“Come salvare l’economia globale dopo lo shock di Trump”: il piano di Chatham House per ridisegnare il mondo senza Washington e Pechino

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Un rapporto che fotografa la fine dell’ordine economico nato dopo il 1945

Il prestigioso think tank britannico Chatham House ha pubblicato un rapporto destinato a far discutere: “Saving Global Economic Governance from the Trump Shock”. Il documento parte da una premessa molto chiara: il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca avrebbe provocato una rottura radicale con il sistema economico internazionale costruito negli ultimi ottant’anni.

Secondo gli autori, le politiche commerciali, energetiche, finanziarie e diplomatiche dell’amministrazione Trump rappresenterebbero un cambiamento così profondo da costringere il resto del mondo a ripensare completamente la governance economica globale.

Ma il punto più interessante del rapporto non è la critica a Trump. È la soluzione proposta.

La nascita di un “terzo polo” economico mondiale

Gli esperti di Chatham House sostengono che i paesi favorevoli alle regole del commercio internazionale dovrebbero creare un nuovo blocco economico permanente, indipendente sia dagli Stati Uniti sia dalla Cina. Questo nuovo soggetto geopolitico viene definito un “terzo polo economico”.

L’idea sarebbe quella di riunire:

  • l’Unione Europea;
  • i dodici membri del Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership;
  • economie emergenti considerate affidabili come Brasile, Sudafrica e Corea del Sud.

L’obiettivo dichiarato sarebbe quello di preservare i principi dell’apertura economica, della cooperazione internazionale e della riduzione delle coercizioni commerciali.

Trump e la contestazione del globalismo economico

Nel rapporto si sostiene che la seconda amministrazione Trump abbia messo in discussione alcuni pilastri fondamentali dell’ordine economico internazionale.

Tra gli elementi citati figurano:

  • aumento delle tariffe commerciali;
  • ridimensionamento degli impegni sul clima;
  • revisione degli aiuti internazionali;
  • approccio più nazionalista alle relazioni economiche;
  • preferenza per accordi bilaterali rispetto alle strutture multilaterali.

Per Chatham House, queste scelte rappresentano una vera e propria rivoluzione strategica che mette in crisi il sistema costruito nel secondo dopoguerra sotto la guida statunitense.

La Cina come secondo problema

Il rapporto non risparmia neppure Pechino.

Gli autori sostengono che la Cina non abbia mai accettato completamente i principi che regolano i mercati aperti e il commercio internazionale, mantenendo politiche industriali, monetarie e commerciali considerate incompatibili con il modello occidentale tradizionale.

Da qui nasce la convinzione che il mondo debba trovare una strada alternativa sia al modello americano di Trump sia al modello cinese.

Un progetto realistico o una nuova utopia tecnocratica?

La domanda che emerge spontaneamente è semplice: un simile progetto può davvero funzionare?

Il rapporto ammette apertamente che la costruzione di un terzo polo incontrerebbe enormi ostacoli:

  • dipendenza militare europea dagli Stati Uniti;
  • divergenze economiche tra i possibili membri;
  • rischio di ritorsioni commerciali da parte di Washington e Pechino;
  • assenza di una vera leadership egemone all’interno del blocco.

In altre parole, gli stessi autori riconoscono che il progetto richiederebbe una trasformazione geopolitica di portata storica.

Dietro il rapporto: la paura di un mondo multipolare?

Al di là delle analisi tecniche, il documento appare come la manifestazione di una preoccupazione crescente all’interno delle élite internazionali.

Per decenni la globalizzazione è stata guidata da istituzioni multilaterali fortemente influenzate dagli Stati Uniti. Oggi però il ritorno delle politiche nazionali, la crescente competizione strategica tra grandi potenze e l’emergere di nuovi centri di potere stanno mettendo in discussione quel modello.

Il rapporto di Chatham House sembra dunque rappresentare il tentativo di preservare un sistema di governance globale percepito come sotto assedio.

Conclusione

“Saving Global Economic Governance from the Trump Shock” non è semplicemente uno studio economico. È un documento politico che fotografa la crisi dell’ordine internazionale costruito dopo la Seconda Guerra Mondiale.

La proposta di un terzo polo economico globale senza Stati Uniti e Cina dimostra quanto profonde siano diventate le fratture all’interno dell’architettura geopolitica mondiale.

Resta da vedere se questa visione riuscirà mai a trasformarsi in realtà o se rappresenterà soltanto l’ennesimo tentativo delle grandi istituzioni internazionali di adattarsi a un mondo che sta rapidamente diventando multipolare.


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