Il collettivo italiano è stato designato dagli Stati Uniti come Specially Designated Global Terrorist. Ora emerge il ruolo in AI ODV di Paolo De Rosa, tecnico passato dalle infrastrutture digitali dello Stato alla Commissione europea. Nessuna condanna personale nei suoi confronti, ma una domanda politica e di sicurezza diventa inevitabile: chi ha controllato le possibili incompatibilità?
C’è una storia che l’Italia e soprattutto Bruxelles non possono liquidare come una polemica tra destra e sinistra.
Il 26 agosto 2026 gli Stati Uniti hanno compiuto un passo pesantissimo: Autistici/Inventati, storico collettivo italiano che offre infrastrutture digitali, è stato colpito dall’Office of Foreign Assets Control del Dipartimento del Tesoro e designato come Specially Designated Global Terrorist (SDGT).
Non è una definizione giornalistica. Non è uno slogan di qualche commentatore conservatore. È un provvedimento ufficiale del governo degli Stati Uniti.
Washington sostiene che A/I abbia fornito infrastrutture, strumenti e servizi digitali a cellule Antifa e ad altre organizzazioni dell’estrema sinistra violenta. Il Dipartimento di Stato descrive il collettivo come un nodo tecnologico capace di offrire posta elettronica cifrata, hosting, chat, videoconferenze sicure e strumenti di anonimizzazione.
È importante essere precisi: gli Stati Uniti non accusano necessariamente gli amministratori di A/I di aver materialmente compiuto tutti gli attacchi attribuiti agli utilizzatori delle sue infrastrutture. L’accusa americana riguarda il sostegno tecnologico e infrastrutturale fornito a reti considerate violente.
Ed è precisamente questo che rende il caso italiano politicamente esplosivo.
Non semplici server: per Washington un’infrastruttura dell’estremismo
Secondo il Dipartimento di Stato americano, i servizi di Autistici/Inventati sarebbero stati utilizzati da gruppi coinvolti in attività violente negli Stati Uniti e in Europa.
Tra gli esempi citati ufficialmente compare la rete antagonista impegnata nella campagna contro la costruzione del centro di addestramento delle forze dell’ordine di Atlanta, nota come Stop Cop City.
Washington sostiene che attraverso strumenti messi a disposizione da A/I siano stati diffusi comunicati di rivendicazione, informazioni personali ottenute illegalmente, minacce e perfino istruzioni relative alla costruzione di dispositivi incendiari ed esplosivi improvvisati.
Viene citata inoltre Jane’s Revenge, rete estremista responsabile secondo le autorità americane di una campagna contro strutture legate al movimento pro-life.
Il Tesoro americano parla esplicitamente di “specialized digital architecture, tools, and services for Antifa cells and other violent far-left extremists”.
A questo punto la solita difesa — “noi forniamo soltanto server” — non può essere semplicemente accettata come risposta conclusiva.
È esattamente il rapporto tra infrastruttura tecnologica e attività violenta che Washington ha deciso di colpire.
Il salto di qualità americano
Il caso è interessante anche per un’altra ragione.
Gli Stati Uniti stanno applicando la logica del material support non soltanto a chi finanzia, arma o dirige direttamente un’organizzazione violenta, ma anche alle infrastrutture tecnologiche che, secondo le autorità americane, ne rendono possibili comunicazione, propaganda e organizzazione.
È un precedente enorme.
La questione non è più semplicemente:
Chi ha incendiato?
La domanda diventa:
Chi ha fornito consapevolmente gli strumenti attraverso i quali determinate reti hanno potuto organizzarsi, comunicare e rivendicare?
È qui che la vicenda italiana smette di riguardare una nicchia di hacker antagonisti.
Perché nella storia compare Paolo De Rosa.
Paolo De Rosa: il problema del doppio cappello
Su De Rosa bisogna evitare scorciatoie.
Paolo De Rosa non risulta designato dagli Stati Uniti come terrorista. Non risulta, sulla base delle informazioni pubblicamente disponibili citate in questa inchiesta, condannato per terrorismo.
Affermare il contrario sarebbe scorretto.
Ma proprio per questo bisogna concentrarsi sui fatti verificabili e sulle domande che essi producono.
Secondo documentazione societaria e associativa riportata dalla stampa italiana, De Rosa compare nell’atto costitutivo del 13 aprile 2018 di AI ODV, organizzazione indicata come soggetto giuridico collegato ai servizi e alle donazioni di Autistici/Inventati.
De Rosa entrò nel consiglio direttivo e venne nominato segretario.
Ed è qui che nasce il problema.
Perché De Rosa non è un informatico qualunque.
È un tecnico che ha lavorato dentro alcune delle infrastrutture digitali pubbliche più delicate degli ultimi anni.
Dal governo Gentiloni a Immuni
La carriera professionale di De Rosa è tutt’altro che clandestina.
Ingegnere delle telecomunicazioni, esperienze nell’amministrazione di sistemi informatici e successivamente nel settore tecnologico privato, entra nel Team per la Trasformazione Digitale durante il governo Gentiloni.
Poi attraversa altre stagioni politiche.
Conte.
Draghi.
La gestione tecnologica della pandemia.
Immuni.
Il certificato Covid digitale.
Il cloud pubblico.
Le infrastrutture strategiche della Pubblica amministrazione.
E infine Bruxelles.
Dal dicembre 2022 De Rosa lavora alla Commissione europea, DG CONNECT, occupandosi anche del progetto dell’European Digital Identity Wallet.
Non stiamo dunque parlando di qualcuno che sistemava computer in un ufficio periferico.
Parliamo di un tecnico che ha lavorato su infrastrutture connesse a identità, dati, servizi digitali pubblici e architetture tecnologiche dello Stato e dell’Unione europea.
Ed è precisamente per questo che il secondo cappello assume rilevanza politica.
AI ODV: il nodo che deve essere chiarito
Secondo quanto ricostruito da La Verità, il 13 aprile 2018, quando De Rosa era già impegnato nel Team Digitale governativo, venne costituita AI ODV davanti a un notaio di San Giuliano Terme.
L’associazione avrebbe ricevuto inoltre 50.000 euro provenienti dal patrimonio di una precedente organizzazione, Investici, descritta nell’atto come avente un oggetto analogo.
AI ODV dichiara finalità relative alla fornitura di servizi informativi e tecnologici e alla tutela della libertà di espressione, della sicurezza e della riservatezza delle comunicazioni online.
Tutto perfettamente legittimo, preso isolatamente.
Il problema nasce dal rapporto che la stampa attribuisce tra AI ODV e Autistici/Inventati.
Perché dal 26 agosto Autistici/Inventati non è più soltanto “il collettivo hacker antagonista”.
Per il governo americano è un soggetto SDGT.
Questo cambia completamente la rilevanza politica della questione.
Due vite parallele che richiedono una spiegazione
La domanda non è se Paolo De Rosa sia un terrorista.
Non esistono elementi pubblici che consentano di affermarlo.
La domanda seria è un’altra:
era compatibile il ruolo di un tecnico impegnato nelle infrastrutture digitali dello Stato con un incarico dirigenziale in un’associazione collegata a un ecosistema tecnologico che oggi gli Stati Uniti accusano di aver fornito infrastrutture a organizzazioni estremiste violente?
È una domanda di sicurezza istituzionale.
Non una sentenza penale.
E dovrebbe interessare qualsiasi governo, indipendentemente dal colore politico.
Perché il punto non è stabilire se De Rosa condividesse ogni attività di ogni utente di Autistici/Inventati.
Il punto è capire quali rapporti esistessero realmente, quali responsabilità avesse AI ODV, quali flussi economici transitassero attraverso l’associazione e quali controlli siano stati effettuati dalle amministrazioni pubbliche che hanno affidato a De Rosa incarichi tecnologicamente sensibili.
Gentiloni, Conte e Draghi: chi sapeva?
Qui la questione diventa inevitabilmente politica.
De Rosa ha attraversato amministrazioni differenti.
Il suo percorso nelle istituzioni non può quindi essere ridotto alla responsabilità di un singolo partito.
La domanda riguarda l’intera catena dei controlli.
Quando entrò nel Team per la Trasformazione Digitale, furono esaminate le sue attività associative?
Quando lavorò sui sistemi collegati a Immuni e alla certificazione Covid, qualcuno verificò eventuali incompatibilità?
Quando ricoprì ruoli relativi alle infrastrutture digitali e al cloud pubblico, quelle attività erano state dichiarate?
Quando arrivò alla Commissione europea, Bruxelles ne era informata?
E soprattutto: De Rosa ricopre ancora oggi un incarico in AI ODV?
È una domanda semplicissima.
Richiede una risposta altrettanto semplice.
Sì o no.
Fratelli d’Italia chiede spiegazioni
Il caso è ormai arrivato nelle istituzioni europee.
Il 29 agosto l’eurodeputato di Fratelli d’Italia Carlo Fidanza ha chiesto chiarimenti alla Commissione europea e al Partito democratico.
La richiesta nasce proprio dalle notizie secondo cui De Rosa sarebbe ancora segretario di AI ODV mentre ricopre un incarico alla Commissione sui progetti relativi all’identità digitale.
Anche qui bisogna evitare processi sommari.
Un’interrogazione politica non dimostra una responsabilità penale.
Dimostra però che il problema esiste abbastanza da richiedere una risposta istituzionale.
Ed è esattamente quella risposta che serve.
Il paradosso europeo
C’è poi un contrasto politico difficile da ignorare.
Washington considera Autistici/Inventati un’infrastruttura tecnologica al servizio di reti violente dell’estrema sinistra e ne colpisce beni e rapporti economici sotto giurisdizione americana.
In Europa, invece, la vicenda viene affrontata soprattutto attraverso il prisma della libertà digitale, della libertà di espressione e della proporzionalità delle sanzioni americane.
Sono questioni legittime.
Ma non possono diventare un alibi per evitare l’altra metà del problema.
Se le accuse americane sono documentate, chi ha controllato i collegamenti italiani?
Non basta gridare alla censura.
Non basta dire che un provider non è responsabile di tutto ciò che pubblicano i suoi utenti.
Occorre stabilire il livello di consapevolezza, selezione, collaborazione e sostegno.
È esattamente su questo terreno che si misura la distanza tra un semplice hosting provider e una possibile infrastruttura militante.
La difesa di Autistici/Inventati
Naturalmente esiste anche la versione del collettivo.
A/I respinge l’equiparazione tra antifascismo, protesta politica e terrorismo e sostiene sostanzialmente che mettere a disposizione strumenti di comunicazione sicura non significhi essere responsabili delle azioni degli utenti.
È un’obiezione che deve essere presa sul serio.
Una democrazia non può trasformare automaticamente un provider in complice di ogni illecito commesso da qualcuno che utilizza i suoi server.
Ma anche il principio opposto è evidente: fornire consapevolmente infrastrutture specializzate a organizzazioni violente non diventa neutrale semplicemente perché il servizio viene chiamato hosting.
Il punto dell’inchiesta deve quindi essere proprio questo:
quanto era neutrale quell’infrastruttura?
Washington sostiene che non lo fosse.
Autistici/Inventati sostiene il contrario.
Adesso servono documenti.
Le cinque domande alle quali Bruxelles e Roma devono rispondere
1. Paolo De Rosa è ancora segretario di AI ODV?
Se si è dimesso, quando?
Serve una data documentata.
2. Qual è stato il rapporto economico tra AI ODV e Autistici/Inventati?
Importi.
Date.
Donazioni.
Conti utilizzati.
Intermediari finanziari.
Destinazione delle somme.
3. Gli incarichi associativi erano stati dichiarati?
Palazzo Chigi e Commissione europea erano a conoscenza del ruolo di De Rosa?
Sono state effettuate valutazioni di incompatibilità o sicurezza?
4. Quale accesso aveva De Rosa alle infrastrutture pubbliche?
Occorre distinguere tra responsabilità politica, progettazione, amministrazione tecnica e accesso effettivo ai sistemi.
Non servono insinuazioni.
Serve un audit.
5. L’Italia era stata informata dagli Stati Uniti?
Il governo italiano sapeva che Washington stava preparando la designazione di Autistici/Inventati?
Se sì, quando?
E quali verifiche sono state avviate?
Non è una caccia alle streghe: è controllo delle istituzioni
Questo è forse il punto più importante.
Chiedere trasparenza non significa dichiarare Paolo De Rosa colpevole di terrorismo.
Significa applicare alle infrastrutture digitali lo stesso principio che considereremmo normale in qualsiasi altro settore strategico.
Immaginiamo un funzionario impegnato nei sistemi finanziari dello Stato che contemporaneamente ricoprisse un incarico in un’associazione collegata finanziariamente a un’organizzazione successivamente sottoposta a sanzioni antiterrorismo dagli Stati Uniti.
Qualcuno chiederebbe spiegazioni?
Naturalmente.
Perché dovrebbe essere diverso quando parliamo di identità digitale, cloud pubblico, contact tracing e infrastrutture informatiche?
Il vero scandalo sarebbe non controllare
La vicenda Autistici/Inventati potrebbe diventare un caso molto più grande della sorte di un collettivo hacker.
Washington sta affermando un principio preciso: anche l’infrastruttura tecnologica può costituire sostegno a una rete terroristica quando viene deliberatamente costruita e utilizzata per facilitarne le operazioni.
Si può contestare questa dottrina.
Si può ritenerla troppo ampia.
Si può temere che venga utilizzata contro il dissenso politico.
Ma non si può fingere che il provvedimento americano del 26 agosto non esista.
E soprattutto non si può ignorare la domanda italiana.
Come è possibile che un tecnico passato attraverso alcune delle infrastrutture digitali più delicate dello Stato e oggi impegnato nell’identità digitale europea risulti contemporaneamente legato, attraverso un ruolo associativo documentato dalla stampa, a una realtà collegata a un collettivo che gli Stati Uniti hanno appena designato SDGT?
De Rosa ha diritto a fornire tutte le spiegazioni.
Autistici/Inventati ha diritto a contestare le accuse americane.
La Commissione europea ha il dovere di verificare.
Il governo italiano ha il dovere di chiedere le carte.
Perché la presunzione d’innocenza protegge le persone dalle condanne senza processo.
Non protegge le istituzioni dalle domande.
E dopo il 26 agosto 2026 quelle domande non sono più facoltative.
Sono diventate una questione di sicurezza pubblica e trasparenza istituzionale.
NOTA DI METODO
La designazione americana riguarda Autistici/Inventati e non costituisce una condanna penale di Paolo De Rosa.
Il rapporto tra De Rosa, AI ODV e Autistici/Inventati deve essere distinto dalle accuse formulate dagli Stati Uniti contro il collettivo. L’esistenza di incarichi associativi o rapporti economici non dimostra automaticamente partecipazione o consapevolezza di eventuali attività criminali degli utilizzatori dell’infrastruttura.
Le domande relative a incompatibilità, controlli di sicurezza, flussi economici e dichiarazioni agli enti pubblici devono pertanto essere accertate documentalmente.
FONTI E APPROFONDIMENTI
U.S. Department of the Treasury – OFAC, 26 agosto 2026
Treasury Takes Action Against Violent Far-Left Terrorist Networks
https://home.treasury.gov/news/press-releases/sb0616/
U.S. Department of State – 26 agosto 2026
Designation of Autistici/Inventati as a Specially Designated Global Terrorist
https://www.state.gov/releases/office-of-the-spokesperson/2026/08/designation-of-autistici-inventati-as-a-specially-designated-global-terrorist
ANSA – 29 agosto 2026
Fidanza (FdI): “Ue e Pd chiariscano su De Rosa e legami gruppo di estrema sinistra”
https://www.ansa.it/amp/europa/notizie/rubriche/voceeurodeputati/2026/08/29/fidanza-fdi-ue-e-pd-chiariscano-su-de-rosa-e-legami-gruppo-di-estrema-sinistra_36e995eb-5e9a-4086-9add-27089bd57704.html
La Verità – 30 agosto 2026
“Il nerd che ha creato l’applicazione Immuni gestisce una sigla d’aiuto ai «terroristi»”
https://www.laverita.info/inchieste/autistici-inventati-de-rosa-usa
RaiNews – 29 agosto 2026
Le sanzioni americane al collettivo italiano Autistici/Inventati
https://www.rainews.it/articoli/2026/08/le-sanzioni-americane-al-collettivo-italiani-autisticiinventati-586c570a-033e-4d24-a595-dbf2da57d844.html
Sky TG24 – 26 agosto 2026
Dipartimento Usa, collettivo italiano hacker designato come “terrorista”
https://tg24.sky.it/mondo/2026/08/26/usa-autistici-inventati-gruppo-italiano-terrorista

