L’EUROPA HA APERTO LE PORTE E ORA FINGE DI STUPIRSI: VENT’ANNI DI INFILTRAZIONE JIHADISTA, CECITÀ POLITICA E IL RUOLO DELL’ITALIA COME PIATTAFORMA DEL CONTINENTE

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Le bombe non cadono dal cielo

Ogni volta che l’Europa viene colpita da un attentato terroristico, il copione è sempre lo stesso.

Politici sconvolti.

Media increduli.

Editorialisti che parlano di evento imprevedibile.

Minuti di silenzio.

Fiaccolate.

Slogan sulla convivenza.

E poi, inevitabilmente, il nulla.

Eppure Madrid nel 2004 e Londra nel 2005 non furono incidenti imprevedibili.

Furono il risultato inevitabile di anni di infiltrazioni, reclutamenti, finanziamenti e radicalizzazione che si erano sviluppati nel cuore stesso dell’Europa.

Le bombe esplose sui treni di Madrid e nella metropolitana londinese non furono l’inizio del problema.

Furono il momento in cui il problema divenne impossibile da nascondere.

La verità è che il jihadismo europeo non è arrivato dall’esterno.

È cresciuto all’interno dell’Europa.

Madrid 2004: una strage annunciata

L’11 marzo 2004 dieci bombe esplosero sui treni pendolari di Madrid.

Morirono 193 persone.

Oltre duemila rimasero ferite.

La ricostruzione giudiziaria successiva dimostrò che gli attentatori non erano fantasmi comparsi improvvisamente dal nulla.

Facevano parte di una rete che operava da anni.

La cosiddetta cellula di Abu Dahdah era attiva già dagli anni Novanta e manteneva collegamenti diretti con ambienti vicini ad Al Qaeda e con la rete di Amburgo dalla quale sarebbero emersi alcuni dei protagonisti degli attentati dell’11 settembre. La struttura raccoglieva fondi, favoriva reclutamenti e organizzava trasferimenti verso campi di addestramento in Afghanistan e Bosnia.

Questa rete non era sconosciuta.

Molti soggetti erano già monitorati.

Molti nomi erano già comparsi nei dossier.

Molti collegamenti erano stati individuati.

Eppure nessuno riuscì – o volle – fermare il processo.

Londra 2005: il fallimento totale

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Il 7 luglio 2005 la storia si ripeté.

Quattro attentatori suicidi colpirono il sistema dei trasporti londinese.

Cinquantadue morti.

Centinaia di feriti.

Ma la lezione fu ancora più inquietante.

Gli autori non provenivano da grotte afghane.

Non erano infiltrati appena arrivati.

Erano cittadini cresciuti in Gran Bretagna.

Educati in Gran Bretagna.

Radicalizzati in Gran Bretagna.

L’intera narrazione secondo cui il problema fosse esclusivamente esterno iniziò a sgretolarsi.

La minaccia si era ormai radicata all’interno delle società europee.

Il grande tabù europeo

Per anni qualsiasi discussione sui processi di radicalizzazione è stata soffocata da un clima ideologico tossico.

Chi poneva domande veniva accusato di intolleranza.

Chi chiedeva controlli più rigorosi veniva etichettato come estremista.

Chi evidenziava problemi di integrazione veniva automaticamente associato alla xenofobia.

Il risultato?

Le classi dirigenti europee hanno preferito difendere una narrazione ideologica piuttosto che affrontare un problema reale.

Mentre il dibattito pubblico si concentrava sulle parole da utilizzare, le reti jihadiste costruivano infrastrutture operative.

Mentre i politici parlavano di inclusione, altri parlavano di reclutamento.

Mentre Bruxelles produceva documenti e conferenze, i terroristi producevano cellule operative.

L’Italia: la porta d’ingresso dell’Europa

Se esiste un Paese che rappresenta la piattaforma logistica naturale del continente, quello è l’Italia.

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La posizione geografica italiana è unica.

L’Italia si trova al centro esatto del Mediterraneo.

Tra Africa.

Medio Oriente.

Balcani.

Europa continentale.

Da decenni rappresenta uno dei principali punti di accesso verso l’intera area Schengen.

Chi arriva in Sicilia non arriva soltanto in Italia.

Arriva potenzialmente in tutta Europa.

Chi attraversa il Mediterraneo non incontra soltanto Roma.

Incontra Berlino, Parigi, Bruxelles, Amsterdam e Stoccolma.

È proprio questo il punto che troppo spesso viene ignorato.

La questione non riguarda milioni di persone che cercano una vita migliore.

Riguarda la sicurezza di una delle principali piattaforme logistiche del continente.

Ogni sistema di movimentazione di massa rappresenta inevitabilmente una vulnerabilità.

Lo è per il traffico di droga.

Lo è per il traffico di esseri umani.

Lo è per il terrorismo.

Lo è per il crimine organizzato.

Negarlo significa rifiutare la realtà.

Intelligence: il problema non era la mancanza di informazioni

Uno degli aspetti più sconvolgenti delle vicende di Madrid e Londra riguarda un fatto preciso.

Le informazioni esistevano.

I nomi esistevano.

I contatti esistevano.

Le segnalazioni esistevano.

Le connessioni internazionali erano note. Alcuni soggetti coinvolti nell’11-M risultavano già conosciuti da diversi servizi europei, ma la cooperazione e la capacità di interpretare il quadro complessivo si rivelarono insufficienti.

Il problema non fu l’assenza di dati.

Fu l’assenza di coordinamento.

E spesso l’assenza di volontà politica.

L’Europa ha sempre reagito dopo

Dopo Madrid arrivarono nuove leggi.

Dopo Londra arrivarono nuovi protocolli.

Dopo ogni attentato arrivarono nuove promesse.

Sempre dopo.

Mai prima.

Le misure di cooperazione europea contro il terrorismo furono rafforzate negli anni successivi, ma quando vennero implementate gran parte delle reti responsabili delle prime grandi stragi aveva già dimostrato la propria capacità operativa.

L’Europa ha costruito le proprie difese osservando nello specchietto retrovisore.

Ha sempre combattuto la guerra precedente.

Mai quella successiva.

La lezione che nessuno vuole imparare

Il vero insegnamento di Madrid e Londra è estremamente semplice.

Le minacce non nascono in un giorno.

Si sviluppano lentamente.

Si organizzano.

Si finanziano.

Si radicano.

Si proteggono.

Poi colpiscono.

Le bombe del 2004 e del 2005 furono il risultato di oltre dieci anni di attività sotterranea.

Ignorare i segnali non elimina il problema.

Lo rende soltanto più grande.

E quando le classi politiche preferiscono difendere le proprie narrative ideologiche invece di affrontare le vulnerabilità reali, il conto viene inevitabilmente pagato dai cittadini.

L’Europa ha già imparato questa lezione nel modo più doloroso possibile.

La domanda è se abbia davvero deciso di ricordarla.


Fonti e approfondimenti

  • Fernando Reinares, Al-Qaeda’s Revenge: The 2004 Madrid Train Bombings.
  • Rapporto finale della Commissione sull’11 Settembre.
  • Documentazione processuale sugli attentati di Madrid 2004.
  • Documentazione ufficiale sugli attentati di Londra del 7 luglio 2005.
  • Consiglio dell’Unione Europea – Cooperazione antiterrorismo.
  • Materiale storico contenuto nel documento fornito dall’utente.

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