Tra Bank of England, ricostruzione e Tesoro americano: cosa sappiamo davvero sui 4 miliardi di dollari del Venezuela
ORO VENEZUELANO “CONSEGNATO AGLI USA”? LA NARRAZIONE OMETTE IL DETTAGLIO PIÙ IMPORTANTE
Ancora una volta una vicenda complessa viene trasformata in uno slogan politico: “gli Stati Uniti si prendono l’oro del Venezuela”.
Peccato che i fatti disponibili raccontino qualcosa di molto più articolato.
L’oro esiste ed è venezuelano
Partiamo da ciò che è vero.
Nei caveau della Bank of England sono custodite circa 31 tonnellate di oro appartenenti alla Banca Centrale del Venezuela, oggi valutate intorno ai 4 miliardi di dollari.
Non si tratta quindi di oro americano, britannico o “regalato” all’Occidente.
È patrimonio venezuelano.
Da anni, però, l’accesso a queste riserve è al centro di una gigantesca controversia politica e giudiziaria legata alla questione di chi avesse l’autorità legittima per impartire istruzioni alla Banca Centrale venezuelana.
La controversia arrivò persino davanti alla Corte Suprema britannica.
Londra non bloccò l’oro semplicemente perché il Venezuela era “socialista”
Qui emerge una prima manipolazione.
Presentare la vicenda come:
“Il Regno Unito ha confiscato l’oro perché il Venezuela è socialista”
significa cancellare anni di contenzioso costituzionale e giudiziario.
Il problema fondamentale riguardava chi fosse autorizzato a rappresentare lo Stato venezuelano e quindi la sua Banca Centrale.
Il governo britannico aveva riconosciuto Juan Guaidó come presidente costituzionale ad interim e non Nicolás Maduro. Da qui nacque lo scontro tra i due diversi consigli di amministrazione della Banca Centrale venezuelana.
Si può contestare politicamente la decisione britannica quanto si vuole. Ma trasformarla semplicemente in “Londra ruba l’oro socialista” significa raccontare solo metà della storia.
Poi arrivano i terremoti
Il 24 giugno 2026 il Venezuela è stato colpito da due violentissimi terremoti di magnitudo 7,2 e 7,5.
Il bilancio si è aggravato progressivamente fino a superare 6.100 vittime.
Questa tragedia non è propaganda: è reale.
E proprio l’enorme costo della ricostruzione ha riaperto la questione delle riserve venezuelane immobilizzate all’estero.
Il governo guidato da Delcy Rodríguez ha chiesto di poter recuperare gli asset per finanziare abitazioni, ospedali, infrastrutture e ricostruzione.
Ed è qui che accade qualcosa che la lettura puramente ideologica della vicenda tende a mettere in secondo piano.
Governo e opposizione vogliono recuperare l’oro
Non abbiamo semplicemente Washington che decide unilateralmente di “prendersi” quattro miliardi venezuelani.
Governo venezuelano e opposizione hanno trovato un terreno comune sulla richiesta di recuperare le riserve custodite a Londra.
È un elemento fondamentale.
Dopo anni di scontro sul controllo di quei beni, la necessità di finanziare la ricostruzione ha prodotto una convergenza interna venezuelana.
Questo cambia radicalmente il significato politico della vicenda.
E il conto del Tesoro americano?
Qui bisogna distinguere tra dichiarazione politica e decisione ufficialmente documentata.
L’affermazione secondo cui i circa 4 miliardi di dollari sarebbero trasferiti su un conto del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti proviene da Ramón López.
Ma questo particolare decisivo presenta un problema enorme:
il meccanismo indicato da López non risulta nell’accordo ufficiale reso pubblico dalle parti.
Inoltre, al momento delle ricostruzioni giornalistiche disponibili, Stati Uniti e Regno Unito non avevano confermato ufficialmente il trasferimento dell’oro al Tesoro americano.
Dunque trasformare:
“López sostiene che verrà utilizzato un conto del Tesoro USA”
in:
“Washington prende il controllo dell’oro venezuelano”
è un salto logico.
Prima di parlare di confisca, appropriazione o trasferimento definitivo agli Stati Uniti servono documenti ufficiali che stabiliscano:
- chi sarà formalmente proprietario del conto;
- chi potrà autorizzare i pagamenti;
- quali saranno i poteri effettivi del Tesoro americano;
- quale ruolo conserverà la Banca Centrale venezuelana;
- quali organismi effettueranno gli audit;
- se il capitale rimarrà giuridicamente proprietà venezuelana.
Senza queste informazioni, parlare di “oro consegnato agli USA” significa anticipare una conclusione che le prove disponibili non consentono ancora di sostenere.
Controllare un fondo non significa necessariamente diventarne proprietari
Questo è probabilmente il punto più importante.
Se un patrimonio viene collocato presso un’istituzione terza con vincoli, controlli e audit internazionali, non significa automaticamente che quell’istituzione diventi proprietaria del patrimonio.
Bisogna leggere l’accordo.
Un conto amministrato o sottoposto a supervisione dal Tesoro americano potrebbe teoricamente funzionare come garanzia contro appropriazioni indebite e utilizzi non concordati.
Naturalmente potrebbe anche attribuire a Washington un enorme potere politico sulla gestione delle risorse.
Ma sono due questioni differenti.
Controllo, custodia, supervisione e proprietà non sono sinonimi.
Ed è proprio questa distinzione che dovrebbe interessare chi vuole analizzare seriamente la vicenda.
Perché prevedere controlli internazionali?
Secondo López, il denaro dovrebbe finanziare abitazioni, sanità e assistenza alle famiglie colpite dai terremoti, mentre le spese sarebbero sottoposte ad audit internazionali.
Se questo schema verrà realmente adottato, la domanda corretta non sarà quindi:
“Gli americani hanno rubato l’oro?”
ma:
“Chi controllerà materialmente i quattro miliardi e quali garanzie impediranno che vengano utilizzati per finalità differenti dalla ricostruzione?”
È una domanda molto meno propagandistica e molto più importante.
Il vero paradosso
Per anni la questione dell’oro venezuelano è stata raccontata esclusivamente come una battaglia tra Caracas e Londra.
Oggi la situazione è profondamente diversa.
Il Venezuela deve affrontare una catastrofe naturale devastante. Governo e opposizione hanno interesse a sbloccare miliardi immobilizzati all’estero. Washington svolge un ruolo di mediazione. Londra deve contemporaneamente fare i conti con una controversia giudiziaria che dura da anni.
Ridurre tutto questo a:
“L’imperialismo americano ruba l’oro venezuelano”
non aiuta a capire cosa stia realmente accadendo.
Allo stesso modo sarebbe prematuro sostenere l’opposto e assicurare che il meccanismo sia già completamente trasparente e privo di implicazioni politiche.
La conclusione
I fatti verificabili, al momento, sono questi:
- le circa 31 tonnellate di oro appartengono al Venezuela;
- sono custodite presso la Bank of England;
- il loro controllo è oggetto da anni di una complessa controversia giudiziaria;
- governo e opposizione venezuelana vogliono utilizzarle per la ricostruzione;
- i terremoti del 24 giugno hanno realmente provocato oltre 6.000 morti;
- Ramón López ha dichiarato che le risorse dovrebbero transitare attraverso un conto del Tesoro americano;
- questo specifico meccanismo non risulta però nell’accordo ufficiale pubblicamente disponibile;
- USA e Regno Unito non avevano ancora confermato ufficialmente l’operazione descritta da López.
Perciò chi oggi presenta come fatto acquisito che “gli Stati Uniti si sono presi 4 miliardi di oro venezuelano” sta andando oltre ciò che è stato documentato.
La questione merita certamente di essere sorvegliata.
Ma proprio perché si parla di quattro miliardi appartenenti al popolo venezuelano, servono documenti, condizioni contrattuali e responsabilità precise.
Non slogan.
DOCUMENTI UFFICIALI
UK Supreme Court – Maduro Board of the Central Bank of Venezuela v Guaidó Board
È il documento giudiziario fondamentale per capire la controversia sul controllo dell’oro venezuelano custodito dalla Bank of England. La Corte descrive esplicitamente la disputa tra i due consigli rivali della Banca Centrale venezuelana.
Sentenza e documentazione UK Supreme Court
Sentenza integrale della Corte Suprema britannica
Il documento precisa anche un punto particolarmente importante per l’articolo: la proprietà dell’oro rimaneva alla Banca Centrale del Venezuela, mentre la controversia riguardava chi fosse legittimato a impartire istruzioni sul patrimonio.
Testo integrale della sentenza UKSC 2021/57
Governo britannico – posizione ufficiale sul Venezuela
Utile per documentare il contesto politico e diplomatico britannico.
UK Government – Foreign Secretary Statement on Venezuela
FONTI SUGLI SVILUPPI DEL 2026
Reuters – 12 agosto 2026
Conferma che il Venezuela punta a recuperare circa 4 miliardi di dollari, corrispondenti a circa 31 tonnellate d’oro, per finanziare la ricostruzione dopo i terremoti. Reuters riferisce inoltre che la Bank of England non aveva ancora rilasciato i lingotti.
Reuters – Venezuela looks to UK-held gold reserves for reconstruction
Financial Times – 14 agosto 2026
È particolarmente importante perché documenta l’accordo tra governo e opposizione venezuelana per chiedere la restituzione dei circa 4 miliardi custoditi dalla Bank of England. Il FT riferisce anche della richiesta dell’opposizione di introdurre meccanismi di trasparenza per impedire un uso improprio dei fondi.
Financial Times – Venezuela wants its gold back from Bank of England
Financial Times – approfondimento audio e trascrizione
Ricostruisce perché governo e opposizione, dopo anni di contrapposizione, siano arrivati a chiedere insieme lo sblocco dell’oro per finanziare la ricostruzione.
FT News Briefing – Venezuela demands its gold back from the UK
Punto forte da aggiungere all’articolo
La documentazione della Corte Suprema britannica permette di formulare una contestazione molto più precisa della narrativa: il contenzioso storico riguardava soprattutto chi avesse l’autorità di impartire istruzioni per conto della Banca Centrale venezuelana, non il passaggio della proprietà dell’oro al Regno Unito o agli Stati Uniti. La stessa documentazione giudiziaria afferma che la proprietà dell’oro rimaneva alla BCV.
Inoltre, Reuters e FT confermano la richiesta di recuperare i circa 4 miliardi, ma nelle loro ricostruzioni del 12-14 agosto non descrivono un’avvenuta acquisizione della proprietà dell’oro da parte del Tesoro USA.

