C’è una pagina della storia contemporanea che una parte della sinistra europea farebbe bene a studiare con molta attenzione: l’Iran rivoluzionario e la sorte riservata alla sinistra comunista dopo la caduta dello Scià.
Non perché Iran ed Europa siano realtà automaticamente sovrapponibili. Non lo sono. E nemmeno perché la storia sia destinata a ripetersi meccanicamente.
Ma perché l’esperienza iraniana mostra qualcosa di politicamente molto importante: un’alleanza tattica costruita attorno a un nemico comune non implica affatto la compatibilità tra i progetti politici degli alleati.
Comunisti e islamisti potevano trovarsi dalla stessa parte contro la monarchia dello Scià e contro l’influenza occidentale. Una volta conquistato il potere, però, rimaneva una domanda decisiva:
chi avrebbe stabilito le regole del nuovo Stato?
La risposta arrivò rapidamente.
IL GRANDE ERRORE DEL TUDEH
Il Partito Tudeh era la principale organizzazione comunista iraniana e aveva una lunga storia alle spalle.
Dopo la rivoluzione del 1979 adottò una linea favorevole alla nuova Repubblica Islamica e collaborò politicamente con il sistema rivoluzionario guidato dall’ayatollah Ruhollah Khomeini.
Il calcolo aveva una sua logica politica.
La rivoluzione veniva interpretata attraverso categorie come antimperialismo, lotta contro l’influenza americana e abbattimento dell’ordine precedente.
Il Tudeh pensava evidentemente di poter trovare uno spazio nel nuovo Iran.
Ma esisteva un problema enorme.
Il progetto comunista e quello della Repubblica Islamica partivano da concezioni radicalmente differenti della società.
Per il marxismo la legittimità politica nasce dall’uomo, dalla storia, dai rapporti economici e dalla lotta sociale.
Per la Repubblica Islamica costruita attorno al principio della velayat-e faqih, l’ordinamento politico doveva invece essere subordinato a un’autorità religiosa.
Era una contraddizione destinata prima o poi a esplodere.
Ed esplose.
1983: GLI ALLEATI DIVENTANO NEMICI
Nel 1983 il regime scatenò una vasta repressione contro il Tudeh.
Secondo Encyclopaedia Iranica, il partito aveva inizialmente accolto favorevolmente e collaborato con Khomeini e con la Repubblica Islamica.
La repressione portò all’arresto della leadership e di circa un migliaio di militanti attivi.
Il partito venne dichiarato illegale.
Alcuni esponenti legati alla struttura militare furono successivamente processati ed eseguiti con accuse di spionaggio per l’Unione Sovietica.
La collaborazione rivoluzionaria non aveva salvato il Tudeh.
Quando il nuovo sistema politico fu sufficientemente consolidato, un’organizzazione comunista indipendente non rappresentava più un alleato necessario: rappresentava un concorrente ideologico e politico.
LE CONFESSIONI TELEVISIVE
Uno degli episodi più emblematici riguarda Nur-al-Din Kianuri, segretario generale del Tudeh.
Venne arrestato nel febbraio 1983.
Nei mesi successivi comparve in programmi televisivi nei quali dirigenti detenuti del partito confessarono presunte attività di spionaggio e tradimento.
Anni dopo Kianuri respinse quelle accuse.
Durante un incontro con l’inviato speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani in Iran, mostrò anche le proprie braccia e dita spezzate come prova delle torture che sosteneva di avere subito.
Sua moglie Maryam Firuz, importante dirigente comunista e responsabile dell’organizzazione femminile del Tudeh, fu anch’essa arrestata. Encyclopaedia Iranica riferisce che entrambi subirono pesanti torture e lunghi periodi di detenzione.
L’immagine è politicamente devastante.
Gli uomini e le donne che avevano creduto di poter partecipare alla costruzione del nuovo Iran erano diventati prigionieri dello Stato rivoluzionario che avevano sostenuto.
POI ARRIVÒ IL 1988
La repressione politica iraniana raggiunse uno dei suoi momenti più terribili nel 1988.
Amnesty International documentò una gigantesca ondata di esecuzioni politiche.
In un rapporto successivo l’organizzazione affermò di avere registrato i nomi di oltre 2.000 prigionieri politici che sarebbero stati giustiziati durante quel periodo, precisando che altre stime indicavano numeri superiori.
Le vittime appartenevano a differenti organizzazioni dell’opposizione.
La repressione colpì soprattutto i Mojahedin del Popolo, ma raggiunse anche organizzazioni marxiste e della sinistra secolare.
Tra queste c’erano sostenitori del Tudeh e diverse organizzazioni Fedaiyan.
Amnesty documentò inoltre l’esecuzione nel luglio 1988 di tre importanti membri del Tudeh: Kiumarz Zarshenas, Simin Fardin e Sa’id Azarang.
Il significato storico è difficile da ignorare.
Una parte della sinistra che inizialmente aveva appoggiato la Repubblica Islamica era diventata essa stessa bersaglio della repressione rivoluzionaria.
L’ANTIMPERIALISMO NON CANCELLA LE DIFFERENZE IDEOLOGICHE
Qui arriviamo alla questione contemporanea.
In alcuni ambienti della sinistra radicale occidentale esiste ancora la tendenza a interpretare determinate organizzazioni islamiste prevalentemente attraverso la lente dell’antimperialismo.
Il ragionamento può diventare estremamente semplice:
se combatte gli Stati Uniti, Israele o l’Occidente, allora appartiene in qualche modo al fronte della “resistenza”.
Ma questa lettura rischia di confondere un’alleanza geopolitica occasionale con una compatibilità ideologica.
Non sono la stessa cosa.
Un movimento islamista può condividere con un movimento marxista l’avversione verso Washington e contemporaneamente rifiutare quasi tutto ciò che costituisce la visione sociale della sinistra occidentale.
Laicità.
Ateismo.
Libertà di critica religiosa.
Parità giuridica tra uomini e donne.
Libertà sessuale.
Diritti LGBT.
Pluralismo religioso.
Separazione tra religione e Stato.
Sono questioni sulle quali marxismo occidentale e islamismo politico possono trovarsi agli estremi opposti.
IL PARADOSSO DELLA SINISTRA EUROPEA
Qui emerge una contraddizione politica interessante.
Una parte della sinistra europea difende contemporaneamente valori progressisti e movimenti o governi religiosi che non condividono affatto quegli stessi valori.
Naturalmente bisogna evitare una generalizzazione fondamentale: Islam e islamismo politico non sono sinonimi, così come un musulmano europeo non può essere automaticamente identificato con un progetto teocratico.
La questione riguarda precisamente l’Islam politico quando pretende di subordinare istituzioni, diritto e società civile a un ordinamento religioso.
È qui che nasce il conflitto.
Una femminista può difendere il diritto individuale di una donna musulmana a indossare liberamente il velo.
Ma questo principio è profondamente diverso dal sostenere un sistema nel quale sia lo Stato a imporre alla donna come vestirsi.
Un liberale può difendere il diritto dei musulmani a costruire moschee.
Ma difendere la libertà religiosa significa contemporaneamente difendere il diritto di criticare una religione, cambiarla oppure abbandonarla.
La libertà vale nelle due direzioni.
Altrimenti non è libertà: è privilegio politico.
CHE COSA ACCADREBBE DAVVERO IN EUROPA?
Qui bisogna separare storia e scenario.
Non esistono basi serie per affermare che l’Europa sia inevitabilmente destinata a diventare una teocrazia islamista o che retate ed esecuzioni dei comunisti europei siano un futuro già scritto.
Sarebbe propaganda presentarlo come certezza.
Ma possiamo porre una domanda molto più interessante:
che cosa accadrebbe alla sinistra progressista se un autentico movimento teocratico conquistasse realmente il monopolio politico di uno Stato europeo?
La risposta nasce dalla natura stessa dei due sistemi.
Un partito marxista indipendente difficilmente potrebbe conservare libertà politica sotto una teocrazia integralista.
Una femminista che rivendicasse la completa emancipazione della donna entrerebbe inevitabilmente in conflitto con norme religiose discriminatorie.
Un’associazione LGBT diventerebbe incompatibile con un ordinamento che criminalizzasse l’omosessualità.
Un giornale apertamente ateo entrerebbe in collisione con leggi sulla blasfemia.
Un professore universitario che sottoponesse i testi religiosi alla stessa critica storica riservata a qualsiasi altra fonte potrebbe essere considerato sovversivo.
Il paradosso sarebbe evidente:
molti dei progressisti che oggi considerano qualsiasi critica all’islamismo una forma di intolleranza avrebbero bisogno proprio delle istituzioni liberaldemocratiche occidentali per continuare a essere progressisti.
LA DEMOCRAZIA LIBERALE PROTEGGE ANCHE CHI LA DISPREZZA
Questo è probabilmente il punto più importante.
La democrazia costituzionale europea permette contemporaneamente l’esistenza di comunisti, conservatori, musulmani, cristiani, ebrei, atei, femministe, persone LGBT e critici di tutte queste categorie.
Non perché siano d’accordo.
Precisamente perché non devono esserlo.
Il pluralismo nasce dall’impossibilità di un gruppo di imporre completamente la propria visione agli altri.
La vera linea di confine, quindi, non dovrebbe essere tra destra e sinistra oppure tra musulmani e non musulmani.
Dovrebbe essere tra chi accetta il pluralismo costituzionale e chi vuole distruggerlo.
Un islamista che accetta elezioni, libertà religiosa, uguaglianza davanti alla legge, libertà di espressione e possibilità di abbandonare la propria religione deve poter partecipare alla società democratica.
Chi invece vuole utilizzare la democrazia esclusivamente come strumento per arrivare al potere e successivamente cancellarla rappresenta un problema completamente differente.
Esattamente come rappresenterebbe un problema qualsiasi movimento totalitario di altra matrice ideologica.
IL TUDEH CREDEVA DI POTER GESTIRE LA RIVOLUZIONE
Il caso iraniano rimane per questo straordinariamente istruttivo.
Il Tudeh pensava di poter collaborare con il nuovo ordine rivoluzionario.
Condivideva alcuni nemici.
Condivideva parte della retorica antimperialista.
Pensava probabilmente di poter influenzare l’evoluzione politica successiva.
Ma aveva sottovalutato una questione fondamentale:
chi possedeva realmente gli strumenti del potere?
Quando la Repubblica Islamica consolidò apparato giudiziario, servizi di sicurezza, Guardie Rivoluzionarie e istituzioni politiche, il peso negoziale degli ex alleati diminuì drasticamente.
A quel punto la convergenza tattica non significava più nulla.
La rivoluzione aveva stabilito chi comandava.
GLI “UTILI ALLEATI” DURANO FINCHÉ SONO UTILI
Questa dinamica non appartiene esclusivamente all’Iran.
È una caratteristica ricorrente delle coalizioni rivoluzionarie.
Gruppi profondamente differenti possono cooperare durante la fase distruttiva perché condividono il nemico.
Il problema arriva il giorno dopo la vittoria.
Quando bisogna decidere chi governa, quali leggi valgono, quale ideologia educa i bambini, chi controlla esercito e polizia, quali libertà sono consentite e soprattutto chi può contestare il nuovo potere.
È allora che l’alleanza si rompe.
Il caso iraniano dovrebbe quindi essere studiato soprattutto da coloro che ritengono che l’antimperialismo sia sufficiente a creare solidarietà politica permanente.
Non lo è.
Due movimenti possono odiare lo stesso avversario senza desiderare minimamente la stessa società.
LA CONTRADDIZIONE CHE L’EUROPA NON VUOLE AFFRONTARE
L’errore opposto sarebbe considerare ogni musulmano un islamista.
Milioni di musulmani vivono infatti all’interno delle democrazie europee senza perseguire alcun progetto teocratico.
Molti sono precisamente le prime vittime dell’estremismo religioso.
È quindi necessario distinguere.
Difendere i musulmani dalla discriminazione è liberale.
Difendere l’islamismo dalla critica non lo è.
Difendere la libertà religiosa significa proteggere contemporaneamente la moschea e chi critica la moschea.
Significa proteggere chi indossa il velo e chi decide di toglierselo.
Chi crede e chi smette di credere.
Il musulmano praticante e l’ex musulmano.
È proprio questa reciprocità che separa una società pluralista da una società teocratica.
LA LEZIONE DELL’IRAN
La storia del Tudeh non dimostra che domani l’Europa subirà automaticamente il destino dell’Iran.
Dimostra qualcosa di più concreto e quindi più utile.
Quando una forza politica illiberale utilizza un’alleanza tattica per conquistare potere, gli alleati che non condividono il suo progetto finale possono diventare sacrificabili appena smettono di essere necessari.
Il Tudeh imparò questa lezione nel modo più tragico.
Prima sostenne la rivoluzione.
Poi vide arrestare i propri dirigenti.
Vide il partito essere dichiarato illegale.
Vide confessioni televisive dei propri leader.
Vide torture, incarcerazioni ed esecuzioni.
E nel 1988 anche esponenti della sinistra comunista finirono nella gigantesca macchina repressiva che investì le prigioni iraniane.
Per questo chi oggi guarda con simpatia a qualsiasi movimento semplicemente perché si proclama “anti-occidentale” dovrebbe farsi una domanda molto semplice:
quale società costruirebbe quella forza politica se domani avesse realmente tutto il potere?
Non basta chiedere contro chi combatte.
Bisogna chiedere per che cosa combatte.
Perché il nemico del proprio nemico può diventare un alleato temporaneo.
Non necessariamente un amico.
E tantomeno il garante della propria libertà.
FONTI E APPROFONDIMENTI
Encyclopaedia Iranica – Chronology of Iranian History, repressione del Tudeh nel 1983
https://www.iranicaonline.org/articles/chronology-of-iranian-history-part-4/
Encyclopaedia Iranica – Nur-al-Din Kianuri, arresto, confessioni televisive e torture
https://www.iranicaonline.org/articles/kianuri-nur-al-din/
Encyclopaedia Iranica – Maryam Firuz e la repressione del Tudeh
https://www.iranicaonline.org/articles/firuz-maryam/
Encyclopaedia Iranica – Hostage Crisis, rapporti tra Repubblica Islamica e Tudeh
https://www.iranicaonline.org/articles/hostage-crisis/
Amnesty International – Iran: Political Executions, 1988
https://www.amnesty.org/en/documents/mde13/029/1988/en/
Amnesty International – Biggest wave of political executions since the early 1980s
https://www.amnesty.org/en/documents/mde13/031/1988/en/
Amnesty International – Iran: Death Penalty: Political Executions, agosto 1988
https://www.amnesty.org/en/documents/mde13/013/1988/en/
Amnesty International – Violations of Human Rights 1987–1990
https://www.amnesty.org/en/documents/mde13/021/1990/en/

