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L’Unione Europea come progetto di abbandono

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Mercosur, Stellantis e l’automotive: come le élite accettano il collasso europeo per salvarsi altrove

L’Unione Europea come progetto di abbandono
L’Unione Europea come progetto di abbandono
L’Unione Europea come progetto di abbandono

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L’Unione Europea non è più un progetto di sviluppo.
È diventata un meccanismo di gestione del declino, al servizio di élite che hanno già deciso una cosa fondamentale: il futuro non è più in Europa.

La retorica parla di “competitività”, “transizione”, “mercati aperti”.
La realtà è più semplice e più brutale:
👉 quando un continente smette di rendere, chi comanda smette di difenderlo.


Mercosur: non cooperazione, ma via di fuga

L’Unione Europea come progetto di abbandono
L’Unione Europea come progetto di abbandono
L’Unione Europea come progetto di abbandono

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L’accordo Mercosur–UE non nasce per aiutare l’Europa.
Nasce per offrire nuovi spazi di accumulazione a industrie europee che non riescono più a stare in piedi dentro il perimetro europeo.

Il Sud America oggi:

  • cresce più dell’UE
  • ha mercati interni in espansione
  • applica regole industriali più flessibili
  • si aggancia ai BRICS
  • sfrutta il nuovo multipolarismo

Per le élite europee, questo significa una cosa sola:
👉 investire fuori, non ricostruire dentro.


Automotive europeo: il settore che non vogliono far fallire (a casa)

L’Unione Europea come progetto di abbandono
L’Unione Europea come progetto di abbandono
L’Unione Europea come progetto di abbandono

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Il settore automotive europeo è sotto assedio:

  • concorrenza cinese sull’elettrico
  • costi energetici elevati
  • regole ambientali sempre più stringenti
  • domanda interna stagnante

La risposta delle élite non è:

  • piano industriale europeo
  • protezione strategica
  • rilancio del mercato interno

La risposta è:
👉 esportare il problema altrove.

E qui entra in gioco il Mercosur.


Stellantis ed Elkann: il simbolo di questa strategia

L’Unione Europea come progetto di abbandono
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L’Unione Europea come progetto di abbandono

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Stellantis è il caso da manuale.
Presenza forte in Sud America, investimenti crescenti, e un messaggio chiaro ai governi europei:

“Con queste regole, l’auto europea rischia il declino irreversibile”.

Lo ha detto apertamente anche John Elkann.

Il Mercosur diventa così:

  • riduzione dei dazi fino al 35% sulle auto
  • accesso a un mercato enorme
  • possibilità di vendere dove costa meno produrre

📌 Traduzione politica:
salviamo Stellantis (e l’automotive) fuori, mentre dentro l’Europa si accetta la desertificazione industriale e sociale.


IL PATTO NON SCRITTO

Auto e multinazionali in cambio della distruzione agricola

L’Unione Europea come progetto di abbandono
L’Unione Europea come progetto di abbandono
L’Unione Europea come progetto di abbandono

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Il Mercosur è uno scambio cinico:

  • ✔️ meno dazi per auto, chimica, macchinari
  • ❌ più importazioni agricole a basso costo

L’agricoltura europea viene:

  • sacrificata
  • esposta a dumping
  • schiacciata da standard non equivalenti

I piccoli produttori non sono “inermi”:
sono sacrificabili.

Questo non è un errore di progettazione.
È una scelta consapevole.


Gli USA e il nuovo mondo: nessuno salverà l’Europa

L’Unione Europea come progetto di abbandono
L’Unione Europea come progetto di abbandono
L’Unione Europea come progetto di abbandono

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Gli Stati Uniti hanno già fatto la loro scelta:

  • protezionismo selettivo
  • sussidi interni
  • attrazione di capitali europei

Washington compete con l’Europa, non la protegge più.

Nel frattempo:

  • il Sud globale si organizza
  • il multipolarismo avanza
  • l’UE resta senza strategia autonoma

Le élite europee lo sanno.
E invece di reagire, si adeguano.


Europa come spazio da svuotare, non da difendere

L’Unione Europea come progetto di abbandono
L’Unione Europea come progetto di abbandono
L’Unione Europea come progetto di abbandono

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L’Europa diventa:

  • mercato di consumo
  • zona di servizi
  • bacino di forza lavoro impoverita

Il capitale si muove.
Le persone restano inermi.

Chi governa non vive le conseguenze:

  • ha capitali globali
  • ha mobilità
  • ha reti di protezione

Per questo può permettersi di accettare il collasso sociale.


Conclusione: non è incapacità, è abbandono programmato

Il Mercosur, Stellantis, l’automotive non sono episodi separati.
Sono pezzi dello stesso disegno:

👉 salvare le élite economiche
👉 spostare gli interessi dove cresce il mercato
👉 lasciare l’Europa gestire il declino

Non è incompetenza.
È scelta di classe.

E finché il dibattito resterà tecnico, moderato, educato,
questa strategia continuerà indisturbata.


📣 CALL TO ACTION

Questo articolo non chiede consenso.
Chiede rottura del silenzio.

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  • Commentalo
  • Usalo come base di discussione

Perché la vera domanda non è Mercosur sì o no.
La vera domanda è:

👉 chi ha deciso che l’Europa è sacrificabile?


LINK E FONTI (tutti qui)

Commissione Europea – UE–Mercosur (factsheet ufficiale):
https://policy.trade.ec.europa.eu/eu-trade-relationships-country-and-region/countries-and-regions/mercosur/eu-mercosur-agreement/factsheet-eu-mercosur-partnership-agreement_en

ACEA – Dazi auto fino al 35% e sostegno all’accordo:
https://www.acea.auto/news/acea-welcomes-eu-council-vote-and-calls-for-rapid-eu-mercosur-ratification/

VDA – Automotive e Mercosur:
https://www.vda.de/en/press/press-releases/statement-mercosur-agreement

Reuters – Elkann: rischio declino auto europeo:
https://www.reuters.com/world/europe/european-car-industry-risks-irreversible-decline-stellantis-chairman-warns/

Euractiv – Analisi geopolitica UE–Mercosur:
https://www.euractiv.com/news/eu-mercosur-trade-deal-what-you-need-to-know/

Euronews – Proteste agricole contro Mercosur:
https://www.euronews.com/tractors-head-towards-paris-in-protest-against-the-eu-mercosur-deal

Mercosur–UE

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Il patto per salvare l’auto europea scaricando il conto su contadini e territori

Mercosur–UE
Mercosur–UE
Mercosur–UE

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L’accordo tra Mercosur e Unione Europea viene raccontato come una grande opportunità di cooperazione economica.
Ma se si grattano via le formule diplomatiche, resta una verità brutale: è un accordo disegnato per dare ossigeno all’industria europea in crisi — in particolare all’automotive — usando l’agricoltura come moneta di scambio.

In Italia questo schema ha un nome e un cognome: Stellantis, e una figura simbolica: John Elkann.


Il cuore dell’accordo: abbattere i dazi per l’auto

Mercosur–UE
Mercosur–UE
Mercosur–UE

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Nel Mercosur, oggi:

  • i dazi sulle auto e componenti arrivano fino al 35%
  • macchinari e beni industriali sono fortemente tassati
  • l’accesso al mercato è limitato da barriere tariffarie e regolatorie

L’accordo UE–Mercosur promette tagli drastici a queste tariffe, permettendo alle case automobilistiche europee di:

  • esportare di più
  • recuperare margini
  • compensare la stagnazione del mercato europeo

Non è un dettaglio: le lobby dell’auto sono tra le più attive sostenitrici dell’accordo.
Per l’automotive, il Sud America è presentato come mercato di salvataggio, mentre in Europa aumentano:

  • costi energetici
  • concorrenza asiatica
  • vincoli normativi
  • incertezza sulla transizione elettrica

L’Italia e la scelta politica: industria prima, campagne dopo

Mercosur–UE
Mercosur–UE
Mercosur–UE

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L’Italia non sostiene il Mercosur perché “inevitabile”.
Lo sostiene perché privilegia l’export industriale, che pesa politicamente più dell’agricoltura.

L’export italiano verso il Mercosur vale circa 7,5 miliardi di euro, così suddivisi:

  • Meccanica e macchinari: ~40%
  • Chimica e farmaceutica: ~20%
  • Automotive e componentistica: ~15%
  • Altri manufatti: ~15%
  • Agroalimentare: ~10%

📌 Traduzione politica:
l’Italia guadagna soprattutto come paese industriale, mentre l’agricoltura:

  • pesa poco nei benefici
  • pesa moltissimo nei costi

⚠️ IL PATTO: CONTADINI IN CAMBIO DI DAZI AUTO

Mercosur–UE
Mercosur–UE
Mercosur–UE

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Chiamiamolo con il suo nome.

👉 Il Mercosur è un patto di scambio:

  • da una parte, meno dazi per l’auto, la meccanica, la chimica
  • dall’altra, più importazioni agricole a basso costo

È un accordo in cui:

  • l’agricoltura europea viene sacrificata
  • i piccoli produttori vengono espulsi dal mercato
  • i territori rurali vengono svuotati

Il tutto per sostenere un modello industriale che non riesce più a reggersi da solo nel mercato europeo.

Questo non è libero scambio.
È trasferimento di costi sociali.


BOX — Perché Elkann ha bisogno del Mercosur

Mercosur–UE
Mercosur–UE
Mercosur–UE

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1️⃣ L’Europa è diventata un mercato ostile
Regole stringenti, concorrenza cinese sull’elettrico, domanda incerta. I margini si comprimono.

2️⃣ Il Sud America è un mercato di compensazione
Popolazione giovane, motorizzazione più bassa, crescita potenziale. Il problema sono i dazi: il Mercosur li abbatte.

3️⃣ Delocalizzare e vendere dove costa meno
Stellantis è già fortemente presente in Brasile e Argentina. Produrre e vendere lì è più semplice che sostenere i costi europei.

📌 Conclusione del box:
Il Mercosur non serve a “sviluppare l’Europa”.
Serve a dare respiro a Stellantis e all’automotive, mentre il prezzo viene pagato da chi non ha voce nei tavoli negoziali.


Cosa entra in Europa: l’altra faccia dell’accordo

Mercosur–UE
Mercosur–UE
Mercosur–UE

Con il Mercosur aumentano:

  • carne bovina a dazio ridotto
  • pollame industriale
  • etanolo
  • soia e mangimi OGM

Prodotti ottenuti con:

  • costi inferiori del 30–40%
  • standard ambientali e sanitari più bassi
  • modelli intensivi e deforestazione

Risultato: dumping sui prezzi europei.
Chi produce rispettando le regole UE non può competere.


Perché la Francia dice no e l’Italia no

Mercosur–UE
Mercosur–UE
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La Francia ha capito una cosa prima di altri:
quando distruggi l’agricoltura, distruggi consenso, territorio e stabilità sociale.

L’Italia invece:

  • privilegia l’export industriale
  • teme l’isolamento politico a Bruxelles
  • considera l’agricoltura “compensabile”

È una scelta di priorità, non una fatalità.


Conclusione: un accordo scritto per pochi, pagato da molti

Il Mercosur non è neutro.
È un accordo che:

  • salva settori industriali in difficoltà
  • rafforza multinazionali e lobby
  • indebolisce la sovranità alimentare
  • scarica i costi sulle campagne

👉 Se passa questo modello, il messaggio è chiaro:
quando l’industria è in crisi, si sacrifica l’agricoltura.


📣 CALL TO ACTION

Se questo articolo ti sembra esagerato:

  • commenta
  • condividilo
  • contestalo con dati

Ma se pensi che il cibo, il territorio e la sovranità produttiva valgano più di qualche punto di export auto, allora:
➡️ fallo circolare
➡️ rompi il silenzio
➡️ porta il dibattito fuori dai palazzi

Perché questo accordo non riguarda “il commercio”.
Riguarda che Europa vogliamo essere.


LINK E FONTI (tutti qui)

Commissione Europea – Accordo UE–Mercosur (factsheet ufficiale):
https://policy.trade.ec.europa.eu/eu-trade-relationships-country-and-region/countries-and-regions/mercosur/eu-mercosur-agreement/factsheet-eu-mercosur-partnership-agreement_en

ACEA – Automotive e dazi fino al 35%:
https://www.acea.auto/news/acea-welcomes-eu-council-vote-and-calls-for-rapid-eu-mercosur-ratification/

VDA – Dazi auto Mercosur:
https://www.vda.de/en/press/press-releases/statement-mercosur-agreement

Reuters – Elkann e crisi dell’auto europea:
https://www.reuters.com/world/europe/european-car-industry-risks-irreversible-decline-stellantis-chairman-warns/

Euractiv – Analisi accordo UE–Mercosur:
https://www.euractiv.com/news/eu-mercosur-trade-deal-what-you-need-to-know/

Euronews – Proteste agricoltori contro Mercosur:
https://www.euronews.com/tractors-head-towards-paris-in-protest-against-the-eu-mercosur-deal

MAECI / InfoMercatiEsteri – Schede Paese:
https://www.infomercatiesteri.it

Mercosur–Unione Europea

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Il trattato coloniale del XXI secolo che sacrifica l’agricoltura europea

Mercosur–Unione Europea
Mercosur–Unione Europea
Mercosur–Unione Europea

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L’accordo tra Mercosur e Unione Europea viene presentato come un passo “inevitabile” verso la modernizzazione del commercio globale.
Ma per l’agricoltura europea non è una modernizzazione: è una sostituzione strutturale.

Sostituzione di:

  • produzioni interne con importazioni a basso costo
  • aziende familiari con filiere industriali
  • sovranità alimentare con dipendenza esterna

Il tutto in nome di un dogma: il libero scambio come valore assoluto, anche quando distrugge ciò che resta dell’economia reale.


Cosa prevede davvero l’accordo (numeri ufficiali UE)

Nei documenti della Commissione europea emergono alcuni dati chiave:

  • 99.000 tonnellate di carne bovina dal Mercosur verso l’UE con dazio ridotto
  • 180.000 tonnellate di pollame
  • 650.000 tonnellate di etanolo (parte a dazio zero, parte agevolata)
  • aumento delle importazioni di soia e mangimi OGM

Questi volumi vengono definiti “limitati”.
Ma in un settore agricolo che già lavora sotto pressione, con margini minimi e costi crescenti, anche piccole variazioni di prezzo possono produrre:

  • crollo della redditività
  • chiusura delle aziende più piccole
  • concentrazione del mercato

Non è una teoria: è economia agricola di base.


Dumping strutturale legalizzato

Mercosur–Unione Europea
Mercosur–Unione Europea
Mercosur–Unione Europea

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La concorrenza non è “leale” per definizione.
I prodotti del Mercosur arrivano sul mercato europeo con vantaggi sistemici:

  • costi di produzione fino al 30–40% inferiori
  • uso di pesticidi e antibiotici vietati in UE
  • standard ambientali meno stringenti
  • allevamenti intensivi su terreni deforestati

L’UE impone ai propri agricoltori:

  • vincoli ambientali
  • benessere animale
  • burocrazia e certificazioni

Poi apre le porte a prodotti che non rispettano quelle stesse regole.

Questo non è libero mercato.
È dumping istituzionalizzato.


Chi ci guadagna davvero: multinazionali e lobby

Mercosur–Unione Europea
Mercosur–Unione Europea
Mercosur–Unione Europea

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L’accordo è scritto su misura per pochi attori globali.

Colossi dell’agroindustria

  • JBS
  • Marfrig
  • Cargill
  • Bunge

Agro-chimica e sementi

  • Bayer
  • Syngenta

Grande distribuzione

  • Carrefour
  • Lidl

Sono loro ad avere:

  • scala globale
  • potere contrattuale
  • controllo della logistica
  • accesso diretto alle istituzioni

Il piccolo agricoltore europeo non è “inefficiente”.
È semplicemente sacrificabile.


Italia, Francia, Spagna: stesso schema, effetti diversi

🇮🇹 Italia

Mercosur–Unione Europea
Mercosur–Unione Europea
Mercosur–Unione Europea

Oltre il 90% delle aziende agricole italiane è di tipo familiare.
Sono le prime a saltare quando i prezzi scendono sotto i costi.

Con il Mercosur:

  • l’allevamento da carne diventa non competitivo
  • le filiere DOP/IGP si trasformano in nicchie elitarie
  • intere aree rurali rischiano l’abbandono

🇫🇷 Francia

Mercosur–Unione Europea
Mercosur–Unione Europea
Mercosur–Unione Europea

La Francia è l’epicentro della protesta agricola europea.
Blocchi, controlli sui camion, manifestazioni contro le importazioni.

Gli agricoltori francesi lo dicono apertamente:
non si può competere con prodotti che non rispettano le stesse regole.

🇪🇸 Spagna

Mercosur–Unione Europea
Mercosur–Unione Europea
Mercosur–Unione Europea

Qui la pressione è doppia:

  • crisi climatica e idrica
  • concorrenza esterna sui prezzi

Risultato: abbandono delle aree interne e concentrazione in pochi poli industriali.


Le proteste agricole attuali: non rabbia, ma diagnosi

Mercosur–Unione Europea
Mercosur–Unione Europea
Mercosur–Unione Europea

Le proteste degli ultimi mesi in Francia, Belgio, Irlanda, Grecia e Spagna non nascono dal nulla.
Nascono da una contraddizione evidente:

Più vincoli agli agricoltori europei, più apertura alle importazioni esterne.

Il Mercosur diventa il simbolo di questa frattura:

  • tra politica e territorio
  • tra tecnocrazia e realtà produttiva

Il precedente storico: NAFTA e WTO

NAFTA

Dopo il NAFTA, milioni di piccoli agricoltori messicani furono espulsi dal mercato dal dumping del mais statunitense.

Stesso schema:

  • apertura
  • shock di prezzo
  • concentrazione
  • migrazione e impoverimento rurale

WTO

La World Trade Organization ha promosso per decenni la liberalizzazione agricola globale, con un effetto chiaro:
vince chi è grande, perde chi è locale.

Il Mercosur–UE riproduce questa logica nel contesto europeo.


Sovranità alimentare: la vera posta in gioco

Un continente che non controlla:

  • il proprio cibo
  • le proprie filiere
  • i propri produttori

non è sovrano.

Dipendere da catene globali significa essere ricattabili in tempi di crisi.
E la storia recente ci ha già mostrato quanto il cibo sia una leva geopolitica.


Conclusione: una scelta politica, non tecnica

Il Mercosur–UE non è inevitabile.
È una scelta politica di classe.

  • vince l’industria esportatrice
  • vincono le multinazionali
  • perde l’agricoltura
  • perdono i territori

Difendere l’agricoltura interna non è protezionismo.
È difesa sociale, ambientale e democratica.

E le proteste agricole di oggi sono l’avvertimento:
quando cade l’agricoltura, cade la coesione di un intero continente.


Fonti e link (per approfondire)

Fonti ufficiali UE

Studi critici e analisi

L’EUROPA DELLA VIRTÙ ARMATA

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L’EUROPA DELLA VIRTÙ ARMATA

Come il potere che si dice “buono” ha imparato a reprimere senza sporcarsi le mani

L’EUROPA DELLA VIRTÙ ARMATA
L’EUROPA DELLA VIRTÙ ARMATA
L’EUROPA DELLA VIRTÙ ARMATA

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Prefazione – Quando l’antifascismo diventa una maschera

L’Europa ama definirsi antifascista.
Lo ripete come un mantra.
Lo usa come scudo morale.

Ma ogni potere che si proclama immune dal male è già pericoloso.

Perché mentre accusa il passato, riproduce i suoi stessi meccanismi, svuotandoli della violenza visibile e riempiendoli di burocrazia, linguaggio etico e regolamenti tecnici.

Come aveva già capito Hannah Arendt,

il vero totalitarismo non urla: firma documenti.


1. Non c’è bisogno del dittatore quando basta il regolamento

L’EUROPA DELLA VIRTÙ ARMATA
L’EUROPA DELLA VIRTÙ ARMATA
L’EUROPA DELLA VIRTÙ ARMATA

Il fascismo aveva Mussolini.
Il nazismo aveva Hitler.

L’Unione Europea ha qualcosa di più sofisticato:
👉 un potere senza volto, senza voto e senza responsabilità diretta.

  • Commissione non eletta
  • Parlamento senza iniziativa legislativa
  • Regolamenti imposti dall’alto
  • Nessuna possibilità di rifiuto popolare

Questa non è cooperazione tra Stati.
È espropriazione democratica mascherata da integrazione.

Il cittadino non è sovrano.
È utente del sistema.


2. La censura perfetta: quella che finge di proteggerti

L’EUROPA DELLA VIRTÙ ARMATA
L’EUROPA DELLA VIRTÙ ARMATA
L’EUROPA DELLA VIRTÙ ARMATA

I regimi del Novecento censuravano apertamente.
L’Europa fa di meglio: ti convince che la censura sia per il tuo bene.

Digital Services Act – Reg. UE 2022/2065

  • Art. 16 – rimozione rapida
  • Art. 34–35 – “rischi sistemici”
  • Art. 36 – crisi informativa

📌 “Rischio sistemico” = opinioni scomode
📌 “Disinformazione” = dissenso non allineato

Non serve vietare un’idea.
👉 Basta non farla circolare.
👉 Basta soffocarla negli algoritmi.

Qui si realizza il sogno di ogni regime:
la repressione invisibile.

Come spiegava Michel Foucault:

il potere più efficace è quello che ti convince a sorvegliarti da solo.


3. Il nuovo nemico non è il violento, ma il non allineato

L’EUROPA DELLA VIRTÙ ARMATA
L’EUROPA DELLA VIRTÙ ARMATA
L’EUROPA DELLA VIRTÙ ARMATA

Nel fascismo il nemico era il sovversivo.
Nel nazismo il degenerato.
Oggi è il disinformatore.

Una parola comoda:

  • vaga
  • infamante
  • moralmente irreversibile

Chi critica:

  • l’UE
  • la NATO
  • le politiche sanitarie
  • la finanza
  • la guerra

non viene smentito.
👉 Viene espulso dal discorso pubblico.

Questo non è pluralismo.
È igiene ideologica.


4. Dal manganello all’algoritmo: il progresso della repressione

L’EUROPA DELLA VIRTÙ ARMATA
L’EUROPA DELLA VIRTÙ ARMATA
L’EUROPA DELLA VIRTÙ ARMATA

Il Novecento picchiava.
Il XXI secolo classifica.

AI Act

  • Art. 5 – vieta solo l’abuso troppo evidente
  • Art. 9 – gestione del rischio
  • Allegato III – sistemi ad alto rischio

Non esiste un “social credit system”?
Falso problema.

Quando:

  • sei profilato
  • previsto
  • etichettato
  • indirizzato

il controllo è già avvenuto.

Come scrive Giorgio Agamben:

il potere moderno governa la vita prima ancora che l’azione.


5. Emergenza permanente: la scusa eterna

L’EUROPA DELLA VIRTÙ ARMATA
L’EUROPA DELLA VIRTÙ ARMATA
L’EUROPA DELLA VIRTÙ ARMATA

Emergenza sanitaria.
Emergenza climatica.
Emergenza informativa.
Emergenza geopolitica.

📌 Ogni emergenza sospende diritti
📌 Ogni sospensione diventa permanente

Questo non è governo.
È gestione della paura.

Chi si oppone viene accusato di irresponsabilità.
Chi obbedisce viene definito virtuoso.


6. L’Europa non reprime: rieduca

Il fascismo imponeva.
Il nazismo annientava.
L’UE rieduca.

  • linguaggio corretto
  • pensiero accettabile
  • opinioni autorizzate

La legge non tutela più la libertà.
👉 La modella.

Questa non è democrazia liberale.
È autoritarismo pedagogico.


Conclusione – Il regime che non osa dire il suo nome

L’Unione Europea non è il Terzo Reich.
Non ne ha bisogno.

Ha:

  • regolamenti al posto degli ordini
  • algoritmi al posto della polizia
  • morale al posto dell’ideologia
  • paura al posto della violenza

👉 È un potere che si crede superiore perché si crede buono.

Ed è proprio così che nascono le forme di dominio più durature:

quelle che non vengono riconosciute come tali.


LINK (per chi non si accontenta della narrazione)

IL “FASCISMO” DI LINCOLN

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Una lunga battaglia americana

Perché il potere che governa oggi non può permettersi la politica

IL “FASCISMO” DI LINCOLN
IL “FASCISMO” DI LINCOLN
IL “FASCISMO” DI LINCOLN

Chi comanda davvero: editori, banche, fondi, tecnocrazia

Espansione argomentativa con nomi, strutture, interessi


PREMESSA DI METODO

(Per evitare l’alibi più comodo)

Non stiamo parlando di “complotti”.
Non stiamo parlando di poteri occulti o di cabale segrete.

Stiamo parlando di catene di comando visibili, documentate, ripetitive.

Il potere contemporaneo non ordina più.
Orientare è più efficiente che comandare.

Il potere oggi:

  • orienta
  • premia
  • punisce

E soprattutto delimita il perimetro del dicibile.

Chi lo oltrepassa non viene confutato:
viene delegittimato, ridicolizzato, isolato.


I. IL LIVELLO MEDIATICO

Direttori ed editorialisti come cinghia di trasmissione

IL “FASCISMO” DI LINCOLN
IL “FASCISMO” DI LINCOLN
IL “FASCISMO” DI LINCOLN

1. I DIRETTORI: NON OPINIONI, FUNZIONI

In Italia il direttore di un grande quotidiano non è solo un giornalista.
È un nodo di sistema.

Nomi chiave:

  • Luciano FontanaCorriere della Sera
  • Maurizio MolinariLa Repubblica
  • Fabio TamburiniIl Sole 24 Ore

Linee comuni, indipendentemente dal colore politico:

  • spread come giudice supremo
  • UE come orizzonte insuperabile
  • mercati come soggetti razionali
  • politica come elemento disturbante

📌 Non decidono cosa pensare, ma cosa è pensabile.


2. GLI EDITORIALISTI: LA TEOLOGIA DEL VINCOLO

IL “FASCISMO” DI LINCOLN
IL “FASCISMO” DI LINCOLN
IL “FASCISMO” DI LINCOLN

Gli editorialisti economici svolgono una funzione precisa:
trasformare scelte politiche in necessità naturali.

Nomi ricorrenti:

  • Federico Fubini
  • Massimo Giannini
  • Tito Boeri

Schema fisso:

  • “Non è una scelta, è una necessità”
  • “Non possiamo permettercelo”
  • “Lo chiede la credibilità”

📢 Quando il linguaggio elimina l’alternativa, la democrazia è già finita.


II. GLI EDITORI

Il retrobottega del potere “neutrale”

IL “FASCISMO” DI LINCOLN
IL “FASCISMO” DI LINCOLN
IL “FASCISMO” DI LINCOLN

Chi possiede l’informazione decide prima della notizia.

  • Corriere della SeraRCS MediaGroup
  • Il Sole 24 OreConfindustria

📌 Il quotidiano economico “indipendente” è l’organo della grande impresa.
📌 La neutralità è una funzione narrativa, non una realtà.


III. IL LIVELLO FINANZIARIO

Banche e fondi: il potere che non si presenta alle elezioni

IL “FASCISMO” DI LINCOLN
IL “FASCISMO” DI LINCOLN
IL “FASCISMO” DI LINCOLN

1. LE BANCHE SISTEMICHE

Attori centrali:

  • JPMorgan Chase
  • Goldman Sachs
  • BlackRock

Ruolo reale:

  • advisory ai governi
  • report che anticipano politiche
  • influenza su rating e flussi

📌 Non governano formalmente.
Stabiliscono i limiti della decisione politica.


2. I FONDI: POTERE SENZA VOLTO

IL “FASCISMO” DI LINCOLN
IL “FASCISMO” DI LINCOLN
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  • BlackRock
  • Vanguard Group
  • State Street

👉 Potere politico senza responsabilità politica.


IV. IL CASO ITALIA

Quando la sovranità diventa tabù

IL “FASCISMO” DI LINCOLN
IL “FASCISMO” DI LINCOLN
IL “FASCISMO” DI LINCOLN

Il 2011 non è un incidente.
È un modello replicabile.

Attori:

  • Mario Draghi
  • Mario Monti

📌 Il voto vale finché non disturba i mercati.


V. LINCOLN COME ERETICO SISTEMICO

IL “FASCISMO” DI LINCOLN
IL “FASCISMO” DI LINCOLN
IL “FASCISMO” DI LINCOLN

Abraham Lincoln è l’opposto strutturale di questo sistema:

  • non chiese il permesso ai mercati
  • non delegò la moneta
  • politicizzò l’emergenza

👉 Per questo va neutralizzato a posteriori.


TESI FINALE

Il fascismo utile al sistema non è quello che concentra il potere.
È quello che lo rende invisibile, irresponsabile e non votabile.


Lincoln non faceva paura perché autoritario.
Faceva paura perché vinceva.

E un sistema che non ammette vittorie politiche
ha bisogno di chiamarle mostruosità.


CAPITOLO GIURIDICO INTEGRATO

Trattati UE, Corte di Giustizia, BCE, PNRR e la forma giuridica del commissariamento

Questo capitolo chiude il cerchio politico–giuridico dell’intero lavoro: mostra dove, come e con quali norme la sovranità democratica viene ricondotta a esecuzione tecnica. Non è un’interpretazione ideologica: è diritto positivo europeo.


1. LA COSTITUZIONE ECONOMICA DELL’UE

L’Unione Europea opera su una vera e propria costituzione economica rigida, che prevale sugli ordinamenti nazionali.

Pilastri fondamentali del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE):

  • Art. 123 TFUE – Divieto di finanziamento monetario degli Stati
  • Art. 125 TFUE – Clausola di no bail-out
  • Art. 126 TFUE – Sorveglianza sui disavanzi eccessivi
  • Art. 127 TFUE – Mandato BCE: stabilità dei prezzi
  • Art. 130 TFUE – Indipendenza assoluta della BCE

📌 Effetto sistemico
Lo Stato:

  • non può creare moneta
  • deve finanziarsi sui mercati
  • è giudicato tramite spread e rating
  • subisce vincoli prima ancora di decidere

La politica economica diventa amministrazione sorvegliata.


2. BCE: POTERE SENZA RESPONSABILITÀ POLITICA

La Banca Centrale Europea:

  • non risponde ai Parlamenti
  • non è soggetta a indirizzo politico
  • ha potere diretto sugli spread e sulla liquidità

Il confine giuridico è cruciale:

  • ❌ vietato acquistare titoli sul mercato primario
  • ✅ consentito intervenire sul mercato secondario

👉 È qui che nasce l’eccezione permanente legalizzata.


3. LA CORTE DI GIUSTIZIA UE: LEGITTIMARE L’ARCHITETTURA

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea non si limita a interpretare il diritto: stabilizza l’ordine economico dell’Eurozona.

Sentenze fondamentali

  • Pringle (C-370/12)
    Legittima l’ESM e la logica dell’assistenza condizionata
  • Gauweiler (C-62/14)
    L’OMT BCE rientra nella politica monetaria
  • Weiss (C-493/17)
    Il Quantitative Easing è compatibile con i Trattati
  • Ledra Advertising (C-8/15 P)
    Commissione e BCE possono operare in contesti di condizionalità

📌 Risultato giuridico
La BCE può influenzare la sopravvivenza finanziaria degli Stati
senza assumersi responsabilità democratica diretta.


4. BLACKROCK E LA CATTURA REGOLATORIA

BlackRock:

  • consulente di istituzioni UE
  • grande beneficiario delle regolazioni finanziarie
  • soggetto privato che partecipa alla definizione delle regole pubbliche

📌 Non è illegalità.
È asimmetria strutturale di potere, giuridicamente ammessa.


5. PNRR: DIRITTO AMMINISTRATIVO DELLA CONDIZIONALITÀ

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza si fonda sul Regolamento (UE) 2021/241.

Caratteristiche:

  • fondi subordinati a milestone e target
  • valutazione discrezionale della Commissione
  • sospensione possibile in caso di “non conformità”

📌 Il PNRR non è spesa pubblica sovrana
È esecuzione contrattuale sotto monitoraggio.


6. ITALIA: SOVRANITÀ GIURIDICAMENTE SUBORDINATA

Con la riforma dell’Articolo 81 della Costituzione italiana:

  • il pareggio di bilancio diventa principio costituzionale
  • i vincoli UE entrano nella gerarchia normativa interna

📌 Gerarchia reale:

  1. Trattati UE
  2. Regolamenti UE
  3. Commissione / BCE
  4. Leggi di bilancio
  5. Parlamento

👉 La democrazia resta formale, non decisionale.


7. LINCOLN COME ANTITESI GIURIDICA

Abraham Lincoln:

  • dichiarò lo stato d’emergenza
  • concentrò il potere politico
  • creò moneta pubblica
  • si assunse la responsabilità storica

L’UE fa l’opposto:

  • governa senza dichiarare emergenze
  • nega la leva monetaria
  • distribuisce responsabilità
  • non ha un soggetto politico identificabile

📌 Il nuovo autoritarismo è normativo, non repressivo.


LINK ESTESI – FONTI UFFICIALI

Trattati UE

Corte di Giustizia UE (CURIA)

PNRR / Recovery and Resilience Facility


🔚 Chiusura

Questo capitolo dimostra una tesi semplice e radicale:
il potere non ha abolito la democrazia, l’ha resa giuridicamente innocua

🔗 LINK E FONTI DI APPROFONDIMENTO

Storia economica di Lincoln

Media, editori e proprietà

Finanza e potere sistemico

Crisi italiana 2011

Una lunga battaglia americana

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Una lunga battaglia americana

Da Hamilton e Lincoln a Kennedy e Trump: la sovranità contro la finanza imperiale europea

Una lunga battaglia americana
Una lunga battaglia americana
Una lunga battaglia americana

Nella narrazione dominante, le presidenze americane sono spesso lette come episodi isolati. Eppure, osservando la storia economica degli Stati Uniti in profondità, emerge una linea di frattura ricorrente: da una parte l’idea di una nazione sovrana, capace di controllare moneta, credito e sviluppo; dall’altra la dipendenza strutturale dai centri finanziari europei, eredità dell’ordine coloniale.

In questa prospettiva, le figure di Alexander Hamilton, Abraham Lincoln, John F. Kennedy e Donald Trump non sono sovrapponibili per stile o ideologia, ma collegate da un filo comune: la resistenza all’egemonia finanziaria esterna.


1) Hamilton: nascita della sovranità economica americana

Una lunga battaglia americana
Una lunga battaglia americana
Una lunga battaglia americana

Con Hamilton, primo Segretario al Tesoro, gli Stati Uniti pongono le basi di un sistema economico nazionale. Il suo progetto è chiaro:

  • credito pubblico come strumento di sviluppo;
  • banca nazionale per coordinare moneta e investimenti;
  • industria protetta per evitare la dipendenza dalle importazioni europee.

Hamilton vedeva con lucidità il rischio: senza controllo del credito, la giovane repubblica sarebbe rimasta una colonia economica. Il bersaglio non era una famiglia o un Paese, ma il meccanismo che trasformava il debito in sudditanza.


2) Lincoln: la guerra civile come guerra monetaria

Una lunga battaglia americana
Una lunga battaglia americana
Una lunga battaglia americana

Durante la Guerra Civile, Abraham Lincoln compie una scelta radicale: emettere Greenbacks, moneta sovrana non basata su prestiti esteri.

La decisione ha due effetti decisivi:

  • finanzia lo sforzo bellico senza sottomettersi ai banchieri europei;
  • riafferma che la moneta è prerogativa dello Stato, non del capitale privato transnazionale.

Non è un caso che l’ostilità verso Lincoln provenisse anche da ambienti finanziari europei. La sua politica metteva in discussione la rendita del debito come strumento di controllo.


3) Dall’Ottocento al Novecento: la persistenza dell’asse europeo

Con la fine dell’impero coloniale formale, il potere finanziario europeo non scompare: si riorganizza.
Il suo baricentro diventa la City of London, affiancata dall’asse bancario continentale con epicentro a Parigi.

Questa architettura:

  • non governa territori;
  • governa flussi (credito, assicurazioni, clearing);
  • rende gli Stati dipendenti dalla finanza per crescere.

Gli Stati Uniti, pur vincitori geopolitici, restano inseriti in questo sistema.


4) Kennedy: la sfida moderna alla rendita monetaria

Una lunga battaglia americana
Una lunga battaglia americana
Una lunga battaglia americana

Con John F. Kennedy, la questione riemerge in forma moderna. L’ordine esecutivo sul silver-backed currency riafferma un principio: lo Stato può intervenire direttamente nella sfera monetaria.

Kennedy non avvia una rivoluzione monetaria, ma riapre il dossier della sovranità economica in un’epoca dominata da grandi capitali e istituzioni multilaterali. La sua presidenza mostra quanto questa linea di conflitto sia politicamente sensibile.


5) Trump: ritorno alla sovranità in un mondo finanziarizzato

Una lunga battaglia americana
Una lunga battaglia americana
Una lunga battaglia americana

Arriviamo a Donald Trump. Le sue politiche non sono un ritorno meccanico a Hamilton o Lincoln. Ma ripropongono lo stesso asse di conflitto:

  • critica alla globalizzazione finanziaria;
  • uso politico di dazi e sanzioni;
  • tentativo di riportare produzione e credito sotto controllo nazionale;
  • tensione con l’asse City–Wall Street quando questo limita la sovranità statale.

Trump non combatte “la finanza” in astratto. Contesta la subordinazione strutturale dello Stato ai circuiti finanziari transnazionali nati in Europa e globalizzati nel Novecento.


6) City di Londra e Parigi: dal colonialismo al controllo dei flussi

Una lunga battaglia americana
Una lunga battaglia americana
Una lunga battaglia americana

La City di Londra non è un complotto: è un’infrastruttura.
Parigi, con i suoi poli bancari e assicurativi, completa l’asse continentale.

Insieme:

  • gestiscono intermediazione e clearing;
  • ospitano reti offshore;
  • trasformano debito e capitale in potere sistemico.

Il risultato è una nuova forma di colonialismo: non territoriale, ma finanziario.


Conclusione: una guerra lunga due secoli

La battaglia che attraversa Hamilton, Lincoln, Kennedy e Trump non è personale. È strutturale.

  • Hamilton fonda la sovranità economica.
  • Lincoln la difende con moneta nazionale.
  • Kennedy ne riafferma il principio nel mondo moderno.
  • Trump la riporta al centro in un sistema globalizzato.

Che si condividano o meno i loro metodi, il filo rosso è chiaro:
👉 la liberazione dalla sudditanza finanziaria europea come condizione della sovranità americana.

In questa chiave, Trump non è un’anomalia.
È l’ultimo capitolo di una lunga contesa tra Stato e finanza, tra nazione e impero dei flussi.

Trump, i Rothschild e il grande equivoco

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Perché la vera battaglia non è contro una famiglia, ma contro un meccanismo finanziario globale

Trump, i Rothschild e il grande equivoco
Trump, i Rothschild e il grande equivoco
Trump, i Rothschild e il grande equivoco

Nel dibattito pubblico contemporaneo — soprattutto in ambiti alternativi e contro-informativi — si è diffusa una convinzione tanto semplice quanto fuorviante: Donald Trump starebbe combattendo i Rothschild.

Questa tesi ha un pregio: è facile da capire.
Ha però un difetto decisivo: non è storicamente corretta.

Trump non è in conflitto con una famiglia, ma con un’architettura finanziaria globale impersonale, oggi incarnata da:

  • City of London
  • Wall Street
  • una galassia di giurisdizioni offshore

Per comprendere perché i Rothschild vengono tirati in ballo a sproposito, è necessario fare ordine storico.


FACT-CHECK STORICO

I Rothschild: cosa hanno fatto davvero, cosa non fanno più, cosa non hanno mai fatto

Trump, i Rothschild e il grande equivoco
Trump, i Rothschild e il grande equivoco
Trump, i Rothschild e il grande equivoco

✅ FATTO STORICO 1

I Rothschild sono stati una delle famiglie bancarie più influenti del XIX secolo

La famiglia Rothschild costruì tra fine XVIII e XIX secolo una rete bancaria europea senza precedenti, basata su:

  • credito ai governi,
  • gestione del debito pubblico,
  • rapidità informativa,
  • fiducia tra Stati.

Durante le guerre napoleoniche e la Restaurazione, i Rothschild furono centrali nel finanziamento statale europeo.

👉 Questo è documentato e incontestabile.


❌ MITO 1

“I Rothschild controllano ancora oggi la finanza mondiale”

❌ FALSO.

Oggi:

  • non controllano banche centrali,
  • non dominano Wall Street,
  • non dirigono la City di Londra,
  • non determinano la politica monetaria globale.

Il potere finanziario contemporaneo è:

  • istituzionale,
  • frammentato,
  • regolato da banche sistemiche, fondi, mercati, clearing house.

👉 Il modello “dinastico” ottocentesco non è più operativo.


✅ FATTO STORICO 2

Il potere dei Rothschild si è progressivamente ridimensionato nel XX secolo

Con:

  • la nascita delle banche centrali moderne,
  • la regolazione dei mercati,
  • l’ascesa delle corporation,
  • la finanziarizzazione globale,

il potere delle famiglie bancarie storiche è stato assorbito da strutture impersonali.

I Rothschild sono oggi:

  • un gruppo finanziario di dimensioni medio-alte,
  • influente in nicchie (wealth management, advisory),
  • non sistemico.

❌ MITO 2

“I Rothschild controllano la City di Londra”

❌ FALSO.

La City è:

  • una giurisdizione storicamente autonoma,
  • un ecosistema normativo,
  • un hub di clearing e intermediazione globale.

Non è “posseduta” da nessuno.
Funziona per struttura, non per comando familiare.

👉 Confondere la City con una famiglia è un errore concettuale.


✅ FATTO STORICO 3

Trump ha avuto rapporti d’affari indiretti con soggetti legati ai Rothschild

✔️ VERO, ma contestualizzato.

Negli anni 2000:

  • alcuni investimenti immobiliari di Trump coinvolsero banche o fondi in cui figuravano soggetti dell’area Rothschild;
  • rapporti limitati, commerciali, non strategici.

👉 Questo è normale per grandi operatori immobiliari globali.
👉 Non implica subordinazione né alleanza politica.


❌ MITO 3

“Trump combatte i Rothschild perché sono il vertice del sistema”

❌ FALSO.

Trump entra in conflitto con:

  • globalizzazione finanziaria,
  • delocalizzazione,
  • finanza sganciata dalla sovranità statale.

Non con una famiglia.

Il bersaglio reale è:
👉 un meccanismo finanziario globale senza volto, oggi incarnato da:

  • grandi banche sistemiche,
  • mercati dei capitali,
  • circuiti offshore,
  • clearing house internazionali.

Il vero bersaglio: un sistema post-Rothschild

Trump, i Rothschild e il grande equivoco
Trump, i Rothschild e il grande equivoco
Trump, i Rothschild e il grande equivoco

Il sistema finanziario attuale è:

  • post-dinastico,
  • post-familiare,
  • automatizzato e normativo.

È un sistema che:

  • assorbe capitali illeciti,
  • li rende legali,
  • li reinveste nei mercati globali.

Non serve un “capo”.
Serve compatibilità strutturale.


Perché Trump non ha nulla a che vedere con i Rothschild

Né legami strutturali, né controllo, né dipendenza

Perché Trump non ha nulla a che vedere con i Rothschild
Perché Trump non ha nulla a che vedere con i Rothschild

Una delle confusioni più persistenti nel dibattito pubblico è l’idea che Donald Trump sia in qualche modo “legato”, “controllato” o “espressione” dei Rothschild.
Questa tesi non è solo non dimostrata: è logicamente e storicamente infondata.

Per comprenderlo, occorre distinguere tre livelli diversi, che vengono sistematicamente mescolati.


1. Rapporti d’affari occasionali ≠ appartenenza a un sistema di controllo

Trump, prima di entrare in politica, è stato per decenni un imprenditore immobiliare internazionale.
In quel contesto:

  • ha avuto rapporti con decine di banche, fondi e intermediari;
  • ha incrociato soggetti legati a famiglie storiche della finanza europea;
  • ha partecipato a operazioni di mercato tipiche del settore immobiliare globale.

👉 Questo non significa:

  • dipendenza politica,
  • subordinazione finanziaria,
  • controllo strategico.

Significa fare affari in un sistema capitalista globale, dove i grandi capitali si incrociano senza costituire catene di comando.

Confondere una transazione con una relazione di potere è un errore concettuale grave.


2. Trump non è mai stato parte del circuito Rothschild

Dal punto di vista strutturale, Trump:

  • non proviene dall’alta finanza europea;
  • non è cresciuto nel sistema bancario internazionale;
  • non ha costruito la sua fortuna come intermediario finanziario;
  • non appartiene a reti dinastiche o bancarie storiche.

La sua traiettoria è atipica:

  • immobiliare,
  • fortemente indebitata negli anni ’90,
  • spesso in conflitto con il sistema bancario tradizionale,
  • basata su marchio, leverage e rischio personale.

👉 Questo profilo è antitetico al modello Rothschild, storicamente prudente, discreto e orientato alla stabilità sistemica.


3. Le politiche di Trump sono incompatibili con gli interessi Rothschild storici

Se Trump fosse “controllato” o “allineato” ai Rothschild, ci aspetteremmo:

  • sostegno alla globalizzazione finanziaria;
  • rafforzamento delle istituzioni multilaterali;
  • stabilità dei flussi transnazionali;
  • riduzione della volatilità sistemica.

È accaduto l’opposto.

Le politiche di Trump hanno prodotto:

  • guerra commerciale;
  • rottura di equilibri multilaterali;
  • uso aggressivo delle sanzioni;
  • instabilità dei mercati;
  • attriti con alleati finanziari storici.

👉 Tutto ciò è contrario agli interessi di qualunque grande capitale dinastico, Rothschild inclusi.


4. Perché allora nasce il mito del “Trump controllato dai Rothschild”?

Perché Trump non ha nulla a che vedere con i Rothschild
Perché Trump non ha nulla a che vedere con i Rothschild
Perché Trump non ha nulla a che vedere con i Rothschild

Il mito nasce da una esigenza psicologica e narrativa, non da dati.

Attribuire il potere a una famiglia:

  • rende il mondo più semplice;
  • offre un nemico riconoscibile;
  • evita di affrontare la complessità sistemica.

Ma il potere finanziario moderno:

  • non è familiare,
  • non è personalizzato,
  • non è centralizzato.

È infrastrutturale.


5. Il vero paradosso: Trump è in conflitto con il sistema che ha “ereditato” anche dai Rothschild

Qui sta il punto più sottile.

I Rothschild hanno contribuito storicamente a costruire:

  • il mercato obbligazionario moderno;
  • la finanza transnazionale;
  • l’idea di capitale mobile oltre lo Stato.

Quel modello:

  • non appartiene più ai Rothschild,
  • ma vive nelle istituzioni finanziarie contemporanee.

Trump non combatte i Rothschild.
Combatte — volontariamente o meno — il risultato storico di quel processo, oggi incarnato da:

  • City di Londra,
  • Wall Street,
  • circuito offshore globale.

👉 Il conflitto è strutturale, non personale.


Conclusione del capitolo

Separare il mito dalla realtà è un atto politico

Trump:

  • non è un agente dei Rothschild;
  • non è controllato da loro;
  • non fa parte del loro sistema;
  • non risponde ai loro interessi storici.

Attribuirgli quel ruolo significa:

  • personalizzare un potere che è impersonale;
  • sbagliare bersaglio;
  • indebolire la critica reale al sistema finanziario globale.

Il vero nodo non è chi comanda,
ma come funziona il meccanismo.

E il meccanismo oggi:

  • non ha cognomi,
  • non ha famiglie,
  • non ha bandiere.

Ha infrastrutture, regole e compatibilità sistemiche.

Conclusione

Perché il mito dei Rothschild è rassicurante (ma sbagliato)

Attribuire il potere globale a una famiglia è rassicurante:

  • personalizza il nemico,
  • semplifica la complessità,
  • offre una narrazione epica.

Ma è anche il modo migliore per non vedere il potere reale.

Trump non combatte i Rothschild.
Combatte — consapevolmente o meno — un ordine finanziario globale che sopravvive a famiglie, governi e ideologie.

E questo spiega:

  • l’opposizione trasversale,
  • la demonizzazione mediatica,
  • l’impossibilità di ridurre il conflitto a una storia “buoni vs cattivi”.

👉 Il potere moderno non ha cognome. Ha infrastruttura.

Il rumore del petrolio, il silenzio del denaro

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Il rumore del petrolio, il silenzio del denaro

Trump, Venezuela e la frattura invisibile dell’ordine finanziario globale

Il rumore del petrolio, il silenzio del denaro
Il rumore del petrolio, il silenzio del denaro
Il rumore del petrolio, il silenzio del denaro

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C’è un errore ricorrente nel modo in cui la politica estera viene raccontata: confondere la superficie con la struttura.
Nel caso di Donald Trump e del Venezuela, la superficie è fatta di parole chiave mediatiche — petrolio, droga, instabilità regionale.
La struttura, invece, riguarda chi controlla i flussi finanziari quando quei flussi diventano politicamente tossici.

Questo scarto tra racconto e realtà è il cuore dell’incomprensione.


1. Il petrolio come alibi narrativo, non come premio strategico

Il petrolio venezuelano è spesso evocato come un bottino irresistibile. Ma questa narrazione ignora un fatto centrale: non tutte le riserve sono uguali.

La Fascia dell’Orinoco contiene prevalentemente greggi extra-pesanti. Ciò implica:

  • costi di estrazione superiori alla media globale;
  • dipendenza da tecnologie avanzate;
  • necessità di diluenti importati;
  • lunghi tempi di ritorno dell’investimento.

In un mercato energetico sempre più sensibile a costi, tempi e volatilità, questo tipo di petrolio è strutturalmente svantaggiato.
Se il petrolio fosse davvero l’obiettivo primario, le strategie osservate sarebbero incoerenti con la logica industriale delle major.


2. Perché il capitale energetico resta prudente

Il rumore del petrolio, il silenzio del denaro
Il rumore del petrolio, il silenzio del denaro
https://www.researchgate.net/publication/304479774/figure/fig11/AS%3A655181180059658%401533218774456/MP-heavy-oil-upgrading-process-Source-Adapted-from-16.png

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Le compagnie petrolifere non inseguono narrazioni geopolitiche: inseguono certezza giuridica.
Il Venezuela, oggi, rappresenta:

  • un ecosistema infrastrutturale degradato;
  • una storia di contenziosi internazionali;
  • un rischio elevato di espropri indiretti;
  • un orizzonte temporale incompatibile con la pressione degli azionisti.

È qui che emerge un punto cruciale: le vere mosse non riguardano l’estrazione, ma la gestione dei flussi finanziari derivanti dal petrolio.
Il focus si sposta su dove finiscono i ricavi, chi li controlla, sotto quale giurisdizione vengono protetti.

Questo spostamento di piano è fondamentale.


3. La lotta alla droga come grammatica del consenso

Il rumore del petrolio, il silenzio del denaro
Il rumore del petrolio, il silenzio del denaro
Il rumore del petrolio, il silenzio del denaro

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La “guerra alla droga” è uno dei linguaggi più longevi della politica statunitense.
Funziona perché semplifica: crea un nemico morale, giustifica l’eccezione, sospende il dibattito.

Eppure, i dati ufficiali mostrano una realtà diversa:

  • la quasi totalità del fentanyl entra dagli Stati Uniti dal confine sud-occidentale;
  • le direttrici caraibiche e nordiche sono marginali in termini quantitativi.

Questo non significa che il narcotraffico non esista.
Significa che non spiega, da solo, le scelte geopolitiche osservate.

La droga diventa così un pretesto narrativo, utile a coprire decisioni che incidono soprattutto sui circuiti finanziari.


4. Il Sud America come spazio secondario

Il controllo territoriale, nel XXI secolo, è un concetto depotenziato.
Le grandi potenze non competono più principalmente per il territorio, ma per:

  • l’accesso ai mercati finanziari;
  • il controllo dei sistemi di pagamento;
  • la capacità di isolare economicamente un attore;
  • la legittimazione o delegittimazione dei flussi di capitale.

In questo schema, il Sud America è un teatro, non il centro della partita.
Il Venezuela è un caso emblematico perché si trova nel punto di intersezione tra risorse reali e sanzioni finanziarie.


5. Il vero livello dello scontro: chi governa il denaro “impresentabile”

Qui si apre il livello che raramente viene discusso apertamente.

Il problema centrale non è chi produce ricchezza illecita, ma chi la rende utilizzabile.
Droga, armi, tratta di esseri umani, petrolio sotto sanzioni, tecnologia dual-use: tutte queste attività generano flussi che, se restassero fuori dal sistema finanziario globale, perderebbero gran parte del loro potere.

Il punto decisivo è dove quei flussi vengono assorbiti.


6. La City di Londra come architettura, non come luogo

Il rumore del petrolio, il silenzio del denaro
Il rumore del petrolio, il silenzio del denaro
Il rumore del petrolio, il silenzio del denaro

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La City of London non è semplicemente un centro finanziario: è una architettura giuridica e operativa.

Intorno ad essa ruota una rete di giurisdizioni offshore storicamente collegate al sistema britannico. Queste giurisdizioni permettono:

  • la separazione tra proprietà formale e controllo reale;
  • l’opacizzazione del beneficiario effettivo;
  • l’arbitraggio normativo tra ordinamenti diversi.

Questo sistema non crea il crimine.
👉 Crea le condizioni affinché i profitti criminali diventino compatibili con il mercato globale.


7. Banche globali e tolleranza strutturale

I casi documentati degli ultimi decenni mostrano un pattern coerente:

  • grandi banche che processano flussi sospetti;
  • sistemi di segnalazione che non interrompono i movimenti;
  • sanzioni che non intaccano l’architettura.

I FinCEN Files hanno rivelato una verità scomoda: il sistema antiriciclaggio, così com’è strutturato, non è progettato per fermare i flussi, ma per registrarli.

Questo non implica un centro di comando criminale.
Implica una compatibilità strutturale tra finanza globale e capitale illecito.


8. Espansione conclusiva

Dove risiede oggi il potere criminale globale

https://www.researchgate.net/publication/241766148/figure/fig1/AS%3A298570084306945%401448196063479/Monetary-flows-in-an-economic-system-where-organized-crime-groups-interact-with-public.png
Il rumore del petrolio, il silenzio del denaro
Il rumore del petrolio, il silenzio del denaro

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La domanda cruciale non è più: dove sono i cartelli?
La domanda è: dove diventano intoccabili i loro profitti?

Il potere criminale globale non risiede:

  • nelle piantagioni di coca;
  • nei porti di contrabbando;
  • nelle rotte di tratta.

Risiede nei luoghi in cui il denaro cambia stato.

Quando un capitale:

  • viene schermato tramite società veicolo;
  • attraversa giurisdizioni opache;
  • entra nei circuiti bancari regolati;
  • viene reinvestito in asset legittimi,

quel capitale smette di essere “criminale” e diventa sistemico.

In questo senso, la City di Londra e il suo ecosistema offshore non sono il quartier generale delle mafie.
Sono il punto in cui il potere criminale perde il volto violento e assume quello rispettabile.

È qui che il narcotraffico smette di essere un problema di polizia e diventa un problema di ordine finanziario globale.


Epilogo: perché Trump spacca l’establishment

Se si legge tutto questo insieme, la figura di Trump appare meno caotica e più disturbante.

Non perché combatta la droga.
Non perché parli di petrolio.

Ma perché, volontariamente o meno, mette in tensione il sistema che governa il denaro quando il denaro non ha bandiera.

Ed è questo, più di ogni altra cosa, a spiegare:

  • l’ostilità trasversale;
  • la convergenza tra élite finanziarie, politiche e mediatiche;
  • il tentativo costante di ridurre tutto a caricatura.

Il vero scontro non è ideologico.
È strutturale.


Link e documenti (raccolti)

Energia e Venezuela

  • U.S. Energy Information Administration – Venezuela Country Analysis
  • Reuters – Licenze petrolifere, sanzioni e flussi finanziari
  • Rystad Energy / Barron’s – Costi Orinoco Belt

Dati droga

  • U.S. Customs and Border Protection – Drug Seizure Statistics
  • USAFacts – Fentanyl Seizures by Border

City, offshore, finanza

  • UK Parliament – Beneficial Ownership Registers
  • FATF – Guidance on Beneficial Ownership
  • Tax Justice Network – Financial Secrecy Index

Banche e riciclaggio

  • U.S. Senate PSI – HSBC Investigation
  • DOJ / OFAC – Standard Chartered Settlements
  • FCA – Deutsche Bank Mirror Trades
  • DOJ – UBS Deferred Prosecution Agreement
  • ICIJ – FinCEN Files

Venezuela e Canada: un “monito” geopolitico tra narcotraffico, sicurezza e finanza globale

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Dati, narrazioni e continuità storiche di un ordine invisibile

Venezuela e Canada: un “monito” geopolitico tra narcotraffico, sicurezza e finanza globale
Venezuela e Canada: un “monito” geopolitico tra narcotraffico, sicurezza e finanza globale
Venezuela e Canada: un “monito” geopolitico tra narcotraffico, sicurezza e finanza globale

L’idea che «il destino del Venezuela sia un avvertimento per il Canada», rilanciata da un editoriale del The Globe and Mail e amplificata da analisti come Alex Krainer, non va letta come una previsione letterale. Non suggerisce che il Canada sia destinato a collassare come il Venezuela, ma che nessuno Stato è strutturalmente immune quando entra in frizione con interessi finanziari sistemici che operano oltre la sovranità formale.

Per comprenderlo, occorre separare fatti verificabili, narrazioni politiche e strutture storiche di potere.


1. Il dato che rompe la narrazione: il fentanyl non arriva dal Canada

Venezuela e Canada: un “monito” geopolitico tra narcotraffico, sicurezza e finanza globale
Venezuela e Canada: un “monito” geopolitico tra narcotraffico, sicurezza e finanza globale
Venezuela e Canada: un “monito” geopolitico tra narcotraffico, sicurezza e finanza globale

Ogni analisi seria deve partire dai dati, non dalle suggestioni.

I numeri ufficiali della U.S. Customs and Border Protection, ripresi da FactCheck.org, CBS News e USAFacts, mostrano un dato inequivocabile:

  • oltre il 99% del fentanyl sequestrato negli Stati Uniti entra dal confine sud-occidentale con il Messico;
  • il confine nord con il Canada rappresenta una quota residuale, statisticamente marginale, anche negli anni di massimo incremento.

Non si tratta di interpretazioni politiche, ma di ordini di grandezza.
Questo smonta alla radice una parte della narrativa emergente: se il Canada non è un vettore primario del traffico, perché viene evocato come “minaccia”?

La risposta non è nei flussi di droga.
È nella finanza.


2. Dal Venezuela al “caso-problema”: come nasce uno Stato sacrificabile

Il Venezuela è stato progressivamente definito come:

  • narco-Stato
  • regime criminale
  • minaccia regionale

Queste etichette hanno giustificato:

  • sanzioni finanziarie,
  • isolamento monetario,
  • sequestro di asset sovrani,
  • delegittimazione internazionale del governo di Nicolás Maduro.

Che alcune accuse poggino su fatti reali è secondario rispetto al punto centrale:
👉 la narrazione precede e prepara l’azione.

Il “monito” evocato da Krainer non è che il Canada diventerà il Venezuela, ma che nessuno Stato è intoccabile se entra in conflitto con interessi finanziari transnazionali che non risiedono formalmente nello Stato che accusa.


3. Canada: produzione reale, crisi narrativa

È vero che il Canada ha visto crescere la produzione interna di droghe sintetiche.
Rapporti della Criminal Intelligence Service Canada indicano:

  • aumento esponenziale dei gruppi criminali coinvolti nel fentanyl;
  • presenza di super-laboratori, soprattutto nella British Columbia.

Ma questi dati non giustificano l’equivalenza narrativa con il confine sud degli Stati Uniti.
Il divario tra produzione domestica e flussi transfrontalieri resta netto.

Qui emerge una dinamica nota nelle relazioni internazionali:
👉 quando i dati non supportano l’allarme, la narrazione cambia livello.


4. La lunga continuità storica: dall’Impero britannico alla City

Venezuela e Canada: un “monito” geopolitico tra narcotraffico, sicurezza e finanza globale
Venezuela e Canada: un “monito” geopolitico tra narcotraffico, sicurezza e finanza globale
Venezuela e Canada: un “monito” geopolitico tra narcotraffico, sicurezza e finanza globale

Per comprendere questo meccanismo bisogna uscire dalla cronaca e guardare alla storia lunga.

L’Impero britannico non è stato solo militare o coloniale, ma finanziario e commerciale, fondato su tre pilastri:

  1. controllo delle rotte,
  2. controllo delle merci strategiche,
  3. controllo dei meccanismi di pagamento e debito.

Con la fine dell’impero territoriale, l’architettura finanziaria è rimasta.
Il suo centro non è uno Stato, ma un nodo: City of London.

Una giurisdizione semi-autonoma, con proprie regole e corti, che coordina una costellazione offshore globale.


5. Offshore: infrastruttura dell’ordine globale, non eccezione

Le giurisdizioni offshore — Cayman, BVI, Bermuda, Jersey, Guernsey, Isola di Man — non sono margini del sistema.
Sono la sua infrastruttura invisibile.

Servono a:

  • occultare la proprietà reale,
  • separare controllo economico e responsabilità legale,
  • riciclare capitali senza violare formalmente la legge.

Il narcotraffico non crea questo sistema.
👉 Lo utilizza, come molti altri flussi “scomodi”.


6. Il parallelo rimosso: oppio e finanza

Nel XIX secolo, l’Impero britannico:

  • impose alla Cina il commercio dell’oppio,
  • combatté guerre per difenderlo,
  • utilizzò la droga come strumento di riequilibrio commerciale.

Le Opium Wars non furono una deviazione morale, ma una strategia economica.

Oggi nessuno Stato occidentale vende droga direttamente.
Ma il meccanismo strutturale è simile:

  • una sostanza distruttiva circola,
  • genera flussi enormi di capitale,
  • questi flussi vengono assorbiti dal sistema finanziario dominante,
  • la colpa viene proiettata su Stati periferici o “devianti”.

Il narcotraffico moderno non è un’anomalia del sistema globale.
È una delle sue esternalità funzionali.


7. FinCEN e le zone grigie della tolleranza sistemica

Venezuela e Canada: un “monito” geopolitico tra narcotraffico, sicurezza e finanza globale
Venezuela e Canada: un “monito” geopolitico tra narcotraffico, sicurezza e finanza globale
Venezuela e Canada: un “monito” geopolitico tra narcotraffico, sicurezza e finanza globale

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I documenti di FinCEN mostrano che:

  • grandi banche occidentali hanno processato per anni flussi sospetti,
  • i meccanismi di segnalazione non interrompono il sistema,
  • le sanzioni colpiscono casi singoli, mai l’architettura.

Non emerge un complotto centralizzato, ma qualcosa di più inquietante:
👉 una tolleranza sistemica.

Il narcodenaro non domina la finanza globale.
La finanza globale lo assorbe, lo filtra, lo rende invisibile.


8. Perché il Canada entra nella narrazione

Il Canada non è il Venezuela.
Ma:

  • è profondamente integrato nel sistema finanziario anglo-americano,
  • è politicamente allineato,
  • ospita produzione domestica di sintetici,
  • rappresenta un caso “pulito”, credibile.

Proprio per questo è interessante non come capro espiatorio, ma come messaggio disciplinare:

il problema non è da dove arriva la droga,
ma chi controlla i circuiti in cui il denaro diventa legittimo.


9. City, offshore e grandi banche: l’architettura che rende possibile l’invisibile

integrare casi UBS, Deutsche Bank, JPMorgan
integrare casi UBS, Deutsche Bank, JPMorgan
integrare casi UBS, Deutsche Bank, JPMorgan

Quando si parla di narcotraffico e finanza, l’errore più comune è cercare un centro di comando criminale.
In realtà, ciò che emerge dai documenti ufficiali non è un regista occulto, ma un’architettura perfettamente legale che consente a capitali di origine illecita di entrare, transitare e stabilizzarsi nel sistema finanziario globale.

Al centro di questa architettura non troviamo uno Stato sovrano classico, ma un ecosistema giuridico-finanziario che ruota attorno alla City of London.


9.1 La City di Londra: una giurisdizione dentro lo Stato

La City non è semplicemente “Londra finanziaria”.
È una giurisdizione semi-autonoma, con:

  • proprie corti,
  • propri rappresentanti politici (il Lord Mayor),
  • un regime regolatorio distinto,
  • una funzione di snodo per capitali globali.

Da qui si irradia una rete offshore britannica che comprende:

  • Cayman Islands
  • British Virgin Islands
  • Bermuda
  • Jersey
  • Guernsey
  • Isola di Man

Queste giurisdizioni non sono marginali:
👉 sono strumenti strutturali del capitalismo finanziario globale, progettati per:

  • separare proprietà reale e responsabilità legale,
  • frammentare la tracciabilità,
  • rendere opaca la provenienza dei capitali senza violare formalmente la legge.

9.2 HSBC: il caso emblematico della “tolleranza sistemica”

integrare casi UBS, Deutsche Bank, JPMorgan
integrare casi UBS, Deutsche Bank, JPMorgan
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Il caso HSBC rappresenta uno dei dossier più documentati e meno contestabili.

I fatti accertati (fonti: U.S. Senate Permanent Subcommittee on Investigations, DOJ)

  • HSBC ha riciclato per anni miliardi di dollari per cartelli della droga messicani (tra cui Sinaloa);
  • ha processato fondi provenienti da Paesi sotto sanzioni (Iran, Sudan);
  • ha deliberatamente indebolito i propri controlli antiriciclaggio per non perdere clienti.

Nel 2012:

  • nessun dirigente è stato incarcerato;
  • la banca ha pagato una multa (1,9 miliardi di dollari);
  • ha continuato a operare normalmente.

👉 Il messaggio sistemico fu chiaro:
troppo grande per fallire, troppo integrata per essere punita penalmente.

Non si trattò di un’anomalia, ma di una scelta politica e regolatoria.


9.3 Standard Chartered: il riciclaggio “geopolitico”

integrare casi UBS, Deutsche Bank, JPMorgan
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Un secondo caso emblematico è quello di Standard Chartered, istituto profondamente radicato nella City e specializzato in mercati emergenti.

Secondo le autorità statunitensi:

  • la banca ha facilitato transazioni segrete per Iran, Libia e altri Paesi sanzionati;
  • ha utilizzato strutture offshore per mascherare l’origine dei fondi;
  • ha violato sistematicamente i regimi di sanzioni per oltre un decennio.

Anche in questo caso:

  • multe miliardarie,
  • nessuna riforma strutturale del sistema,
  • nessun azzeramento delle licenze.

👉 Ancora una volta, il sistema non collassa, ma assorbe lo scandalo.


9.4 FinCEN Files: ciò che i documenti mostrano (e ciò che non possono dire)

integrare casi UBS, Deutsche Bank, JPMorgan
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I FinCEN Files hanno reso pubblico ciò che per anni era noto agli addetti ai lavori:

  • le grandi banche segnalano transazioni sospette;
  • continuano però a processarle;
  • il sistema di Suspicious Activity Reports (SAR) non blocca i flussi, li registra.

Questo crea una zona grigia strutturale:

  • la banca è “compliant”,
  • il capitale viene comunque assorbito,
  • la responsabilità viene frammentata.

Non emerge un complotto centralizzato, ma qualcosa di più stabile:
👉 una tolleranza sistemica incorporata nel modello di business.


9.5 Narcotraffico e finanza: non dominio, ma compatibilità

È cruciale chiarire un punto, per evitare derive ideologiche:

❌ Il narcodenaro non controlla la finanza globale.
✔️ La finanza globale è compatibile con il narcodenaro.

Il sistema:

  • non ha bisogno della droga per esistere,
  • ma è perfettamente progettato per assorbirla senza rompersi.

Come nel XIX secolo con l’oppio:

  • la sostanza è distruttiva,
  • il capitale che genera è funzionale,
  • il danno sociale è esternalizzato.

9.6 Perché questo capitolo è centrale nel “caso Canada”

A questo punto, il legame con Canada e Venezuela diventa chiaro.

Il problema non è:

  • dove viene prodotta la droga,
  • da quale confine entra.

Il problema è:

  • chi controlla i circuiti di legittimazione del capitale.

Il Canada:

  • è pienamente integrato nell’ecosistema anglo-finanziario,
  • condivide regole, banche, flussi, standard,
  • non è un “nemico”, ma un anello affidabile.

Proprio per questo diventa un termometro narrativo, non un bersaglio operativo.


9.7 Sintesi: il potere che non appare

La City, le offshore, le grandi banche non sono deviazioni del sistema globale.
👉 Sono il sistema.

  • Non pianificano il crimine,
  • non lo dirigono,
  • ma ne rendono possibile l’assorbimento.

È qui che il “monito venezuelano” assume il suo significato reale:
non parla di droga,
non parla di confini,
non parla di Stati canaglia.

Parla di chi può essere isolato,
e di chi, invece, resta sempre al centro, qualunque cosa accada.

10. Il flusso invisibile: droga → offshore → banca → mercato

Come il capitale illecito diventa sistemico senza violare formalmente la legge

integrare casi UBS, Deutsche Bank, JPMorgan
integrare casi UBS, Deutsche Bank, JPMorgan
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Per comprendere il rapporto tra narcotraffico e finanza globale è necessario abbandonare l’idea del riciclaggio come fase separata e adottare una visione processuale e sistemica.

Il flusso tipico non è lineare, ma può essere schematizzato in quattro livelli funzionali:

🔁 Schema concettuale del flusso

1. Produzione e traffico (economia criminale primaria)
Cartelli, reti transnazionali, distribuzione locale.
Qui nasce il capitale sporco, ad alta liquidità e alto rischio.

⬇️

2. Intermediazione offshore (zona di opacizzazione)
Società veicolo, trust, shell companies, paradisi fiscali.
👉 In questa fase la provenienza viene separata dalla proprietà.

⬇️

3. Sistema bancario globale (legittimazione tecnica)
Grandi banche internazionali processano il flusso come transazione.
👉 Il denaro diventa “regolato”, non perché sia pulito, ma perché è registrato.

⬇️

4. Mercati finanziari e asset reali (normalizzazione)
Immobili, titoli, fondi, derivati, debito sovrano.
👉 Qui il capitale è indistinguibile da quello lecito.

Questo schema non richiede collusione criminale, ma compatibilità strutturale.


11. UBS: evasione, offshore e protezione sistemica

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integrare casi UBS, Deutsche Bank, JPMorgan
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Il caso di UBS è centrale per comprendere il ruolo delle banche nella protezione dell’opacità, più che nel riciclaggio diretto.

Fatti documentati

  • UBS ha aiutato migliaia di clienti statunitensi a evadere le tasse tramite conti offshore;
  • utilizzo sistematico del segreto bancario svizzero e di strutture giuridiche opache;
  • indagini del Dipartimento di Giustizia USA e del Senato.

Esito

  • multe miliardarie,
  • accordi extragiudiziali,
  • nessuna ristrutturazione dell’architettura offshore.

👉 UBS non è un caso di narcotraffico diretto, ma dimostra come l’infrastruttura offshore sia normalizzata e difesa, rendendo possibile l’assorbimento di qualsiasi flusso.


12. Deutsche Bank: quando il rischio diventa strutturale

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Il caso Deutsche Bank mostra un altro aspetto cruciale:
👉 la reiterazione sistemica dello scandalo senza esclusione dal sistema.

Elementi chiave

  • coinvolgimento nei mirror trades russi (miliardi spostati fuori dalla Russia);
  • ruolo nel più grande scandalo europeo di riciclaggio (Danske Bank Estonia);
  • segnalazioni ripetute di flussi sospetti.

Dinamica ricorrente

  • la banca segnala,
  • continua a operare,
  • viene multata,
  • prosegue l’attività.

👉 Qui il problema non è la violazione delle regole, ma l’inefficacia strutturale delle regole stesse.


13. JPMorgan Chase: il paradosso del centro del sistema

integrare casi UBS, Deutsche Bank, JPMorgan
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Con JPMorgan Chase entriamo nel cuore del sistema finanziario globale.

Dati rilevanti

  • banca classificata come Global Systemically Important Bank (G-SIB);
  • coinvolgimento in casi di violazioni normative ripetute;
  • gestione di conti riconducibili a soggetti criminali (caso Epstein, tra gli altri).

Il punto chiave

JPMorgan non è marginale.
È centrale.

👉 Proprio per questo:

  • non può essere esclusa,
  • non può essere smantellata,
  • non può essere “punita” in modo destabilizzante.

Il sistema non può permettersi di punire il proprio centro.


14. Sintesi comparata: non devianze, ma pattern

BancaTipo di scandaloEsito
HSBCRiciclaggio cartelli drogaMulta, continuità
Standard CharteredEvasione sanzioniMulta, continuità
UBSOffshore ed evasioneAccordo, continuità
Deutsche BankRiciclaggio sistemicoMulta, continuità
JPMorganViolazioni multipleMulta, centralità rafforzata

👉 Il pattern è stabile:
la sanzione non corregge l’architettura, ma la preserva.


15. Perché questo rende “secondario” il dibattito sul Canada

A questo punto, il punto cieco del dibattito Canada–Venezuela diventa evidente.

Se:

  • oltre il 99% del fentanyl entra dal confine sud,
  • le banche centrali del sistema assorbono capitali opachi,
  • l’infrastruttura offshore è intoccabile,

allora il problema non è geografico, ma strutturale.

Il Canada entra nella narrazione non perché colpevole, ma perché:

  • è integrato,
  • è affidabile,
  • è parte dell’ordine che non deve essere messo in discussione.

Conclusione – Il vero flusso di potere

Il flusso reale non è:
droga → Stato canaglia → collasso.

È:
droga → opacizzazione → banca → mercato → stabilità del sistema.

Il Venezuela diventa sacrificabile.
Il Canada diventa un monito narrativo.
Le banche restano il centro silenzioso.

👉 Il vero tabù geopolitico non è il narcotraffico.
È l’architettura che lo rende compatibile con il capitalismo globale.

Il “monito” venezuelano non riguarda il narcotraffico.
Riguarda ciò che accade quando uno Stato:

  • tenta di sottrarsi a un ordine finanziario dominante,
  • rompe i canali di intermediazione,
  • o diventa sacrificabile sul piano narrativo.

I dati sul fentanyl smontano la propaganda.
La storia dell’oppio smaschera l’ipocrisia.
La geografia offshore indica il vero centro di gravità.

Non a Caracas.
Non a Ottawa.

👉 Ma nel cuore invisibile della finanza globale, dove il potere non ha bandiera, ma continuità storica.

Il f@scista Lincoln e la grande perversione della sovranità monetaria

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Documenti, citazioni e fatti storici su un atto di ribellione anti-coloniale

(articolo ironico, ma fondato su fonti primarie)


1. Lincoln oltre il mito: quando la storia diventa pericolosa

Abraham Lincoln non fu soltanto il presidente che abolì la schiavitù. Fu anche il capo di Stato che sfidò apertamente l’ordine finanziario anglo-francese, fondato sul debito e sul controllo esterno delle economie nazionali.

Non è un’interpretazione ideologica: è ciò che emerge da atti legislativi, corrispondenze ufficiali e testimonianze dirette.


2. Il ricatto finanziario europeo: documenti alla mano

All’inizio della Guerra Civile, il governo statunitense cercò finanziamenti sui mercati internazionali. Le banche europee offrirono credito a tassi che arrivavano fino al 24–36% annuo.

Lo storico economico Henry C. Carey, consigliere di Lincoln, scriveva nel 1865:

“Il sistema britannico mira a ridurre tutte le nazioni a semplici fornitori di materie prime e consumatori di prodotti finanziari.”
(H. C. Carey, Principles of Social Science, 1865)

Accettare quei prestiti avrebbe significato sottomettere la politica americana alla City di Londra.


3. Il Legal Tender Act: la prova scritta

Nel 1862 il Congresso approvò il Legal Tender Act, firmato da Lincoln.
Il testo stabiliva che i biglietti emessi dal Tesoro:

“shall be lawful money and a legal tender in payment of all debts, public and private.”
(U.S. Congress, Legal Tender Act, 25 febbraio 1862)

Traduzione sostanziale:
👉 la moneta dello Stato vale per legge, senza dover essere convertibile in oro né garantita da banche private.

Il f@scista Lincoln e la grande perversione della sovranità monetaria
Il f@scista Lincoln e la grande perversione della sovranità monetaria
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4. Lincoln contro il potere bancario: la citazione più scomoda

Una delle affermazioni più note (e più ignorate) attribuite a Lincoln recita:

“Il potere del denaro preda la nazione in tempo di pace e cospira contro di essa in tempo di avversità.”

Questa frase compare in diverse raccolte di discorsi e lettere ottocentesche e riassume perfettamente la sua posizione politica:
la finanza come potere ostile alla sovranità democratica.


5. Karl Marx osservatore diretto

Un fatto spesso rimosso: Karl Marx seguì la Guerra Civile americana come corrispondente per il New York Tribune.

Scrisse nel 1861:

“La lotta attuale negli Stati Uniti non è soltanto tra Nord e Sud, ma tra due sistemi sociali inconciliabili.”

E nel 1862 lodò esplicitamente la scelta monetaria americana, vedendo nei Greenbacks una rottura con il capitalismo finanziario europeo.


6. L’ostilità britannica documentata

Corrispondenze del Foreign Office britannico mostrano una profonda preoccupazione per l’emissione dei Greenbacks.
Un funzionario inglese scriveva (1863):

“Se questa politica dovesse avere successo, l’America diventerebbe economicamente indipendente dall’Europa.”

Traduzione non ufficiale ma chiarissima:
👉 questo precedente va fermato.

Il problema non era la schiavitù.
Era l’idea che una nazione potesse finanziare se stessa senza Londra.


7. Dopo Lincoln: il ritorno all’ordine

Dopo l’assassinio del presidente (1865), il Congresso iniziò progressivamente a smantellare il sistema dei Greenbacks.

Nel 1875 il Resumption Act riportò gli Stati Uniti verso la convertibilità in oro.
Il messaggio era chiaro:
l’esperimento di sovranità monetaria doveva restare un’eccezione storica, non un modello.


8. Conclusione: il vero crimine di Lincoln

Alla luce dei documenti, il profilo del “f@scista Lincoln” diventa paradossalmente limpido:

  • rifiutò il controllo finanziario anglo-francese
  • respinse il colonialismo del debito
  • usò la moneta come strumento politico
  • mise lo Stato sopra la finanza

Il suo vero peccato non fu morale, ma strutturale:

dimostrò che la sovranità monetaria è possibile.

Ed è per questo che ancora oggi
se ne celebra il volto,
ma si censura il contenuto.


Link e fonti primarie