Quando parlano i diretti interessati cala improvvisamente il silenzio. Perché ascoltare Rabat rischia di smontare una narrazione costruita sempre intorno agli stessi nemici?
C’è qualcosa di profondamente grottesco nel modo in cui una parte della cosiddetta controinformazione italiana racconta la crisi di Ceuta.
Prima il Mossad.
Poi gli americani.
Adesso spunta persino la pista cinese.
Cambiano i protagonisti, cambiano le teorie, cambiano le ricostruzioni, ma il copione rimane sorprendentemente stabile: bisogna trovare a ogni costo un grande burattinaio esterno che permetta di ricondurre qualsiasi crisi alla solita rappresentazione dell’Occidente manipolatore.
Nel frattempo, però, c’è un piccolo problema.
I diretti interessati parlano. E dicono cose che sembrano interessare molto meno.
L’ex primo ministro marocchino Saadeddine El Othmani ha infatti ribadito una posizione che in Marocco non rappresenta affatto una stravaganza marginale:
Ceuta e Melilla vengono considerate, nella narrativa nazionalista marocchina, città marocchine sotto sovranità spagnola.
El Othmani aveva già provocato una crisi diplomatica nel dicembre 2020 sostenendo pubblicamente che, dopo il Sahara Occidentale, sarebbe arrivato il momento di discutere di Ceuta e Melilla.
Madrid reagì allora convocando l’ambasciatrice marocchina.
Quindi la domanda è inevitabile:
perché, quando si discute delle tensioni intorno a Ceuta, questo elemento viene spesso relegato sullo sfondo mentre proliferano ricostruzioni molto più speculative?
IL MAROCCO RIVENDICA CEUTA E MELILLA DA DECENNI: NON SERVE INVENTARE COMPLOTTI
Per comprendere il problema bisogna partire da un fatto elementare.
La rivendicazione marocchina su Ceuta e Melilla non nasce nel 2026.
Non nasce con Israele.
Non nasce con il Mossad.
Non nasce con Washington.
E certamente non nasce con qualche misteriosa operazione cinese.
Fa parte da decenni del nazionalismo territoriale marocchino.
Settori importanti della politica marocchina considerano Ceuta e Melilla territori da recuperare. Il tema attraversa partiti, dichiarazioni politiche e dibattito pubblico del Paese.
Naturalmente questo non dimostra automaticamente che Rabat abbia organizzato ogni singolo episodio migratorio verificatosi alla frontiera.
Questa distinzione è fondamentale.
Ma dimostra qualcosa di altrettanto importante: esiste un interesse politico marocchino autonomo sulla questione di Ceuta e Melilla.
Ed è precisamente questo interesse che dovrebbe essere analizzato prima di cercare registi dall’altra parte del pianeta.
QUANDO IL MAROCCO PARLA, LA CONTROINFORMAZIONE DIVENTA SORDA?
È qui che la vicenda diventa politicamente interessante.
Se un ex primo ministro marocchino sostiene apertamente che Ceuta e Melilla appartengono al Marocco, perché questo elemento dovrebbe essere meno importante delle teorie su intelligence straniere?
Perché interrogarsi immediatamente sul Mossad, sugli Stati Uniti o sulla Cina e dedicare molto meno spazio alla politica dichiarata dello Stato che si trova letteralmente dall’altra parte della frontiera?
La risposta potrebbe essere molto semplice.
Perché riconoscere l’esistenza di interessi geopolitici autonomi di Rabat complica tremendamente una narrativa ideologica già pronta.
Una certa lettura geopolitica sembra infatti funzionare attraverso un algoritmo elementare:
crisi internazionale = Stati Uniti;
destabilizzazione = CIA;
Medio Oriente = Israele;
operazione clandestina = Mossad;
migrazioni = globalismo occidentale.
Tutto ciò che non entra nello schema viene ridimensionato, ignorato oppure reinterpretato.
Ma questa non è analisi geopolitica.
È una griglia ideologica applicata alla realtà.
IL “MOSSAD OVUNQUE”: QUANDO IL SOSPETTO DIVENTA UN METODO
Il problema non consiste nel discutere l’eventuale attività dei servizi israeliani, americani, cinesi, russi, iraniani o di qualsiasi altra potenza.
Le intelligence esistono precisamente per influenzare scenari internazionali.
Indagarne le attività è perfettamente legittimo.
Il problema nasce quando l’ipotesi viene trasformata in spiegazione universale.
Se esistono documenti, intercettazioni, atti giudiziari, rapporti d’intelligence verificabili o dichiarazioni ufficiali che dimostrano una determinata operazione, bisogna pubblicarli e discuterli.
Altrimenti bisogna chiamare le cose con il loro nome:
ipotesi.
E un’ipotesi non può cancellare i fatti documentati soltanto perché questi ultimi risultano politicamente scomodi.
Nel caso di Ceuta, uno dei fatti documentati è precisamente l’esistenza della storica rivendicazione marocchina sulle due città spagnole.
Ignorarla significa amputare deliberatamente una parte essenziale del contesto.
ADESSO ARRIVA LA “PISTA CINESE”
Ed ecco comparire un nuovo capitolo.
Dopo settimane nelle quali sono state avanzate interpretazioni che chiamavano in causa Israele, Stati Uniti e apparati occidentali, adesso circolano ricostruzioni che introducono anche interessi o interferenze cinesi.
Benissimo.
Dove sono le prove?
Non le suggestioni.
Non le concatenazioni associative.
Non il classico schema “questo conosce quello, quello ha incontrato quell’altro, quindi dietro c’è Pechino”.
Le prove.
Se esistono, vanno pubblicate.
Se non esistono, la pista cinese deve essere presentata come un’ipotesi da verificare, non come una spiegazione acquisita.
Perché altrimenti accade qualcosa di paradossale: quelli che accusano continuamente i media tradizionali di costruire narrazioni finiscono per utilizzare esattamente lo stesso metodo che contestano.
Prima viene scelta la conclusione.
Poi vengono selezionati gli elementi utili a sostenerla.
Quelli incompatibili vengono ignorati.
EL OTHMANI ROVINA IL COPIONE
Ed è proprio qui che le dichiarazioni di Saadeddine El Othmani diventano fastidiose.
Perché ricordano una realtà molto semplice:
il Marocco possiede una propria agenda geopolitica.
Non è una comparsa passiva nella guerra tra altri imperi.
Non è una pedina senza volontà.
Rabat possiede interessi territoriali, economici, diplomatici e strategici propri.
Il Sahara Occidentale ne rappresenta l’esempio più evidente.
Ceuta e Melilla costituiscono un altro dossier storico.
La pressione migratoria rappresenta inoltre da anni un elemento delicatissimo nei rapporti tra Marocco, Spagna e Unione Europea.
Basta ricordare quanto accadde nel maggio 2021, quando migliaia di persone entrarono a Ceuta in pochissimo tempo durante una gravissima crisi diplomatica tra Madrid e Rabat.
Anche allora il rapporto fra controllo marocchino della frontiera e pressione migratoria divenne immediatamente una questione politica internazionale.
Non serviva il Mossad.
Non serviva la CIA.
Non serviva Pechino.
Esisteva già un conflitto diplomatico concreto tra Spagna e Marocco.
CEUTA E MELILLA: LA STORIA CHE DISTURBA LA PROPAGANDA
Esiste poi un’altra realtà che merita di essere ricordata.
La sovranità spagnola sulle due città ha radici molto anteriori alla nascita del moderno Regno del Marocco.
Melilla passò sotto la Corona di Castiglia nel 1497.
Ceuta, dopo essere stata conquistata dal Portogallo nel 1415, passò definitivamente alla Corona spagnola nel XVII secolo, con il riconoscimento portoghese sancito dal Trattato di Lisbona del 1668.
Il Marocco moderno ottenne invece l’indipendenza dai protettorati francese e spagnolo nel 1956.
Rabat contesta politicamente questa situazione e rivendica le due città.
Madrid respinge la rivendicazione.
Questo è il conflitto politico reale.
Si può discutere di tutto il resto, naturalmente.
Ma cancellare questo contesto per sostituirlo con una successione di complotti stranieri significa raccontare soltanto la parte della realtà compatibile con la propria ideologia.
E MADRID? IL SILENZIO POLITICO È PARTE DEL PROBLEMA
Poi esiste la responsabilità del governo spagnolo.
Pedro Sánchez ha formalmente ribadito la sovranità spagnola su Ceuta e Melilla.
Ma la politica adottata verso Rabat negli ultimi anni — dal cambiamento della posizione spagnola sul Sahara Occidentale alla crescente centralità della cooperazione migratoria con il Marocco — ha prodotto critiche durissime all’interno della stessa Spagna.
Il problema politico è evidente.
Quando la sicurezza della frontiera dipende fortemente dalla cooperazione di un Paese che mantiene contemporaneamente una rivendicazione territoriale sulle città situate dietro quella frontiera, si crea inevitabilmente una vulnerabilità strategica.
Madrid dovrebbe quindi pretendere chiarezza assoluta.
Non mezze frasi.
Non ambiguità diplomatiche.
Non silenzi convenienti.
Ceuta e Melilla sono territorio spagnolo e frontiera esterna dell’Unione Europea.
La loro sovranità non dovrebbe diventare una variabile negoziale dei rapporti con Rabat.
LA DOMANDA CHE LA CONTROINFORMAZIONE DOVREBBE FARSI
La questione, dunque, non è stabilire preventivamente che dietro gli eventi di Ceuta ci sia esclusivamente il Marocco.
Sarebbe commettere lo stesso errore metodologico che contestiamo agli altri.
La domanda seria è diversa:
perché alcune narrazioni cercano immediatamente responsabilità lontanissime mentre dedicano così poca attenzione agli interessi apertamente dichiarati dell’attore direttamente coinvolto?
Perché il Mossad dovrebbe essere sempre la prima spiegazione?
Perché Washington?
Perché improvvisamente Pechino?
E perché Rabat, che rivendica pubblicamente Ceuta e Melilla, dovrebbe diventare quasi un elemento secondario della storia?
È questo cortocircuito che merita di essere denunciato.
FORSE PERCHÉ LA REALTÀ SMONTA IL VECCHIO SCHEMA IDEOLOGICO?
C’è infine una questione più profonda.
Una parte della controinformazione italiana sostiene di avere superato destra e sinistra, ma continua frequentemente a leggere la geopolitica attraverso categorie riconducibili alla vecchia tradizione anti-imperialista: l’Occidente come centro strutturale della dominazione e i suoi avversari interpretati prevalentemente come reazione a quella dominazione.
Il problema è che il mondo reale è molto più complicato.
Russia, Cina, Iran, Turchia, Marocco, Arabia Saudita, Pakistan e le altre potenze regionali possiedono strategie, interessi, apparati d’intelligence, ambizioni e sfere d’influenza proprie.
Non tutto ciò che accade nel mondo è una reazione all’America.
Non ogni crisi conduce a Israele.
Non ogni operazione porta al Mossad.
E non ogni evento incompatibile con questo schema può essere risolto inventando un nuovo burattinaio.
La geopolitica seria comincia precisamente quando si smette di dividere il mondo fra un unico imperialismo onnipotente e una serie di attori apparentemente privi di proprie ambizioni.
CONCLUSIONE: PRIMA I FATTI, POI LE TEORIE
La dichiarazione di El Othmani è interessante proprio perché costringe a tornare alla realtà.
Il Marocco rivendica Ceuta e Melilla.
Questa posizione ha precedenti pubblici.
Madrid la conosce perfettamente.
Esiste una lunga storia di tensioni diplomatiche e migratorie fra Rabat e Madrid.
Esiste quindi un contesto geopolitico concreto che deve essere analizzato.
Se qualcuno possiede prove verificabili di un ruolo operativo cinese, israeliano, americano o di qualsiasi altra intelligence nella crisi del 2026, le presenti.
Saranno analizzate come qualsiasi altro documento.
Ma fino a quel momento non si può sostituire un fatto documentato con una teoria semplicemente perché la teoria aderisce meglio alla propria visione politica.
La domanda finale resta quindi quella più scomoda:
come mai alcuni sedicenti analisti vedono il Mossad a migliaia di chilometri di distanza, scorgono improvvisamente la Cina dietro Ceuta, ma sembrano diventare miopi quando un ex primo ministro marocchino parla apertamente delle rivendicazioni del proprio Paese?
Forse perché, ascoltando davvero ciò che dicono i protagonisti, la vecchia propaganda ideologica comincia a perdere pezzi.
E quando i fatti disturbano la narrativa, il metodo più antico della propaganda rimane sempre lo stesso:
non confutarli.
Smettere semplicemente di parlarne.
FONTI E DOCUMENTI
1. Ministero degli Affari Esteri spagnolo – Convocazione dell’ambasciatrice marocchina per le dichiarazioni di El Othmani su Ceuta e Melilla
Documento ufficiale del governo spagnolo del 21 dicembre 2020. Madrid convocò d’urgenza l’ambasciatrice del Marocco chiedendo chiarimenti sulle dichiarazioni dell’allora primo ministro Saadeddine El Othmani e ribadendo il rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale spagnola.
2. Europa Press – El Othmani: Ceuta e Melilla «sono marocchine come il Sahara»
Ricostruzione delle dichiarazioni dell’allora premier marocchino e della conseguente convocazione dell’ambasciatrice da parte del governo spagnolo.
3. El País – Madrid protesta dopo il riemergere delle rivendicazioni marocchine su Ceuta e Melilla
Approfondimento sulla crisi diplomatica provocata dalle dichiarazioni di El Othmani.
4. El País – La crisi di Ceuta del maggio 2021
Ricostruzione dell’ingresso di circa 8.000 persone a Ceuta durante la crisi diplomatica tra Spagna e Marocco, nel contesto dello scontro provocato dall’ospitalità concessa dalla Spagna al leader del Fronte Polisario Brahim Ghali.
5. Reuters/Euronews – Sánchez accusò il Marocco di avere allentato i controlli alla frontiera
Nel maggio 2021 Pedro Sánchez definì inaccettabile il comportamento marocchino durante la crisi di Ceuta e parlò di un attacco ai confini nazionali, mentre Rabat collegava la crisi diplomatica alla questione del Sahara Occidentale.
https://www.euronews.com/2021/05/31/us-europe-migrants-spain-sanchez
6. Reuters – La posizione ufficiale marocchina sulla nuova crisi di Ceuta del 2026
Il 3 agosto 2026 un alto funzionario marocchino ha attribuito parte della responsabilità della nuova ondata migratoria alle conseguenze di una decisione giudiziaria spagnola, negando che Rabat avesse deliberatamente allentato i controlli. È una fonte importante perché permette di distinguere le accuse politiche dalle responsabilità effettivamente dimostrate.
DOCUMENTI CHIAVE
Il documento più importante resta quello del Ministero degli Esteri spagnolo del 21 dicembre 2020: dimostra che le rivendicazioni di El Othmani su Ceuta e Melilla non sono una ricostruzione giornalistica recente. Furono considerate abbastanza serie dal governo spagnolo da provocare la convocazione urgente dell’ambasciatrice marocchina.
La crisi del maggio 2021 costituisce inoltre un precedente fondamentale: circa 8.000 persone raggiunsero Ceuta nel pieno di una crisi diplomatica tra Madrid e Rabat. Lo stesso Pedro Sánchez accusò allora il Marocco di avere allentato i controlli alla frontiera.

