativi e ogni elemento utile a ricostruire la catena decisionale.

Occorre distinguere con precisione:

chi sapeva,

chi comunicava,

chi cancellava,

chi ordinava,

chi riceveva informazioni,

chi proteggeva il grant,

e chi eventualmente ignorava completamente quello che Morens stava facendo.

Solo i documenti possono rispondere.


CONCLUSIONE: DAL “COMPLOTTISMO” A UN GUILTY PLEA FEDERALE

Il caso David Morens lascia una lezione difficilmente aggirabile.

Nel 2023 e nel 2024 si discuteva di email private, FOIA, documenti cancellati e presunti back-channel.

Nel 2026 il Dipartimento di Giustizia ha presentato un indictment federale.

Il 18 agosto 2026 David Morens si è dichiarato colpevole.

Questo non risolve il mistero dell’origine di SARS-CoV-2.

Non condanna Anthony Fauci.

Non dimostra da solo che il COVID sia uscito dal Wuhan Institute of Virology.

Ma distrugge definitivamente l’idea che la controversia sulle comunicazioni nascoste potesse essere liquidata semplicemente come fantasia di Internet.

L’occultamento dei documenti non è più soltanto un’accusa politica: uno dei protagonisti ha ammesso la propria responsabilità penale.

Ora resta la domanda più importante:

fin dove arrivava la rete?

E soprattutto:

chi, ai vertici delle istituzioni sanitarie americane, sapeva realmente quello che stava accadendo?

La risposta non dovrebbe essere affidata né alla propaganda né alle tifoserie.

Dovrebbe essere cercata dove questa storia è cominciata:

nelle email, nei grant, nei registri federali, nelle testimonianze sotto giuramento e negli atti giudiziari.

DOCUMENTI E FONTI

Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti – Indictment di David Morens, 28 aprile 2026
DOJ – Former Senior NIAID Official Indicted for Concealing Federal Records During COVID-19 Pandemic

U.S. Attorney’s Office – District of Maryland – ricostruzione dettagliata delle accuse
U.S. Attorney’s Office, District of Maryland – David Morens indictment

House Committee on Oversight – Memorandum sulle attività di David Morens, maggio 2024
House Oversight – Allegations of Wrongdoing and Illegal Activity by Dr. David Morens

Documentazione originale delle email Morens-Daszak-Keusch
House Oversight – Underlying Documents, Morens Memo

House Oversight – email del whistleblower e indagine sulle comunicazioni private
House Oversight – Emails alleging attempts to subvert transparency about COVID-19 origins

House Oversight – richiesta di accesso alle comunicazioni personali di Anthony Fauci e indagine sul “secret back channel”
House Oversight – Fauci personal email and alleged secret back channel

Subpoena della Select Subcommittee a David Morens – aprile 2024
House Oversight – Subpoena cover letter to David Morens

Richiesta congressuale originale a Morens del 29 giugno 2023 – documenti su WIV, EcoHealth e origine del COVID
House Oversight – June 29, 2023 document request to David Morens

Audizione ufficiale del Congresso – documentazione GovInfo
U.S. Government Publishing Office – Congressional hearing record

Reuters – guilty plea di David Morens, 19 agosto 2026
Reuters – Former Fauci adviser pleads guilty to conspiring to conceal COVID-19 records

Associated Press – dichiarazione di colpevolezza e contestazioni relative ai documenti COVID
Associated Press – Ex-Fauci adviser pleads guilty in COVID-19 records case

STAT – ricostruzione del guilty plea e del ruolo dell’ex adviser NIAID
STAT – Fauci adviser David Morens pleads guilty

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