La metastasi comunista e i cani da riporto della controinformazione

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Dalle radici del marxismo al terzomondismo contemporaneo: una lettura critica della trasformazione ideologica

Il 20 luglio 2026 il Segretario di Stato degli Stati Uniti, Marco Rubio, ha pubblicato una dichiarazione destinata ad alimentare il dibattito sul ruolo storico di Cuba nella diffusione delle ideologie rivoluzionarie in America Latina e negli Stati Uniti.

Secondo Rubio:

«Per più di sei decenni, il regime cubano è stato il principale sponsor del radicalismo di sinistra e del terzomondismo negli Stati Uniti. Il Dipartimento di Stato sta rivelando l’intera storia dello spionaggio e della sovversione cubana nel nostro Paese. Il popolo americano merita di sapere.»

Per l’amministrazione americana questa non rappresenta soltanto una valutazione politica, ma il punto di arrivo di un lavoro di declassificazione documentale volto a ricostruire decenni di attività d’influenza, spionaggio e sostegno a movimenti rivoluzionari.

Se tali accuse verranno ulteriormente documentate dai materiali annunciati dal Dipartimento di Stato, esse potrebbero contribuire a ridefinire il dibattito sul ruolo internazionale del regime cubano durante la Guerra Fredda e oltre.

Dalle origini filosofiche alla rivoluzione politica

Per comprendere questo fenomeno è necessario tornare alle origini.

La filosofia della storia elaborata da Georg Wilhelm Friedrich Hegel attribuisce alla dialettica il ruolo di motore dell’evoluzione storica. Karl Marx e Friedrich Engels reinterpretano questa impostazione sostituendo al conflitto tra idee il conflitto tra classi sociali.

Nel Manifesto del Partito Comunista del 1848 la rivoluzione viene presentata come inevitabile conseguenza dello sviluppo capitalistico.

L’idea centrale è semplice: il proletariato, progressivamente impoverito, avrebbe abbattuto il sistema capitalistico instaurando una società senza classi.

Questa visione diventerà il fondamento ideologico di numerosi movimenti rivoluzionari del XX secolo.

Come osservava il filosofo polacco Leszek Kołakowski:

«L’illusione comunista non è stata un errore casuale, ma una forza gigantesca alimentata dalla promessa di realizzare il paradiso sulla terra.»

Secondo Kołakowski, proprio questa promessa avrebbe reso il comunismo una delle ideologie più influenti del Novecento.

L’espansione mondiale del comunismo

Nel corso del XX secolo il comunismo conquista vaste aree del pianeta.

L’Unione Sovietica diventa il centro del movimento internazionale.

Successivamente il modello viene adottato, con profonde differenze interne, dalla Repubblica Popolare Cinese, da Cuba, dal Vietnam, dalla Corea del Nord e dalla Cambogia dei Khmer Rossi.

Parallelamente nascono decine di movimenti armati ispirati al marxismo in America Latina, Africa e Asia.

Con la rivoluzione cubana del 1959 Fidel Castro e Ernesto “Che” Guevara trasformano Cuba in uno dei principali centri di esportazione della rivoluzione.

L’Avana sostiene guerriglie, offre addestramento militare e diventa un punto di riferimento per numerosi movimenti rivoluzionari.

In questa fase il marxismo assume una nuova veste.

Alla lotta di classe si affianca il cosiddetto terzomondismo, cioè una lettura del mondo basata sulla contrapposizione tra Paesi industrializzati e nazioni considerate vittime del colonialismo e dell’imperialismo occidentale.

Il fallimento della previsione marxiana

Secondo molti studiosi, il punto di svolta arriva proprio dove Marx riteneva che la rivoluzione sarebbe dovuta nascere.

Nelle grandi economie occidentali il proletariato non si impoverisce progressivamente.

Al contrario, tra il secondo dopoguerra e gli anni Ottanta milioni di lavoratori vedono aumentare reddito, istruzione, diritti sindacali e mobilità sociale.

La classe operaia diventa parte integrante della classe media.

Viene quindi meno quello che Marx definiva il “soggetto rivoluzionario”.

Il dissidente sovietico Igor’ Šafarevič interpretava questo processo in termini radicalmente critici:

«Il socialismo non rappresenta semplicemente un diverso modello economico, ma una tendenza al livellamento totale che conduce alla distruzione della civiltà.»

La sua analisi rimane oggetto di dibattito nel mondo accademico, ma rappresenta una delle critiche più note formulate da un ex cittadino dell’Unione Sovietica.

La mutazione ideologica

Secondo questa interpretazione, il marxismo non scompare dopo il fallimento economico dei sistemi comunisti.

Cambia invece linguaggio e strumenti.

La centralità della lotta di classe lascia progressivamente spazio ad altri paradigmi:

  • anticolonialismo;
  • terzomondismo;
  • identitarismo;
  • teoria dell’oppressore e dell’oppresso;
  • antioccidentalismo.

L’Occidente non viene più criticato principalmente come sistema economico, bensì come struttura culturale ritenuta responsabile delle principali ingiustizie globali.

Questa trasformazione costituisce uno degli elementi più discussi del dibattito politico contemporaneo.

Il rapporto con l’islamismo radicale

Una delle tesi più controverse sostiene l’esistenza di convergenze tattiche tra alcuni ambienti della sinistra radicale occidentale e movimenti islamisti.

Secondo questa lettura, entrambe le componenti condividerebbero un comune antagonismo verso gli Stati Uniti, Israele e, più in generale, l’ordine liberale occidentale.

Pur mantenendo profonde differenze ideologiche, tali convergenze sarebbero visibili in alcuni movimenti politici, nelle mobilitazioni universitarie e in parte dell’attivismo internazionale.

Si tratta di una tesi sostenuta da diversi analisti politici, ma contestata da altri studiosi che ritengono tali alleanze episodiche e non riconducibili a una strategia unitaria.

Cuba nel nuovo scenario

La dichiarazione di Marco Rubio riporta l’attenzione proprio sul ruolo di Cuba.

Secondo il Dipartimento di Stato americano, il regime castrista avrebbe continuato per decenni a sostenere reti ideologiche e operative capaci di influenzare organizzazioni politiche, movimenti radicali e attività di intelligence negli Stati Uniti.

La documentazione promessa dall’amministrazione americana sarà determinante per valutare la portata storica di tali affermazioni.

I cani da riporto della controinformazione

Secondo una lettura fortemente critica, una parte della cosiddetta controinformazione occidentale avrebbe progressivamente assunto il ruolo di amplificatore di queste narrazioni.

In questa prospettiva, il racconto geopolitico verrebbe ricondotto quasi esclusivamente a una contrapposizione tra un Occidente rappresentato come responsabile di ogni crisi e un fronte antioccidentale sistematicamente descritto come vittima.

Gli autori di questa critica ritengono che tale approccio finisca per minimizzare o ignorare le responsabilità di regimi autoritari, movimenti jihadisti e potenze revisioniste quando queste non si inseriscono nella narrazione antiamericana.

Conclusioni

La storia del comunismo non si esaurisce con la caduta del Muro di Berlino.

Per alcuni osservatori essa continua attraverso nuove categorie culturali, nuovi strumenti comunicativi e differenti alleanze geopolitiche.

La dichiarazione di Marco Rubio rappresenta un ulteriore tassello di questo dibattito, riportando al centro dell’attenzione il ruolo storico di Cuba e del terzomondismo nella diffusione di determinate correnti ideologiche.

Resta ora da verificare il contenuto dei documenti annunciati dal Dipartimento di Stato e il contributo che potranno offrire alla ricostruzione storica di oltre sessant’anni di Guerra Fredda, propaganda e influenza politica.


Fonti e approfondimenti

  • Dipartimento di Stato degli Stati Uniti – Dichiarazioni del Segretario di Stato Marco Rubio (luglio 2026).
  • Karl Marx, Manifesto del Partito Comunista (1848).
  • Karl Marx, Il Capitale.
  • Friedrich Engels, L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato.
  • Leszek Kołakowski, Main Currents of Marxism.
  • Igor’ Šafarevič, Il fenomeno socialista.
  • Stéphane Courtois (a cura di), Il Libro nero del comunismo.
  • Robert Service, Comrades: A History of World Communism.
  • Archie Brown, The Rise and Fall of Communism.
  • Paul Hollander, Political Pilgrims.
  • Richard Pipes, Communism: A History.
  • Documentazione storica della CIA sulla Guerra Fredda (Freedom of Information Act).
  • Wilson Center Digital Archive – Cold War International History Project.

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