Bill Gates lancia l’allarme sul bioterrorismo con l’IA. Ma una ricerca collegata alla sua Fondazione ha già creato virus sintetici

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Il fondatore di Microsoft avverte che l’intelligenza artificiale potrebbe consentire anche ad attori non statali di progettare minacce biologiche. Poche settimane prima, una ricerca che vede tra i finanziamenti dichiarati la Gates Foundation aveva dimostrato la possibilità di generare con l’IA 16 batteriofagi funzionali. Non sono virus umani, ma il precedente tecnologico apre interrogativi enormi.

Bill Gates ha cambiato tono sull’intelligenza artificiale.

Per anni il fondatore di Microsoft è stato uno dei grandi sostenitori del potenziale rivoluzionario dell’IA. Oggi continua a sottolinearne le possibilità nella medicina, nell’agricoltura e nell’istruzione, ma contemporaneamente utilizza parole sempre più preoccupate quando parla dei rischi.

E tra questi ne indica uno particolarmente inquietante: il bioterrorismo.

In una recente intervista alla CNN, Gates ha dichiarato che i sistemi di intelligenza artificiale sono ormai abbastanza potenti da creare rischi nel campo degli attacchi informatici, del bioterrorismo e della dipendenza psicologica.

Il problema, secondo Gates, è soprattutto l’assenza di criteri obbligatori con cui verificare le capacità più pericolose dei modelli.

Non è un’affermazione isolata.

Intervistato da The Atlantic, Gates ha spiegato che una delle possibilità che maggiormente lo preoccupano riguarda l’utilizzo dell’IA da parte di soggetti non statali per compiere operazioni biologiche estremamente pericolose. Ha inoltre sostenuto che dovrebbe essere monitorato l’utilizzo dei modelli capaci di progettare molecole potenzialmente pericolose.

Reuters ha confermato la portata politica della proposta: Gates vorrebbe discutere anche con il presidente cinese Xi Jinping la possibilità di stabilire regole internazionali sulle capacità biologiche dei sistemi di IA.

La questione, dunque, non appartiene più alla fantascienza.

Ed è proprio qui che emerge un cortocircuito destinato a far discutere.

I 16 virus progettati con l’intelligenza artificiale

Il sito Focal Points, in un articolo di Nicolas Hulscher, ha evidenziato un fatto particolarmente interessante: poche settimane prima delle dichiarazioni pubbliche di Gates, ricercatori avevano pubblicato uno studio nel quale l’intelligenza artificiale era stata utilizzata per progettare genomi virali completi.

Le sequenze generate digitalmente non sono rimaste semplicemente dentro un computer.

Sono state sintetizzate e sperimentate in laboratorio.

Il risultato è stato il recupero di 16 batteriofagi funzionali capaci di replicarsi.

Questo particolare è fondamentale.

Non si trattava infatti soltanto di chiedere a un chatbot come potrebbe essere costruito teoricamente un virus. Il passaggio compiuto dalla ricerca è molto più concreto: un sistema generativo ha prodotto sequenze genetiche, queste sono state trasformate in materiale biologico e alcune hanno dato origine a virus funzionali.

Ma occorre precisare immediatamente un elemento che rischia altrimenti di trasformare una questione scientificamente seria in sensazionalismo.

Non erano virus progettati per infettare esseri umani

I 16 virus erano batteriofagi, cioè virus che infettano batteri.

Nel caso specifico sono stati testati su E. coli.

Secondo quanto riportato sulla ricerca, inoltre, i virus che infettano esseri umani erano stati esclusi dai dati utilizzati per questo esperimento.

Pertanto sarebbe scorretto presentare lo studio come se la Gates Foundation avesse finanziato la creazione di 16 nuovi virus destinati a infettare l’uomo.

Non è questo ciò che dimostra la ricerca.

Ma sarebbe altrettanto superficiale liquidare l’esperimento come irrilevante.

Il punto non sono quei 16 virus. È la tecnologia che li ha prodotti

La questione strategicamente più importante è infatti un’altra.

Per la prima volta viene dimostrata concretamente una catena tecnologica di questo tipo:

intelligenza artificiale → progettazione del genoma → sintesi del DNA → assemblaggio biologico → virus funzionale capace di replicarsi.

È precisamente questa capacità generale ad alimentare il dibattito internazionale sulla cosiddetta AI-enabled biotechnology.

Gli strumenti di progettazione biologica basati sull’intelligenza artificiale possono infatti analizzare quantità enormi di informazioni genetiche, prevedere strutture biologiche e proporre nuove sequenze.

Sono tecnologie che possono produrre benefici giganteschi.

Possono accelerare lo sviluppo di farmaci, vaccini, diagnostica e terapie.

Ma sono tecnologie intrinsecamente dual use: la stessa capacità che permette di progettare qualcosa di terapeuticamente utile può, almeno teoricamente, essere sfruttata per finalità completamente differenti.

Ed è esattamente il problema che oggi Gates sostiene di voler affrontare.

Il collegamento con la Gates Foundation

Ed eccoci al punto politicamente più delicato.

Secondo le dichiarazioni di finanziamento riportate nella ricerca e riprese da Focal Points, il senior author Brian Hie ha ricevuto sostegno finanziario dalla Gates Foundation.

È importante formulare correttamente questa circostanza.

Questo non dimostra che Bill Gates abbia personalmente ordinato o finanziato specificamente la creazione dei 16 batteriofagi, né permette di attribuirgli intenzioni illecite.

Il dato documentabile è più circoscritto: uno dei principali ricercatori coinvolti nel lavoro dichiarava finanziamenti provenienti dalla Gates Foundation.

Ma proprio questa circostanza rende inevitabile una domanda politica.

Se oggi Gates considera sufficientemente concreta la possibilità che l’IA possa abbassare le barriere necessarie alla progettazione di minacce biologiche, quali limiti dovrebbero essere applicati alla ricerca finanziata dalle grandi fondazioni private e dalle istituzioni pubbliche?

Il problema non riguarda soltanto Gates.

Riguarda l’intero sistema.

Gates: «Questa volta è diverso»

Il cambiamento di tono del miliardario americano è significativo.

Gates sostiene che le capacità dei modelli siano cresciute molto più rapidamente del previsto e che governi e istituzioni non abbiano tenuto il passo.

Il rischio biologico è soltanto una parte della questione.

Gates cita anche:

  • cyberattacchi;
  • sostituzione massiccia del lavoro umano;
  • dipendenza psicologica dai sistemi artificiali;
  • sistemi capaci di operare con crescente autonomia;
  • concentrazione economica e tecnologica.

La sua conclusione è netta: non sarebbe possibile affidarsi semplicemente all’autoregolamentazione dell’industria.

E su questo punto il problema è reale.

Un’azienda che investe decine di miliardi nello sviluppo del modello più potente possibile ha contemporaneamente l’interesse economico a commercializzarlo.

Pretendere che il controllore e il controllato coincidano è una contraddizione evidente.

Non è più soltanto teoria

Anche altre analisi stanno segnalando lo stesso problema.

Il Center for Strategic and International Studies ha osservato che l’integrazione tra intelligenza artificiale e biotecnologia potrebbe progressivamente ridurre le competenze specialistiche necessarie per determinate attività biologiche.

Il rischio non significa che oggi un individuo inesperto possa premere un pulsante e produrre automaticamente un’arma biologica.

Esistono ancora enormi ostacoli pratici.

Servono strutture, materiali, competenze di laboratorio, procedure di sintesi e numerosi altri passaggi.

Ma l’intelligenza artificiale può potenzialmente abbassare una delle barriere storicamente più importanti: quella della conoscenza specialistica.

Ed è proprio la velocità con cui questa barriera sta diminuendo a preoccupare gli esperti di biosicurezza.

Nel giugno 2026, dirigenti e ricercatori provenienti da alcune delle principali aziende dell’IA e della biotecnologia hanno chiesto al Congresso americano controlli più severi sulla vendita di DNA e RNA sintetici.

La proposta prevede che gli ordini vengano sottoposti a screening per individuare sequenze biologiche potenzialmente pericolose.

Se persino chi sta costruendo questa tecnologia chiede nuovi sistemi di controllo, significa che il problema merita qualcosa di più delle rassicurazioni.

La domanda che Gates dovrebbe affrontare

La posizione di Gates contiene quindi una contraddizione interessante, ma deve essere descritta correttamente.

Non è:

“Gates crea armi biologiche e poi ci mette in guardia dalle armi biologiche.”

Non esistono elementi sufficienti per sostenere una simile conclusione.

La questione documentabile è più sottile e, forse, politicamente ancora più interessante.

Da una parte Gates finanzia attraverso la propria fondazione ricerca biomedica e biotecnologica avanzata, un settore nel quale l’intelligenza artificiale sta diventando sempre più potente.

Dall’altra è oggi uno dei personaggi pubblici che chiedono maggiore sorveglianza proprio sulle capacità biologiche dell’intelligenza artificiale.

La domanda diventa allora:

chi deve stabilire il confine tra ricerca legittima e rischio biologico?

E soprattutto:

chi controlla coloro che finanziano, sviluppano e contemporaneamente chiedono di regolamentare queste tecnologie?

Non può essere una questione affidata soltanto alle aziende tecnologiche.

Ma non può essere affidata nemmeno alle grandi fondazioni private.

Il vero problema è il potere

La vicenda dei 16 batteriofagi dovrebbe quindi essere utilizzata non per costruire una teoria del complotto, ma per porre una questione molto più concreta.

L’intelligenza artificiale sta iniziando a cancellare la separazione tra mondo digitale e mondo biologico.

Un modello non produce più soltanto testo, fotografie o software.

Può contribuire alla progettazione di molecole, proteine e sequenze genetiche.

Quando quelle sequenze possono essere sintetizzate fisicamente, ciò che nasce come informazione digitale può diventare materia biologica.

Ed è qui che cambia completamente la natura del problema.

Gates oggi chiede monitoraggio internazionale, controlli obbligatori e persino un’intesa tra Stati Uniti e Cina.

Può avere ragione sul rischio.

Ma proprio perché il rischio viene riconosciuto come reale, la trasparenza deve valere per tutti: governi, università, multinazionali tecnologiche e fondazioni miliardarie comprese.

Perché quando una tecnologia può contemporaneamente promettere nuovi farmaci e abbassare le barriere alla costruzione di una minaccia biologica, la domanda non può essere soltanto cosa sia tecnicamente possibile.

La domanda decisiva diventa:

chi decide cosa è consentito fare, chi finanzia quella ricerca e chi controlla chi prende quelle decisioni?

Ed è una discussione che sarebbe molto pericoloso lasciare esclusivamente nelle mani delle stesse élite tecnologiche che stanno costruendo gli strumenti.


FONTI

Focal Points – Bill Gates Warns of AI Bioterrorism Just Weeks After He Funded the First-Ever Creation of 16 Synthetic Viruses Using AI
https://www.thefocalpoints.com/p/bill-gates-warns-of-ai-bioterrorism

Focal Points – Gates Foundation Funds First-Ever Creation of 16 Synthetic Viruses Using AI
https://www.thefocalpoints.com/p/breaking-gates-foundation-funds-first

Science – ricerca sui genomi virali generati mediante intelligenza artificiale
https://www.science.org/doi/10.1126/science.aec2657

CNN – intervista a Bill Gates, 27 agosto 2026
https://transcripts.cnn.com/show/ctw/date/2026-08-27/segment/01

Reuters – Bill Gates, alarmed by AI, has policy ideas he wants to discuss with China’s Xi
https://www.reuters.com/world/china/bill-gates-alarmed-by-ai-has-policy-ideas-he-wants-discuss-with-chinas-xi-2026-08-26/

The Atlantic – Bill Gates on the Dangers of AI
https://www.theatlantic.com/podcasts/2026/08/bill-gates-dangers-ai/688418/

Gates Notes – riflessioni di Bill Gates sui rischi dell’intelligenza artificiale
https://www.gatesnotes.com/work/save-lives/reader

CSIS – Opportunities to Strengthen U.S. Biosecurity from AI-Enabled Bioterrorism
https://www.csis.org/analysis/opportunities-strengthen-us-biosecurity-ai-enabled-bioterrorism-what-policymakers-should-know

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