I SOLITI RIPORTER DELLA CONTROINFORMAZIONE MARXISTA MISTIFICANO LE INFORMAZIONI PER MANTENERE IN PIEDI LA LORO PROPAGANDA

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Cuba, i “7.000 container bloccati” e la parte della storia che viene accuratamente nascosta

Ci risiamo. Basta una dichiarazione del governo comunista cubano e una parte della cosiddetta “controinformazione” italiana si trasforma immediatamente nel suo ufficio stampa.

La storia questa volta riguarda oltre 7.000 container che, secondo il governo dell’Avana, sarebbero rimasti fermi in diversi porti caraibici a causa dell’inasprimento delle sanzioni statunitensi. Dentro ci sarebbero alimenti, medicinali, materiali per il sistema idrico e forniture energetiche.

La conclusione proposta al lettore è già confezionata: Washington starebbe sottoponendo Cuba a un “assedio energetico” e a una sorta di “punizione collettiva”.

Peccato che, quando si passa dagli slogan ai documenti, la storia diventi molto più complessa.

Il punto non è sostenere che le sanzioni americane non abbiano conseguenze sull’economia cubana. Le hanno eccome, e nel 2026 il loro inasprimento ha prodotto anche importanti conseguenze logistiche.

Il problema è un altro: trasformare queste conseguenze nella falsa equazione secondo cui gli Stati Uniti avrebbero vietato l’ingresso a Cuba di cibo e medicinali, facendo sparire dal racconto sia le deroghe previste dalla legislazione americana sia le enormi responsabilità strutturali del regime cubano.

È questo il meccanismo della propaganda: prendere un fatto reale, amputarlo di tutto ciò che disturba la narrazione e consegnare al pubblico una conclusione precostituita.

I 7.000 container: chi fornisce il numero?

Cominciamo dall’origine della notizia.

Il numero degli oltre 7.000 container non nasce da un’inchiesta indipendente né da un censimento effettuato dalle autorità portuali internazionali.

A fornirlo è stato Oscar Pérez-Oliva Fraga, vice primo ministro e ministro del Commercio estero e degli Investimenti stranieri di Cuba.

Il 30 luglio 2026 EFE riportava precisamente la denuncia del governo cubano: oltre 7.000 container contenenti alimenti, risorse per i settori energetico e idrico e medicinali sarebbero rimasti trattenuti in vari porti dei Caraibi per effetto delle misure statunitensi.

Questo non significa automaticamente che il dato sia falso.

Significa qualcosa di molto più semplice: è un dato fornito da una delle parti politicamente coinvolte nella controversia e deve essere presentato come tale.

La differenza è fondamentale.

Scrivere “il governo cubano afferma che 7.000 container…” significa fare informazione.

Trasformare automaticamente la dichiarazione dell’Avana nella prova dell’ennesimo “crimine americano” significa fare propaganda.

La parte dimenticata: gli Stati Uniti non vietano semplicemente cibo e medicinali a Cuba

Qui la narrazione comincia seriamente a scricchiolare.

Basta consultare direttamente le disposizioni del Bureau of Industry and Security (BIS) del Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti.

Il regime americano nei confronti di Cuba è certamente restrittivo e prevede una politica generale di diniego per numerose categorie di esportazioni.

Ma contiene importanti eccezioni.

Il BIS specifica infatti che le richieste riguardanti medicinali e dispositivi medici, venduti oppure donati, sono generalmente approvate, salvo determinate eccezioni previste dalla normativa.

Ancora più esplicita è la normativa riguardante i prodotti agricoli.

La License Exception AGR, disciplinata dalla sezione 740.18 delle Export Administration Regulations, consente l’esportazione e la riesportazione verso Cuba di determinate commodities agricole statunitensi quando vengono rispettati i requisiti previsti.

Questo non significa che il commercio con Cuba sia libero.

Non lo è.

Significa però che raccontare al pubblico che esiste semplicemente un muro americano che impedisce a cibo e medicine di raggiungere l’isola è una rappresentazione gravemente incompleta.

C’è un numero che distrugge la caricatura: 809,6 milioni di dollari

Se davvero gli Stati Uniti impedissero tout court a Cuba di ricevere merci essenziali, bisognerebbe spiegare un piccolo particolare.

Perché gli Stati Uniti continuano a esportare centinaia di milioni di dollari di merci proprio verso Cuba?

I dati non vengono dalla CIA, dalla Casa Bianca o da qualche organizzazione anticomunista.

Vengono dallo United States Census Bureau.

Nel 2025 gli Stati Uniti hanno esportato verso Cuba merci per circa:

809,6 milioni di dollari.

E nei soli primi cinque mesi del 2026?

407,5 milioni di dollari.

La progressione mensile riportata dal Census Bureau è altrettanto interessante:

  • gennaio 2026: 64,9 milioni;
  • febbraio: 61,7 milioni;
  • marzo: 73,5 milioni;
  • aprile: 91,4 milioni;
  • maggio: 116 milioni di dollari.

Sono dati ufficiali sul commercio di beni tra Stati Uniti e Cuba.

Naturalmente questi numeri non dimostrano che le sanzioni siano innocue.

Dimostrano però qualcosa che la narrativa dell’“assedio totale” rende difficile spiegare:

il commercio tra Stati Uniti e Cuba esiste ancora.

Nel 2025 Washington ha esportato sull’isola quasi 810 milioni di dollari di merci.

Questo dato dovrebbe almeno comparire in un articolo che pretende di spiegare al lettore il funzionamento dell’embargo.

E invece scompare.

Perché?

Perché rovina la storia semplice del “cattivo americano che impedisce ai cubani di ricevere qualsiasi bene essenziale”.

Hapag-Lloyd e i farmaci: attenzione a non confondere due cose differenti

Un altro passaggio utilizzato per sostenere la narrativa riguarda alcuni container di farmaci antiepilettici che sarebbero rimasti bloccati nel porto colombiano di Cartagena dopo la decisione di Hapag-Lloyd di non proseguire il trasporto.

Il caso è importante.

Ma anche qui bisogna distinguere fra due affermazioni completamente diverse:

1. Una compagnia di navigazione ha deciso di non trasportare una determinata merce verso Cuba per timore di violare il regime sanzionatorio.

e

2. Gli Stati Uniti hanno vietato l’importazione a Cuba di quei farmaci.

Non sono la stessa cosa.

La prima situazione può derivare dal fenomeno noto come over-compliance: banche, assicuratori, spedizionieri e compagnie marittime adottano criteri più restrittivi del minimo richiesto dalla normativa per evitare qualsiasi rischio sanzionatorio.

È un effetto reale delle sanzioni e non deve essere nascosto.

Ma neppure deve essere trasformato automaticamente nella prova che Washington abbia proibito quella specifica fornitura.

Il documento del BIS stabilisce infatti che le domande di esportazione di medicinali e dispositivi medici verso Cuba sono generalmente approvate, pur all’interno di un regime sottoposto a condizioni e controlli.

Per dimostrare che Washington abbia deliberatamente bloccato proprio quei farmaci servirebbe quindi qualcosa di più di una dichiarazione politica.

Servirebbero la documentazione della spedizione, l’identificazione dell’esportatore e dell’importatore, il sistema di pagamento utilizzato, gli eventuali soggetti sanzionati coinvolti e soprattutto la specifica norma americana che avrebbe reso illegale quella consegna.

Senza questi elementi, trasformare un problema di compliance in “Washington impedisce ai malati cubani di ricevere i farmaci” è un salto logico.

Le sanzioni hanno effetti reali. Negarlo sarebbe altrettanto propagandistico

Non bisogna però commettere l’errore opposto.

Nel 2026 Washington ha effettivamente aumentato enormemente la pressione economica sull’Avana.

Le conseguenze non rimangono confinate ai dirigenti del Partito Comunista.

Quando vengono colpiti banche, assicurazioni, energia, trasporti e operatori commerciali, inevitabilmente aumentano costi, tempi e rischi delle operazioni verso Cuba.

Anche una merce teoricamente autorizzata può diventare più difficile da spedire.

È quindi perfettamente legittimo discutere se le sanzioni siano efficaci, proporzionate o controproducenti.

Quello che non è legittimo, sul piano dell’informazione, è nascondere deliberatamente l’esistenza delle deroghe e delle esportazioni autorizzate per costruire l’immagine di un embargo umanitario assoluto che la normativa stessa smentisce.

Persino il petrolio americano arriva oggi a Cuba

C’è poi un fatto del 2026 particolarmente imbarazzante per la rappresentazione dell’embargo come una muraglia completamente impermeabile.

Reuters ha documentato che imprese statunitensi stanno esportando carburante verso aziende private cubane attraverso una specifica eccezione prevista dal regime americano.

Secondo Reuters, tra febbraio e maggio sarebbero stati esportati circa 900.000 barili attraverso questo nuovo canale.

Lo stesso BIS spiega nelle sue indicazioni aggiornate che determinate esportazioni di gas e prodotti petroliferi di origine statunitense verso entità private cubane e consumatori individuali possono beneficiare della License Exception Support for the Cuban People quando vengono rispettati i requisiti previsti.

Ancora una volta:

questo non cancella le sanzioni.

Dimostra però quanto sia caricaturale descrivere il sistema americano semplicemente come un blocco destinato a impedire ai cubani di ricevere qualsiasi risorsa.

Il problema che la propaganda non vuole affrontare: il modello economico cubano

Poi arriviamo all’elefante nella stanza.

Cuba è governata dal Partito Comunista da oltre sessant’anni.

Un sistema economico caratterizzato per decenni da enorme predominio statale, limitazioni dell’impresa privata, prezzi amministrati, scarsa produttività, dipendenza dalle importazioni e fortissimo controllo politico dell’economia.

Davvero nel 2026 vogliamo ancora raccontare che qualsiasi scaffale vuoto dell’Avana sia esclusivamente responsabilità di Washington?

La situazione è diventata talmente grave che lo stesso governo cubano sta modificando progressivamente il proprio modello economico.

Reuters ha riferito nel luglio 2026 dell’approvazione di 176 misure di riforma, con aperture all’impresa privata, agli investimenti esteri, all’importazione privata di carburanti e medicinali e a nuove forme di utilizzazione delle terre.

Pochi giorni dopo Reuters descriveva Cuba alle prese con una delle crisi economiche e politiche più profonde della propria storia moderna, mentre il governo tentava proprio attraverso queste aperture di rimettere in moto un sistema in enorme difficoltà.

Qui nasce una domanda che i nostalgici del socialismo caraibico dovrebbero finalmente affrontare:

se il modello economico cubano funzionava così bene, perché proprio il governo comunista sta introducendo sempre maggiori spazi per mercato, capitale privato e investimenti stranieri?

Sessant’anni di alibi

Le sanzioni americane hanno certamente avuto un costo economico per Cuba.

Sostenerne il contrario sarebbe intellettualmente scorretto.

Ma trasformarle nella spiegazione universale di ogni fallimento cubano è diventato da decenni il più comodo degli alibi.

Manca l’elettricità?

Embargo.

Manca l’acqua?

Embargo.

Crolla la produzione?

Embargo.

Le infrastrutture sono obsolete?

Embargo.

Mancano investimenti?

Embargo.

L’agricoltura produce troppo poco?

Embargo.

I cubani emigrano?

Embargo.

In questo schema ideologico il governo cubano non può mai essere responsabile di nulla.

È una costruzione perfetta perché non può essere falsificata: qualsiasi problema interno viene automaticamente trasformato nella prova dell’aggressione esterna.

Ma questa non è analisi economica.

È propaganda.

La questione dell’acqua dimostra perfettamente il problema

La denuncia cubana sostiene inoltre che milioni di cittadini abbiano difficoltà quotidiane nell’accesso all’acqua.

È una situazione gravissima.

Ma attribuire automaticamente la crisi idrica cubana alle sanzioni americane significa ignorare una domanda fondamentale:

in quali condizioni si trovano gli acquedotti, le pompe, le condutture, gli impianti elettrici e le infrastrutture cubane dopo oltre sessant’anni di gestione dello Stato socialista?

Un container contenente pompe o ricambi che rimane fermo in un porto straniero può certamente aggravare una situazione già critica.

Ma non può magicamente spiegare decenni di mancata manutenzione, insufficienza degli investimenti e deterioramento infrastrutturale.

Confondere la causa strutturale con un fattore aggravante è precisamente uno dei trucchi retorici più utilizzati in questo genere di narrazione.

La vera storia è molto meno comoda per entrambe le tifoserie

La realtà può essere sintetizzata senza slogan.

Primo: Cuba è sottoposta a un regime sanzionatorio americano estremamente severo.

Secondo: nel 2026 queste misure sono state ulteriormente irrigidite e hanno creato seri problemi logistici e finanziari.

Terzo: compagnie, banche e spedizionieri possono reagire con over-compliance, rendendo difficili anche operazioni teoricamente consentite.

Quarto: non esiste però un divieto generale americano di esportare alimenti e medicinali verso Cuba.

Quinto: la normativa americana prevede esplicitamente autorizzazioni ed eccezioni per medicinali, dispositivi medici e commodities agricole.

Sesto: gli Stati Uniti hanno esportato a Cuba 809,6 milioni di dollari di merci nel 2025 e altri 407,5 milioni nei primi cinque mesi del 2026.

Settimo: persino determinate esportazioni statunitensi di carburante verso il settore privato cubano sono attualmente consentite.

Ottavo: contemporaneamente Cuba soffre di problemi economici strutturali così profondi che il suo stesso governo sta introducendo importanti aperture al mercato e al capitale privato.

Questa è la fotografia completa.

Ed è molto diversa dal volantino ideologico che viene venduto come “controinformazione”.

Quando la controinformazione diventa semplicemente propaganda

Il paradosso è ormai evidente.

Una parte dell’informazione alternativa accusa quotidianamente i media occidentali di selezionare i fatti, utilizzare fonti interessate e costruire narrazioni politicamente orientate.

Poi, quando la fonte è il governo cubano, quello iraniano, venezuelano o qualsiasi altro regime percepito come antagonista di Washington, ogni cautela metodologica improvvisamente scompare.

La dichiarazione governativa diventa verità.

Il contesto scompare.

Le norme contrarie alla tesi non vengono citate.

I dati commerciali vengono ignorati.

Le responsabilità interne vengono cancellate.

E soprattutto viene riproposto sempre lo stesso schema infantile:

America colpevole, regime socialista vittima.

Non è controinformazione.

È semplicemente informazione schierata dall’altra parte.

Cuba merita la verità, non gli slogan

I cubani che soffrono per blackout, scarsità di carburante, problemi idrici, carenze alimentari e difficoltà nell’accesso ai medicinali meritano qualcosa di meglio della propaganda di entrambe le parti.

Le conseguenze umanitarie delle sanzioni devono essere documentate e discusse.

Ma con la stessa serietà devono essere documentati oltre sessant’anni di errori economici, centralizzazione, insufficienza degli investimenti e incapacità del regime cubano di costruire un’economia sufficientemente produttiva e resiliente.

Il caso dei 7.000 container è quindi istruttivo soprattutto per un motivo.

Mostra come nasce una mistificazione efficace.

Si prende un fatto reale: container effettivamente ostacolati dalle conseguenze del regime sanzionatorio.

Si elimina il contesto: le deroghe per alimenti e medicinali.

Si nasconde un dato scomodo: centinaia di milioni di dollari di esportazioni americane verso Cuba.

Si omettono le responsabilità interne: la crisi strutturale dell’economia socialista cubana.

E infine si consegna al lettore lo slogan:

“Washington punisce collettivamente il popolo cubano.”

Una narrazione semplice.

Perfetta per la propaganda.

Molto meno perfetta quando qualcuno decide finalmente di aprire i documenti.


FONTI E DOCUMENTI

Bureau of Industry and Security – Cuba Export Controls
https://www.bis.gov/licensing/country-guidance/cuba-export-controls

Bureau of Industry and Security – EAR §740, License Exception AGR
https://www.bis.gov/regulations/ear/740

Bureau of Industry and Security – EAR §746, Cuba
https://www.bis.gov/regulations/ear/746

U.S. Census Bureau – Trade in Goods with Cuba
https://www.census.gov/foreign-trade/balance/c2390.html

EFE – Cuba denuncia la retención de más de 7.000 contenedores
https://efe.com/economia/2026-07-30/cuba-contenedores-retencion-medidas-estados-unidos/

Reuters – U.S. fuel sales to Cuban businesses
https://www.reuters.com/business/energy/us-fuel-sales-cuban-business-bring-glimpse-capitalism-havana-2026-08-11/

Reuters – Cuba takes steps to implement economic overhaul
https://www.reuters.com/legal/government/cuba-takes-steps-implement-economic-overhaul-amid-us-pressure-campaign-2026-07-31/

Reuters – Cuba marks centenary of Fidel Castro’s birth amid deepening economic crisis
https://www.reuters.com/world/americas/cuba-marks-centenary-fidel-castros-birth-amid-deepening-economic-crisis-2026-08-13/

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