C’è una parola che una certa controinformazione italiana pronuncia praticamente ogni giorno: imperialismo.
Imperialismo americano. Imperialismo occidentale. Imperialismo britannico. Imperialismo europeo. Colonialismo. NATO. Washington. Israele.
Su questo si producono ore di trasmissioni, articoli, conferenze, post, libri e interminabili sermoni contro il cosiddetto “Occidente collettivo”.
Poi, però, basta porre una domanda elementare per assistere a un improvviso blackout storico:
l’imperialismo è esistito soltanto quando a praticarlo erano europei e americani?
Perché se conquista militare, occupazione di territori stranieri, imposizione di tributi, deportazione, schiavitù, espansione politica e assoggettamento di altri popoli costituiscono imperialismo, allora è semplicemente impossibile raccontare la storia mondiale cancellando le gigantesche espansioni dei califfati, dei sultanati e degli imperi musulmani.
Non si tratta di accusare “i musulmani” di oggi per quello che fecero eserciti vissuti mille anni fa. Sarebbe storicamente assurdo quanto attribuire a un italiano contemporaneo le guerre di Giulio Cesare.
Si tratta di qualcosa di completamente diverso: applicare lo stesso metro storico a tutti.
Ed è proprio qui che una certa narrazione ideologica comincia a scricchiolare.
PRIMA DI TUTTO UNA PRECISAZIONE: L’ISLAM NON È UN IMPERO
Parlare genericamente di “imperialismo musulmano” rischia di confondere categorie differenti.
L’Islam è una religione mondiale praticata oggi da popolazioni diversissime. Nella storia sono invece esistiti califfati, emirati, sultanati e imperi governati da dinastie musulmane, spesso in guerra persino tra loro.
Arabi, berberi, persiani, turchi, curdi, afghani, mongoli islamizzati e altri popoli hanno costruito entità politiche profondamente differenti.
Inoltre, non ogni guerra combattuta da un sovrano musulmano fu una “guerra religiosa”: potere, territorio, tasse, commercio, rivalità dinastiche e controllo delle rotte strategiche furono motivazioni fondamentali, esattamente come negli imperi cristiani, europei, asiatici e premoderni in generale.
Fatta questa distinzione, rimane però un fatto enorme:
dal VII secolo in avanti alcune delle più spettacolari espansioni imperiali della storia furono realizzate da potenze governate da musulmani.
E cancellarle perché disturbano la favola dell’“Occidente unico conquistatore della storia” significa fare propaganda, non storia.
VII SECOLO: L’ESPANSIONE CHE CAMBIA IL MONDO
Quando Maometto morì nel 632, il nuovo movimento politico-religioso era concentrato soprattutto nella penisola arabica.
Pochi decenni dopo la situazione era completamente diversa.
Gli eserciti dei primi califfati travolsero due grandi potenze dell’epoca: sottrassero enormi territori all’Impero bizantino e provocarono il collasso dell’Impero sasanide.
Caddero o passarono sotto dominio musulmano territori corrispondenti, in tutto o in parte, agli attuali:
Arabia Saudita, Yemen, Oman, Emirati, Iraq, Siria, Giordania, Israele/territori palestinesi, Libano, Egitto, Iran e vaste zone dell’Asia centrale.
Non fu una lenta diffusione esclusivamente missionaria.
Fu anche conquista militare.
Bisogna avere il coraggio intellettuale di chiamarla con il suo nome.
Se un esercito europeo entra in un territorio, sconfigge il potere esistente, incorpora quella regione e impone una nuova autorità politica, lo definiamo conquista.
Per quale ragione dovremmo cambiare vocabolario quando i conquistatori provengono dalla penisola arabica?
IL CALIFFATO OMEYYADE: DALL’ATLANTICO ALL’ASIA CENTRALE
Con gli Omayyadi l’espansione raggiunse dimensioni impressionanti.
Il Nord Africa venne progressivamente conquistato.
Le armate musulmane attraversarono poi lo stretto di Gibilterra nel 711 e abbatterono il regno visigoto nella penisola iberica.
In pochi decenni il dominio omayyade arrivò a comprendere territori che oggi appartengono a:
Spagna, Portogallo, Marocco, Algeria, Tunisia, Libia, Egitto, Medio Oriente, Iran, Afghanistan, Pakistan e parti dell’Asia centrale.
A est l’espansione raggiunse il bacino dell’Indo.
A ovest penetrò nella penisola iberica e successivamente oltre i Pirenei.
Nel 732 avvenne la celebre battaglia tradizionalmente chiamata di Poitiers o Tours, nella quale le forze franche di Carlo Martello affrontarono un esercito proveniente da al-Andalus.
Possiamo discutere per secoli sull’importanza strategica attribuita successivamente a quella battaglia.
Non possiamo però cancellare il contesto:
un impero nato in Arabia aveva raggiunto in circa un secolo l’Europa occidentale e l’Asia meridionale.
Se questa non è espansione imperiale, allora la parola “imperialismo” ha perso qualsiasi significato.
SICILIA, MEDITERRANEO E ITALIA
Anche l’idea che l’espansione musulmana non abbia riguardato direttamente l’Italia appartiene a una conoscenza estremamente superficiale della storia.
La Sicilia fu progressivamente conquistata dagli Aghlabidi a partire dal IX secolo e rimase sotto diversi domini musulmani fino alla conquista normanna.
Esistettero inoltre incursioni, basi e insediamenti musulmani in varie zone del Mediterraneo e dell’Italia meridionale.
Bari ebbe persino un emirato nel IX secolo.
Roma stessa subì nell’846 un’incursione durante la quale furono saccheggiate le basiliche di San Pietro e San Paolo, allora esterne alle mura cittadine.
Questo non significa naturalmente che “l’Islam conquistò l’Italia”.
Significa qualcosa di molto più semplice: il Mediterraneo medievale fu teatro di espansioni, incursioni, guerre, commercio, pirateria e schiavitù provenienti da entrambe le sponde.
La storia vera è enormemente più complicata della caricatura “Occidente aggressore contro resto del mondo vittima”.
LA PENISOLA IBERICA: QUASI OTTO SECOLI DI PRESENZA MUSULMANA
La conquista iniziata nel 711 produsse al-Andalus, una delle realtà politiche e culturali più importanti del Medioevo.
Ridurre al-Andalus a una semplice storia di oppressione sarebbe falso.
Fu anche un grande centro urbano, economico, scientifico e culturale.
Ma sarebbe altrettanto falso trasformarlo nella favola di una presenza arrivata pacificamente.
Al-Andalus nacque da una conquista militare.
Nel corso dei secoli i rapporti tra musulmani, cristiani ed ebrei cambiarono radicalmente secondo dinastie, periodi e territori.
Ci furono fasi di relativa tolleranza e altre di repressione.
Ci furono alleanze tra cristiani e musulmani contro altri cristiani o musulmani.
La storia medievale non conosce le categorie propagandistiche semplicistiche che oggi vengono applicate retroattivamente.
La Reconquista cristiana fu a sua volta una lunghissima successione di guerre, conquiste e riconquiste.
Ed è precisamente questo il punto:
perché le conquiste cristiane vengono raccontate come conquiste mentre quelle musulmane vengono spesso trasformate esclusivamente in “espansione culturale”?
L’INDIA: UN ALTRO ENORME CAPITOLO QUASI SEMPRE DIMENTICATO
L’espansione di dinastie musulmane nel subcontinente indiano costituisce un altro gigantesco capitolo.
La conquista araba del Sindh iniziò nell’VIII secolo.
Nei secoli successivi arrivarono le campagne dei Ghaznavidi e dei Ghuridi.
Alla fine del XII e all’inizio del XIII secolo le conquiste nel nord dell’India prepararono la nascita del Sultanato di Delhi, che avrebbe governato ampie parti del subcontinente attraverso diverse dinastie.
Successivamente arrivò l’Impero Mughal.
Anche in questo caso occorre evitare la storia da tifoseria.
I rapporti tra governanti musulmani e popolazioni hindu, sikh, jainiste e appartenenti ad altre comunità variarono enormemente.
Vi furono persecuzioni, distruzioni e guerre, ma anche collaborazioni, amministrazioni miste, alleanze matrimoniali, compromessi e lunghi periodi nei quali sovrani musulmani governarono popolazioni prevalentemente non musulmane.
L’India contemporanea porta ancora le tracce culturali, architettoniche, linguistiche e politiche di quella storia.
Ma rimane un dato impossibile da cancellare:
ampie regioni del subcontinente passarono sotto dinastie musulmane attraverso guerre e conquiste militari.
Perché questo capitolo dovrebbe scomparire quando si discute della storia dell’imperialismo?
ARRIVANO I TURCHI: L’IMPERO OTTOMANO
Poi esiste il gigantesco elefante nella stanza: l’Impero ottomano.
Per secoli fu una delle principali potenze imperiali del pianeta.
Gli Ottomani conquistarono territori bizantini, balcanici, arabi, mediterranei e nordafricani.
Nel 1453, Mehmet II conquistò Costantinopoli, ponendo definitivamente fine all’Impero bizantino.
L’espansione ottomana proseguì nei Balcani e nell’Europa centrale.
Belgrado cadde nel 1521.
La vittoria di Mohács nel 1526 distrusse gran parte dell’assetto politico del Regno d’Ungheria.
Vienna venne assediata nel 1529 e nuovamente nel 1683.
Per lunghi periodi gli Ottomani controllarono territori appartenenti oggi, integralmente o parzialmente, a:
Turchia, Grecia, Bulgaria, Serbia, Bosnia-Erzegovina, Albania, Kosovo, Macedonia del Nord, Romania, Ungheria, Croazia, Montenegro, Cipro, Siria, Libano, Israele/territori palestinesi, Giordania, Iraq, Egitto, Libia, Tunisia, Algeria e altre aree.
Era un impero.
Riscuoteva tributi.
Combatteva guerre.
Conquistava territori.
Perdeva territori.
Deportava popolazioni.
Utilizzava schiavi.
Organizzava sistemi amministrativi differenziati secondo appartenenza religiosa.
Combatteva altre potenze musulmane e cristiane.
E praticava una politica imperiale esattamente nel senso storico del termine.
Eppure ascoltando alcuni professionisti dell’“anti-imperialismo” sembrerebbe quasi che gli imperi siano stati inventati a Washington nel 1945.
LA SCHIAVITÙ: L’ALTRO GRANDE BUCO NERO
Lo stesso meccanismo selettivo emerge parlando di schiavitù.
La tratta transatlantica europea è giustamente studiata, documentata e condannata.
Ma esistettero anche vastissime reti schiavistiche nel Mediterraneo, nel Medio Oriente, nell’Africa settentrionale, nell’Oceano Indiano e nei territori governati da potenze musulmane.
Africani subsahariani, europei, slavi, caucasici e popolazioni di altre regioni finirono all’interno di sistemi schiavistici differenti nel corso di molti secoli.
I corsari barbareschi catturarono anche europei.
L’Impero ottomano utilizzò differenti forme di schiavitù.
Il sistema del devşirme, pur non essendo semplicemente equivalente alla tratta atlantica, prevedeva il reclutamento coatto di ragazzi cristiani, soprattutto balcanici, destinati al servizio dello Stato ottomano, inclusi i giannizzeri.
Ancora una volta: studiare questi fenomeni non assolve minimamente la tratta europea.
La completa.
La storia non è un tribunale nel quale bisogna scegliere quale civiltà dichiarare innocente.
QUANTI MORTI? QUI BISOGNA SMONTARE UN’ALTRA FORMA DI PROPAGANDA
Arriviamo alla domanda più delicata: quanti morti provocarono complessivamente quattordici secoli di conquiste compiute da imperi e movimenti politico-militari musulmani?
La risposta seria è:
non lo sappiamo.
E chi vi offre un numero unico e preciso — 20 milioni, 50 milioni, 100 milioni, 200 milioni — senza spiegare metodologia, periodo, territori e categorie utilizzate vi sta probabilmente vendendo propaganda invece di ricerca storica.
Per gran parte della storia medievale non possediamo registrazioni demografiche sufficientemente accurate per costruire un contatore globale affidabile.
Inoltre bisogna decidere che cosa contare:
morti sul campo di battaglia?
Civili massacrati?
Morti durante gli assedi?
Careste provocate dalle guerre?
Epidemie conseguenti alle campagne militari?
Rivolte represse?
Guerre civili tra potenze musulmane?
Schiavi morti durante il trasporto?
Le moderne banche dati sui conflitti mostrano quanto sia difficile determinare le vittime persino delle guerre contemporanee. Our World in Data sottolinea che UCDP, PRIO, Correlates of War e altri database utilizzano criteri differenti e possono arrivare a risultati diversi a seconda della definizione di “morte da conflitto”.
Pretendere quindi un totale scientificamente certo dal VII secolo a oggi sarebbe metodologicamente irresponsabile.
Ma questa incertezza numerica non cancella l’esistenza delle conquiste.
È possibile documentare la gigantesca estensione geografica degli imperi anche quando non possiamo determinare quante persone morirono complessivamente per costruirli.
LA MAPPA DELLE CONQUISTE È ENORME
Se mettiamo insieme, senza fingere che costituissero un unico impero continuo, i territori controllati in periodi diversi da grandi potenze musulmane nate attraverso processi di conquista, troviamo una fascia impressionante:
dalla penisola iberica al Nord Africa;
dal Mediterraneo ai Balcani;
dall’Anatolia al Caucaso;
dal Levante alla Mesopotamia;
dalla Persia all’Asia centrale;
dall’Afghanistan al subcontinente indiano.
Non significa che questi territori siano stati contemporaneamente sotto lo stesso governo.
Non significa che tutti siano stati convertiti con la forza.
Non significa che quattordici secoli di storia possano essere ridotti a una singola guerra religiosa.
Significa semplicemente che l’espansione imperiale non fu affatto un monopolio occidentale.
E OGGI? ATTENZIONE A NON CONFONDERE IMMIGRAZIONE E CONQUISTA
Qui occorre essere ancora più precisi.
Definire automaticamente l’immigrazione musulmana in Europa una “conquista militare” sarebbe storicamente scorretto.
Un immigrato marocchino che lavora a Milano non è un soldato omayyade.
Un cittadino musulmano francese non è l’Impero ottomano.
Una moschea costruita legalmente non equivale all’assedio di Vienna.
Se vogliamo criticare seriamente fenomeni contemporanei come islamismo politico, separatismo comunitario, radicalizzazione, imposizione della sharia da parte di gruppi estremisti o terrorismo jihadista, dobbiamo chiamarli con il loro nome invece di trasformare centinaia di milioni di persone in un unico soggetto politico immaginario.
Ma esiste davvero, ancora oggi, una forma armata di espansionismo jihadista.
E non è un’invenzione della “destra”.
DALLO STATO ISLAMICO AL SAHEL: L’ESPANSIONISMO JIHADISTA ESISTE DAVVERO
Nel 2014 lo Stato Islamico proclamò un “califfato” controllando territori in Iraq e Siria.
Non chiedeva semplicemente libertà religiosa.
Conquistava città, amministrava territori, riscuoteva tasse, imponeva la propria interpretazione della legge islamica, schiavizzava appartenenti a minoranze, perseguitava oppositori e cercava esplicitamente un’espansione territoriale.
Quello era un progetto politico-imperiale jihadista contemporaneo.
Il suo dominio territoriale in Iraq e Siria è stato successivamente distrutto, ma il jihadismo territoriale non è scomparso.
Oggi uno dei fronti più preoccupanti è l’Africa.
Le Nazioni Unite hanno documentato l’espansione delle aree operative di JNIM, affiliato ad al-Qaeda, e la persistente attività dello Stato Islamico nel Sahel. Un rapporto ONU del 2026 segnala significativi guadagni delle affiliate di al-Qaeda e ISIS nell’Africa occidentale e nel Sahel e l’espansione di JNIM verso gli Stati costieri e la Nigeria nord-occidentale.
Il Counter-Terrorism Committee dell’ONU descrive una minaccia terroristica estremamente elevata nell’Africa occidentale e segnala l’espansione di JNIM e dello Stato Islamico nel Grande Sahara attraverso vaste zone di Mali, Burkina Faso e Niger.
Nel 2025 le Nazioni Unite indicavano inoltre che l’Africa subsahariana rappresentava circa il 59% delle morti legate al terrorismo nel mondo, mentre il Sahel superava le 6.000 vittime legate al terrorismo per il terzo anno consecutivo.
Il problema quindi esiste.
Ma proprio perché esiste non abbiamo bisogno di inventarlo o gonfiarlo.
IL VERO SCANDALO È IL DOPPIO STANDARD
Ed eccoci al punto politico.
Non c’è assolutamente nulla di sbagliato nel criticare l’imperialismo americano.
Gli Stati Uniti hanno sostenuto colpi di Stato, combattuto guerre controverse, appoggiato regimi autoritari, effettuato interventi militari e perseguito brutalmente i propri interessi geopolitici.
Studiamolo.
Denunciamolo.
Discutiamolo.
Ma allora facciamolo con tutti gli imperi.
Parliamo dell’imperialismo britannico.
Di quello francese.
Di quello spagnolo.
Di quello portoghese.
Di quello russo.
Di quello sovietico.
Di quello giapponese.
Delle espansioni mongole.
Dell’imperialismo ottomano.
Dei califfati arabi.
Delle dinastie conquistatrici dell’India.
Della Persia imperiale.
Dell’espansionismo jihadista contemporaneo.
Altrimenti non stiamo studiando l’imperialismo.
Stiamo scegliendo un colpevole.
L’“IMPERIALISMO” COME PAROLA D’ORDINE
Ed è proprio questo uno dei problemi di certa controinformazione.
La parola “imperialismo” non viene sempre utilizzata come categoria storica.
Viene utilizzata come parola d’ordine ideologica.
“Imperialismo americano”.
“Imperialismo occidentale”.
“Colonialismo occidentale”.
“Egemonia occidentale”.
Dopodiché interi secoli di espansione di altre potenze vengono ridimensionati, relativizzati o semplicemente ignorati.
È un modo estremamente comodo di costruire la storia.
Si sceglie prima la tesi e poi si selezionano i fatti che la confermano.
Il risultato non è controinformazione.
È propaganda speculare.
Cambiano le bandiere, ma il metodo rimane identico.
E L’ISLAMIZZAZIONE DELL’EUROPA?
Anche qui bisogna distinguere due questioni che troppo spesso vengono mischiate.
L’aumento della popolazione musulmana attraverso immigrazione e natalità non è automaticamente imperialismo.
Ma l’esistenza di movimenti islamisti che vogliono trasformare istituzioni, diritto e società secondo una concezione politico-religiosa dell’Islam è invece un fenomeno politico reale e perfettamente legittimo da analizzare e criticare.
Difendere la libertà religiosa dei musulmani europei è compatibile con l’opposizione più netta all’islamismo politico.
Le due cose non sono in contraddizione.
Una democrazia liberale dovrebbe poter dire contemporaneamente:
un musulmano ha gli stessi diritti di qualsiasi altro cittadino; nessun movimento religioso ha il diritto di imporre le proprie regole alla società.
Il problema nasce quando una parte dell’area “anti-sistema” interpreta qualsiasi politica occidentale come imperialismo, ma considera automaticamente qualsiasi movimento anti-occidentale una forma di “resistenza”.
È qui che l’analisi geopolitica viene sostituita dalla tifoseria.
Essere nemici degli Stati Uniti non trasforma automaticamente nessuno in liberatore.
IL PARADOSSO DELLA CONTROINFORMAZIONE
Ed ecco allora la domanda che molti reporter della cosiddetta controinformazione dovrebbero finalmente affrontare:
perché siete ossessionati dall’imperialismo occidentale ma quasi muti davanti agli imperialismi prodotti dalle altre civiltà?
Perché Washington viene analizzata dal 1776 fino all’ultimo drone lanciato ieri mattina, mentre se si ricordano le conquiste omayyadi, ottomane o dei sultanati islamici improvvisamente bisogna “contestualizzare”?
Contestualizziamo tutto.
Benissimo.
Ma allora contestualizziamo anche l’America.
Contestualizziamo l’Europa.
Contestualizziamo le Crociate.
Contestualizziamo il colonialismo.
Contestualizziamo Israele.
Oppure smettiamo di usare la contestualizzazione come assoluzione selettiva.
LA STORIA NON HA UNA SOLA DIREZIONE
Il mondo non è mai stato diviso semplicemente tra “Occidente colonizzatore” e “resto del pianeta colonizzato”.
Questa è una caricatura ideologica.
La storia reale è infinitamente più scomoda.
Gli imperi hanno conquistato altri imperi.
Popoli precedentemente conquistati sono diventati conquistatori.
Cristiani hanno combattuto cristiani.
Musulmani hanno combattuto musulmani.
Cristiani e musulmani si sono alleati contro altri cristiani e musulmani.
Africani hanno ridotto in schiavitù altri africani.
Europei hanno schiavizzato africani.
Potenze musulmane hanno comprato, venduto e utilizzato schiavi africani ed europei.
Imperi asiatici hanno conquistato altri popoli asiatici.
Nessuna grande civiltà possiede il monopolio storico dell’innocenza.
E nessuna possiede il monopolio della colpa.
IL NUMERO CHE NON POSSIAMO INVENTARE
Per questo un’inchiesta seria sulle conquiste compiute da potenze musulmane dovrebbe rifiutare una tentazione molto diffusa sui social: inventare il “totale definitivo delle vittime dell’Islam”.
Quel numero scientificamente affidabile non esiste.
Possiamo ricostruire singole campagne.
Possiamo confrontare fonti.
Possiamo indicare intervalli quando gli storici li considerano attendibili.
Possiamo documentare città distrutte, massacri, deportazioni e popolazioni ridotte in schiavitù.
Ma sommare quattordici secoli di guerre diversissime e presentare il risultato come se provenisse da un moderno registro anagrafico sarebbe una manipolazione.
Persino per il periodo 1989-2024, per il quale disponiamo di strumenti enormemente migliori, UCDP calcola circa 3,9 milioni di morti dirette nei conflitti armati mondiali, specificando che il dato non comprende le morti indirette per fame e malattie e che le metodologie possono cambiare considerevolmente i risultati.
Figuriamoci stabilire con precisione matematica quanti morirono tra Damasco nel VII secolo, la Spagna nell’VIII, l’India medievale e i Balcani ottomani.
La differenza tra ricerca e propaganda consiste anche nel saper pronunciare tre parole:
non lo sappiamo.
CONCLUSIONE: SE CONDANNIAMO L’IMPERIALISMO, CONDANNIAMOLO TUTTO
Questo è il punto che una parte della controinformazione continua a evitare.
Non serve riscrivere la storia contro i musulmani.
Serve smettere di riscriverla a favore della propria ideologia.
L’espansione dei califfati arabi è storia.
La conquista della Persia è storia.
La conquista del Nord Africa è storia.
La conquista della penisola iberica è storia.
Le guerre nel Mediterraneo sono storia.
Le conquiste dei sultanati nel subcontinente indiano sono storia.
L’espansione ottomana nei Balcani è storia.
La conquista di Costantinopoli è storia.
Gli assedi di Vienna sono storia.
La schiavitù praticata nel mondo islamico è storia.
Il colonialismo europeo è storia.
La tratta atlantica è storia.
L’imperialismo russo è storia.
L’espansionismo americano è storia.
Il jihadismo territoriale contemporaneo è storia presente.
Non si cancella un imperialismo per condannarne un altro.
E soprattutto non si può costruire per decenni una narrativa nella quale qualsiasi movimento ostile all’Occidente diventa automaticamente “resistenza”, mentre qualsiasi azione occidentale diventa automaticamente “imperialismo”.
Quello non è pensiero critico.
È semplicemente la vecchia lettura binaria del mondo con un vestito nuovo.
La domanda quindi rimane sul tavolo:
se l’imperialismo è davvero il problema, perché raccontarne soltanto uno?
Perché indignarsi per Washington e dimenticare Costantinopoli?
Perché ricordare ogni colonia europea e ignorare l’espansione ottomana?
Perché raccontare giustamente la tratta atlantica e dedicare molto meno spazio alle altre gigantesche reti schiavistiche della storia?
Perché parlare continuamente di egemonia americana e molto meno dei movimenti jihadisti che ancora nel 2026 cercano concretamente di conquistare territorio e imporre il proprio ordinamento politico-religioso nel Sahel?
Nel febbraio 2026 un rapporto delle Nazioni Unite continuava a segnalare guadagni significativi delle affiliate di al-Qaeda e dello Stato Islamico nell’Africa occidentale e nel Sahel.
Quindi no: la storia delle conquiste non appartiene esclusivamente al passato.
Ma soprattutto non appartiene esclusivamente all’Occidente.
Chi vuole combattere l’imperialismo deve avere il coraggio di guardare tutti gli imperi.
Chi ne vede soltanto uno non sta facendo storia.
Sta facendo propaganda.
FONTI E APPROFONDIMENTI
Espansione islamica, primi Califfati e conquiste arabe
Encyclopaedia Britannica – Caliphate
https://www.britannica.com/place/Caliphate
Encyclopaedia Britannica – Umayyad dynasty
https://www.britannica.com/topic/Umayyad-dynasty-Islamic-history
Encyclopaedia Britannica – Abbasid Caliphate
https://www.britannica.com/topic/Abbasid-caliphate
Encyclopaedia Britannica – History of Arabia: The rise and expansion of Islam
https://www.britannica.com/place/Arabia-peninsula-Asia
World History Encyclopedia – Early Muslim Conquests
https://www.worldhistory.org/Early_Muslim_Conquests/
Conquista della Persia e scomparsa dell’Impero sasanide
Encyclopaedia Britannica – Sasanian dynasty
https://www.britannica.com/topic/Sasanian-dynasty
Encyclopaedia Iranica – Arab Conquest of Iran
https://iranicaonline.org/articles/arab-ii
Conquista islamica del Nord Africa
Encyclopaedia Britannica – North Africa: The Arab conquest
https://www.britannica.com/place/North-Africa
Conquista della Spagna e al-Andalus
Encyclopaedia Britannica – Al-Andalus
https://www.britannica.com/place/Al-Andalus
Encyclopaedia Britannica – Spain: Muslim Spain
https://www.britannica.com/place/Spain/Muslim-Spain
Battaglia di Tours/Poitiers
Encyclopaedia Britannica – Battle of Tours
https://www.britannica.com/event/Battle-of-Tours-732
Sicilia e presenza musulmana nell’Italia medievale
Encyclopaedia Britannica – Sicily: History
https://www.britannica.com/place/Sicily
Treccani – Emirato di Bari
https://www.treccani.it/enciclopedia/emirato-di-bari/
Espansione musulmana nel subcontinente indiano
Encyclopaedia Britannica – Delhi Sultanate
https://www.britannica.com/place/Delhi-sultanate
Encyclopaedia Britannica – Mughal dynasty
https://www.britannica.com/topic/Mughal-dynasty
Encyclopaedia Britannica – India: The early Muslim period
https://www.britannica.com/place/India
Impero Ottomano ed espansione nei Balcani e in Europa
Encyclopaedia Britannica – Ottoman Empire
https://www.britannica.com/place/Ottoman-Empire
Encyclopaedia Britannica – Mehmed II
https://www.britannica.com/biography/Mehmed-II-Ottoman-sultan
Encyclopaedia Britannica – Fall of Constantinople
https://www.britannica.com/event/Fall-of-Constantinople-1453
Encyclopaedia Britannica – Battle of Mohács
https://www.britannica.com/event/Battle-of-Mohacs
Encyclopaedia Britannica – Siege of Vienna
https://www.britannica.com/event/Siege-of-Vienna-1683
Schiavitù, tratta mediterranea e mondo islamico
Encyclopaedia Britannica – Slavery
https://www.britannica.com/topic/slavery-sociology
Encyclopaedia Britannica – Barbary pirate
https://www.britannica.com/topic/Barbary-pirate
Encyclopaedia Britannica – Janissary e sistema devşirme
https://www.britannica.com/topic/Janissary
Terrorismo jihadista e conquista territoriale contemporanea
United Nations Security Council – Counter-Terrorism Committee: West Africa
https://www.un.org/securitycouncil/ctc/content/west-africa
United Nations – Rapporto sulla minaccia di ISIL/Da’esh, Al-Qaeda e gruppi associati
https://digitallibrary.un.org/record/4102624/files/S_2026_44-EN.pdf
United Nations – Terrorism in Africa and the Sahel
https://www.un.org/sg/en/content/deputy-secretary-general/statements/2025-01-21/deputy-secretary-generals-remarks-the-security-council-maintenance-of-international-peace-and-security-countering-terrorism-africa-delivered
U.S. Department of State – Islamic State of Iraq and Syria (ISIS)
https://www.state.gov/foreign-terrorist-organizations/
Vittime delle guerre e problemi delle stime storiche
Our World in Data – How do researchers measure armed conflicts and their deaths?
https://ourworldindata.org/conflict-data-how-do-researchers-measure-armed-conflicts-and-their-deaths
Our World in Data – War and Peace
https://ourworldindata.org/war-and-peace
Uppsala Conflict Data Program – UCDP
https://ucdp.uu.se/
Per approfondire il jihadismo e i conflitti contemporanei
United Nations Office of Counter-Terrorism
https://www.un.org/counterterrorism/
United Nations Security Council – ISIL (Da’esh) and Al-Qaida Sanctions Committee
https://main.un.org/securitycouncil/en/sanctions/1267
Council on Foreign Relations – Global Conflict Tracker
https://www.cfr.org/global-conflict-tracker

