LA GRANDE COLONIZZAZIONE EOLICA DELLA SARDEGNA: DOPO CARLOFORTE, L’ASSALTO ALLA COSTA SMERALDA E ALL’ARCIPELAGO DI LA MADDALENA

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Per decenni la Sardegna è stata raccontata come uno degli ultimi paradisi paesaggistici del Mediterraneo. La Gallura, la Costa Smeralda, Caprera e l’Arcipelago di La Maddalena rappresentano non soltanto un patrimonio ambientale italiano, ma un bene paesaggistico riconosciuto e ammirato in tutto il mondo.

Un ecosistema irripetibile fatto di granito, mare cristallino, biodiversità, storia e memoria nazionale.

Eppure, dopo l’approvazione del gigantesco progetto eolico offshore davanti a Carloforte e al Pan di Zucchero, sulla costa iglesiente, la pressione industriale si sta ora spostando verso uno dei luoghi più iconici dell’intero Mediterraneo.

Secondo la documentazione depositata presso il Ministero dell’Ambiente, il progetto sostenuto da Eni-Plenitude prevede l’installazione di 33 pale eoliche galleggianti alte fino a 350 metri davanti all’isola di Caprera. Per accelerare l’iter autorizzativo sarebbero stati depositati oltre cento nuovi elaborati tecnici e documentali.

Per comprendere le dimensioni dell’opera basta ricordare che 350 metri equivalgono a edifici superiori ai cento piani, molto più alti della Torre Unicredit di Milano.

IL PARADOSSO DELLA TRANSIZIONE ECOLOGICA

Per decenni si è combattuto contro la cementificazione selvaggia, la speculazione edilizia e la distruzione del paesaggio.

Oggi, in nome della transizione ecologica, si assiste a una trasformazione ancora più radicale.

Interi tratti di mare vengono progressivamente convertiti in distretti energetici industriali.

Le grandi compagnie petrolifere si sono trasformate nei nuovi protagonisti dell’economia verde.

Eni, attraverso Plenitude, non rappresenta una piccola società ambientalista, ma uno dei maggiori gruppi energetici del pianeta, storicamente legato agli idrocarburi e oggi impegnato a costruire enormi portafogli di impianti eolici e fotovoltaici.

Molti comitati territoriali parlano ormai apertamente di “petrolieri del vento”.

Non cambia la logica industriale.

Cambiano soltanto le tecnologie.

IL VERO REGISTA È BRUXELLES

Dietro la corsa all’eolico offshore non vi sono soltanto le aziende energetiche.

Esiste una fortissima pressione normativa proveniente dalle istituzioni europee.

Le direttive del Green Deal europeo, il programma REPowerEU e gli obiettivi climatici al 2030 hanno imposto agli Stati membri una drastica accelerazione delle procedure autorizzative.

La Commissione Europea ha chiesto esplicitamente di ridurre i tempi burocratici e individuare “aree di accelerazione” per favorire l’installazione delle energie rinnovabili.

In pratica:

  • Bruxelles stabilisce gli obiettivi;
  • i governi nazionali eseguono;
  • le multinazionali investono;
  • i territori subiscono le trasformazioni.

È una dinamica che molti osservatori descrivono come una forma di pianificazione energetica centralizzata, nella quale le popolazioni locali hanno margini decisionali sempre più ridotti.

DI CHI SONO DAVVERO QUESTI PROGETTI?

Dietro la retorica dell’energia pulita si muove una galassia finanziaria internazionale.

Plenitude opera insieme a GreenIT, società partecipata dal fondo danese Copenhagen Infrastructure Partners.

Ma il fondo CIP raccoglie capitali provenienti da:

  • Stati Uniti;
  • Canada;
  • Regno Unito;
  • Germania;
  • Paesi Scandinavi;
  • fondi pensione internazionali;
  • grandi investitori istituzionali.

Altri partner strategici di Plenitude includono:

  • Flotation Energy (Regno Unito);
  • Simply Blue Group (Irlanda);
  • HitecVision (Norvegia).

Dietro il linguaggio della sostenibilità si trova dunque una gigantesca architettura finanziaria transnazionale, composta da fondi infrastrutturali, banche e investitori istituzionali che vedono nelle rinnovabili uno dei mercati più redditizi dei prossimi decenni.

LA SARDEGNA COME COLONIA ENERGETICA

Molti comitati sardi denunciano un fenomeno che definiscono senza mezzi termini “colonialismo energetico”.

L’isola produce già molta più energia di quella che consuma.

Eppure continuano ad arrivare richieste per nuovi impianti.

Secondo varie stime, le domande di connessione presentate superano ampiamente il fabbisogno energetico regionale.

La Sardegna rischia così di diventare una gigantesca piattaforma produttiva al servizio del continente europeo.

I profitti finiscono alle multinazionali.

I dividendi vanno agli investitori.

Le comunità locali rimangono con le infrastrutture.

L’ASSALTO ALLA COSTA SMERALDA

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La Gallura rappresenta uno dei paesaggi più spettacolari e riconoscibili al mondo.

Le sue coste granitiche, l’acqua trasparente, le isole dell’Arcipelago di La Maddalena e la stessa Caprera costituiscono un patrimonio unico.

Caprera non è soltanto un’isola.

È il luogo in cui visse Giuseppe Garibaldi.

È una parte fondamentale della memoria storica italiana.

È un ecosistema marino straordinario.

Pensare di collocare davanti a questo scenario una foresta di torri alte 350 metri pone inevitabilmente interrogativi profondi.

Quale sarà l’impatto paesaggistico?

Quale sarà l’effetto sul turismo?

Quale sarà l’impatto sulla fauna marina?

Quali saranno le conseguenze sugli ecosistemi?

E soprattutto:

chi ha deciso che uno dei paesaggi più preziosi del Mediterraneo debba diventare una zona industriale offshore?

DOPO CARLOFORTE, ANCHE LA GALLURA

L’approvazione del progetto davanti a Carloforte e al Pan di Zucchero ha rappresentato per molti una svolta.

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Il Pan di Zucchero è uno dei simboli naturalistici della Sardegna.

Carloforte è uno dei borghi più caratteristici dell’isola.

L’idea che aree di tale pregio possano essere circondate da giganteschi impianti industriali viene percepita da molti cittadini come una trasformazione irreversibile.

E il timore crescente è che quanto sta accadendo oggi in Gallura rappresenti soltanto l’inizio.

LA FINANZIARIZZAZIONE DELL’AMBIENTALISMO

L’aspetto forse più controverso riguarda la natura economica di questa rivoluzione.

Le rinnovabili sono diventate un enorme mercato finanziario.

I grandi fondi d’investimento mondiali stanno riversando centinaia di miliardi di euro nel settore.

L’energia verde non è soltanto una scelta ambientale.

È soprattutto una gigantesca occasione economica.

Le pale eoliche, i crediti di carbonio, i certificati verdi, i sussidi pubblici e i programmi europei stanno alimentando una nuova economia nella quale gli stessi colossi che per decenni hanno prosperato sugli idrocarburi stanno riconvertendo i propri modelli di business.

I protagonisti cambiano faccia.

Ma il potere economico rimane concentrato nelle mani di pochi grandi attori.

UNA DOMANDA DESTINATA A DIVENTARE CENTRALE

La vera questione che si apre oggi non riguarda l’essere favorevoli o contrari alle energie rinnovabili.

La domanda è un’altra.

È possibile difendere l’ambiente distruggendo il paesaggio?

È possibile salvare il clima trasformando alcuni dei luoghi più belli del Mediterraneo in enormi distretti industriali offshore?

È possibile parlare di transizione ecologica quando le comunità locali percepiscono di non avere più alcun controllo sulle trasformazioni del proprio territorio?

Sono interrogativi che attraversano tutta l’Europa.

E che in Sardegna assumono un significato ancora più profondo.

Perché la Gallura, Caprera e l’Arcipelago di La Maddalena non rappresentano soltanto una porzione di territorio.

Rappresentano un patrimonio storico, ambientale e identitario che appartiene all’Italia intera.

E molti cittadini si chiedono se, nel nome della sostenibilità e sotto la pressione delle strategie energetiche decise a Bruxelles e sostenute dai grandi capitali internazionali, non si stia consumando una delle più grandi trasformazioni paesaggistiche della storia contemporanea della Sardegna.


Fonti

  • Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica – Procedimenti VIA
  • Commissione Europea – Green Deal Europeo
  • Commissione Europea – Piano REPowerEU
  • Eni Plenitude
  • Copenhagen Infrastructure Partners
  • Documentazione tecnica dei progetti eolici offshore in Sardegna
  • Rinnovabili.it
  • QualEnergia
  • Comitati territoriali e osservatori sul paesaggio sardo

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