Quando il narcotrafficante diventa automaticamente un “civile” e ogni operazione occidentale un “crimine”, l’informazione lascia il posto alla propaganda
C’è un metodo che ritorna con impressionante regolarità in una certa informazione ideologizzata.
Noi li chiamiamo “riporter”: non perché riportino fedelmente i fatti, ma perché sembrano riportare sempre la stessa narrazione, qualunque cosa accada.
Il copione è elementare.
Se agiscono gli Stati Uniti o Israele, il sospetto diventa immediatamente certezza, l’accusa diventa sentenza e ogni morto viene trasformato in una vittima innocente.
Quando invece entrano in scena narcotrafficanti, organizzazioni armate, regimi autoritari o soggetti collegati alle reti antioccidentali, improvvisamente compaiono mille distinguo: bisogna contestualizzare, comprendere, attendere, dubitare.
Due pesi e due misure.
Ed è esattamente questo il problema della narrazione costruita intorno agli attacchi statunitensi contro imbarcazioni accusate da Washington di essere coinvolte nel narcotraffico internazionale.
Si può discutere della legalità delle operazioni americane. Si devono pretendere prove, trasparenza e rispetto del diritto internazionale.
Ma una cosa completamente diversa è utilizzare quelle controversie per costruire una favola nella quale da una parte esistono soltanto assassini americani e dall’altra esclusivamente poveri civili inermi.
Questa non è analisi.
È propaganda.
227 morti diventano magicamente 227 “civili”
Uno degli esempi più evidenti riguarda il bilancio della campagna americana.
Airwars ha documentato almeno 227 persone uccise negli attacchi marittimi.
Ma attenzione: questo non equivale affatto a dimostrare che fossero 227 civili innocenti ed estranei al narcotraffico.
La stessa Airwars sottolinea l’enorme opacità che circonda le operazioni e il numero estremamente limitato di persone identificate.
Ed ecco il gioco comunicativo.
L’incertezza dovrebbe imporre prudenza.
Invece diventa una certezza soltanto quando serve alla narrazione.
Non sappiamo chi fossero?
Per i nostri “riporter” diventano civili.
Non conosciamo individualmente il ruolo di centinaia di persone?
Diventano vittime innocenti.
Washington sostiene di possedere intelligence classificata?
Non esiste finché non viene pubblicata.
La propaganda funziona proprio così: si pretende dagli avversari una prova impossibile da ignorare mentre si concede alla propria tesi il lusso di non dimostrare nulla.
La posizione seria è molto diversa.
Non abbiamo elementi pubblici sufficienti per affermare che tutti i morti fossero narcotrafficanti.
Ma, esattamente per la stessa ragione, non abbiamo elementi per trasformarli automaticamente tutti in civili estranei alle organizzazioni criminali.
Il narcotraffico venezuelano non nasce con Trump
C’è poi un particolare gigantesco che disturba questa rappresentazione.
Le reti criminali venezuelane non sono state inventate da Donald Trump.
Nel luglio 2024, quando alla Casa Bianca c’era ancora Joe Biden, il Dipartimento del Tesoro americano classificò Tren de Aragua come Significant Transnational Criminal Organization.
Il Tesoro descriveva un’organizzazione coinvolta in attività come narcotraffico, tratta di esseri umani, sfruttamento sessuale, estorsione e riciclaggio.
Altro che invenzione improvvisa della propaganda trumpiana.
Nel febbraio 2025 gli Stati Uniti hanno poi inserito Tren de Aragua tra le organizzazioni terroristiche straniere designate.
Si può discutere politicamente e giuridicamente di questa seconda classificazione.
Non si può però cancellare la precedente storia criminale dell’organizzazione soltanto perché disturba il racconto.
QUANDO DROGA E TERRORISMO SI INCONTRANO
Ed eccoci al punto che i “riporter” sembrano avere molta meno voglia di raccontare.
Il collegamento tra narcotraffico e terrorismo nell’area venezuelana non è semplicemente uno slogan politico.
Nel giugno 2025 Hugo Armando Carvajal Barrios, ex generale ed ex capo dell’intelligence militare venezuelana, si è dichiarato colpevole negli Stati Uniti di reati comprendenti narcoterrorismo, traffico di droga e armi.
Secondo il Dipartimento di Giustizia americano, Carvajal partecipò a una rete che collaborava con le FARC per facilitare l’invio di enormi quantitativi di cocaina.
Questa non è la fantasia di un commentatore televisivo.
C’è una dichiarazione di colpevolezza davanti alla giustizia federale americana.
E il quadro diventa ancora più inquietante analizzando altri procedimenti.
In un caso federale riguardante l’ex parlamentare venezuelano Adel El Zabayar, i procuratori americani hanno formulato accuse relative a rapporti tra esponenti venezuelani, FARC e organizzazioni come Hezbollah e Hamas.
Qui occorre essere rigorosi: un’accusa della procura non equivale a una condanna definitiva.
Ma sostenere che non esista alcun problema di intersezione tra criminalità organizzata, narcotraffico e terrorismo internazionale significa ignorare deliberatamente una quantità considerevole di materiale giudiziario e investigativo.
IL NARCOTRAFFICO NON È ROMANTICISMO RIVOLUZIONARIO
Questa è forse la parte più insopportabile di certa retorica.
Il narcotraffico non è resistenza.
La cocaina non è antimperialismo.
Le organizzazioni criminali non diventano movimenti di liberazione soltanto perché combattono o danneggiano il nemico geopolitico preferito da qualche ideologo occidentale.
Dietro il narcotraffico ci sono morti, corruzione, riciclaggio, violenza, sfruttamento, distruzione sociale e interi territori sottoposti al potere delle organizzazioni criminali.
Quando poi criminalità organizzata, gruppi armati e interessi geopolitici finiscono per sovrapporsi, nasce una minaccia ancora più grave: il narcoterrorismo transnazionale.
Il Dipartimento di Giustizia americano sostiene da anni che ingenti quantitativi di cocaina siano transitati attraverso il Venezuela utilizzando aerei, navi portacontainer, pescherecci e go-fast boats.
Questo significa che ogni barca nei Caraibi trasporta droga?
Naturalmente no.
Ma significa anche che raccontare una piccola imbarcazione come implicitamente innocente semplicemente perché è una “piccola imbarcazione” è un espediente narrativo, non una prova.
IL “DOUBLE STRIKE”: QUI LE DOMANDE SONO LEGITTIME
Essere contrari alla propaganda non significa diventare propagandisti dell’altra parte.
Il secondo attacco americano del 2 settembre 2025 pone interrogativi gravissimi.
Secondo le ricostruzioni disponibili, due uomini sarebbero sopravvissuti al primo attacco e sarebbero rimasti aggrappati ai resti dell’imbarcazione prima di essere colpiti nuovamente.
Se quelle persone erano effettivamente hors de combat, la questione della loro protezione secondo il diritto internazionale umanitario è estremamente seria.
Questo deve essere investigato.
E se fossero state violate le leggi applicabili, le responsabilità dovrebbero essere accertate.
È precisamente questa differenza che separa un’analisi dalla propaganda.
Non abbiamo bisogno di nascondere i fatti scomodi per difendere una tesi.
Possiamo contestare una decisione americana e contemporaneamente riconoscere l’esistenza delle reti del narcotraffico.
Possiamo chiedere prove sugli obiettivi colpiti senza inventare che tutti i morti fossero civili innocenti.
Possiamo contestare la base giuridica di una campagna militare senza trasformare il narcotraffico internazionale in una congregazione di pescatori.
IL TRUCCO DELLA PAROLA “CIVILE”
È qui che emerge il meccanismo comunicativo.
La parola “civile” possiede un enorme peso emotivo e giuridico.
Utilizzarla prima di avere accertato lo status delle persone coinvolte orienta immediatamente il lettore.
Il narcotrafficante scompare.
L’organizzazione criminale scompare.
L’intelligence scompare.
Le rotte della cocaina scompaiono.
Le FARC scompaiono.
Le indagini sul Cártel de los Soles scompaiono.
Le accuse relative alle connessioni con organizzazioni terroristiche scompaiono.
Rimane soltanto:
“Gli americani hanno ucciso 227 civili.”
Una frase perfetta per provocare indignazione.
Molto meno perfetta per descrivere ciò che sappiamo realmente.
LA MENZOGNA PIÙ EFFICACE È QUELLA COSTRUITA ATTORNO A FATTI VERI
Questo tipo di propaganda raramente ha bisogno di inventare tutto.
È molto più sofisticato.
Prende elementi autentici.
Li seleziona.
Elimina il contesto scomodo.
Amplifica ciò che conferma la propria visione.
Nasconde ciò che potrebbe contraddirla.
E infine consegna al pubblico una storia moralmente semplicissima:
Occidente carnefice. Nemici dell’Occidente vittime.
Sempre.
È questa lettura a senso unico che rende l’informazione ideologica così tossica.
Perché quando la realtà non coincide con lo schema, non viene modificato lo schema.
Viene modificata la realtà raccontata.
E L’“ASSE DELLA RESISTENZA”?
Anche qui serve più serietà di quella utilizzata dai propagandisti.
Esistono procedimenti e documenti americani che descrivono rapporti tra reti criminali venezuelane, FARC e, in specifiche accuse giudiziarie, organizzazioni come Hezbollah e Hamas.
Ma questo non autorizza a sostenere senza prove che ciascun uomo ucciso su quelle imbarcazioni stesse finanziando direttamente l’“Asse della Resistenza”.
Sarebbe utilizzare esattamente il metodo che stiamo denunciando.
Il problema reale è più grande.
Le reti criminali transnazionali possono creare infrastrutture finanziarie, logistiche e clandestine utilizzabili da soggetti differenti, e il confine tra criminalità, politica, intelligence e terrorismo può diventare estremamente sottile.
È questo sistema che bisogna investigare.
Non inventare.
I “RIPORTER” E LA REALTÀ A SENSO UNICO
La domanda allora diventa inevitabile.
Perché alcuni “riporter” sono inflessibili quando devono giudicare Washington e improvvisamente garantisti quando devono raccontare le reti che Washington sta combattendo?
Perché l’intelligence americana deve essere automaticamente falsa mentre ogni ricostruzione utile alla narrativa antiamericana viene immediatamente elevata a verità?
Perché un’accusa contro l’Occidente diventa una sentenza mentre le prove contro organizzazioni criminali devono superare un processo infinito di relativizzazione?
Non è necessario immaginare complotti.
Basta l’ideologia.
Una visione del mondo nella quale il valore morale di un soggetto non dipende più da ciò che fa, ma da contro chi combatte.
Se combatte l’Occidente diventa automaticamente “resistenza”.
Se viene colpito dagli Stati Uniti diventa automaticamente “vittima”.
Se appartiene a una rete criminale ma quella rete è utile alla narrativa geopolitica, improvvisamente bisogna “contestualizzare”.
Questo è il cortocircuito.
IL TERRORISMO TRANSNAZIONALE NON SI COMBATTE CON LE FAVOLE
Esiste una discussione enorme e legittima sui limiti dell’uso della forza americana.
Facciamola.
Esiste una questione enorme sulla trasparenza delle informazioni utilizzate per selezionare gli obiettivi.
Affrontiamola.
Esistono interrogativi gravissimi sul secondo strike del 2 settembre.
Investighiamoli fino in fondo.
Ma basta trasformare automaticamente ogni sospetto narcotrafficante in un povero civile soltanto perché è stato colpito dagli Stati Uniti.
La tutela dei civili è troppo importante per trasformarla in uno slogan propagandistico.
Il narcotraffico internazionale esiste.
Le reti venezuelane del crimine organizzato esistono.
Il rapporto storico fra narcotraffico e organizzazioni guerrigliere come le FARC è documentato anche attraverso procedimenti giudiziari.
E sono state formulate negli Stati Uniti accuse gravissime riguardanti collegamenti tra esponenti di queste reti e organizzazioni terroristiche internazionali.
Questi sono fatti e atti che meritano di essere discussi.
Nasconderli perché disturbano una narrazione ideologica significa fare esattamente ciò che un giornalista non dovrebbe fare.
Non informare il pubblico, ma selezionare la realtà necessaria a confermare la propria ideologia.
E quando la menzogna, l’omissione e il doppio standard diventano strumenti sistematici per raccontare narcotraffico e terrorismo, non siamo più davanti a controinformazione.
Siamo davanti alla propaganda.
DOCUMENTI E FONTI
U.S. Department of the Treasury – Tren de Aragua as a Transnational Criminal Organization (11 luglio 2024)
https://home.treasury.gov/news/press-releases/jy2459
U.S. Department of the Treasury – Cártel de los Soles / Tren de Aragua / Sinaloa Cartel (25 luglio 2025)
https://home.treasury.gov/news/press-releases/sb0207
U.S. Department of Justice – Hugo Carvajal si dichiara colpevole di narcoterrorismo, traffico di droga e armi (25 giugno 2025)
https://www.justice.gov/usao-sdny/pr/former-venezuelan-general-pleads-guilty-narco-terrorism-weapons-and-drug-trafficking
U.S. Department of Justice – Procedimento Adel El Zabayar: accuse di narcoterrorismo e riferimenti a FARC, Hezbollah e Hamas
https://www.justice.gov/usao-sdny/pr/former-member-venezuelan-national-assembly-charged-narco-terrorism-drug-trafficking-and
U.S. Department of Justice – Maduro e altri funzionari venezuelani: accuse sul Cártel de los Soles e sulle rotte della cocaina
https://www.justice.gov/usao-sdny/pr/manhattan-us-attorney-announces-narco-terrorism-charges-against-nicolas-maduro-current
Airwars – U.S. boat strikes in Latin America
https://airwars.org/boat-strikes-latin-america
Airwars – Attacco del 2 settembre 2025
https://airwars.org/incidents/usmar250902a-september-2-2025
Human Rights Watch – United States: Year of Extrajudicial Killings at Sea (2 settembre 2026)
https://www.hrw.org/news/2026/09/02/united-states-year-of-extrajudicial-killings-at-sea

