Medici, logistica, strumenti per abbattere le barriere, fotografi e gruppi organizzati: la Val di Susa torna al centro dell’antagonismo europeo
Quello che è accaduto in Val di Susa il 25 luglio 2026 pone una domanda che non può essere liquidata con la formula rassicurante degli “scontri durante una manifestazione”.
Quando centinaia di persone agiscono con il volto coperto, vengono utilizzate molotov, bombe carta, ordigni artigianali e maschere antigas, vengono assaltati contemporaneamente cantieri strategici e oltre cento appartenenti alle forze dell’ordine rimangono feriti, il confine tra protesta politica e violenza organizzata diventa il vero tema della vicenda.
È precisamente su questo aspetto che si concentra un’inchiesta pubblicata da Torino Cronaca, dal titolo eloquente: “Guerriglia No Tav: i medici, le scope e i loro fotografi. La perfetta macchina da guerriglia”.
L’articolo propone una lettura degli scontri non come esplosione improvvisa di rabbia, ma come risultato di una struttura capace di affiancare alle componenti più aggressive una rete logistica e organizzativa.
Ed è questo il punto che merita di essere approfondito.
I numeri della battaglia
Il dato più difficile da ignorare riguarda le dimensioni degli scontri.
Secondo ANSA, nel bilancio successivo agli assalti risultavano 58 poliziotti, 48 carabinieri e 18 finanzieri feriti, per un totale di oltre 120 appartenenti alle forze dell’ordine.
Le autorità avevano inoltre identificato inizialmente 436 persone, alcune provenienti da Francia, Germania e Belgio.
Durante le operazioni sono stati sequestrati materiali che difficilmente appartengono alla normale dotazione di chi intende semplicemente partecipare a un corteo:
molotov, materiale pirotecnico ed esplosivo, ordigni artigianali, maschere antigas, caschi e passamontagna.
Successivamente i controlli hanno portato all’identificazione di oltre mille altre persone e al fermo di quattro cittadini tedeschi. La Procura di Torino procede nell’inchiesta ipotizzando, tra gli altri, il reato di devastazione.
«Laboratorio europeo della guerriglia urbana»
Particolarmente pesanti sono state le parole del questore di Torino Massimo Gambino.
Secondo quanto riportato da ANSA, il questore ha parlato di una “escalation di azioni di guerra e di violenza”, sostenendo che l’obiettivo delle frange più radicali sarebbe quello di trasformare la Val di Susa in un laboratorio europeo della guerriglia urbana.
Non è una definizione giornalistica.
È la valutazione del responsabile provinciale della pubblica sicurezza.
Anche la Procura sembra considerare gli avvenimenti qualcosa di molto più serio di qualche tafferuglio degenerato accidentalmente.
RaiNews riferisce infatti che gli investigatori stanno lavorando sulle modalità dell’assalto e sulla presenza di gruppi organizzati, compresi anarchici provenienti dalla Francia. Viene inoltre esaminato dagli inquirenti il possibile ruolo dell’area legata ad Askatasuna. Quest’ultimo elemento, allo stato attuale, deve essere considerato un’ipotesi investigativa e non un fatto giudiziariamente accertato.
Non una massa indistinta
È necessario fare una distinzione fondamentale.
Alla mobilitazione No Tav partecipano persone con motivazioni molto differenti e sarebbe scorretto attribuire automaticamente a ogni manifestante la responsabilità delle violenze commesse dalle frange che hanno attaccato i cantieri.
Ma riconoscere questa distinzione non significa chiudere gli occhi davanti all’organizzazione mostrata dai gruppi più aggressivi.
Secondo le cronache, il corteo aveva richiamato circa ventimila partecipanti e successivamente si era diviso, mentre gruppi di antagonisti incappucciati si dirigevano verso i cantieri.
Euronews descrive infatti due tronconi distinti e gli assalti ai siti di San Didero e Chiomonte.
La domanda diventa quindi inevitabile:
chi organizza la componente operativa?
Chi decide gli obiettivi?
Chi prepara il materiale?
Chi conosce i percorsi?
Chi garantisce assistenza e comunicazione?
Chi documenta le azioni?
Sono domande legittime sulle quali gli investigatori stanno lavorando.
La logistica dietro la prima linea
Ed è qui che diventa interessante l’analisi proposta da Torino Cronaca.
In uno scontro organizzato non esiste soltanto chi lancia una pietra o tenta di superare una recinzione.
Esistono funzioni differenti.
C’è chi opera davanti.
Chi trasporta materiale.
Chi tenta di rimuovere gli ostacoli.
Chi presta assistenza.
Chi osserva.
Chi documenta.
Chi permette al gruppo di continuare a muoversi.
È la differenza tra una sommossa completamente spontanea e un gruppo capace di distribuire ruoli.
Naturalmente la presenza di medici, fotografi o persone incaricate dell’assistenza non costituisce di per sé prova della partecipazione ad attività criminali. Medici e fotografi possono svolgere funzioni perfettamente legittime durante qualsiasi manifestazione.
Il punto investigativamente rilevante sarebbe un altro: stabilire se alcune di queste funzioni fossero organicamente coordinate con chi materialmente compiva gli assalti.
Ed è precisamente questo tipo di eventuale coordinamento che deve essere dimostrato attraverso immagini, testimonianze, comunicazioni e indagini giudiziarie, non attraverso semplici associazioni.
Le immagini come arma comunicativa
Esiste poi un secondo livello della battaglia: quello mediatico.
Ogni grande mobilitazione contemporanea possiede ormai una propria macchina comunicativa.
Smartphone, telecamere, fotografi e social network permettono di produrre immediatamente una narrazione degli eventi.
L’immagine selezionata può modificare completamente la percezione di ciò che è successo.
Un agente che utilizza un idrante.
Un manifestante ferito.
Una carica.
Una persona trascinata via.
Se viene mostrato soltanto quel fotogramma, tutto ciò che è avvenuto nei minuti precedenti può scomparire.
Ma vale anche il contrario: mostrare esclusivamente gli antagonisti violenti può cancellare migliaia di manifestanti che non hanno partecipato agli assalti.
Il giornalismo dovrebbe fare esattamente ciò che la propaganda non fa: mostrare l’intera sequenza degli eventi.
Molotov e ordigni non sono strumenti di protesta
Su un punto, però, non dovrebbe esserci alcuna ambiguità ideologica.
Manifestare contro la Torino-Lione è legittimo.
Contestare il governo è legittimo.
Ritenere la TAV inutile è legittimo.
Organizzare cortei è legittimo.
Lanciare molotov contro uomini in divisa non è una forma più radicale dello stesso diritto.
È un’altra cosa.
ANSA ha documentato l’impiego di molotov durante gli attacchi e il successivo sequestro di ordigni artigianali e materiale esplosivo.
Questo dovrebbe rappresentare il punto di partenza di qualsiasi discussione seria.
Un milione di euro di danni
C’è anche un costo materiale.
TELT ha fornito una prima stima di circa un milione di euro di danni nel solo cantiere di Chiomonte.
Durante gli eventi sarebbero inoltre esplose bombole di acetilene presenti nel sito, fortunatamente quando le persone erano già riuscite ad allontanarsi.
Non stiamo quindi parlando soltanto di qualche rete divelta.
Sono state danneggiate infrastrutture e attrezzature di un cantiere pubblico strategico.
E quei danni, alla fine, hanno un costo.
Una rete che supera i confini italiani
Un altro elemento merita particolare attenzione.
La presenza straniera.
Tra le persone controllate figuravano cittadini provenienti da diversi Paesi europei e quattro tedeschi sono stati successivamente fermati.
RaiNews riferisce inoltre dell’attenzione investigativa sulla presenza di gruppi anarchici francesi.
Questo non significa che ogni cittadino straniero presente fosse coinvolto negli scontri.
Significa però che la mobilitazione della Val di Susa possiede ormai una dimensione che supera il territorio piemontese.
È un punto fondamentale.
La Valle può diventare un luogo di convergenza per differenti componenti dell’antagonismo europeo.
Ed è proprio questo scenario che sembra preoccupare maggiormente gli apparati di sicurezza.
La domanda politica che nessuno può evitare
Esiste infine una responsabilità politica.
Non necessariamente penale.
Politica.
Quando all’interno di una mobilitazione compaiono sistematicamente gruppi organizzati che utilizzano violenza, chi promuove quella mobilitazione dovrebbe tracciare un confine inequivocabile.
Non dopo.
Prima.
Perché non basta dire che “non rappresentano tutto il movimento”.
È probabilmente vero.
Ma proprio per questo un movimento che vuole essere considerato democratico dovrebbe isolare chi arriva con passamontagna, ordigni e molotov.
La violenza non può diventare un’appendice tollerata della protesta politica.
La vera questione: organizzazione o spontaneità?
È questa, alla fine, la domanda lasciata sul tavolo dagli avvenimenti della Val di Susa.
Quanto di ciò che abbiamo visto era spontaneo?
E quanto invece era preparato?
Le indagini dovranno stabilire responsabilità individuali, eventuali collegamenti organizzativi e possibili livelli di coordinamento.
Bisogna evitare due semplificazioni opposte.
La prima consiste nel criminalizzare indistintamente tutto il movimento No Tav.
La seconda consiste nel descrivere centinaia di persone incappucciate, molotov, ordigni artigianali, maschere antigas, assalti coordinati ai cantieri e oltre cento feriti tra le forze dell’ordine come una normale manifestazione degenerata.
I fatti disponibili raccontano qualcosa di più complesso.
E probabilmente anche di più preoccupante.
Quando il questore di Torino parla apertamente del rischio di trasformare la Val di Susa nel “laboratorio europeo della guerriglia urbana”, la politica dovrebbe almeno prendere sul serio quella valutazione.
Perché il diritto di manifestare è uno dei pilastri di una democrazia.
Ma proprio per questo deve essere difeso da chi tenta di trasformare una manifestazione in un campo di battaglia.
Fonti
Torino Cronaca – Guerriglia No Tav: i medici, le scope e i loro fotografi. La perfetta macchina da guerriglia
Articolo alla base dell’approfondimento.
ANSA, 26 luglio 2026 – Guerriglia No Tav: oltre 400 identificati, anche da Francia e Belgio. Danni per 1 milione.
ANSA, 25 luglio 2026 – Guerriglia No Tav, in centinaia assaltano i cantieri. Piantedosi: “C’è chi vuole un’escalation”.
ANSA, 27 luglio 2026 – Fermati 4 antagonisti stranieri, altri mille No Tav identificati.
RaiNews/TGR Piemonte, 27 luglio 2026 – Guerriglia No Tav in Valsusa, la Procura indaga per devastazione.
Euronews, 26 luglio 2026 – Scontri in Val di Susa: violenze al corteo No Tav e decine di agenti feriti.
Torino Cronaca – “Guerriglia No Tav: i medici, le scope e i loro fotografi. La perfetta macchina da guerriglia”
Articolo originale di Torino CronacaANSA – Meloni nei cantieri TAV: “Non è dissenso, è violenza organizzata”. L’articolo riporta anche i 120 operatori delle forze dell’ordine feriti, le identificazioni e l’ipotesi investigativa di devastazione.
ANSA – Guerriglia No Tav e sopralluogo di MeloniRaiNews – Guerriglia No Tav in Valsusa, fermati quattro antagonisti stranieri. Approfondisce l’indagine della Procura di Torino per devastazione e le ipotesi investigative sui gruppi organizzati.
RaiNews – Indagini sulla guerriglia No TavRaiNews – Meloni in Val di Susa: “Violenza organizzata e premeditata”. Riporta anche la prima stima TELT di circa un milione di euro di danni.
RaiNews – Scontri e danni nei cantieri TAVEuronews – Scontri in Val di Susa. Ricostruisce gli assalti, i feriti, le identificazioni e il materiale sequestrato, tra cui molotov, maschere antigas, ordigni artigianali, caschi e passamontagna.
Euronews – Scontri in Val di Susa

