Da una segnalazione dell’AISI nel 2024 all’indagine antiterrorismo del 2026. Chi è il ricercatore e attivista pro-Pal finito al centro dell’inchiesta milanese? Quali rapporti gli investigatori ipotizzavano con Hamas e il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina? E perché, nonostante i precedenti elementi d’interesse investigativo, la giudice ha respinto il fermo?
Inchiesta giornalistica — 28 ottobre 2026
1. La pista che parte dal 2024
Il caso Youssef Siher non nasce nell’ottobre 2026. Le informazioni pubblicate da Sky TG24 e dal Corriere della Sera indicano che il trentenne, ricercatore e attivista politico di origine marocchina, era già entrato nel campo d’osservazione dell’intelligence italiana nel 2024.
Secondo Sky TG24, l’Agenzia informazioni e sicurezza interna (AISI) lo aveva segnalato per attività di propaganda. L’attenzione degli apparati di sicurezza si sarebbe concentrata su un’organizzazione denominata “Alba nascente”, che Siher avrebbe costituito per diffondere propaganda riconducibile a Hamas e al Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP), organizzare la logistica delle manifestazioni filopalestinesi e mantenere rapporti con ambienti antagonisti.
Si tratta di una circostanza rilevante: Hamas e FPLP sono organizzazioni inserite nell’elenco delle organizzazioni terroristiche dell’Unione europea.
Ma è indispensabile distinguere due piani. L’eventuale diffusione di propaganda favorevole a queste organizzazioni non dimostra automaticamente l’appartenenza alle stesse, né costituisce da sola la prova di un progetto terroristico.
Il Corriere della Sera ha confermato l’esistenza della segnalazione del 2024, riferendo che l’intelligence aveva evidenziato il ruolo attribuito ad Alba nascente nell’organizzazione delle manifestazioni e una posizione ritenuta vicina a Hamas.
Il primo dato documentato dalle fonti giornalistiche è quindi l’interesse dell’intelligence per Siher almeno dal 2024. Non è invece dimostrato, sulla base delle informazioni pubblicamente disponibili, che fosse sottoposto da allora a intercettazioni continuative o che risultasse formalmente indagato per eversione. Sky TG24+1
2. Chi è Youssef Siher: università, ricerca e attivismo politico
Il profilo del trentenne presenta diversi aspetti che meritano di essere ricostruiti.
Secondo le informazioni raccolte dalla stampa, Siher ha frequentato il liceo Fermi di Salò e successivamente l’Università degli Studi di Milano, conseguendo una laurea in Scienze umanistiche per la comunicazione e proseguendo gli studi nell’ambito delle scienze politiche.
Durante il percorso universitario ha partecipato alla rappresentanza studentesca e alle attività associative degli studenti musulmani.
Il suo curriculum comprende anche un’esperienza presso l’Osservatorio sul Medio Oriente e Nord Africa dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI). L’istituto ha precisato che il rapporto di collaborazione si era concluso nel 2024.
Ha inoltre collaborato con alcune testate giornalistiche, tra cui Il Fatto Quotidiano, e ha pubblicato analisi su Islam politico, movimenti sociali e questioni mediorientali.
Questo percorso delinea una figura attiva contemporaneamente nella ricerca, nel giornalismo e nella mobilitazione politica. Nessuna di queste attività costituisce, di per sé, un elemento di responsabilità penale. Sky TG24+1
3. Gli scritti sul 7 ottobre 2023: la questione della legittimazione politica di Hamas
Un altro elemento emerso riguarda le posizioni pubbliche di Siher sull’attacco condotto da Hamas contro Israele il 7 ottobre 2023.
Il Corriere della Sera ha richiamato un suo articolo pubblicato sulla rivista digitale Miccia, intitolato “Islam e sinistre occidentali: falsi amici?”.
In quello scritto Siher descriveva l’operazione denominata “Diluvio al-Aqsa” come un atto rivoluzionario di decolonizzazione, secondo il passaggio riportato dal quotidiano.
È un elemento significativo per ricostruire il suo orientamento politico, perché l’attacco del 7 ottobre comprendeva uccisioni deliberate di civili e sequestri di ostaggi.
Resta tuttavia una differenza fondamentale tra sostenere pubblicamente una lettura ideologica di quell’attacco e partecipare materialmente o finanziariamente a un’organizzazione terroristica.
La domanda investigativa è se alle dichiarazioni politiche corrispondessero condotte concrete penalmente rilevanti. Le fonti consultate non dimostrano tale collegamento. Corriere.it
4. Ottobre 2026: nasce il Movimento 17 ottobre
Il secondo capitolo della vicenda si apre dopo le violenze e i disordini verificatisi a Milano il 17 e 18 ottobre 2026.
Nei giorni successivi compare sui social il “Movimento 17 ottobre”, una piattaforma di mobilitazione che raggiunge rapidamente decine di migliaia di persone.
Secondo gli accertamenti riportati nell’ordinanza giudiziaria, Siher era l’amministratore del canale Telegram e del profilo Instagram collegati al movimento.
11.000
Iscritti al canale Telegram
50.000
Follower Instagram
Numeri riportati dal Corriere della Sera il 28 ottobre 2026. Corriere.it
L’obiettivo dichiarato era organizzare manifestazioni settimanali contro il governo Meloni, attraverso una mobilitazione diffusa sul territorio nazionale.
Per la Procura di Milano, tuttavia, alcune espressioni utilizzate nei comunicati potevano assumere un significato ben diverso dalla semplice protesta politica.
L’accusa riteneva che la mobilitazione potesse produrre intimidazione e destabilizzazione, nel contesto delle violenze appena avvenute.
Il problema investigativo diventava dunque stabilire se il movimento fosse soltanto uno strumento di protesta o se dietro la sua comunicazione esistesse un concreto programma criminoso. ANSA.it+1
5. Come la Polizia Postale è arrivata a Siher
La ricostruzione delle attività investigative rappresenta uno dei passaggi più interessanti.
Secondo le notizie pubblicate da Sky TG24, RaiNews e Avvenire, gli investigatori hanno utilizzato la collaborazione giudiziaria con Meta e con i fornitori dei servizi internet per identificare il soggetto collegato alla gestione del profilo Instagram del Movimento 17 ottobre.
Le fonti descrivono una sequenza di accertamenti digitali, identificazione dell’amministratore, attività investigative dell’Antiterrorismo e della Polizia Postale e successive perquisizioni.
È stata inoltre riferita un’attività di intercettazione, ma le notizie consultate non permettono di stabilirne l’esatta data d’inizio o di ricondurla al 2024.
Nelle perquisizioni sarebbero state rinvenute mappe delle città interessate dalle manifestazioni e materiale relativo alla loro organizzazione.
Tali elementi possono essere rilevanti per identificare chi gestiva la mobilitazione, ma non dimostrano necessariamente l’intenzione di commettere atti violenti. Région Autonome Vallée d’Aoste+2
6. La Procura: l’ipotesi di un progetto eversivo
Il 25 ottobre ANSA ha riportato i contenuti del decreto di fermo della Procura milanese.
Secondo l’impostazione accusatoria, i messaggi diffusi attraverso il Movimento 17 ottobre avrebbero potuto creare uno stato di intimidazione nella popolazione e inserirsi in un progetto di commissione di reati con finalità eversive.
Le contestazioni comprendevano l’istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e il nuovo reato di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche.
L’accusa si fondava, tra l’altro, sulla comunicazione social, sulla prospettiva di una mobilitazione permanente e sul contesto delle violenze avvenute a Milano.
ANSA riferiva però già allora che non risultavano collegamenti diretti accertati tra Siher e gli autori materiali degli scontri e dei saccheggi. ANSA.it
7. I possibili collegamenti con l’inchiesta sui finanziamenti a Hamas
Un ulteriore filone merita attenzione, pur con tutte le necessarie cautele.
Secondo ANSA, gli investigatori genovesi erano interessati a verificare eventuali rapporti tra Siher e persone coinvolte nell’inchiesta sui presunti finanziamenti a Hamas attraverso una rete associativa, che nel dicembre 2025 aveva portato a sette arresti, tra cui quello di Mohammad Hannoun.
La notizia è importante perché indica l’esistenza di un possibile approfondimento investigativo distinto dalla vicenda del Movimento 17 ottobre.
Non risulta però dimostrato, dalle fonti consultate, che Siher abbia finanziato Hamas, partecipato a trasferimenti di denaro illeciti o avuto un ruolo nella rete oggetto dell’indagine genovese.
L’interesse degli investigatori per un eventuale collegamento non equivale all’accertamento di quel collegamento. ANSA.it
8. Il 28 ottobre: la giudice respinge il fermo
La svolta giudiziaria arriva il 28 ottobre 2026.
La gip del Tribunale di Milano, Tiziana Landoni, non convalida il fermo e respinge la richiesta di applicare una misura cautelare nei confronti di Siher.
Le motivazioni, riportate dal Corriere della Sera e dal Fatto Quotidiano, incidono direttamente sull’impostazione della Procura.
La giudice ritiene che i contenuti pubblicati dall’indagato, per quanto caratterizzati da toni aspri contro il governo e le istituzioni, non integrino allo stato il reato di istigazione a delinquere.
Un passaggio particolarmente significativo riguarda il documento intitolato “Rivoluzione, istruzioni per l’uso”, ispirato al manuale della rivoluzione egiziana del 2011.
Secondo la ricostruzione dell’ordinanza, le quattro pagine effettivamente condivise online non contenevano le istruzioni offensive presenti in una versione più ampia del file rinvenuta sul computer.
La gip rileva inoltre che, sebbene alcuni utenti del gruppo avessero evocato azioni violente, Siher non risultava averle incoraggiate.
La giudice esclude quindi, sulla base degli elementi esaminati, sia i gravi indizi per i reati contestati sia il pericolo di fuga necessario a giustificare il fermo.
La scarcerazione non costituisce un’assoluzione definitiva. L’indagine può proseguire, ma Siher resta indagato a piede libero. Corriere.it+1
9. Il nodo centrale: che cosa conteneva davvero la segnalazione AISI del 2024?
È qui che si concentra il punto ancora aperto dell’inchiesta giornalistica.
Le notizie sull’interesse dell’intelligence per Siher nel 2024 provengono da più testate, ma non risulta pubblicamente disponibile il testo integrale della segnalazione AISI.
Non sappiamo quindi se quel documento contenesse soltanto un’analisi di propaganda politica, informazioni su rapporti organizzativi o elementi investigativi più specifici.
Restano da chiarire cinque questioni:
- La natura del monitoraggio. Si trattava di osservazione di fonti aperte, raccolta informativa riservata o attività tecniche più invasive?
- La struttura di Alba nascente. Era un’organizzazione formalmente costituita, una rete informale o una denominazione utilizzata dagli apparati per descrivere un gruppo?
- Gli eventuali rapporti con Hamas e FPLP. Esistevano contatti organizzativi documentati oppure la valutazione dell’intelligence riguardava esclusivamente la propaganda?
- La trasmissione delle informazioni. La segnalazione del 2024 era stata comunicata all’autorità giudiziaria? E aveva prodotto un procedimento autonomo?
- Il rapporto con il fascicolo del 2026. Gli elementi raccolti due anni prima sono entrati nell’indagine sul Movimento 17 ottobre oppure si tratta di due percorsi informativi distinti?
Senza le risposte a queste domande, sarebbe improprio sostenere che Siher fosse formalmente indagato per eversione fin dal 2024.
10. Conclusione: due anni di attenzione dell’intelligence, ma quali riscontri giudiziari?
Il caso Siher mette in evidenza una distinzione fondamentale tra intelligence e giustizia penale.
Da un lato, secondo le ricostruzioni giornalistiche, gli apparati di sicurezza italiani avevano individuato già nel 2024 attività considerate meritevoli di attenzione, con riferimento alla propaganda favorevole a Hamas e FPLP e ai rapporti con ambienti antagonisti.
Dall’altro, quando nell’ottobre 2026 la Procura ha contestato a Siher un progetto eversivo legato al Movimento 17 ottobre, la gip ha ritenuto insufficienti gli elementi presentati per sostenere il fermo e la misura cautelare.
Le due circostanze non sono necessariamente contraddittorie: una segnalazione d’intelligence può individuare un rischio o un interesse informativo senza costituire prova di un reato.
Resta quindi una questione giornalisticamente rilevante: quali fatti concreti avevano determinato l’attenzione dell’AISI nel 2024, e quale relazione avevano con le condotte contestate nel 2026?
La risposta non può essere ricavata soltanto dalle indiscrezioni. Occorrono la documentazione originale, gli atti giudiziari accessibili e le eventuali risposte delle autorità competenti.
Per questo, allo stato delle verifiche, la formulazione più rigorosa è che Siher risultava segnalato dall’intelligence nel 2024 per attività di propaganda ritenute vicine a organizzazioni terroristiche, mentre non è provato che fosse sottoposto da allora a un’indagine penale per eversione.
Fonti giornalistiche e documentazione
Le seguenti fonti sono state consultate per questa ricostruzione. Le informazioni sull’AISI derivano da resoconti giornalistici, non dall’accesso diretto ai documenti riservati.
- RaiNews — Movimento 17 ottobre e segnalazione dell’intelligence su Alba nascente
- Sky TG24 — Youssef Siher, la ricostruzione delle indagini e la segnalazione AISI
- Corriere della Sera — Il profilo di Siher e l’Organizzazione Alba nascente
- ANSA — L’ipotesi accusatoria del progetto eversivo e gli ulteriori filoni investigativi
- Avvenire — L’identificazione del presunto amministratore e gli accertamenti della Polizia Postale
- Corriere della Sera — La decisione della gip Landoni del 28 ottobre
- Il Fatto Quotidiano — Le motivazioni della scarcerazione e l’esame dei messaggi

