C’è una nuova sindrome nella politica italiana: la MAGA-lomania.
Quando arrivano critiche difficili da digerire, invece di chiedersi perché una parte dell’opinione pubblica sia furiosa, diventa molto più comodo cercare una regia occulta.
E possibilmente americana.
Trump, MAGA, algoritmi, bot, intelligence, interferenze straniere. E quando lo scenario si sposta sul Medio Oriente, nel dibattito politico e nella controinformazione spunta puntualmente un altro protagonista universale: il Mossad.
Cambiano i fatti, ma il copione sembra spesso lo stesso.
Nel caso di Matteo Lepore la vicenda assume contorni quasi grotteschi. Il sindaco denuncia migliaia di account artificiali provenienti dagli Stati Uniti; Repubblica Bologna introduce nella narrazione la galassia MAGA; poi, quando arrivano le domande più scomode, Lepore precisa:
«Non so dire chi ci sia dietro e, francamente, non propongo nessuna teoria MAGA.»
Ed è proprio qui che la costruzione narrativa mostra la sua fragilità.
Se non sappiamo chi ci sia dietro, perché trasformare immediatamente l’origine americana di una parte dell’attività social nella suggestione di una possibile offensiva trumpiana?
Dove sono le prove?
È la stessa domanda che dovrebbe essere posta ogni volta che un fatto complesso viene spiegato evocando automaticamente Trump, MAGA, il Mossad o qualsiasi altra grande regia internazionale.
Le interferenze straniere esistono. Le campagne coordinate esistono. I bot esistono. Le operazioni di influenza esistono.
Ma proprio perché esistono davvero, accusare qualcuno richiede elementi verificabili: account, reti di amplificazione, infrastrutture, finanziamenti, coordinamento, contenuti e collegamenti documentabili.
Altrimenti non è intelligence.
È narrazione politica.
IL NEMICO PERFETTO
Trump è diventato per una parte della politica e dell’informazione italiana un antagonista perfetto.
È lontano, è polarizzante, garantisce titoli, genera indignazione e soprattutto permette di trasformare una controversia locale in uno scontro epocale.
Un sindaco criticato non sarebbe più semplicemente un amministratore contestato.
Diventerebbe la vittima di qualcosa di immensamente più grande.
Ed ecco apparire l’America trumpiana.
La domanda che andrebbe posta, invece, è molto più semplice:
quante delle critiche rivolte a Lepore provengono realmente da cittadini italiani e bolognesi?
Perché prima di cercare Donald Trump dall’altra parte dell’Atlantico sarebbe forse opportuno guardare cosa accade sotto le Due Torri.
SEMPRE TRUMP. SEMPRE IL MOSSAD. SEMPRE QUALCUN ALTRO
Il fenomeno non riguarda soltanto Lepore.
Nel dibattito politico contemporaneo si sta diffondendo una forma di semplificazione nella quale avvenimenti completamente differenti vengono ricondotti continuamente agli stessi grandi burattinai.
Se riguarda l’America, spunta Trump.
Se riguarda Israele o il Medio Oriente, spunta il Mossad.
Se riguarda i social, arrivano i bot.
Se riguarda il consenso politico, arrivano gli algoritmi.
Tutto può essere possibile. Ma “possibile” non significa “dimostrato”.
È questa distinzione elementare che troppo spesso scompare.
Il risultato è paradossale: chi sostiene di combattere la disinformazione rischia di sostituire l’analisi dei fatti con una successione di suggestioni.
LEPORE E LO SPECCHIO CHE NON PIACE
Ed eccoci al punto politicamente più interessante.
Forse il problema non sono gli americani.
Forse il problema è che sotto i post di Lepore esiste davvero una quantità enorme di persone che lo critica.
Naturalmente questo non significa che ogni commento sia autentico, né che i social rappresentino scientificamente l’opinione dell’intera popolazione bolognese.
Significa però che prima di attribuire il fenomeno a oscure interferenze internazionali bisognerebbe escludere l’ipotesi più banale:
che una parte dei cittadini sia semplicemente arrabbiata.
È molto meno affascinante di un complotto internazionale.
Non ci sono agenti segreti.
Non ci sono stanze operative a Washington.
Non c’è Donald Trump nascosto dietro la Torre degli Asinelli con uno smartphone in mano.
C’è soltanto una domanda tremendamente terrestre che qualsiasi amministratore dovrebbe porsi quando viene sommerso dalle critiche:
“E se il problema fossi io?”
Ed è forse proprio questa la domanda che nessun dossier, nessun algoritmo e nessuna teoria sulla galassia MAGA può evitare per sempre.
Per capire cosa pensano i bolognesi di Matteo Lepore non serve scomodare Trump.
E non serve neppure il Mossad.
Basta ascoltare Bologna.
Fonti e approfondimenti
- La7 – Lepore raduna la “piazza della verità” a Bologna — intervento e dichiarazioni del sindaco sulla manifestazione del 21 luglio 2026.
- La7 – Lepore sugli scontri di Bologna e sul ruolo delle istituzioni — dichiarazioni successive agli scontri.
- La7 – Laura Boldrini difende Lepore dopo gli scontri — utile per documentare la reazione politica del PD e la difesa del sindaco.
- ANSA – Lepore: “Non ho chiesto io la scorta” — dichiarazioni del sindaco dopo le minacce ricevute e la decisione sulla protezione.
- Repubblica – Schlein: “Bologna da tempo sotto attacco delle destre. Matteo Lepore, non sei solo” — documenta esplicitamente la lettura politica dell’“attacco delle destre”.
- Comune di Bologna – Missione istituzionale di Lepore negli Stati Uniti — fonte ufficiale sull’attività istituzionale del sindaco negli USA nel 2026.

