La costruzione del “nemico perfetto”
Negli ultimi anni una parte della cosiddetta controinformazione occidentale ha trasformato il dibattito su intelligenza artificiale, sorveglianza e guerra algoritmica in uno schema narrativo estremamente prevedibile.
Ogni volta che emerge il tema del controllo tecnologico, il bersaglio principale diventa quasi automaticamente Palantir Technologies.
L’azienda viene descritta come il simbolo assoluto del male contemporaneo: sorveglianza, intelligence, militarizzazione dei dati, controllo sociale.
Ma questa ossessione selettiva rischia di produrre un effetto opposto rispetto a quello dichiarato: nascondere la reale struttura del potere tecnologico globale.
Il problema non è infatti una singola azienda.
Il problema è l’intero ecosistema tecnocratico che si sta consolidando a livello mondiale.
La controinformazione ideologica e la semplificazione del reale
Una parte dell’informazione alternativa di matrice neo-marxista, antiamericana o antifascista ha costruito negli anni una struttura interpretativa molto semplice:
- se un’azienda è americana → è imperialista;
- se collabora con Israele → è sionista;
- se collabora con esercito o intelligence → è fascista;
- se sviluppa sistemi di sorveglianza → rappresenta automaticamente il male assoluto.
Questa narrativa funziona perfettamente nei social network perché è immediata, emotiva e polarizzante.
Il problema è che non spiega realmente ciò che sta accadendo.
Serve soprattutto a rafforzare identità ideologiche già esistenti.
Nel frattempo il vero fenomeno storico procede altrove: la nascita di un sistema tecnocratico transnazionale che supera le categorie tradizionali di destra e sinistra.
Un sistema che coinvolge contemporaneamente:
- governi;
- apparati militari;
- Big Tech;
- fondi finanziari;
- intelligence;
- università;
- organismi sovranazionali;
- aziende specializzate in AI.
Il caso Anthropic-Vaticano e la frattura interna al sistema
Negli ultimi mesi sono circolate ricostruzioni relative a presunti contrasti tra Anthropic, ambienti militari e persino il Vaticano sul tema dell’intelligenza artificiale.
Al di là della veridicità assoluta delle ricostruzioni, il punto interessante è un altro:
emerge l’idea che lo scontro non sia tra “buoni” e “cattivi”, ma all’interno dello stesso complesso tecnocratico-militare.
Secondo alcune interpretazioni, il nodo centrale riguarderebbe:
- l’uso delle armi autonome;
- la sorveglianza predittiva di massa;
- la rimozione dell’essere umano dai processi decisionali.
Se anche solo parte di queste tensioni fosse reale, significherebbe una cosa enorme:
il sistema tecnologico globale sta già discutendo i limiti morali dell’intelligenza artificiale.
Ed è proprio questo a distruggere la narrazione semplicistica secondo cui il problema sarebbe soltanto “l’America cattiva contro il resto del mondo”.
Palantir non è l’eccezione: è la normalità
Chi conosce realmente il settore tecnologico sa bene che Palantir Technologies non rappresenta un’eccezione.
Oggi quasi tutte le grandi piattaforme tecnologiche collaborano con governi, apparati strategici o infrastrutture militari:
- OpenAI sviluppa sistemi utilizzati anche in contesti governativi;
- Google lavora su tecnologie dual use;
- Microsoft collabora con il cloud della difesa;
- Amazon ospita infrastrutture strategiche;
- Meta raccoglie dati comportamentali globali;
- aziende cinesi legate allo Stato sviluppano modelli di governance digitale avanzata.
Il controllo algoritmico non appartiene più a un solo blocco geopolitico.
È diventato multipolare.
Il vero potere: l’infrastruttura cognitiva
La nuova forma di dominio non è soltanto economica o militare.
È cognitiva.
Chi controlla:
- i dati;
- i modelli linguistici;
- gli algoritmi sociali;
- le infrastrutture cloud;
- la profilazione psicometrica;
- i sistemi predittivi;
controlla progressivamente anche la percezione della realtà.
Ed è qui che emerge il punto più importante:
la governance algoritmica globale non appartiene soltanto agli Stati Uniti.
Anche:
- Cina;
- Unione Europea;
- Israele;
- monarchie del Golfo;
- fondi finanziari internazionali;
stanno costruendo architetture di controllo digitale sempre più sofisticate.
L’anacronismo delle categorie del Novecento
Una parte della controinformazione continua però a interpretare il presente utilizzando categorie storiche del Novecento:
- fascismo;
- antifascismo;
- imperialismo;
- colonialismo;
- lotta di classe.
Categorie nate in un mondo completamente diverso.
Il tecnopotere contemporaneo opera invece attraverso:
- nudging algoritmico;
- moderazione automatica;
- manipolazione cognitiva;
- automazione decisionale;
- ranking sociale;
- censura invisibile;
- governance predittiva.
E questi strumenti possono essere utilizzati:
- dalla destra;
- dalla sinistra;
- dalle democrazie;
- dalle autocrazie;
- dalle corporation;
- persino da organizzazioni apparentemente umanitarie.
La vera domanda del XXI secolo
La questione centrale non è più:
“Quale ideologia vincerà?”
Ma piuttosto:
“Chi stabilirà i limiti morali dell’intelligenza artificiale?”
Gli Stati?
Le Big Tech?
Le Nazioni Unite?
Le corporation?
Le istituzioni religiose?
Il vero nodo riguarda il rapporto tra essere umano e macchina.
Quando una macchina:
- analizza;
- prevede;
- decide;
- classifica;
- censura;
- valuta;
- colpisce;
senza supervisione umana reale, il problema smette di essere soltanto politico.
Diventa antropologico.
Conclusione: il problema è il modello di civiltà
L’errore più grave è credere che basti individuare un singolo “cattivo assoluto” per comprendere il mondo contemporaneo.
Palantir Technologies è solo un frammento di una trasformazione epocale molto più ampia.
Il problema reale è:
- la fusione tra AI e governance;
- la militarizzazione degli algoritmi;
- la sorveglianza predittiva;
- la sostituzione progressiva del giudizio umano;
- la concentrazione cognitiva del potere.
Finché il dibattito resterà intrappolato nelle vecchie categorie ideologiche — fascismo, antifascismo, destra, sinistra, imperialismo — gran parte dell’opinione pubblica continuerà a non vedere la vera architettura emergente.
Una struttura tecnocratica globale che non chiede più:
“Da che parte stai politicamente?”
Ma soltanto:
“Quanto sei integrabile nel sistema algoritmico?”

