CEUTA, SPIE E HACKER: IL DOSSIER CHE RENDE IMPOSSIBILE LIQUIDARE LA CRISI COME SEMPLICE IMMIGRAZIONE

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Jabaroot minaccia di svelare gli uomini dell’intelligence marocchina. Sullo sfondo restano Pegasus, gli agenti individuati tra i migranti e una frontiera europea travolta da decine di migliaia di persone

Quello che sta emergendo intorno alla crisi di Ceuta impone una domanda molto più seria di quella ripetuta ossessivamente nel dibattito sull’immigrazione: che cosa è realmente accaduto alla frontiera tra Marocco e Spagna?

Il 20 agosto arriva un nuovo elemento.

Il gruppo hacker Jabaroot ha minacciato di rendere pubbliche le identità di appartenenti alla Direction Générale de la Surveillance du Territoire (DGST), il potente servizio di sicurezza interna marocchino. Per dimostrare di possedere realmente il materiale, il gruppo ha diffuso campioni contenenti presunti nomi e informazioni personali, comprese date di nascita, identificativi, date di ingresso nei servizi e gradi.

La minaccia sarebbe direttamente collegata alla gestione marocchina della crisi di Ceuta.

Non siamo quindi davanti all’ennesima polemica sui social.

Se il materiale verrà autenticato integralmente, ci troveremmo davanti a una fuga di informazioni estremamente delicata riguardante uno degli apparati più importanti dello Stato marocchino.

E soprattutto arriverebbe nel momento peggiore possibile per Rabat.

L’ultimatum degli hacker

Secondo quanto riportato dalla stampa spagnola, Jabaroot avrebbe rivolto un ultimatum ai vertici della sicurezza marocchina, minacciando ulteriori pubblicazioni qualora i responsabili della gestione della crisi di Ceuta non lasciassero i loro incarichi.

Nel mirino sembra esserci soprattutto Abdellatif Hammouchi, direttore generale della DGST e figura centrale dell’apparato di sicurezza marocchino.

Ma qui bisogna mantenere una distinzione fondamentale.

Il fatto che gli hacker pubblichino documenti non significa automaticamente che ogni documento sia autentico; allo stesso modo, le accuse formulate da un gruppo anonimo non costituiscono una prova giudiziaria.

Ciò che rende la vicenda politicamente esplosiva è il contesto nel quale questa fuga di dati arriva.

Perché Ceuta non è stata attraversata da una normale crisi migratoria.

È stata sottoposta a una pressione di dimensioni eccezionali.

Più di 70.000 ingressi: chiamarlo semplicemente “fenomeno migratorio” non basta più

Alla fine di luglio oltre 70.000 persone sono riuscite a entrare a Ceuta nel giro di pochissimo tempo.

Reuters ha riferito che i sindacati delle forze impegnate alla frontiera avevano inviato sei avvertimenti alle autorità spagnole prima dell’esplosione della crisi.

Gli avvertimenti riguardavano l’aumento degli arrivi via mare e il rischio concreto di una situazione molto più grave.

La macchina dello Stato spagnolo non è riuscita a impedirla.

Il risultato è stato devastante: decine di migliaia di ingressi, morti, dispersi, strutture sotto pressione e una città di appena circa 85.000 abitanti improvvisamente costretta a fronteggiare un numero di arrivi paragonabile alla propria popolazione.

La domanda politica diventa inevitabile:

come può una frontiera internazionale essere travolta da decine di migliaia di persone senza che qualcuno, prima o durante l’evento, abbia perso deliberatamente o colpevolmente il controllo della situazione?

Il punto più grave: gli agenti marocchini individuati tra i migranti

C’è poi un elemento ancora più inquietante.

Secondo ricostruzioni pubblicate dalla stampa spagnola e riprese da altre testate, le forze di sicurezza avrebbero identificato presunti appartenenti all’intelligence marocchina entrati a Ceuta insieme ai migranti.

Se confermato definitivamente dalle autorità spagnole, questo dettaglio cambierebbe radicalmente la natura politica dell’intera vicenda.

Un migrante che attraversa illegalmente una frontiera costituisce un problema di immigrazione e sicurezza.

Un agente di intelligence straniero che attraversa clandestinamente la stessa frontiera è qualcosa di completamente diverso.

È controspionaggio.

È sicurezza nazionale.

È materia diplomatica.

Ed è precisamente per questo che Madrid dovrebbe chiarire pubblicamente che cosa abbia scoperto.

Quanti presunti agenti sono stati individuati?

A quale struttura appartenevano?

Qual era il loro compito?

Perché si trovavano dentro un flusso migratorio irregolare?

Sono stati interrogati?

Sono stati espulsi?

Il governo spagnolo non può pretendere che domande di questa portata vengano archiviate sotto l’etichetta generica di “emergenza migratoria”.

L’intelligence spagnola: Rabat potrebbe aver lasciato fare

C’è però un passaggio che impedisce di trasformare i sospetti in una conclusione già scritta.

Secondo una ricostruzione attribuita ai servizi spagnoli, il Marocco non avrebbe necessariamente organizzato direttamente l’esodo, ma avrebbe deliberatamente consentito alla situazione di degenerare, lasciando che decine di migliaia di persone raggiungessero Ceuta prima di sfruttare politicamente la crisi.

È una distinzione importante.

Organizzare un’operazione e scegliere di non impedirla quando si possiedono i mezzi per farlo non sono la stessa cosa.

Ma dal punto di vista di Madrid entrambe le ipotesi meritano un’indagine estremamente seria.

Perché il Marocco ha dimostrato pochi giorni dopo di essere perfettamente capace di intervenire.

Alla vigilia di nuovi tentativi di attraversamento, Rabat ha dispiegato forze, bloccato spostamenti e arrestato centinaia di persone dirette verso Ceuta.

Associated Press ha riferito dell’arresto di quasi 300 migranti e di altre decine di persone accusate di averne facilitato gli spostamenti.

Reuters aveva già documentato un’altra operazione nella quale erano state arrestate almeno 111 persone dirette verso Ceuta.

Quindi una domanda diventa ancora più difficile da evitare:

se il Marocco può chiudere il rubinetto quando vuole, che cosa accadde il 30 luglio?

Mezzo milione di account e una mobilitazione digitale

Un rapporto della società di intelligence Golden Owl aggiunge un altro livello alla vicenda.

L’analisi avrebbe individuato una rete enorme di account e gruppi social utilizzati per promuovere l’assalto alla frontiera.

Gli investigatori hanno analizzato migliaia di post pubblicati in gruppi Facebook aperti, individuando una struttura decentralizzata capace di diffondere rapidamente istruzioni, slogan e indicazioni.

La campagna avrebbe persino utilizzato parole in codice destinate a cambiare continuamente per sfuggire alla moderazione delle piattaforme.

Non significa automaticamente che dietro questa macchina ci fosse il governo marocchino.

Ma dimostra qualcosa di altrettanto importante:

l’esodo non può essere raccontato esclusivamente come la coincidenza spontanea di migliaia di decisioni individuali.

Esisteva anche una mobilitazione digitale.

Qualcuno diffondeva i messaggi.

Qualcuno amministrava i gruppi.

Qualcuno convinceva migliaia di persone che fosse arrivato il momento di muoversi.

Scoprire chi abbia alimentato quella macchina dovrebbe essere una priorità dell’intelligence europea.

E poi c’è Pegasus

Il problema diventa ancora più delicato osservando i precedenti.

Un’inchiesta pubblicata nel luglio 2026 da Forbidden Stories sostiene che l’intelligence marocchina avrebbe utilizzato Pegasus contro un alto ufficiale dell’intelligence della Guardia Civil spagnola mentre personale spagnolo contribuiva alla formazione di funzionari marocchini.

L’indagine sostiene inoltre che personale spagnolo sarebbe stato sottoposto a sorveglianza.

È un’accusa enorme.

E si inserisce nel più vasto dossier Pegasus che da anni coinvolge il Marocco.

Persino il telefono del presidente del governo spagnolo Pedro Sánchez era stato infettato con Pegasus nel 2021. L’inchiesta giudiziaria spagnola non è riuscita a stabilire pubblicamente chi fosse responsabile dell’operazione.

Proprio per questo bisogna evitare scorciatoie: il fatto che il telefono di Sánchez sia stato compromesso non dimostra automaticamente che l’autore fosse il Marocco.

Ma l’insieme dei precedenti rende ancora più necessario pretendere chiarezza.

Jabaroot non nasce oggi

Anche il gruppo hacker protagonista della nuova fuga di dati ha una storia.

Jabaroot è comparso nel 2025 durante una fase di fortissima tensione tra Marocco e Algeria.

Il gruppo si attribuì un attacco contro la Caisse Nationale de Sécurité Sociale (CNSS) marocchina.

L’istituzione confermò di aver subito un attacco informatico e che erano stati pubblicati documenti contenenti informazioni economiche e lavorative riguardanti circa due milioni di persone, precisando però che parte dei dati diffusi risultava inesatta.

Successivamente Jabaroot si è attribuito altre operazioni contro strutture marocchine, compreso il Ministero della Giustizia, e la diffusione di informazioni riguardanti spese e stipendi collegati alla Casa reale.

Questo precedente è importante per due ragioni.

La prima: il gruppo ha già dimostrato almeno una capacità concreta di ottenere materiale sensibile.

La seconda: proprio perché alcune informazioni pubblicate in passato sono state contestate, ogni nuova fuga deve essere verificata documento per documento.

Il giornalismo serio deve fare esattamente questo: non credere automaticamente né ai governi né agli hacker.

Il problema politico è Madrid

Ed eccoci al punto più scomodo.

Il problema non riguarda soltanto Rabat.

Riguarda Madrid.

Reuters ha documentato che prima dell’ondata erano arrivati ripetuti avvertimenti dagli operatori della frontiera.

L’intelligence spagnola conosceva il rischio di una mobilitazione.

Sui social circolavano appelli.

Esistevano reti organizzate.

Eppure Ceuta è stata travolta.

Soltanto dopo sono arrivati rinforzi, nuove barriere, maggiore presenza delle forze dell’ordine e un coordinamento più duro con il Marocco.

È la classica politica europea dell’emergenza: ignorare il rischio quando prevenirlo costa politicamente, mobilitare uomini e mezzi quando il disastro è già avvenuto.

Ceuta ha pagato il prezzo.

Il Marocco è un partner. Ma proprio per questo deve dare risposte

L’Europa deve evitare due errori opposti.

Il primo consiste nel trasformare il Marocco automaticamente nel colpevole di qualsiasi problema migratorio.

Il secondo, molto più comodo politicamente, consiste nel fingere che Rabat sia semplicemente un partner affidabile al quale delegare la protezione della frontiera meridionale europea senza pretendere spiegazioni.

Il Marocco è un interlocutore fondamentale per Spagna e Unione Europea.

Proprio per questo il rapporto deve essere fondato sulla reciprocità.

Cooperazione significa cooperazione.

Non può significare che la sicurezza di Ceuta dipenda dalla decisione quotidiana di Rabat di aprire o chiudere il rubinetto migratorio.

Se la frontiera europea funziona soltanto quando un Paese terzo decide di proteggerla, allora quella frontiera non è realmente sotto il controllo europeo.

Ceuta è anche una questione di sovranità

Questo è il punto che Bruxelles dovrebbe finalmente comprendere.

Ceuta non è semplicemente il luogo dove termina una rotta migratoria.

È territorio spagnolo e quindi frontiera esterna dell’Unione Europea.

Quando decine di migliaia di persone riescono ad attraversarla contemporaneamente, la questione non riguarda soltanto l’accoglienza.

Riguarda la sovranità.

Quando all’interno di quei flussi vengono segnalati presunti agenti di un servizio straniero, riguarda il controspionaggio.

Quando reti di centinaia di migliaia di account contribuiscono a mobilitare le persone, riguarda la guerra informativa.

Quando hacker minacciano di pubblicare gli organigrammi dell’intelligence del Paese confinante, riguarda la cybersicurezza.

Continuare a separare artificialmente tutti questi elementi significa rifiutarsi di osservare il quadro complessivo.

La domanda alla quale Madrid e Bruxelles devono rispondere

Non serve inventare complotti.

I fatti già documentati sono abbastanza gravi.

Una frontiera europea è stata travolta.

Le autorità erano state avvertite.

Una gigantesca mobilitazione sui social aveva contribuito ad alimentare gli attraversamenti.

Fonti dell’intelligence spagnola sospettano che il Marocco abbia deliberatamente lasciato degenerare la situazione.

Sono stati segnalati presunti agenti marocchini infiltrati tra gli ingressi irregolari.

Esistono precedenti estremamente controversi di sorveglianza digitale attribuita all’intelligence marocchina.

Ora un gruppo hacker sostiene di possedere dati riservati della DGST e collega esplicitamente la propria offensiva alla crisi di Ceuta.

A questo punto la domanda non è più soltanto:

“Quanti migranti sono entrati?”

La domanda è:

“Che cosa è realmente successo a Ceuta, chi lo sapeva, chi poteva impedirlo e perché non è stato impedito?”

Madrid dovrebbe pretendere risposte da Rabat.

Ma prima ancora dovrebbe darle ai propri cittadini.

E Bruxelles dovrebbe capire che una frontiera esterna dell’Europa non può essere amministrata attraverso la speranza che il vicino, quel giorno, decida di collaborare.

Ceuta ha mostrato quanto possa essere fragile questo sistema.

La vicenda Jabaroot aggiunge adesso un altro tassello inquietante.

Non è ancora la prova definitiva di una regia marocchina dietro l’assalto.

Ma è certamente un motivo in più per chiedere qualcosa che, dopo una crisi di queste dimensioni, dovrebbe essere elementare:

un’indagine completa, trasparente e senza sconti diplomatici.


FONTI E APPROFONDIMENTI

El Confidencial – articolo da cui prende spunto l’inchiesta
https://www.elconfidencial.com/mundo/2026-08-20/hackers-marruecos-espias-ceuta-1hms_4408444/

Moncloa – Jabaroot pubblica dati attribuiti ad agenti marocchini e minaccia nuove rivelazioni
https://www.moncloa.com/2026/08/20/hackers-marruecos-espias-ceuta-3417751/

Reuters – gli avvertimenti precedenti alla crisi di Ceuta e la risposta delle autorità
https://www.reuters.com/world/europe/spain-disregarded-ceuta-warnings-before-migrant-rush-say-border-workers-unions-2026-08-15/

Reuters – rafforzamento della sicurezza marocchina e arresti prima dei nuovi tentativi di ingresso
https://www.reuters.com/world/africa/spain-boosts-security-ceuta-calls-appear-online-another-mass-border-rush-2026-08-14/

Associated Press – quasi 300 migranti fermati dalle autorità marocchine mentre tentavano di raggiungere Ceuta
https://apnews.com/article/657264597941c8caeb7f36973cd31739

Forbidden Stories – indagine sull’intelligence marocchina e sulla sorveglianza di funzionari spagnoli
https://forbiddenstories.org/moroccan-intelligence-is-believed-to-have-spied-on-spanish-agents-who-were-training-them/

The Olive Press – rapporto sulla rete social utilizzata per mobilitare gli ingressi verso Ceuta
https://www.theolivepress.es/spain-news/2026/08/04/ceuta-migrant-social-media-campaign-urging-moroccans-to-storm-the-border-fence-and/

The Olive Press – ricostruzione delle valutazioni dell’intelligence spagnola sul comportamento marocchino
https://www.theolivepress.es/spain-news/2026/08/03/spain-ceuta-crisis-morocco-spies/

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