TRUMP: “SEDETEVI E RILASSATEVI”. IL MESSAGGIO CHE STA SPAVENTANDO I FALCHI DELLA GUERRA

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Negli ultimi giorni il mondo sembra essere tornato sull’orlo di una nuova crisi internazionale.

Le tensioni tra Israele e Iran hanno monopolizzato l’informazione globale. Analisti, commentatori televisivi, think tank e media internazionali hanno iniziato a evocare scenari di escalation regionale, possibili coinvolgimenti delle grandi potenze e persino il rischio di un conflitto capace di ridisegnare gli equilibri geopolitici del Medio Oriente.

In mezzo a questo clima di allarme permanente è arrivato però un messaggio che ha colto molti di sorpresa.

Donald Trump ha invitato il mondo a mantenere la calma.

Le sue parole sono state semplici ma estremamente significative:

“Sedetevi e rilassatevi. Andrà tutto bene.”

Una dichiarazione apparentemente banale, ma che assume un peso completamente diverso quando arriva dal Presidente degli Stati Uniti nel mezzo di una delle più delicate crisi internazionali degli ultimi anni.

Perché Trump appare così sicuro?

La domanda che molti si stanno ponendo è semplice.

Come può Trump mostrarsi tanto tranquillo mentre televisioni e giornali parlano di guerra?

La risposta potrebbe trovarsi nella differenza che esiste tra la diplomazia reale e quella raccontata dai media.

La politica internazionale funziona infatti su due livelli.

Il primo è quello visibile.

Dichiarazioni pubbliche.

Minacce.

Comunicati ufficiali.

Conferenze stampa.

Il secondo è quello invisibile.

Canali diplomatici riservati.

Mediazioni internazionali.

Messaggi indiretti.

Accordi che vengono costruiti lontano dalle telecamere.

Storicamente quasi tutte le grandi crisi internazionali sono state accompagnate da trattative parallele che il pubblico scopre soltanto anni dopo.

Il cessate il fuoco dietro le quinte

Secondo quanto riportato da Umberto Pascali nella sua analisi, Trump avrebbe lasciato intendere che sia Israele sia Iran sarebbero interessati a trovare una via d’uscita dalla crisi.

Non si tratta di una posizione particolarmente sorprendente.

Una guerra totale rappresenterebbe infatti un rischio enorme per entrambi i Paesi.

Israele dovrebbe affrontare un conflitto esteso su più fronti.

L’Iran rischierebbe invece conseguenze economiche e militari difficilmente sostenibili nel lungo periodo.

Per questo motivo l’ipotesi di un cessate il fuoco o comunque di una progressiva de-escalation appare molto più realistica di quanto venga raccontato quotidianamente dai media occidentali.

Chi guadagna davvero dalla paura?

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Ogni volta che il mondo entra in una fase di tensione internazionale emergono inevitabilmente alcuni vincitori.

L’aumento della paura produce:

  • rialzi dei prezzi energetici;
  • speculazioni finanziarie;
  • incremento della spesa militare;
  • rafforzamento delle politiche emergenziali;
  • maggiore controllo delle informazioni.

La storia degli ultimi decenni mostra come le crisi geopolitiche abbiano spesso generato enormi profitti per determinati settori economici.

Per questo motivo esiste sempre una differenza significativa tra chi desidera una soluzione diplomatica e chi invece trae vantaggio dal mantenimento della tensione.

La differenza tra Trump e i neoconservatori

Uno degli aspetti più interessanti della vicenda riguarda il diverso approccio alla politica estera.

Fin dal suo primo mandato Trump si è spesso scontrato con quella parte dell’establishment americano favorevole a una presenza militare permanente degli Stati Uniti nei principali teatri di crisi mondiali.

Pur mantenendo una posizione molto vicina a Israele, Trump ha più volte criticato le cosiddette “guerre infinite” che hanno caratterizzato la politica estera americana dopo l’11 settembre.

Afghanistan.

Iraq.

Libia.

Siria.

Secondo questa visione gli Stati Uniti dovrebbero concentrarsi maggiormente sugli interessi nazionali piuttosto che impegnarsi in continui interventi militari all’estero.

Le recenti dichiarazioni sembrano perfettamente coerenti con questa impostazione.

L’Iran, la Russia e la Cina osservano

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La crisi mediorientale non coinvolge soltanto Israele e Iran.

Dietro le quinte osservano attentamente anche altre grandi potenze.

La Russia ha consolidato negli ultimi anni rapporti strategici con Teheran.

La Cina considera il Medio Oriente una regione fondamentale per la propria sicurezza energetica.

Entrambe le potenze hanno interesse a evitare un’escalation incontrollata che potrebbe destabilizzare ulteriormente l’economia globale.

Anche questo elemento contribuisce a rendere plausibile l’ipotesi di una soluzione diplomatica piuttosto che quella di una guerra regionale su vasta scala.

La guerra dell’informazione

Oggi le guerre non si combattono soltanto con missili e carri armati.

Si combattono anche attraverso la gestione delle percezioni.

Ogni crisi internazionale genera immediatamente:

  • campagne mediatiche;
  • propaganda;
  • operazioni psicologiche;
  • narrazioni contrapposte.

In molti casi il pubblico finisce per reagire più alle emozioni generate dall’informazione che agli eventi reali.

Da questo punto di vista il messaggio di Trump appare quasi come un invito a non lasciarsi travolgere dal panico collettivo.

Un messaggio ai mercati?

Non bisogna inoltre dimenticare che le parole di un Presidente degli Stati Uniti vengono ascoltate con estrema attenzione dai mercati finanziari.

Una dichiarazione rassicurante può contribuire a:

  • limitare la volatilità;
  • evitare corse speculative;
  • stabilizzare gli investimenti;
  • ridurre il rischio di panico finanziario.

Quando Trump invita a “sedersi e rilassarsi”, il destinatario del messaggio potrebbe non essere soltanto l’opinione pubblica, ma anche il sistema economico internazionale.

Conclusioni

Mentre gran parte dell’informazione continua a concentrarsi sugli scenari più catastrofici, le parole di Trump suggeriscono che dietro le quinte potrebbe essere in corso una dinamica molto diversa.

Ciò non significa che il pericolo sia completamente scomparso.

Le crisi internazionali restano sempre imprevedibili.

Tuttavia la storia insegna che spesso i momenti di maggiore tensione sono accompagnati da intensi sforzi diplomatici invisibili al grande pubblico.

Forse è proprio questo il significato più profondo del messaggio lanciato dal Presidente americano.

Dietro il rumore delle dichiarazioni pubbliche, delle analisi allarmistiche e delle previsioni apocalittiche, qualcuno potrebbe già stare lavorando per chiudere la crisi prima che degeneri.

E forse, almeno questa volta, l’invito a sedersi e rilassarsi non è soltanto uno slogan.

Potrebbe essere un indizio.


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