LA SOLITA PROPAGANDA SPACCIATA PER INFORMAZIONE: QUANDO LA COOPERAZIONE CYBER USA-ISRAELE DIVENTA UNA FANTOMATICA “FUSIONE DEGLI ESERCITI”

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Come nasce una narrativa sensazionalistica e perché sempre più spesso il giornalismo rinuncia ai fatti per inseguire l’emozione


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Congresso degli Stati Uniti, reti digitali, server informatici e documenti legislativi sullo sfondo. In primo piano una lente d’ingrandimento che separa i fatti dalle interpretazioni sensazionalistiche.


Esiste un problema sempre più evidente nel panorama mediatico contemporaneo.

Un problema che non riguarda soltanto i grandi media mainstream.

Riguarda anche una parte dell’informazione alternativa.

Riguarda una parte dell’informazione geopolitica.

Riguarda chiunque abbia compreso che la paura, l’indignazione e lo shock producono più attenzione della realtà.

Il problema è semplice.

Non si raccontano più i fatti.

Si costruiscono narrative.

E una volta costruita la narrativa, i fatti vengono adattati fino a diventare funzionali al racconto.

L’ultimo esempio arriva dalla vicenda della presunta “fusione” tra esercito americano ed esercito israeliano.

Una definizione che ha iniziato a circolare dopo l’approvazione alla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti di una proposta riguardante l’espansione della cooperazione tecnologica e cyber tra Washington e Tel Aviv.

Nel giro di poche ore sono comparsi titoli allarmistici.

“Fusione degli eserciti.”

“Integrazione militare totale.”

“Israele controlla il Pentagono.”

“Netanyahu ottiene una vittoria storica.”

Titoli perfetti per generare clic.

Molto meno perfetti quando vengono confrontati con il contenuto reale dei documenti.


IL PROBLEMA NON È LA PROPAGANDA

IL PROBLEMA È QUANDO LA PROPAGANDA SI TRAVESTE DA ANALISI

La propaganda tradizionale almeno era riconoscibile.

Oggi il fenomeno è più sofisticato.

La propaganda indossa gli abiti dell’analisi geopolitica.

Utilizza termini tecnici.

Cita documenti.

Inserisce riferimenti legislativi.

Mostra estratti di testi ufficiali.

Poi però costruisce conclusioni che quei documenti non sostengono.

È una tecnica ormai diffusissima.

Non si inventa completamente una notizia.

Si prende un fatto reale.

Lo si ingrandisce.

Lo si decontestualizza.

Lo si trasforma.

Fino a renderlo quasi irriconoscibile.

Esattamente ciò che sembra essere accaduto in questa vicenda.


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LA COOPERAZIONE CYBER NON NASCE NEL 2026

Questa è probabilmente l’informazione più importante che molti articoli hanno omesso.

La cooperazione cyber tra Stati Uniti e Israele non nasce oggi.

Non nasce con Netanyahu.

Non nasce con Trump.

Non nasce con Biden.

Non nasce con questa proposta legislativa.

È un processo iniziato molti anni fa.

Già nel 2016 il Congresso americano approvava iniziative per rafforzare la collaborazione nel settore della sicurezza informatica, della protezione delle infrastrutture critiche e della ricerca tecnologica avanzata.

Già allora si parlava di:

  • ricerca congiunta;
  • difesa delle reti;
  • sicurezza delle infrastrutture strategiche;
  • sviluppo tecnologico;
  • contrasto alle minacce informatiche.

Negli anni successivi la cooperazione è stata ulteriormente ampliata.

Nel 2021 sono stati introdotti nuovi programmi bipartisan dedicati alla sicurezza tecnologica.

Nel 2022 il Dipartimento del Tesoro statunitense e le autorità israeliane hanno sviluppato accordi specifici relativi alla sicurezza finanziaria digitale.

Tutto pubblico.

Tutto documentato.

Tutto consultabile.

Eppure leggendo alcuni articoli sembrerebbe che un mattino il governo israeliano abbia deciso di incorporare le forze armate statunitensi.

La realtà è molto meno spettacolare.

E proprio per questo meno interessante per chi vive di titoli sensazionalistici.


IL GIORNALISMO DELLO SHOCK

Viviamo nell’epoca dell’economia dell’attenzione.

L’obiettivo non è più soltanto informare.

L’obiettivo è catturare l’attenzione.

Per farlo servono emozioni forti.

Paura.

Rabbia.

Scandalo.

Emergenza.

Apocalisse.

Il meccanismo è ormai noto.

Ogni settimana arriva una nuova crisi definitiva.

Ogni mese una nuova cospirazione destinata a cambiare il mondo.

Ogni anno una nuova svolta epocale.

Poi quasi sempre nulla accade.

Ma nel frattempo i clic sono arrivati.

Le visualizzazioni pure.

Le condivisioni hanno fatto il loro lavoro.

E il ciclo ricomincia.


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COSA DICE DAVVERO LA PROPOSTA

La proposta discussa al Congresso riguarda principalmente l’espansione della cooperazione tecnologica nel settore della difesa.

Parliamo di:

  • ricerca e sviluppo;
  • intelligenza artificiale;
  • sistemi autonomi;
  • cyber-sicurezza;
  • difesa missilistica;
  • innovazione tecnologica;
  • collaborazione industriale.

Argomenti importanti.

Molto importanti.

Ma completamente diversi da una fusione militare.

Una vera fusione tra forze armate implicherebbe:

  • un comando unificato;
  • una catena di comando comune;
  • obblighi operativi condivisi;
  • integrazione strutturale delle forze armate;
  • pianificazione militare congiunta obbligatoria.

Elementi che non risultano presenti nella proposta.

Ed è proprio qui che emerge la differenza tra ciò che il documento dice e ciò che alcune narrative hanno raccontato.


IL VERO TEMA CHE MERITEREBBE ATTENZIONE

Paradossalmente esiste una questione molto più interessante.

Ed è proprio quella che riceve meno attenzione.

Il vero dibattito riguarda il rapporto crescente tra:

  • governi;
  • aziende tecnologiche;
  • industria della difesa;
  • intelligenza artificiale;
  • infrastrutture digitali;
  • sicurezza informatica.

Le domande realmente importanti sono altre.

Chi controllerà le piattaforme?

Chi definirà gli standard tecnologici del futuro?

Chi possiederà le infrastrutture strategiche?

Quali aziende beneficeranno economicamente di questi accordi?

Quale ruolo avranno i sistemi di intelligenza artificiale nella sicurezza nazionale?

Queste sono le domande che richiedono studio.

Richiedono documentazione.

Richiedono analisi.

Ed è proprio per questo che vengono spesso sostituite da slogan più semplici e più redditizi.


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LA FABBRICA DELLE NARRATIVE

Sempre più spesso sembra che una parte dell’informazione lavori sulle emozioni prima ancora che sui fatti.

Il processo è quasi sempre lo stesso.

Si prende un documento.

Si seleziona una frase.

Si elimina il contesto.

Si amplifica il dettaglio.

Si costruisce una storia.

Poi i social network fanno il resto.

In poche ore una cooperazione tecnologica diventa una fusione militare.

Una proposta diventa una legge.

Una possibilità diventa una certezza.

Un’ipotesi diventa un fatto.

È il trionfo della narrativa sulla documentazione.


IL PARADOSSO DELL’INFORMAZIONE ALTERNATIVA

Esiste poi un paradosso interessante.

Molti di coloro che denunciano la propaganda dei grandi media finiscono talvolta per utilizzare gli stessi meccanismi che criticano.

Cambiano i protagonisti.

Cambiano le conclusioni.

Ma il metodo rimane identico.

Selezione dei fatti.

Enfatizzazione emotiva.

Titoli estremi.

Interpretazioni assolute.

Semplificazioni.

La propaganda non dipende dall’orientamento politico.

Dipende dal metodo utilizzato.

E il metodo resta propaganda indipendentemente da chi lo utilizza.


CONCLUSIONE: I FATTI SONO GIÀ ABBASTANZA INTERESSANTI

La cooperazione cyber tra Stati Uniti e Israele esiste.

È reale.

È importante.

È destinata probabilmente ad aumentare.

Merita attenzione.

Merita controllo.

Merita dibattito.

Ma non ha bisogno di essere trasformata in una favola geopolitica.

I documenti mostrano un processo iniziato anni fa.

Un processo fatto di accordi, programmi di ricerca, sviluppo tecnologico e collaborazione industriale.

La vera domanda non è se gli eserciti si siano fusi.

La vera domanda è come l’intelligenza artificiale, la sicurezza informatica e il complesso tecnologico-militare stiano modificando gli equilibri internazionali.

Ma questa è una discussione molto più complessa.

E soprattutto molto meno redditizia per chi vive di allarmismo permanente.


IL CASO INSIDEOVER: QUANDO IL TITOLO DIVENTA PIÙ IMPORTANTE DEL CONTENUTO

Tra gli esempi più recenti di questa dinamica troviamo l’articolo pubblicato da InsideOver con il titolo:

“Stati Uniti e Israele sempre più integrati: la Camera Usa approva la fusione cyber-militare voluta da Netanyahu”.

Già il termine “fusione cyber-militare” suggerisce al lettore un livello di integrazione che va ben oltre ciò che emerge dalla documentazione disponibile.

L’articolo richiama la Sezione 224 del National Defense Authorization Act (NDAA) e parla di integrazione operativa tra le due realtà militari.

Tuttavia, la stessa ricostruzione pubblicata pochi giorni prima dalla medesima testata mostrava una descrizione molto diversa.

In un precedente articolo, infatti, veniva specificato che non si trattava della creazione di un esercito unico o di forze armate che combattono sotto la stessa bandiera, bensì di una cooperazione tecnologica avanzata focalizzata su ricerca, sviluppo, intelligenza artificiale, cyber-sicurezza, sistemi autonomi e integrazione di tecnologie critiche.

Lo stesso testo parlava esplicitamente di:

  • ricerca militare bilaterale;
  • test e valutazione di tecnologie;
  • integrazione di sistemi;
  • esercitazioni congiunte;
  • condivisione di informazioni;
  • sviluppo di tecnologie emergenti.

Si tratta certamente di elementi importanti.

Ma rappresentano qualcosa di molto diverso da ciò che normalmente il pubblico intende quando legge parole come:

  • fusione degli eserciti;
  • esercito unico;
  • integrazione militare totale;
  • comando condiviso.

La differenza non è soltanto semantica.

È sostanziale.

Una cooperazione industriale e tecnologica, anche molto avanzata, non equivale automaticamente a una fusione delle forze armate.

Anzi, la cooperazione militare tra Stati Uniti e Israele esiste da decenni e comprende già programmi congiunti, scambi di intelligence, ricerca tecnologica condivisa e sviluppo di sistemi d’arma comuni.

Per questo motivo il vero tema non dovrebbe essere la presunta “fusione degli eserciti”, ma piuttosto il crescente ruolo delle tecnologie strategiche, dell’intelligenza artificiale, della cyber-sicurezza e dell’industria della difesa nel rapporto tra Washington e Tel Aviv.

Una discussione certamente meno spettacolare.

Ma decisamente più aderente ai fatti.


LINK CITATI NELL’ARTICOLO

Questo passaggio rafforza molto l’articolo perché critica direttamente il titolo e la narrativa senza dover contestare l’esistenza della cooperazione tecnologica, che è invece ben documentata e di lunga data.

FONTI E APPROFONDIMENTI


“Il compito del giornalismo non è amplificare le emozioni. È verificare i fatti. Quando accade il contrario, l’informazione smette di essere uno strumento di comprensione e diventa uno strumento di persuasione.”

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