Per oltre due anni il Cremlino ha costruito una narrazione precisa: la Russia avrebbe sostituito l’Europa con l’Asia, trasformando la Cina nel proprio principale partner economico e dimostrando che le sanzioni occidentali erano fallite. Il simbolo di questa strategia era un’opera titanica, il gasdotto Power of Siberia-2, destinato a convogliare circa 50 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno dai giacimenti della Siberia occidentale verso il mercato cinese.
Quel progetto non rappresentava semplicemente un’infrastruttura energetica. Era la colonna portante dell’intera strategia geopolitica di Vladimir Putin.
Oggi, però, quella colonna rischia di sgretolarsi.
Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, la leadership cinese avrebbe congelato a tempo indeterminato i negoziati, rifiutando di accettare le condizioni richieste da Mosca e pretendendo prezzi e clausole estremamente favorevoli agli interessi di Pechino. Dietro quello che apparentemente sembra un normale stallo commerciale si nasconde invece una delle evoluzioni geopolitiche più significative degli ultimi anni.
Il grande sogno del “Pivot to Asia”
Quando l’Europa ha progressivamente ridotto gli acquisti di gas russo dopo il 2022, Mosca ha perso il mercato energetico più redditizio della propria storia.
Per decenni Gazprom aveva costruito una rete di infrastrutture che guardava esclusivamente verso occidente:
- Nord Stream;
- Yamal-Europe;
- Brotherhood;
- TurkStream.
L’intero sistema produttivo della Siberia occidentale era stato progettato per servire il mercato europeo.
Con il crollo delle esportazioni verso l’Unione Europea, il Cremlino ha accelerato il cosiddetto Pivot to Asia, confidando che la Cina avrebbe assorbito gran parte del gas rimasto senza acquirenti.
Power of Siberia-2 doveva essere la soluzione.
Non solo avrebbe consentito di vendere il gas precedentemente destinato all’Europa, ma avrebbe anche dimostrato al mondo che Mosca disponeva di alternative strategiche sufficienti per neutralizzare l’effetto delle sanzioni occidentali.
Quella narrativa oggi mostra profonde crepe.
La Cina detta le condizioni
Molti osservatori occidentali hanno descritto negli ultimi anni il rapporto sino-russo come un’alleanza strategica quasi perfetta.
La realtà è molto più complessa.
La Cina non è mai entrata nel conflitto ucraino a fianco della Russia.
Non ha mai riconosciuto formalmente le annessioni territoriali.
Ha mantenuto relazioni economiche con Mosca, ma senza compromettere i propri interessi globali.
Pechino ragiona esclusivamente in termini di convenienza nazionale.
E oggi la convenienza le suggerisce di attendere.
Perché dovrebbe pagare il gas russo a prezzi elevati quando:
- dispone di forniture dall’Asia Centrale;
- importa enormi quantità di GNL;
- acquista petrolio e gas da numerosi fornitori;
- sa che Mosca ha bisogno della Cina molto più di quanto la Cina abbia bisogno della Russia?
Questa è la vera forza negoziale di Xi Jinping.
Non serve rompere l’alleanza.
È sufficiente lasciare il partner in attesa.
La dipendenza è ormai asimmetrica
Negli anni Novanta molti analisti parlavano della Russia come della potenza dominante nello spazio eurasiatico.
Oggi il rapporto si è completamente ribaltato.
L’economia cinese è circa dieci volte più grande di quella russa.
Il commercio estero russo dipende sempre di più dal mercato cinese.
Le banche russe utilizzano sistemi finanziari cinesi per aggirare parte delle restrizioni occidentali.
Molti componenti industriali arrivano ormai dalla Cina.
Perfino numerosi beni di consumo sono stati sostituiti da prodotti cinesi dopo l’uscita delle aziende occidentali.
In altre parole:
la Russia ha bisogno della Cina.
La Cina non ha lo stesso livello di dipendenza dalla Russia.
Ed è proprio questa asimmetria che emerge con forza nel dossier Power of Siberia-2.
Il partner junior
Per anni il Cremlino ha parlato di una “partnership tra pari”.
Ma gli ultimi sviluppi sembrano raccontare altro.
La Cina negozia come fanno tutte le grandi potenze:
- acquista solo se il prezzo è conveniente;
- sfrutta il momento di debolezza del venditore;
- evita di assumersi rischi inutili.
Da questo punto di vista Mosca appare sempre più come un partner junior, privo della forza economica necessaria per imporre le proprie condizioni.
Il rapporto continua a essere strategico.
Ma non è paritario.
Il fallimento della sostituzione del mercato europeo
Un aspetto spesso sottovalutato riguarda la geografia delle infrastrutture.
Non tutto il gas russo può essere semplicemente “spostato” dall’Europa alla Cina.
I grandi giacimenti della Siberia occidentale erano collegati all’Europa attraverso una rete costruita in decenni.
Power of Siberia-2 avrebbe dovuto risolvere proprio questo problema.
Finché il progetto resta fermo, una parte consistente della capacità produttiva di Gazprom rimane inutilizzata.
Questo significa:
- minori esportazioni;
- minori entrate fiscali;
- minori investimenti;
- maggiore pressione sul bilancio federale.
Ed è qui che entra in gioco Washington
È proprio in questo scenario che emerge uno degli sviluppi geopolitici più interessanti.
Per oltre due anni si è raccontato che la Russia potesse emanciparsi completamente dall’Occidente.
La realtà sembra molto diversa.
Se il principale cliente alternativo, la Cina, rallenta gli investimenti e congela il principale progetto energetico, Mosca si trova davanti a una scelta estremamente difficile.
Ed è qui che gli Stati Uniti tornano centrali.
Non necessariamente perché Washington debba diventare un alleato della Russia.
Ma perché gli Stati Uniti restano l’unica potenza capace di incidere contemporaneamente:
- sul sistema finanziario globale;
- sulle sanzioni;
- sui mercati energetici;
- sugli investimenti internazionali;
- sulla stabilità europea.
Nessun altro attore possiede questo livello di influenza.
Trump potrebbe rappresentare una via d’uscita?
Negli ambienti diplomatici si osserva da tempo come un eventuale processo di normalizzazione tra Washington e Mosca potrebbe produrre effetti enormi.
Una riduzione delle tensioni con gli Stati Uniti consentirebbe alla Russia di:
- alleggerire parte dell’isolamento finanziario;
- recuperare margini di manovra nei mercati energetici;
- riequilibrare il rapporto con la Cina;
- evitare di diventare economicamente subordinata a Pechino.
Da questo punto di vista la Russia avrebbe interesse a non trasformarsi definitivamente nel “fornitore di materie prime” della Cina.
Per il Cremlino, mantenere aperti canali di dialogo con Washington significa anche recuperare capacità negoziale nei confronti di Xi Jinping.
Anche gli Stati Uniti hanno interesse
La questione riguarda anche Washington.
Storicamente la diplomazia americana ha sempre cercato di evitare una saldatura completa tra Mosca e Pechino.
Già negli anni Settanta Henry Kissinger utilizzò l’apertura alla Cina per dividere il blocco comunista.
Oggi alcuni analisti sostengono che la logica potrebbe essere invertita:
evitare che la Russia finisca definitivamente nell’orbita economica cinese.
Una Russia completamente dipendente dalla Cina rafforzerebbe infatti la posizione globale di Pechino.
Per questo motivo un futuro dialogo tra Washington e Mosca non può essere escluso, indipendentemente dalle profonde divergenze esistenti.
Xi Jinping ha mostrato chi comanda
La sospensione del progetto Power of Siberia-2 manda soprattutto un messaggio.
La Cina non considera prioritario salvare l’economia energetica russa.
Se Mosca vuole accedere al mercato cinese dovrà probabilmente accettare condizioni molto più favorevoli a Pechino.
Non è una rottura diplomatica.
È qualcosa di forse ancora più significativo.
È la dimostrazione pratica che, nel rapporto tra le due potenze, il potere contrattuale si è ormai spostato stabilmente verso la Cina.
Una nuova fase della geopolitica mondiale
Negli ultimi anni molti osservatori hanno descritto l’asse Mosca-Pechino come un blocco monolitico destinato a sfidare l’Occidente.
Gli ultimi sviluppi raccontano invece una realtà più articolata.
La Cina continua a perseguire esclusivamente i propri interessi nazionali.
La Russia, privata del mercato europeo e alle prese con crescenti difficoltà economiche, rischia di ritrovarsi sempre più dipendente dalle decisioni di Pechino.
Paradossalmente, proprio questa situazione potrebbe riaprire nel medio periodo spazi di dialogo con gli Stati Uniti. Non perché Washington e Mosca abbiano superato le proprie divergenze strategiche, ma perché entrambe potrebbero avere interesse a evitare che la Russia diventi un partner economicamente subordinato alla Cina.
Il congelamento di Power of Siberia-2 non è soltanto un ritardo nella costruzione di un gasdotto. È il simbolo di un equilibrio internazionale in trasformazione, nel quale la Russia scopre che il suo “pivot verso l’Asia” non le garantisce automaticamente autonomia strategica. Al contrario, più si restringono le alternative economiche di Mosca, più cresce il potere negoziale di Pechino e più aumenta l’incentivo del Cremlino a cercare, prima o poi, un nuovo equilibrio anche con Washington.
Link alle fonti da inserire a fine articolo
Wall Street Journal – Putin Was Xi’s Role Model. Now He’s the Junior Partner
Analisi recente sul crescente squilibrio tra Cina e Russia e sullo stallo del Power of Siberia-2.
https://www.wsj.com/world/x-putin-junior-partner-df611b88
Asia Times – Power of Siberia 2 deadlock belies Russia-China “no-limits” pact
Ricostruzione dello stallo negoziale e delle forti divergenze sul prezzo del gas.
https://asiatimes.com/2026/07/power-of-siberia-2-deadlock-cracks-russia-china-no-limits-pact/
Carnegie Politika – Did Putin Return From China Empty-Handed?
Approfondimento sull’assenza di un accordo definitivo durante la visita di Putin in Cina e sul rischio che la finestra economica per il progetto si chiuda.
https://carnegieendowment.org/russia-eurasia/politika/2026/05/china-russia-no-pipeline
Columbia University – Power of Siberia 2: Russia’s Pivot, China’s Leverage
Analisi energetica sul vantaggio negoziale cinese e sulla necessità russa di trovare uno sbocco alternativo al mercato europeo.
https://www.energypolicy.columbia.edu/power-of-siberia-2-russias-pivot-chinas-leverage-and-global-gas-implications/
CSIS – How the Power of Siberia 2 Deal Could Reshape Global Energy
Studio sulle dimensioni del progetto, sui volumi potenziali e sulle questioni commerciali ancora irrisolte.
https://www.csis.org/analysis/how-power-siberia-2-deal-could-reshape-global-energy
MERICS – Power of Siberia 2: A Litmus Test of Sino-Russian Relations
Analisi della crescente dipendenza energetica russa dalla Cina e della natura asimmetrica della relazione.
https://merics.org/en/comment/power-siberia-2-litmus-test-sino-russian-relations
Washington Post – Distrust Beneath the Russia-China Alliance
Approfondimento sulle tensioni nascoste, sulla dipendenza russa e sulla prudenza strategica di Pechino.
https://www.washingtonpost.com/world/2026/05/19/putin-visits-beijing-amid-growing-imbalance-russia-china-relations/
Interfax – I negoziati sarebbero ancora formalmente in corso
Fonte utile per riportare anche la posizione più prudente: all’inizio di luglio rappresentanti russi dichiaravano che i colloqui proseguivano a livello societario.
https://interfax.com/newsroom/top-stories/118284/
Reuters – Nuove sanzioni statunitensi contro i ricavi energetici russi
Approfondimento sul ruolo ancora centrale degli Stati Uniti e sulla possibilità di colpire anche i principali acquirenti di energia russa, compresa la Cina.
https://www.reuters.com/legal/government/concerns-grow-about-tariffs-us-sanctions-bill-russia-2026-07-15/

