I SOLITI RIPORTER DELLA PROPAGANDA MARXISTA: «MA NON ERA STATO TRUMP E IL MOSSAD?» — CEUTA, ORA SPUNTA L’ALLARME CHE IL GOVERNO SÁNCHEZ AVREBBE CONOSCIUTO

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Il rapporto del CENIF cambia il quadro: la Polizia aveva lanciato un’allerta preventiva e ora parla di “pianificazione”, “permissività” e “guida attiva” sul lato marocchino. Due giorni fa Sánchez assicurava che non esistevano informazioni che indicassero responsabilità del Marocco. Adesso la domanda politica è inevitabile: chi sapeva, cosa sapeva e quando lo sapeva?

Per settimane abbiamo assistito alla solita caccia alla grande regia internazionale.

Russia. Israele. Reti straniere. Estrema destra internazionale. Disinformazione.

Pedro Sánchez è arrivato a sostenere pubblicamente che reti associate alla Russia e a Israele avrebbero contribuito a diffondere informazioni false capaci di alimentare la crisi migratoria esplosa a Ceuta.

Ed è qui che nasce una domanda tanto provocatoria quanto inevitabile:

ma non era stato Trump? Non era il Mossad?

Trump, per essere precisi, non risulta essere stato accusato direttamente dal governo spagnolo di aver organizzato l’ingresso di massa. E nemmeno esiste, allo stato delle informazioni pubbliche, una prova che il Mossad abbia organizzato l’operazione.

Sánchez ha parlato invece di reti associate a Russia e Israele e di una presunta “internazionale dell’ultradestra” impegnata nella diffusione della disinformazione.

Ma mentre lo sguardo politico veniva proiettato verso Mosca, Israele e nebulose internazionali, dentro la stessa Policía Nacional spagnola esisteva già un’altra pista. Molto più vicina.

E soprattutto esisteva un’allerta.

IL DOCUMENTO CHE CAMBIA LA DISCUSSIONE

Il Centro Nacional de Inmigración y Fronteras — CENIF — della Policía Nacional aveva rilevato già il 28 luglio un improvviso incremento dei messaggi che invitavano a raggiungere Ceuta.

Il giorno successivo, 29 luglio, venne emessa la prima allerta.

Il 30 luglio iniziò l’ingresso di massa.

Non stiamo quindi parlando di un allarme costruito settimane dopo per spiegare retroattivamente ciò che era successo.

L’allerta precedeva l’evento.

Secondo quanto ricostruito da Europa Press sulla base del rapporto CENIF trasmesso all’Audiencia Nacional, il 28 luglio era stato registrato un “incremento improvviso” dei messaggi favorevoli all’attraversamento verso Ceuta, proprio il giorno precedente alla prima allerta ufficiale del Centro.

Ancora più significativo è quanto riportato da El Independiente: la Policía Nacional avrebbe redatto il 29 luglio un rapporto nel quale veniva indicato un rischio elevato di arrivi verso Ceuta.

Secondo fonti governative citate dal giornale, quel documento sarebbe stato trasmesso al ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska.

Questo punto è decisivo.

Non dimostra automaticamente che Pedro Sánchez abbia personalmente letto il documento.

Non dimostra che il governo conoscesse anticipatamente le dimensioni mostruose che avrebbe assunto l’evento.

Ma distrugge una rappresentazione semplicistica della crisi come fulmine completamente imprevedibile caduto sul confine spagnolo.

Un allarme esisteva.

E adesso bisogna sapere esattamente chi lo ricevette.

MADRID SAPEVA CHE ESISTEVA UN RISCHIO

Il rapporto del 29 luglio avrebbe contemplato almeno due scenari: un tentativo attraverso la barriera terrestre oppure un ingresso via mare.

La Polizia non avrebbe previsto l’arrivo di decine di migliaia di persone.

È una precisazione fondamentale.

Ma non serve conoscere anticipatamente il numero esatto delle persone per comprendere la gravità politica della questione.

Se un apparato dello Stato segnala alla vigilia di una crisi il rischio di un ingresso di grandi dimensioni, la domanda non è più:

“Come potevano saperlo?”

La domanda diventa:

“Che cosa fecero dopo averlo saputo?”

Furono rinforzati gli uomini?

Furono mobilitate riserve?

La Guardia Civil ricevette indicazioni straordinarie?

La Moncloa venne informata?

Quali ministri ricevettero l’allerta?

Quale valutazione ne fecero?

E soprattutto: perché il dispositivo predisposto non fu sufficiente a impedire il collasso della frontiera?

Sono domande politiche e istituzionali. Non teorie del complotto.

POI ARRIVA IL RAPPORTO SUL MAROCCO

Ed è qui che la vicenda diventa ancora più imbarazzante per Madrid.

Il rapporto successivamente trasmesso dal CENIF alla magistrata María Tardón dell’Audiencia Nacional non si limita a ricostruire l’esistenza della mobilitazione.

Secondo RTVE, EFE, Europa Press e altri media spagnoli che ne hanno riportato il contenuto, il documento descrive elementi compatibili con una “pianificazione previa” e parla del comportamento delle forze marocchine in termini estremamente pesanti.

Compaiono espressioni come:

“permissività”.

E soprattutto:

“guida attiva della massa”.

Secondo il rapporto, agenti marocchini avrebbero dato indicazioni alle persone che attraversavano irregolarmente la frontiera.

RTVE riferisce inoltre che gli investigatori avrebbero osservato un dispiegamento marocchino sensibilmente inferiore al normale nelle fasi precedenti all’ingresso.

Il rapporto non equivale a una sentenza definitiva contro lo Stato marocchino.

Ma siamo ormai molto lontani dalla semplice storia di qualche video diventato virale sui social.

IL CORTOCIRCUITO CON LE PAROLE DI SÁNCHEZ

Ed ecco il problema politico enorme.

Il 31 agosto, appena due giorni prima che emergessero pubblicamente questi elementi, Pedro Sánchez dichiarava che non esisteva “nessuna informazione” proveniente dalle forze di sicurezza, dal CNI o da altri servizi di intelligence che indicasse una partecipazione delle autorità marocchine alla crisi di Ceuta.

Non solo.

Sánchez difendeva la collaborazione con Rabat e spostava invece l’attenzione sulla disinformazione proveniente da reti associate a Russia e Israele.

Il governo spagnolo ha successivamente affermato di possedere “evidenze” relative a questa attività di disinformazione, facendo riferimento a rapporti del ministero degli Esteri.

Benissimo.

Che vengano pubblicati anche quelli.

Ma adesso esiste una questione completamente diversa che Madrid non può liquidare indicando Mosca o Gerusalemme.

Perché un rapporto prodotto dalla Policía Nacional spagnola attribuisce comportamenti molto concreti ad appartenenti alle forze marocchine.

La contraddizione è evidente.

Da una parte il presidente afferma:

nessuna informazione indica il Marocco.

Dall’altra emerge un rapporto della Polizia che parla di:

“permissività”, “pianificazione” e “guida attiva”.

Qualcuno deve spiegare questa distanza.

MARLASKA CHIEDE SPIEGAZIONI ALLA SUA STESSA POLIZIA

La reazione del ministro dell’Interno rende la storia ancora più surreale.

Fernando Grande-Marlaska ha chiesto informazioni al direttore generale della Policía Nacional, Francisco Pardo, proprio per sapere cosa contenesse il rapporto e da quando la Polizia disponesse di quelle informazioni.

Pardo ha quindi convocato i responsabili di Información ed Extranjería.

Tradotto politicamente:

il ministero dell’Interno sta cercando di ricostruire cosa sapesse un apparato che dipende dallo stesso ministero dell’Interno.

E qui le possibilità sono tutte politicamente problematiche.

Se Marlaska non conosceva determinate conclusioni della propria Polizia, bisogna capire perché.

Se le conosceva, bisogna capire quando.

Se l’allerta del 29 luglio gli era stata effettivamente trasmessa, bisogna conoscere esattamente il contenuto ricevuto e quali decisioni furono prese.

E se informazioni rilevanti non arrivarono alla Moncloa, bisogna ricostruire la catena di comando.

Non servono fantasie.

Servono date, protocolli, destinatari e documenti.

IL 30 LUGLIO, INTANTO, IL GOVERNO LODAVA RABAT

C’è poi un particolare che oggi assume un peso completamente diverso.

Il 30 luglio, mentre Ceuta precipitava nella crisi, il ministero dell’Interno spagnolo pubblicò un comunicato ufficiale nel quale sottolineava la “esemplare collaborazione” tra Spagna e Marocco in materia migratoria.

Grande-Marlaska ringraziava addirittura le autorità marocchine per gli sforzi compiuti dalle loro forze di sicurezza.

Quel comunicato esiste ancora sul sito ufficiale del ministero.

Oggi, però, un rapporto della Policía Nacional descrive almeno alcune condotte sul terreno in termini radicalmente differenti.

Questo non significa automaticamente che l’intero apparato marocchino abbia organizzato l’operazione.

Significa però che la versione politica fornita nelle ore della crisi deve essere confrontata con ciò che gli investigatori hanno successivamente ricostruito.

Ed è precisamente ciò che un governo trasparente dovrebbe voler fare.

72.000 INGRESSI NON SONO UN DETTAGLIO

Secondo le cifre successivamente confermate dal governo spagnolo, furono circa 72.000 le persone entrate a Ceuta durante l’episodio del 30 luglio.

Una massa capace di mettere sotto pressione un’intera città.

Un evento di questa portata non può essere archiviato con una conferenza stampa e qualche riferimento agli algoritmi dei social network.

Se vi fu una mobilitazione organizzata, bisogna identificarne gli organizzatori.

Se vi furono campagne di disinformazione straniere, bisogna mostrarne le prove.

Se agenti marocchini guidarono parte della massa, bisogna accertare chi impartì gli ordini.

Se Madrid aveva ricevuto un’allerta preventiva, bisogna sapere chi la ricevette e come reagì.

Sono quattro questioni differenti.

Mescolarle serve soltanto a confondere le responsabilità.

NON ERA “IL MOSSAD”: ERA UNA DOMANDA MOLTO PIÙ VICINA A MADRID

Ed eccoci quindi al punto.

Per settimane la discussione è stata spostata verso le grandi interferenze internazionali.

Russia.

Israele.

L’estrema destra globale.

Le reti sociali.

Le organizzazioni criminali.

Tutte piste che possono essere investigate e, quando esistono prove, devono esserlo.

Ma la comparsa del rapporto CENIF obbliga a riportare l’attenzione dentro le istituzioni spagnole.

Perché prima di chiedere cosa sapesse Mosca sarebbe utile sapere cosa sapesse Madrid.

Prima di indicare reti israeliane sarebbe utile conoscere chi ricevette l’allerta del 29 luglio.

Prima di trasformare la crisi in una battaglia ideologica internazionale sarebbe utile pubblicare la cronologia completa delle comunicazioni interne.

È molto più semplice indicare un nemico lontano che rispondere a una domanda amministrativa elementare:

chi aveva il documento sulla scrivania?

SÁNCHEZ DEVE CHIARIRE LA CONTRADDIZIONE

Non c’è bisogno di sostenere che Sánchez abbia “organizzato” qualcosa.

Non esiste alcuna prova pubblica che permetta di dirlo.

E proprio per questo la questione realmente documentabile è politicamente molto più seria.

Il suo governo deve spiegare:

quando venne informato dell’allerta del CENIF;

chi ne ricevette copia;

quali organismi vennero messi in preallarme;

quali rinforzi furono predisposti;

quando emersero i primi elementi relativi al comportamento delle forze marocchine;

quando Marlaska ne fu informato;

e perché il 31 agosto Sánchez potesse ancora affermare pubblicamente che nessuna informazione indicava una partecipazione marocchina.

Questa è la domanda centrale.

Non “chi immaginiamo abbia organizzato Ceuta”.

Ma:

CHE COSA SAPEVA MADRID?

E quando lo seppe?

Finché questa cronologia non sarà resa pubblica, ogni tentativo di spostare esclusivamente il dibattito su Russia, Israele, Trump, il Mossad o qualche onnipotente internazionale della disinformazione rischierà di apparire come una gigantesca cortina fumogena.

La risposta non può arrivare con altri slogan.

Devono arrivare i documenti.


DOCUMENTI E FONTI

RTVE — Il rapporto CENIF e l’allerta preventiva
Il rapporto della Policía Nacional parla di rischio di “entrada masiva”, pianificazione, permissività e “guiado activo” attribuito a forze marocchine.
https://www.rtve.es/noticias/20260902/planificacion-guiado-activo-claves-del-informe-policia-senala-a-marruecos-entrada-masiva-ceuta/17210268.shtml

Europa Press — I messaggi del 28 luglio e l’allerta CENIF del 29 luglio
Ricostruzione dell’aumento improvviso dei messaggi favorevoli all’ingresso a Ceuta alla vigilia dell’allerta.
https://www.europapress.es/nacional/noticia-cenif-detecta-incremento-subito-mensajes-favor-cruzar-ceuta-dia-antes-alerta-29-julio-20260902202244.html

El Independiente — L’allerta della Policía Nacional del 29 luglio
Secondo fonti governative citate dal giornale, il documento sarebbe stato trasmesso al ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska.
https://www.elindependiente.com/espana/2026/08/31/policia-nacional-aviso-riesgo-alto-llegadas-nado-ceuta-informe-29-julio/

RTVE — Agenti marocchini e presunta “guida” dell’ingresso di massa
https://www.rtve.es/noticias/20260902/crisis-migratoria-ceuta-informe-policia/17209185.shtml

EFE — Marlaska chiede chiarimenti al direttore generale della Policía Nacional
https://efe.com/espana/2026-09-02/ceuta-policia-informe-ceuta-marruecos/

Ministero dell’Interno spagnolo — Comunicato ufficiale del 30 luglio 2026
Il governo elogia la collaborazione del Marocco e gli sforzi delle sue forze di sicurezza.
https://www.interior.gob.es/opencms/eu/detalle/articulo/Comunicado-sobre-la-situacion-en-la-ciudad-autonoma-de-Ceuta/

EFE — Sánchez, 31 agosto: nessuna informazione indicherebbe il coinvolgimento del Marocco
https://efe.com/espana/2026-08-31/sanchez-ceuta-marruecos-migrantes/

RTVE — Sánchez attribuisce parte della crisi alla disinformazione proveniente da reti russe e israeliane
https://www.rtve.es/noticias/20260831/sanchez-anuncia-rey-visitara-ceuta-defiende-marruecos/17206526.shtml

Europa Press — Il governo sostiene di avere “evidenze” sulla disinformazione legata a Russia e Israele
https://www.europapress.es/nacional/noticia-gobierno-sustenta-senalamientos-israel-rusia-relacion-ceuta-informes-exteriores-20260901151743.html

Europa Press — Israele respinge le accuse di Sánchez
https://www.europapress.es/internacional/noticia-israel-acusa-sanchez-lanzar-mentiras-descaradas-vincularle-crisis-ceuta-20260831142301.html

Europa Press — Il governo conferma la cifra di circa 72.000 ingressi
https://www.europapress.es/nacional/noticia-gobierno-aclara-cifra-personas-llegaron-ceuta-entrada-masiva-mantiene-72000-20260810214805.html

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