I soliti riporter della propaganda marxista: vedono lucciole per lanterne pur di sostenere l’ideologia

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I capitali stranieri comprano titoli e investono negli Stati Uniti e la narrazione diventa subito quella dell’America “svenduta”. Peccato che i dati ufficiali raccontino una storia molto più complessa: gli americani possiedono ancora più investimenti diretti all’estero di quanti gli stranieri ne possiedano negli USA.

C’è un metodo che ritorna continuamente in certa informazione ideologizzata: prendere un dato vero, separarlo dal contesto economico che gli dà significato e utilizzarlo come trampolino per una conclusione politica già decisa in partenza.

Il copione questa volta è semplice: gli Stati Uniti hanno una posizione patrimoniale internazionale netta fortemente negativa, gli stranieri possiedono enormi quantità di attività finanziarie americane e il deficit delle partite correnti continua a essere significativo.

Conclusione?

Gli stranieri si starebbero “comprando l’America”.

È la solita capacità di vedere lucciole per lanterne pur di sostenere una tesi ideologica.

Perché i problemi dell’economia americana esistono e sono tutt’altro che trascurabili: debito pubblico, deficit federale, costo crescente degli interessi, squilibri commerciali e dipendenza dall’afflusso internazionale di capitali meritano un’analisi seria.

Ma proprio perché i problemi sono seri non c’è alcun bisogno di trasformare la contabilità internazionale in propaganda.

Il numero da 21 trilioni che impressiona, ma non significa ciò che vogliono farvi credere

Partiamo dal dato più spettacolare.

Secondo il Bureau of Economic Analysis, alla fine del primo trimestre 2026 la Net International Investment Position degli Stati Uniti era pari a –21,27 trilioni di dollari.

Gli americani possedevano attività estere per circa 43,37 trilioni, mentre gli investitori stranieri possedevano attività americane per circa 64,64 trilioni.

Il saldo è quindi negativo.

Ma attenzione alla manipolazione semantica.

Una passività americana posseduta da uno straniero non significa automaticamente che uno straniero abbia comprato una fabbrica, una casa, un terreno o un’impresa americana.

Dentro quella gigantesca contabilità internazionale finiscono categorie completamente differenti: titoli del Tesoro, obbligazioni societarie, azioni, depositi, prestiti, investimenti diretti e altre attività finanziarie.

Comprare un Treasury americano significa possedere un credito nei confronti del governo americano.

Non significa possedere l’America.

Comprare cento azioni di una multinazionale quotata a Wall Street significa possedere una minuscola partecipazione finanziaria in quella società.

Non significa essersi comprati gli Stati Uniti.

La distinzione dovrebbe essere elementare.

Eppure scompare quando bisogna costruire la narrativa dell’impero americano che sarebbe ormai costretto a vendere i gioielli di famiglia agli stranieri.

Il dato che manda in cortocircuito la narrazione

C’è poi un numero particolarmente interessante.

Alla fine del 2025 gli investimenti diretti americani all’estero ammontavano a 7,14 trilioni di dollari.

Gli investimenti diretti stranieri negli Stati Uniti erano invece pari a 5,86 trilioni.

Facciamo una sottrazione estremamente complicata:

7,14 – 5,86 = 1,28 trilioni di dollari.

Gli Stati Uniti avevano quindi circa 1.280 miliardi di dollari di investimenti diretti all’estero in più rispetto agli investimenti diretti detenuti dagli stranieri negli Stati Uniti.

Questo non significa che l’economia americana sia immune da problemi.

Significa però che se vogliamo parlare di proprietà delle imprese e degli investimenti produttivi — qualcosa di molto più vicino all’espressione “comprarsi un Paese” — la fotografia diventa improvvisamente molto diversa.

Le multinazionali americane continuano a possedere una gigantesca rete di attività fuori dagli Stati Uniti.

Il BEA rileva inoltre che nel 2025 le multinazionali americane hanno prodotto 660,1 miliardi di dollari di reddito dai loro investimenti diretti all’estero.

Curiosa forma di “improduttività”.

E nell’ultimo trimestre disponibile la posizione americana è migliorata

Qui la narrativa diventa ancora più problematica.

La posizione patrimoniale internazionale netta americana alla fine del quarto trimestre 2025 era:

–21,87 trilioni di dollari.

Alla fine del primo trimestre 2026 era:

–21,27 trilioni.

Significa che nell’arco del trimestre la posizione netta negativa degli Stati Uniti è migliorata di circa 600 miliardi di dollari.

Se davvero fossimo davanti a una semplice e inarrestabile svendita dell’America al capitale straniero, sarebbe quantomeno opportuno spiegare perché proprio l’ultimo dato disponibile si muove nella direzione opposta.

Naturalmente un trimestre non cancella una tendenza strutturale pluridecennale.

Ma è proprio questo il punto.

I dati economici vanno analizzati.

Non trasformati in slogan.

Il trucco più grande: confondere flussi finanziari e variazioni di valore

C’è un altro dettaglio fondamentale.

Il valore degli asset americani posseduti dagli stranieri può aumentare anche senza che gli stranieri comprino praticamente nulla.

Supponiamo che un fondo europeo possieda 10 miliardi di dollari di azioni americane.

Wall Street sale del 30%.

Quelle azioni adesso valgono 13 miliardi.

Nelle statistiche il valore delle attività americane possedute dallo straniero è aumentato di 3 miliardi.

Ma il fondo europeo non ha acquistato tre miliardi aggiuntivi di America.

Sono semplicemente aumentati i prezzi degli asset che possedeva già.

Non è una sottigliezza teorica.

È esattamente ciò che mostrano i dati del Dipartimento del Tesoro.

Tra giugno 2024 e giugno 2025 le attività finanziarie americane detenute da investitori stranieri sono passate da circa 30,9 a 35,3 trilioni di dollari.

Enorme aumento.

Ed ecco il particolare che cambia completamente la lettura.

Il rapporto del Tesoro spiega che l’aumento delle partecipazioni straniere nelle azioni americane è stato determinato principalmente dall’aumento dei prezzi delle azioni USA e, in misura minore, dagli acquisti degli investitori stranieri.

Avete letto bene.

Una parte importante dell’esplosione del valore delle attività americane possedute dagli stranieri non deriva dal fatto che qualcuno abbia “comprato l’America”.

Deriva dal fatto che gli asset americani che possedeva già sono diventati più costosi.

Trasformare automaticamente quell’aumento in “gli stranieri stanno comprando gli USA” significa confondere deliberatamente una variazione patrimoniale con un flusso di acquisizioni.

Ma perché il mondo continua a comprare attività americane?

Questa è la domanda che raramente viene posta.

Gli stranieri possedevano, a giugno 2025, circa 35,35 trilioni di dollari di titoli americani.

Di questi, circa:

19,86 trilioni erano azioni;

13,84 trilioni erano titoli di debito a lungo termine;

1,65 trilioni erano titoli di debito a breve termine.

Sono numeri giganteschi.

Ma possono essere interpretati in almeno due modi.

Il primo è quello ideologico:

L’America è talmente decadente che gli stranieri se la stanno comprando.

Esiste però una seconda domanda molto più interessante:

perché gli investitori di mezzo mondo continuano volontariamente a mettere migliaia di miliardi di dollari negli asset americani?

Perché vogliono possedere azioni delle imprese quotate negli Stati Uniti.

Perché vogliono Treasury.

Perché comprano obbligazioni societarie americane.

Perché investono nell’apparato produttivo statunitense.

Si può discutere quanto questo modello sia sostenibile nel lungo periodo.

Ma definire automaticamente la capacità di attrarre capitali internazionali come prova del fallimento del Paese produce un curioso paradosso propagandistico.

Se gli stranieri vendono Treasury e azioni USA:

“Il mondo fugge dall’America.”

Se gli stranieri comprano Treasury e azioni USA:

“Il mondo si sta comprando l’America.”

Se il dollaro scende:

“Il dollaro è finito.”

Se il dollaro sale:

“L’imperialismo monetario americano strangola il mondo.”

Qualunque cosa accada, la conclusione è già stata scritta.

Questa non è analisi economica.

È una tesi politica alla ricerca quotidiana di qualche numero che possa confermarla.

Il deficit delle partite correnti esiste davvero

Non bisogna però cadere nell’errore opposto.

Nel primo trimestre 2026 il deficit delle partite correnti americano è stato pari a 226,8 miliardi di dollari, contro 221,1 miliardi del trimestre precedente.

Corrispondeva al 2,9% del PIL corrente americano.

Inoltre, il saldo dei redditi primari è passato da un surplus nel quarto trimestre 2025 a un deficit nel primo trimestre 2026.

Questo merita attenzione.

Significa che uno dei vantaggi storici degli Stati Uniti — la capacità di ottenere grandi rendimenti dalle attività detenute all’estero nonostante una posizione patrimoniale netta negativa — è sotto pressione.

È un fenomeno da seguire attentamente.

Ma ancora una volta:

deficit delle partite correnti non significa automaticamente economia improduttiva.

Sono concetti differenti.

“Improduttiva”? Guardiamo dove finiscono gli investimenti stranieri

Un altro dato del BEA rende particolarmente fragile questa rappresentazione.

Nel 2025 il 42,8% degli investimenti diretti stranieri negli Stati Uniti era concentrato nel settore manifatturiero.

Parliamo di circa 2,51 trilioni di dollari di posizione di investimento estero nella manifattura americana.

Quindi una quota enorme del capitale straniero non sta semplicemente comprando pezzi di carta a Wall Street.

Sta finanziando o possedendo attività produttive situate dentro gli Stati Uniti.

Fabbriche.

Impianti.

Produzione.

Occupazione.

Capacità industriale.

Si può legittimamente discutere se sia preferibile che tali attività appartengano a capitali americani.

Ma sostenere contemporaneamente che il capitale straniero investe massicciamente nella manifattura americana e che questo dimostrerebbe la natura “improduttiva” degli Stati Uniti richiede una notevole elasticità logica.

Il problema americano esiste, ma è un altro

La critica seria agli Stati Uniti dovrebbe concentrarsi su questioni molto più importanti.

Il modello americano dipende strutturalmente dalla capacità di attirare capitale mondiale.

Il governo federale deve finanziare deficit giganteschi.

Il costo degli interessi sul debito sta crescendo.

Gli Stati Uniti importano strutturalmente capitali dal resto del mondo.

La posizione patrimoniale internazionale netta è fortemente negativa.

E la sostenibilità di questo sistema dipende dalla fiducia internazionale nel dollaro, nei Treasury, nei mercati finanziari americani, nelle istituzioni e nella capacità produttiva degli Stati Uniti.

Queste sono vulnerabilità reali.

Il rapporto del Tesoro mostra però che, nel periodo giugno 2024-giugno 2025, la domanda straniera di reddito fisso americano rimase robusta: gli investitori stranieri acquistarono circa 880 miliardi di dollari di debito americano a lungo termine, di cui circa 530 miliardi in Treasury e titoli delle agenzie e altri 350 miliardi in debito societario.

Quindi il problema da studiare è molto più sofisticato:

per quanto tempo gli Stati Uniti potranno continuare ad assorbire il risparmio mondiale alle condizioni attuali?

Questa sarebbe una domanda seria.

“Gli stranieri si stanno comprando l’America” è invece uno slogan.

Il solito meccanismo della propaganda marxista

Alla fine il metodo è sempre lo stesso.

Si prende un fatto reale.

Lo si decontestualizza.

Gli si attribuisce una sola interpretazione possibile.

Si eliminano i numeri che complicano la narrazione.

E infine si presenta l’interpretazione ideologica come se fosse la conseguenza inevitabile dei dati.

Ma i numeri ufficiali raccontano qualcosa di molto più interessante.

Gli Stati Uniti hanno una posizione patrimoniale internazionale netta negativa di oltre 21 trilioni.

Vero.

Gli stranieri possiedono decine di trilioni di attività finanziarie americane.

Vero.

Gli Stati Uniti hanno un deficit strutturale delle partite correnti.

Vero.

Ma gli investimenti diretti americani all’estero continuano a essere superiori agli investimenti diretti stranieri negli USA.

Vero anche questo.

Nel primo trimestre 2026 la posizione patrimoniale netta americana è migliorata di circa 600 miliardi.

Vero anche questo.

Una parte importante dell’aumento del valore delle azioni americane detenute dagli stranieri è derivata dall’aumento dei prezzi di quelle azioni e non semplicemente da nuovi acquisti.

Vero anche questo.

E quasi il 43% dello stock di investimenti diretti stranieri negli Stati Uniti è concentrato nella manifattura.

Vero anche questo.

Sono proprio questi ultimi dati a sparire quando disturbano la storia che si vuole raccontare.

Quando l’ideologia viene prima dei numeri

L’economia americana non è invulnerabile.

Il debito pubblico americano rappresenta una questione enorme.

Il deficit federale è un problema.

Il deterioramento del saldo dei redditi internazionali merita attenzione.

La dipendenza dall’afflusso di capitale mondiale costituisce contemporaneamente una dimostrazione della forza finanziaria americana e una possibile vulnerabilità futura.

Si può criticare tutto questo senza fare propaganda.

Ma se ogni investimento straniero negli Stati Uniti diventa la prova che “gli stranieri si stanno comprando l’America”, allora bisognerebbe avere almeno l’onestà di applicare la stessa logica al contrario.

Con 7,14 trilioni di investimenti diretti americani all’estero, dovremmo forse concludere che gli americani si sono comprati il resto del mondo?

Ovviamente no.

Ed è precisamente questo il punto.

I numeri non sono marxisti, liberisti, trumpiani o antiamericani.

I numeri sono numeri.

Sono i reporter ideologizzati che, pur di adattarli alla propria visione del mondo, continuano a vedere lucciole per lanterne.

E quando i dati ufficiali contraddicono la favola, il problema non sono i dati.

È la favola.


DOCUMENTI E FONTI

U.S. Bureau of Economic Analysis — International Transactions and Investment Position, Q1 2026
Documento ufficiale BEA: posizione internazionale e partite correnti USA

U.S. Bureau of Economic Analysis — International Investment Position
Serie ufficiale BEA sulla posizione patrimoniale internazionale

U.S. Bureau of Economic Analysis — Direct Investment by Country and Industry, 2025
Dati ufficiali sugli investimenti diretti americani ed esteri

U.S. Department of the Treasury — Foreign Portfolio Holdings of U.S. Securities
Rapporto del Tesoro sulle attività finanziarie USA detenute dagli stranieri

U.S. Treasury — Foreign Portfolio Holdings of U.S. Securities, June 2025
Rapporto completo del Tesoro sui flussi e sulle variazioni di valore

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