CEUTA — NO NAME KITCHEN: SOLDI MILITANTI, ARRESTI E L’OMBRA DEGLI ORDIGNI CORROSIVI

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Quando l’“aiuto umanitario” diventa militanza politica sul confine

C’è una domanda che a Ceuta non può più essere liquidata con la solita formula rassicurante dell’“ONG che aiuta i migranti”: che cosa fa realmente No Name Kitchen sul confine spagnolo e dove termina l’assistenza umanitaria per lasciare spazio all’attivismo politico?

La domanda non nasce da una fantasia social.

Nasce da arresti, identificazioni di polizia, un’indagine riportata da importanti testate spagnole, finanziamenti pubblicamente documentati e dalla stessa dichiarazione ideologica dell’organizzazione.

No Name Kitchen non nasconde infatti di considerare insufficiente la semplice assistenza umanitaria. Sul proprio sito afferma esplicitamente che l’aiuto deve comprendere anche “political action to provoke a change”, azione politica finalizzata a produrre un cambiamento.

La Guerrilla Foundation, che ha finanziato No Name Kitchen nel 2023 con una sovvenzione compresa fra 10.000 e 20.000 euro, descrive a sua volta NNK come un movimento che vuole trasformare il sistema europeo delle frontiere attraverso azione politica, advocacy e mobilitazione.

Non sono interpretazioni degli avversari.

Sono le parole e i documenti della stessa galassia che finanzia e sostiene il movimento.

Ed è proprio alla luce di questa natura dichiaratamente politica che quanto accaduto a Ceuta assume una dimensione molto più seria.

SALFUMÁN, ALLUMINIO E ACETONE: CHE COSA STA VERIFICANDO LA POLIZIA

Il punto più grave riguarda gli acquisti effettuati durante i giorni degli scontri.

Il 31 agosto El Español ha riferito, citando fonti della Policía Nacional, che alcuni attivisti identificati come appartenenti a No Name Kitchen erano stati individuati dopo l’acquisto, insieme a gruppi di migranti, di quantità di salfumán, carta d’alluminio e acetone.

Materiali perfettamente legali e liberamente acquistabili.

Ma materiali che, combinati in determinati modi, possono essere impiegati nella costruzione di artefatti corrosivi artigianali.

E il problema è precisamente questo: negli stessi giorni a Ceuta erano stati segnalati artefatti artigianali durante gli scontri.

Secondo El Español, la Policía Nacional manteneva aperta un’indagine sulle persone identificate e sugli acquisti effettuati.

Bisogna però scrivere chiaramente ciò che sappiamo e ciò che ancora non sappiamo.

Gli attivisti non furono arrestati per quegli acquisti perché i prodotti erano di libera vendita e, secondo le fonti citate dal quotidiano, non esisteva in quel momento una prova diretta che collegasse il materiale comprato ai residui degli artefatti lanciati.

No Name Kitchen nega qualsiasi coinvolgimento.

Anche Mercadona ha negato di aver denunciato acquisti anomali e il 31 agosto il ministero dell’Interno dichiarava a RTVE che non risultava un’indagine contro una ONG per aver fornito materiale esplosivo ai migranti.

Questo particolare non cancella però quanto riportato separatamente da El Español: l’identificazione degli attivisti dopo l’acquisto dei materiali e gli accertamenti della polizia sulle persone coinvolte.

La differenza è fondamentale.

Un sospetto investigativo non è una condanna. Ma non è neppure una condanna ciò che serve per porre domande politiche e giornalistiche.

GLI ARRESTI DI PLAYA DE BENÍTEZ

Sul comportamento di alcuni attivisti esistono poi fatti ancora più concreti.

Il 26 agosto il ministro dell’Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska ha confermato l’arresto di due attivisti di No Name Kitchen, uno canadese e uno tedesco, durante gli incidenti nella zona di Playa de Benítez.

Secondo quanto riferito dalle autorità, erano accusati di resistenza e di avere incitato gruppi presenti sul posto contro gli agenti.

No Name Kitchen ha fornito una ricostruzione opposta: sostiene che i propri volontari stessero distribuendo cibo e documentando un intervento della polizia e ha denunciato quella che considera una criminalizzazione dell’attività umanitaria.

Ma pochi giorni dopo arriva un altro episodio.

El Español riferisce che nella notte del 28 agosto un’attivista francese collegata a No Name Kitchen fu arrestata e successivamente condannata a una multa di 800 euro per resistenza all’autorità e lesioni lievi nei confronti di un agente.

A quel punto parlare esclusivamente di pentole, coperte e distribuzione alimentare diventa quantomeno riduttivo.

La questione non è criminalizzare il volontariato.

La questione è stabilire quando un volontario smette di assistere una persona vulnerabile e diventa parte attiva di uno scontro politico con le istituzioni incaricate di controllare il confine.

GUERRILLA FOUNDATION: I SOLDI SONO DOCUMENTATI

Poi arrivano i finanziamenti.

E qui non servono indiscrezioni.

Sul sito della Guerrilla Foundation esiste una pagina dedicata direttamente a No Name Kitchen.

La fondazione registra per il 2023 una sovvenzione da 10.000 a 20.000 euro.

La scheda descrive NNK come un movimento impegnato a trasformare quello che definisce il sistema europeo delle frontiere “violento, razzista e sessista”, attraverso azione politica, democratizzazione dell’accesso alle risorse, raccolta di testimonianze e campagne di advocacy.

Non stiamo quindi parlando semplicemente di una mensa finanziata per comprare pasta e scarpe.

Stiamo parlando di un’organizzazione inserita in una infrastruttura politica transnazionale che considera il sistema europeo delle frontiere qualcosa da trasformare.

È perfettamente legittimo sostenere questa posizione.

Ma allora deve essere altrettanto legittimo chiamarla con il suo nome:

militanza politica.

Il termine “umanitario” non può diventare uno scudo semantico capace di rendere intoccabile qualsiasi attività svolta da chi opera sotto la sigla di una ONG.

IL LEGAME CON BORDER VIOLENCE MONITORING NETWORK

C’è poi un secondo livello.

No Name Kitchen è stata cofondatrice del Border Violence Monitoring Network (BVMN).

Lo conferma la stessa NNK.

Nel dicembre 2023 l’organizzazione annunciò di avere lasciato BVMN dopo denunce interne relative all’ambiente di lavoro, precisando però di esserne stata cofondatrice.

Il rapporto storico tra le due strutture è quindi incontestabile.

Ed è qui che entra nel quadro la galassia Open Society.

Documentazione pubblica sul BVMN indica infatti tra i suoi finanziatori anche Open Society Foundations.

Questo, però, non consente di scrivere automaticamente che “Soros finanzia direttamente No Name Kitchen a Ceuta”: sarebbe un salto logico che le prove disponibili non autorizzano.

La formulazione corretta — e politicamente non meno significativa — è un’altra:

No Name Kitchen ha cofondato una rete che ha ricevuto sostegno da Open Society Foundations.

La stessa No Name Kitchen afferma inoltre di essersi successivamente separata da BVMN.

È dunque una connessione storica e organizzativa documentabile, non la prova di un finanziamento diretto OSF delle operazioni di NNK nella Ceuta del 2026.

ANCHE SOLDI PUBBLICI SPAGNOLI

Il quadro diventa ancora più interessante quando emergono i finanziamenti provenienti dalle amministrazioni locali.

La Vanguardia/El Llobregat ha riportato che il Comune catalano di Esplugues de Llobregat aveva finanziato No Name Kitchen con 8.669 euro per un progetto di assistenza collegato alla precedente crisi migratoria di Ceuta del 2021.

È un dato politicamente rilevante.

Perché mentre No Name Kitchen rivendica la propria autonomia dalle istituzioni europee che considera corresponsabili della “violenza di frontiera”, la sua storia mostra contemporaneamente l’accesso a fondi provenienti da fondazioni militanti, crowdfunding e almeno un finanziamento pubblico locale.

Il problema non è che riceva finanziamenti.

Il problema è sapere che cosa viene finanziato, con quali controlli e con quali risultati sul territorio.

NON UNA MENSA, MA UN PROGETTO POLITICO

La parte forse più significativa dell’intera vicenda è che non occorre attribuire intenzioni segrete a No Name Kitchen.

È l’organizzazione stessa a descrivere la propria missione.

NNK sostiene che l’assistenza umanitaria debba comprendere l’azione politica.

Raccoglie testimonianze contro i pushback.

Produce rapporti.

Fornisce assistenza legale.

Svolge advocacy.

Contesta le politiche europee delle frontiere.

Ha partecipato alla costruzione di reti transnazionali impegnate nello stesso campo.

Opera direttamente nei punti più sensibili delle rotte migratorie.

Questa non è soltanto beneficenza. È un progetto politico applicato alle frontiere europee.

E non c’è nulla di illegale, di per sé, nell’avere un progetto politico.

Ma proprio per questo cade la rappresentazione infantile secondo cui criticare No Name Kitchen significherebbe “attaccare chi porta cibo ai migranti”.

No.

Si sta discutendo di un soggetto politicamente organizzato che utilizza anche assistenza materiale, monitoraggio, comunicazione e strumenti legali per perseguire una precisa concezione delle frontiere e della libertà di movimento.

CEUTA È IL PUNTO IN CUI TUTTE LE CONTRADDIZIONI ESPLODONO

Ceuta rende visibile ciò che normalmente rimane nascosto dietro il linguaggio neutro dell’umanitarismo.

Da una parte c’è uno Stato che ha il diritto e il dovere di controllare il proprio confine.

Dall’altra esiste una rete di attivismo transnazionale che considera molte politiche di contenimento migratorio illegittime, denuncia i respingimenti e lavora per modificarne il quadro politico e giudiziario.

In mezzo ci sono migliaia di migranti, cittadini esasperati, poliziotti, militari e una città trasformata in campo di battaglia politico.

Poi compaiono gli arresti.

Le identificazioni.

Gli acquisti sospetti.

Gli artefatti corrosivi.

Le fondazioni militanti.

Le reti internazionali.

I finanziamenti.

A quel punto liquidare ogni domanda come “criminalizzazione della solidarietà” non basta più.

Serve trasparenza.

LE DOMANDE A CUI NO NAME KITCHEN DEVE RISPONDERE

Chi erano esattamente gli attivisti identificati durante gli acquisti?

Per quale ragione venivano acquistati salfumán, alluminio e acetone?

A cosa erano destinati?

Chi li ha pagati?

Dove sono finiti?

Quali rapporti operativi esistevano tra volontari e gruppi presenti nei luoghi degli scontri?

Qual è oggi il bilancio completo dei finanziamenti di No Name Kitchen?

Quali fondazioni finanziano le sue attività?

Quanto denaro viene destinato all’assistenza materiale e quanto all’advocacy, alle campagne politiche e all’attività legale?

Sono domande legittime.

E dopo quanto accaduto a Ceuta diventano inevitabili.

CONCLUSIONE — L’UMANITARISMO NON PUÒ ESSERE UNA ZONA FRANCA

No Name Kitchen ha diritto alla presunzione d’innocenza rispetto a qualsiasi ipotesi di reato non dimostrata.

Questo principio non è negoziabile.

Ma la presunzione d’innocenza non equivale alla presunzione d’irrilevanza politica.

È documentato il finanziamento della Guerrilla Foundation.

È documentata la precedente partecipazione e cofondazione del Border Violence Monitoring Network.

È documentato il sostegno di Open Society Foundations a quella rete, pur senza che ciò dimostri un finanziamento diretto delle attività di NNK a Ceuta.

È documentato il finanziamento pubblico proveniente da Esplugues.

Sono documentati gli arresti di attivisti.

È stata riportata da El Español, sulla base di fonti di polizia, l’identificazione di membri dell’organizzazione dopo l’acquisto di materiali compatibili con quelli utilizzabili negli artefatti corrosivi che comparivano negli stessi giorni a Ceuta.

Non è invece dimostrato, allo stato delle informazioni pubbliche, che No Name Kitchen abbia fabbricato, consegnato o ordinato di utilizzare quegli artefatti.

Ed è precisamente qui che deve entrare la magistratura.

Ma sul piano politico una cosa è già evidente: No Name Kitchen non è semplicemente una cucina da campo. È un movimento politico transnazionale che opera materialmente e legalmente sulle frontiere europee per modificarne il funzionamento.

Ceuta ha il diritto di sapere chi opera sul proprio territorio, con quali soldi, con quali obiettivi e con quali responsabilità.

Perché aiutare una persona affamata è solidarietà.

Contestare politicamente una frontiera è militanza.

E se un giorno emergesse la prova che qualcuno ha oltrepassato quella linea arrivando a sostenere materialmente la violenza, non saremmo più né nel campo della solidarietà né in quello dell’attivismo.

Saremmo nel campo del diritto penale.

Ed è proprio per questo che su No Name Kitchen bisogna accendere i riflettori, non spegnerli.


FONTI E DOCUMENTI

El Español, 31 agosto 2026 — No Name Kitchen, la ONG investigada por comprar material para artefactos caseros como los usados contra ceutíes
https://www.elespanol.com/reportajes/20260831/no-name-kitchen-ong-investigada-comprar-material-artefactos-caseros-usados-ceuties/1003744367276_0.html

Guerrilla Foundation — No Name Kitchen, scheda ufficiale del beneficiario, grant 2023 da 10.000-20.000 euro
https://guerrillafoundation.org/grantee/no-name-kitchen/

Libertad Digital, 6 settembre 2026 — La ONG No Name Kitchen acusada de dar material corrosivo… recibe dinero de Guerrilla Foundation
https://www.libertaddigital.com/espana/2026-09-06/la-ong-no-name-kitchen-acusada-de-dar-material-corrosivo-a-los-invasores-de-ceuta-recibe-dinero-de-guerrilla-foundation-7455261/

El Periódico de Ceuta, 26 agosto 2026 — conferma degli arresti dei due attivisti
https://www.elperiodicodeceuta.es/marlaska-confirma-la-detencion-en-ceuta-de-dos-activistas-de-una-ong-acusados-de-incitar-a-la-violencia-contra-la-policia/

RTVE Verifica, 31 agosto 2026 — smentita di Mercadona e posizione del Ministero dell’Interno
https://www.rtve.es/noticias/20260831/falso-mercadona-denunciado-ceuta-compra-componentes-explosivos/17207547.shtml

Euronews, 31 agosto 2026 — posizione di No Name Kitchen e assenza, a quella data, di prova diretta tra acquisti e artefatti
https://es.euronews.com/my-europe/2026/08/31/las-ong-continuan-en-el-centro-de-la-tension-migratoria-de-ceuta

La Vanguardia / El Llobregat, 2 settembre 2026 — finanziamento di 8.669 euro da Esplugues de Llobregat
https://www.lavanguardia.com/elllobregat/sociedad/20260902/11624988/esplugues-financio-8-669-euros-ong-denunciada-dar-material-artefactos-invasores-ceuta.html

No Name Kitchen — sito ufficiale e attività
https://www.nonamekitchen.org/

No Name Kitchen, 14 dicembre 2023 — comunicazione sull’uscita dal Border Violence Monitoring Network e conferma del ruolo di cofondatrice
https://www.nonamekitchen.org/no-name-kitchen-and-the-newest-border-violence-special-report-we-present-the-bloody-borders-project/

Border Violence Monitoring Network — sito e rapporti
https://www.borderviolence.eu/

Guerrilla Foundation — Border Violence Monitoring Network
https://guerrillafoundation.org/grantee/border-violence-monitoring-network/

Campagna Donorbox — Emergency Solidarity with Ceuta
https://donorbox.org/emergency-solidarity-with-ceuta

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