Avatar artificiali, campagne di influenza e il nuovo mercato globale della manipolazione politica
Per anni il dibattito pubblico si è concentrato sulle presunte interferenze russe, sui troll di San Pietroburgo, sui bot cinesi e sulle campagne di disinformazione attribuite a governi ostili.
Oggi emerge però un fenomeno molto più inquietante: la privatizzazione della guerra dell’informazione.
Non più soltanto servizi segreti nazionali.
Non più soltanto apparati statali.
Ma aziende private che vendono operazioni di influenza politica come qualsiasi altro servizio commerciale.
Al centro dell’ultima inchiesta internazionale compare un nome quasi sconosciuto al grande pubblico: BlackCore.
Secondo quanto reso noto dall’agenzia francese Viginum, specializzata nell’individuazione delle interferenze digitali straniere, la società sarebbe coinvolta in campagne coordinate di manipolazione online che avrebbero interessato Francia, Scozia, New York, Angola e Togo.
La scoperta francese
L’indagine nasce dalle elezioni municipali francesi del 2026.
Le autorità hanno rilevato una rete di siti web, profili social e contenuti coordinati che prendevano di mira candidati del partito francese di sinistra radicale La France Insoumise (LFI).
Secondo gli investigatori:
- venivano creati siti apparentemente giornalistici;
- venivano diffusi contenuti denigratori;
- venivano utilizzati account artificiali;
- venivano amplificate narrazioni negative sui candidati bersaglio.
L’elemento più interessante è che Viginum sostiene di aver identificato collegamenti tecnici che porterebbero proprio a BlackCore.
La società fantasma
Uno degli aspetti più sorprendenti riguarda la natura stessa dell’azienda.
Reuters ha riferito che i giornalisti non sono riusciti a verificare con certezza:
- la struttura proprietaria;
- la localizzazione effettiva;
- l’esistenza di registrazioni societarie facilmente rintracciabili.
Dopo le richieste di chiarimento, il sito internet e la pagina LinkedIn della società sono stati rimossi dalla rete.
Prima della scomparsa online, BlackCore si presentava come una società specializzata in:
“information warfare”
ovvero guerra dell’informazione.
Prometteva a governi e campagne politiche strumenti per “plasmare le narrazioni” e influenzare l’opinione pubblica.
Gli avatar dell’intelligenza artificiale
Il cuore della vicenda riguarda la crescente diffusione di identità sintetiche.
Parliamo di:
- volti generati dall’intelligenza artificiale;
- profili social apparentemente reali;
- commentatori virtuali;
- reti coordinate di diffusione dei messaggi.
L’obiettivo non è necessariamente convincere gli elettori.
Molto spesso lo scopo è creare l’illusione di un consenso diffuso.
Quando un cittadino vede centinaia di commenti identici, migliaia di condivisioni e centinaia di account apparentemente indipendenti che ripetono lo stesso messaggio, tende inconsciamente a percepire quella narrativa come maggioritaria.
È un principio studiato da decenni nella psicologia sociale.
Oggi l’intelligenza artificiale consente di farlo su scala industriale.
Non solo Francia
Le rivelazioni di Viginum indicano che lo stesso schema sarebbe apparso anche:
- nelle elezioni municipali di New York;
- nelle elezioni scozzesi;
- in campagne politiche in Angola;
- in attività digitali in Togo.
In Scozia, secondo il rapporto francese, sarebbero stati utilizzati centinaia di account per colpire il primo ministro scozzese John Swinney e il partito SNP attraverso campagne coordinate online.
Chi paga?
Questa è la domanda centrale.
Ed è anche la domanda alla quale nessuno è ancora in grado di rispondere.
Lo stesso direttore di Viginum, Marc-Antoine Brillant, ha dichiarato che le indagini non hanno permesso di identificare il committente delle operazioni.
In altre parole:
si sospetta l’esecutore.
Non si conosce il mandante.
Questo dettaglio è fondamentale.
Molte narrazioni mediatiche stanno infatti presentando il caso come una prova definitiva del coinvolgimento diretto dello Stato israeliano.
Le autorità francesi non hanno però affermato questo.
Al contrario, hanno chiesto chiarimenti ufficiali a Israele proprio perché il ruolo dei committenti rimane sconosciuto.
Il nuovo mercato della manipolazione
La vera notizia potrebbe essere un’altra.
Non tanto chi abbia finanziato BlackCore.
Ma il fatto che oggi esista un mercato globale della manipolazione politica.
Secondo diverse inchieste internazionali, negli ultimi anni sono emerse aziende private che offrono:
- campagne di influenza;
- gestione di reti di bot;
- creazione di avatar artificiali;
- amplificazione algoritmica;
- operazioni di guerra cognitiva.
Un fenomeno che alcuni ricercatori definiscono “influence-for-hire”, ovvero influenza a pagamento.
In questo scenario la propaganda non è più monopolio degli Stati.
Diventa un servizio acquistabile.
Come una consulenza.
Come una campagna pubblicitaria.
Come un’agenzia di marketing.
Una minaccia trasversale
Uno degli errori più frequenti nel dibattito pubblico consiste nel pensare che la manipolazione digitale abbia un solo colore politico.
La realtà è diversa.
Le campagne di influenza sono state attribuite negli ultimi anni a:
- Russia;
- Cina;
- Iran;
- aziende occidentali;
- gruppi privati;
- organizzazioni politiche.
La tecnologia non ha ideologia.
Può essere utilizzata da qualsiasi soggetto disponga delle risorse economiche necessarie.
La vera sfida democratica
Il caso BlackCore rappresenta forse il primo grande scandalo internazionale dell’era degli avatar politici generati dall’intelligenza artificiale.
Non sappiamo ancora chi abbia ordinato le operazioni.
Non sappiamo quanto abbiano realmente influenzato gli elettori.
Non sappiamo se abbiano modificato risultati elettorali.
Anzi, alcune analisi indicano che l’impatto concreto potrebbe essere stato limitato.
Sappiamo però una cosa.
La tecnologia necessaria per simulare movimenti popolari, creare consenso artificiale e manipolare il dibattito pubblico esiste già.
E sta diventando sempre più economica, sofisticata e difficile da individuare.
La domanda non è più se queste operazioni esistano.
La domanda è quante campagne politiche nel mondo vengano oggi influenzate da eserciti invisibili di avatar digitali senza che cittadini, giornalisti e istituzioni riescano ad accorgersene.
Fonti
- Reuters – BlackCore e le indagini francesi del giugno 2026
- Reuters – Inchiesta sulle elezioni municipali francesi
- Reuters – Indagine della procura francese
- The Guardian – Accuse di interferenza nelle elezioni scozzesi
- Le Monde – Economia globale delle interferenze digitali
- El País – Analisi della campagna contro La France Insoumise
- 21st Century Wire – Articolo originale che ha rilanciato il caso BlackCore

