LA RIVOLTA DEI TRATTORI RIPARTE DA VERCELLI: GLI AGRICOLTORI DICONO BASTA A COSTI INSOSTENIBILI E PREZZI DA FAME

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Il 17 ottobre gli Agricoltori Uniti tornano in piazza con lo slogan «No Farmers, No Food». Dalla crisi del riso al caro carburanti, la protesta mette al centro una questione decisiva: chi produce il cibo può ancora permettersi di lavorare?

Vercelli, la protesta che riaccende la battaglia per l’agricoltura italiana

Il mondo agricolo torna a far sentire la propria voce. E questa volta il cuore della mobilitazione è Vercelli, una delle capitali europee della risicoltura, dove sabato 17 ottobre 2026 gli Agricoltori Uniti si ritrovano in piazza Zumaglini per denunciare una crisi che rischia di compromettere la sopravvivenza di numerose aziende agricole.

Non è soltanto una protesta contro il caro gasolio o il crollo dei prezzi del riso. È il segnale di un malessere profondo che attraversa le campagne italiane, dove produrre costa sempre di più, mentre il valore riconosciuto a chi lavora la terra viene considerato sempre meno adeguato.

A sintetizzare le ragioni della mobilitazione è anche Pietro Mentasti, intervenuto in un video pubblicato il 16 ottobre dal giornale La Sesia, dedicato alla manifestazione degli Agricoltori Uniti.

lasesia.vercelli.it

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I trattori tornano in piazza: una mobilitazione senza bandiere di partito

L’appuntamento è partito da Larizzate, località simbolica delle precedenti proteste agricole, con il concentramento dei mezzi previsto tra le 6:30 e le 9:00 e il successivo trasferimento verso piazza Zumaglini, nei pressi della Borsa Risi.

Alla mobilitazione sono stati chiamati a partecipare agricoltori provenienti non soltanto dal Vercellese, ma anche dalle province di Pavia, Novara, Alessandria e Biella.

La particolarità dell’iniziativa è la sua natura indipendente: niente simboli di partito o bandiere sindacali, ma soltanto il tricolore italiano.

Lo slogan scelto è tanto semplice quanto significativo:

«NO FARMERS, NO FOOD» — Senza agricoltori non c’è cibo.

Un messaggio che vuole ricordare all’opinione pubblica un principio fondamentale: l’agricoltura non è un’attività economica qualsiasi, ma rappresenta una componente essenziale della sicurezza alimentare e della capacità produttiva nazionale.

La Stampa

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Il paradosso italiano: produrre costa sempre di più, vendere rende sempre meno

Al centro della protesta c’è una contraddizione economica che gli agricoltori denunciano da tempo.

Da una parte aumentano le spese necessarie per coltivare: carburanti, fertilizzanti, energia, macchinari e altri fattori produttivi.

Dall’altra, i prezzi riconosciuti ai produttori agricoli non seguono necessariamente la stessa dinamica.

Il settore risicolo rappresenta un esempio particolarmente evidente di questa situazione.

Secondo le denunce delle organizzazioni agricole, il crollo delle quotazioni del risone sta rendendo sempre più difficile coprire i costi di produzione.

Il presidente di Coldiretti Vercelli-Biella, Roberto Guerrini, ha denunciato una riduzione del fatturato delle aziende risicole nell’ordine del 40-50% rispetto a due o tre anni fa, mentre i costi dei fertilizzanti e del carburante rimangono elevati. Si tratta di una valutazione riferita alla crisi delle imprese del territorio, non di un dato automaticamente applicabile all’intera agricoltura italiana.

La Stampa

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Il problema è strutturale: se il prezzo di vendita non remunera adeguatamente il lavoro e i costi sostenuti, continuare a produrre diventa economicamente insostenibile.

E quando un’azienda agricola chiude, non scompare soltanto un’attività imprenditoriale. Si indeboliscono anche l’occupazione locale, la manutenzione del territorio e la continuità delle produzioni alimentari.

Importazioni, concorrenza e regole europee: il nodo della sovranità alimentare

Un altro elemento centrale della protesta riguarda la concorrenza internazionale.

Gli agricoltori italiani sono tenuti a rispettare norme ambientali, sanitarie e produttive particolarmente rigorose, con costi che possono incidere significativamente sulla competitività delle imprese.

Le organizzazioni agricole contestano il rischio che prodotti importati da Paesi terzi siano ottenuti secondo standard produttivi differenti, generando condizioni di concorrenza considerate squilibrate.

La questione merita però una distinzione: i prodotti importati nell’Unione europea devono rispettare i requisiti europei applicabili alla sicurezza alimentare, anche quando le regole sui metodi di produzione nei Paesi d’origine sono diverse.

Il tema politico ed economico rimane comunque rilevante: come garantire una concorrenza equilibrata senza penalizzare chi produce rispettando le norme italiane ed europee?

La risposta non può limitarsi agli slogan. Servono trasparenza delle filiere, controlli efficaci, reciprocità delle condizioni commerciali dove applicabile e strumenti capaci di assicurare una remunerazione sostenibile ai produttori.

Le richieste degli Agricoltori Uniti: meno speculazione e prezzi giusti

La piattaforma della mobilitazione punta a interventi concreti per affrontare la crisi.

Tra le principali rivendicazioni emergono il contenimento del costo del gasolio agricolo, una fiscalità più favorevole, misure contro le speculazioni nella filiera agroalimentare e prezzi di vendita capaci di riconoscere dignità economica al lavoro agricolo.

Il movimento chiede inoltre interventi sui rincari dei fattori produttivi fondamentali, dall’energia ai fertilizzanti.

La Stampa

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Il messaggio è chiaro: gli agricoltori non chiedono soltanto sostegni temporanei, ma condizioni economiche che consentano alle aziende di sopravvivere senza dipendere continuamente da misure emergenziali.

Due giorni di protesta, un’unica crisi

La manifestazione degli Agricoltori Uniti arriva dopo quella organizzata venerdì 16 ottobre da Coldiretti Vercelli-Biella davanti alla Camera di Commercio.

In quell’occasione, una delegazione agricola ha presentato richieste precise: individuare i costi medi di produzione del riso, promuovere contratti di filiera più stabili e definire modelli contrattuali capaci di tenere conto delle caratteristiche qualitative del prodotto e della sostenibilità economica delle coltivazioni.

Coldiretti ha inoltre annunciato l’avvio di una mobilitazione permanente destinata a coinvolgere diversi comparti agricoli piemontesi.

ANSA.it

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Pur con modalità organizzative e interlocutori differenti, le iniziative convergono su un punto: la crisi non può essere affrontata soltanto con dichiarazioni di solidarietà.

Occorrono risposte verificabili, capaci di incidere sui costi, sui prezzi e sul funzionamento delle filiere.

Non è soltanto una battaglia degli agricoltori: riguarda tutti gli italiani

La protesta di Vercelli pone una domanda che va ben oltre il settore risicolo.

Quale futuro può avere un Paese che non riesce più a garantire condizioni economiche sostenibili a chi produce il suo cibo?

La progressiva perdita di imprese agricole può aumentare la dipendenza dalle importazioni, impoverire le economie rurali e rendere più fragile il sistema produttivo nazionale.

Questo non significa che ogni importazione rappresenti una minaccia, né che l’autosufficienza alimentare totale sia necessariamente un obiettivo realistico. Significa riconoscere che mantenere una solida capacità produttiva interna è una scelta economica e strategica.

L’agricoltura, inoltre, non riguarda soltanto la produzione alimentare. È presidio del territorio, tutela del paesaggio, gestione delle risorse naturali e trasmissione di conoscenze che rischiano di andare perdute.

La politica ascolterà davvero la voce dei campi?

Da anni il settore agricolo denuncia difficoltà che non possono essere risolte con una singola misura.

Il costo dell’energia, la volatilità dei mercati, il potere contrattuale dei produttori, le regole commerciali e la burocrazia costituiscono problemi distinti ma strettamente collegati.

Per questo la mobilitazione di Vercelli assume un significato che supera i confini piemontesi.

I trattori che tornano in piazza ricordano che dietro ogni prodotto alimentare ci sono imprese, investimenti, rischi economici e persone che lavorano.

Non basta celebrare il Made in Italy nelle manifestazioni istituzionali se poi non si affrontano le condizioni che mettono in difficoltà chi quel Made in Italy lo produce.

La protesta degli Agricoltori Uniti riporta al centro una questione essenziale: difendere l’agricoltura italiana significa anche difendere la capacità del Paese di produrre, lavorare e decidere il proprio futuro.

E il messaggio che parte da Vercelli è difficile da ignorare:

SENZA AGRICOLTORI NON C’È CIBO. E SENZA PRODUZIONE NON C’È SOVRANITÀ ECONOMICA.

Fonti e approfondimenti

La Sesia — Agricoltori uniti sabato in piazza Zumaglini (video, 16 ottobre 2026)

https://lasesia.vercelli.it/home/2026/10/16/video/agricoltori-uniti-sabato-in-piazza-zumaglini-130327

ANSA — Flashmob sulla crisi del riso, Coldiretti in piazza a Vercelli

https://www.ansa.it/piemonte/notizie/2026/10/16/flashmob-su-crisi-del-riso-coldiretti-in-piazza-a-vercelli_6c3228f9-9496-40e6-bfb3-55517439df5b.html

La Stampa — Gli agricoltori al flash-mob nella patria del riso

https://www.lastampa.it/vercelli/2026/10/16/news/protesta_agricoltori_riso_vercelli_prezzi_camera_commercio-15767127

RisoItaliano — No Farmers No Food, la piattaforma della protesta

https://www.risoitaliano.eu/no-farmers-no-food

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