Sánchez sotto accusa, il precedente del CNI e quella straordinaria capacità della controinformazione di trovare sempre gli stessi colpevoli
Quando la realtà diventa politicamente scomoda, il copione sembra ripetersi.
Si sposta il bersaglio.
Si costruisce un nemico esterno.
Si cercano Washington, Israele, il Mossad, Trump o qualche oscuro disegno internazionale capace di trasformare una responsabilità politica concreta in una gigantesca teoria geopolitica.
Ed ecco entrare in scena quelli che potremmo definire i cani da riporto della controinformazione della propaganda marxista: prontissimi a inseguire qualsiasi pista permetta di non affrontare la domanda politicamente più semplice e più scomoda.
Che cosa ha fatto il governo di Pedro Sánchez per impedire il collasso del confine di Ceuta?
Questa è la domanda.
Tutto il resto viene dopo.
CEUTA NON È UN FULMINE A CIEL SERENO
La crisi esplosa alla fine di luglio 2026 non nasce in un territorio tranquillo.
I segnali di pressione erano già evidenti.
I dati ufficiali spagnoli mostravano infatti un’anomalia ben prima dell’esplosione dell’emergenza: al 15 luglio gli ingressi irregolari via terra attraverso Ceuta dall’inizio dell’anno erano arrivati a 2.826, contro 1.133 nello stesso periodo dell’anno precedente.
Un aumento del 150%.
Il 27 luglio El País descriveva già la situazione come un’«emergenza», con oltre mille persone arrivate a nuoto nell’arco di una settimana e strutture di accoglienza sotto fortissima pressione.
Non serviva dunque una sfera di cristallo per comprendere che qualcosa stesse accadendo.
Poi la situazione è precipitata.
Secondo le stime riportate dalla stampa internazionale, nell’arco di circa 24 ore decine di migliaia di persone hanno attraversato il confine tra Marocco e Ceuta, mettendo sotto una pressione eccezionale una città di poco più di 80.000 abitanti.
Le cifre iniziali hanno oscillato intorno alle 50.000 persone.
Una dimensione completamente diversa dalla normale pressione migratoria.
IL PRECEDENTE CHE MADRID NON POTEVA IGNORARE
Qui arriviamo al punto politicamente più pesante.
Perché Madrid aveva già vissuto praticamente lo stesso scenario.
Nel maggio 2021 migliaia di persone entrarono a Ceuta mentre le autorità marocchine lasciavano sostanzialmente aperto il passaggio.
Successivamente emerse un particolare fondamentale.
Il Centro Nacional de Inteligencia, il servizio d’intelligence spagnolo, concluse che quella crisi migratoria faceva parte della strategia di pressione esercitata dal Marocco sulla Spagna per ottenere un cambiamento della posizione di Madrid sul Sahara Occidentale.
Non è una teoria nata su Telegram.
Non è una ricostruzione di qualche blogger.
Non è propaganda israeliana.
È la valutazione elaborata dall’intelligence spagnola sulla crisi precedente.
Il CNI collegò esplicitamente l’ingresso massiccio di migranti al tentativo marocchino di esercitare pressione sul governo spagnolo.
E allora la domanda diventa inevitabile:
dopo il precedente del 2021, come poteva il governo Sánchez non considerare la possibilità che una nuova pressione sulla frontiera potesse trasformarsi nuovamente in uno strumento geopolitico?
GLI ALLARMI C’ERANO GIÀ NEI NUMERI
Anche senza accettare automaticamente ogni indiscrezione attribuita ai servizi segreti, esiste un dato difficilmente contestabile.
La pressione su Ceuta era già cresciuta enormemente.
Il governo spagnolo disponeva dei numeri del proprio Ministero dell’Interno.
A fine giugno 2026 gli ingressi terrestri irregolari a Ceuta erano già aumentati del 164% rispetto al 2025.
A metà luglio l’incremento rimaneva intorno al 150%.
Poi, nella settimana precedente alla crisi, oltre mille persone erano entrate soprattutto a nuoto.
Le autorità locali parlavano apertamente di emergenza.
A quel punto sostenere che Madrid non avesse elementi per percepire una situazione eccezionale diventa sempre più difficile.
La vera questione politica non è quindi stabilire se Sánchez conoscesse minuto per minuto ciò che sarebbe accaduto.
La domanda è un’altra:
perché un governo che conosceva il precedente del 2021 e vedeva crescere vertiginosamente la pressione migratoria non è riuscito a impedire che la frontiera precipitasse nel caos?
IL MAROCCO E L’ARMA DELLA PRESSIONE MIGRATORIA
Anche qui occorre distinguere ciò che sappiamo da ciò che deve ancora essere provato.
Non esistono, allo stato delle informazioni pubblicamente disponibili, elementi sufficienti per affermare come fatto definitivamente accertato che Mohammed VI abbia personalmente ordinato l’apertura della frontiera nel luglio 2026.
Ma esiste un precedente documentato.
Nel 2021 il CNI spagnolo interpretò proprio la pressione migratoria come uno strumento utilizzato da Rabat nel confronto politico sul Sahara Occidentale.
Questo precedente rende perfettamente legittimo chiedersi se qualcosa di analogo possa essere accaduto nel 2026.
Non significa averlo già dimostrato.
Significa che è una pista investigativa molto più concreta di tante fantasiose ricostruzioni geopolitiche che vengono immediatamente rilanciate quando occorre spostare l’attenzione dalle responsabilità europee.
E QUI ARRIVANO I CANI DA RIPORTO
È proprio davanti a questo quadro che una parte della cosiddetta controinformazione compie la sua abituale piroetta.
Il problema non sarebbe Sánchez.
Non sarebbe l’incapacità europea di proteggere efficacemente una frontiera esterna.
Non sarebbe il rapporto ambiguo e difficilissimo tra Madrid e Rabat.
Non sarebbe neppure il precedente documentato dal CNI.
No.
Bisogna cercare altrove.
Israele.
Gli Stati Uniti.
Trump.
Il Mossad.
Cambiano gli eventi, ma i colpevoli devono rimanere gli stessi.
È una forma di interpretazione ideologica della geopolitica nella quale qualsiasi avvenimento internazionale deve necessariamente essere ricondotto al medesimo schema.
Se qualcosa accade in Medio Oriente, colpa di Washington.
Se qualcosa accade nel Mediterraneo, colpa di Israele.
Se esplode una crisi europea, bisogna trovare il collegamento americano.
E se governa la sinistra?
Meglio cercare il colpevole a qualche migliaio di chilometri di distanza.
LA DOMANDA CHE DISTRUGGE LA NARRAZIONE
Supponiamo persino, per puro esercizio dialettico, che Stati Uniti o Israele avessero qualche interesse nella partita diplomatica tra Spagna e Marocco.
Questo eliminerebbe forse le responsabilità del governo spagnolo?
Assolutamente no.
Il controllo della frontiera di Ceuta compete alla Spagna.
La gestione dell’emergenza compete alla Spagna.
La preparazione delle forze di sicurezza compete alla Spagna.
La valutazione delle informazioni d’intelligence compete alla Spagna.
La decisione sull’impiego delle forze disponibili compete alle autorità spagnole.
Ed è precisamente qui che crolla l’alibi ideologico.
Perché anche qualora esistessero pressioni internazionali — eventualità che andrebbe dimostrata con documenti e non con insinuazioni — rimarrebbe comunque da spiegare perché Madrid si sia fatta trovare impreparata.
SÁNCHEZ E IL RAPPORTO CON RABAT
Esiste inoltre un altro elemento che rende particolarmente curioso il tentativo di cancellare Sánchez dall’equazione.
Il premier spagnolo ha personalmente guidato una delle svolte più significative della politica estera spagnola degli ultimi decenni: il cambiamento della posizione sul Sahara Occidentale.
Nel 2022 Madrid definì la proposta marocchina di autonomia del Sahara la soluzione «più seria, realistica e credibile» alla controversia.
La svolta contribuì alla normalizzazione delle relazioni con Rabat dopo la durissima crisi diplomatica precedente.
Proprio per questo il rapporto Sánchez-Marocco merita un’analisi approfondita.
Quali concessioni sono state fatte?
Quali garanzie ha ricevuto Madrid?
Quali impegni aveva assunto Rabat sul controllo delle frontiere?
E soprattutto:
perché, dopo anni di riavvicinamento diplomatico, Ceuta è precipitata nuovamente in una crisi di queste proporzioni?
Sono domande politiche.
Non complotti.
IL FALLIMENTO DELLA SINISTRA EUROPEA CHE NON SI PUÒ NOMINARE
La crisi di Ceuta porta alla luce un problema molto più ampio.
Per anni una parte consistente della sinistra europea ha trattato la questione migratoria principalmente come un problema morale.
Chi chiedeva controllo delle frontiere veniva spesso dipinto come estremista.
Chi parlava di sicurezza veniva accusato di alimentare paure.
Chi chiedeva rimpatri efficaci veniva liquidato come populista.
Ma una frontiera non scompare perché qualcuno decide ideologicamente che non dovrebbe esistere.
Una frontiera lasciata vulnerabile diventa inevitabilmente uno strumento nelle mani di altri Stati, organizzazioni criminali, trafficanti e reti di facilitazione.
Ed è esattamente questo il punto che Ceuta dovrebbe costringere l’Europa ad affrontare.
Il controllo delle frontiere non è un’ossessione ideologica. È una funzione fondamentale dello Stato.
NON SERVE IL MOSSAD PER SPIEGARE CEUTA
Prima di evocare Tel Aviv, Washington, Trump o qualche gigantesca operazione internazionale bisognerebbe applicare una regola elementare del giornalismo:
partire dai fatti più vicini.
Ceuta confina con il Marocco.
La frontiera è controllata dalla Spagna sul lato europeo e dal Marocco sul lato africano.
Il precedente del 2021 fu interpretato dall’intelligence spagnola come una strategia marocchina di pressione.
Nel 2026 la pressione migratoria sulla città era già aumentata drasticamente settimane prima dell’esplosione della crisi.
Le autorità locali avevano segnalato l’emergenza.
E il governo spagnolo aveva tutti gli strumenti istituzionali necessari per comprendere la delicatezza della situazione.
Prima di attraversare l’Atlantico o il Mediterraneo alla ricerca del colpevole perfetto, forse sarebbe opportuno guardare semplicemente verso Madrid e Rabat.
LA CONTROINFORMAZIONE CHE DIVENTA PROPAGANDA
La controinformazione nasce teoricamente per contestare le narrazioni dominanti.
Ma quando sostituisce un dogma con un altro smette di essere controinformazione.
Diventa semplicemente propaganda alternativa.
Se qualsiasi evento deve dimostrare preventivamente che Stati Uniti e Israele sono colpevoli, non stiamo più svolgendo un’indagine.
Stiamo cercando elementi che confermino una conclusione già stabilita.
È esattamente il contrario del metodo giornalistico.
Un giornalista dovrebbe chiedersi:
chi sapeva?
quando lo sapeva?
quali informazioni possedeva il governo?
quali decisioni sono state prese?
quali decisioni non sono state prese?
perché?
E soprattutto:
chi aveva materialmente la responsabilità di proteggere quella frontiera?
IL VERO SCANDALO
Il vero scandalo di Ceuta non ha bisogno di fantasie.
È già enorme così.
Una città europea di circa 80.000 abitanti è stata investita nell’arco di pochissimo tempo da un flusso di decine di migliaia di persone.
Le strutture locali sono state travolte.
La pressione migratoria era già aumentata enormemente nelle settimane precedenti.
Esisteva un precedente geopolitico quasi identico.
E l’intelligence spagnola aveva già spiegato, dopo la crisi del 2021, come la migrazione potesse essere utilizzata dal Marocco come strumento di pressione politica.
Questo basta per pretendere risposte dal governo Sánchez.
LA DOMANDA FINALE
La domanda che la controinformazione ideologica sembra non voler formulare è semplicissima:
se Madrid conosceva il precedente del 2021, vedeva crescere gli ingressi del 150-160%, conosceva la fragilità del confine e disponeva di forze di sicurezza e militari a Ceuta, perché la situazione è arrivata a questo punto?
Questa domanda non assolve Rabat.
Al contrario.
Impone di investigare anche il comportamento marocchino.
Ma soprattutto impedisce di trasformare Stati Uniti e Israele nei soliti capri espiatori universali utilizzati per evitare qualsiasi discussione sui fallimenti politici della sinistra europea.
Perché prima di accusare Washington bisogna spiegare Madrid.
Prima di accusare Tel Aviv bisogna spiegare Rabat.
E prima di inventare un complotto internazionale bisogna rispondere a una questione molto più semplice:
chi aveva il dovere di proteggere Ceuta?
La risposta non è Donald Trump.
Non è Israele.
Non è il Mossad.
È il governo spagnolo.
Ed è precisamente da lì che dovrebbe iniziare qualsiasi inchiesta seria.
FONTI E APPROFONDIMENTI
Departamento de Seguridad Nacional – Governo spagnolo
Dati ufficiali sui flussi migratori irregolari: al 30 giugno 2026 gli ingressi terrestri a Ceuta erano aumentati del 164% rispetto all’anno precedente.
Departamento de Seguridad Nacional – 17 luglio 2026
Aggiornamento dei dati del Ministero dell’Interno: 2.826 ingressi terrestri a Ceuta dall’inizio dell’anno, +150% rispetto al 2025.
El País – 27 luglio 2026
“Situación de emergencia en Ceuta por una llegada extraordinaria de migrantes en pocos días.” Ricostruzione della pressione crescente sulla città nei giorni precedenti alla crisi.
Reuters – 30 luglio 2026
Ricostruzione dell’emergenza a Ceuta e dell’allarme lanciato dal presidente della città Juan Jesús Vivas.
El País – 6 giugno 2022
“El CNI atribuyó la crisis de Ceuta al ‘discurso agresivo’ de Rabat sobre el Sáhara Occidental.” L’articolo documenta le conclusioni dell’intelligence spagnola sulla crisi migratoria del 2021.
The Guardian – 31 luglio 2026
Analisi della nuova crisi di Ceuta, delle dimensioni degli attraversamenti e dei possibili fattori geopolitici.
NOTA EDITORIALE
Le cifre relative agli ingressi e soprattutto ai successivi rientri in Marocco sono state aggiornate ripetutamente durante l’emergenza. Per questo motivo è opportuno evitare di presentare come definitivo il dato di «oltre 53.000 rientrati» finché non sarà consolidato dalle autorità spagnole. Analogamente, eventuali indiscrezioni secondo cui specifici rapporti d’intelligence avrebbero anticipato nei dettagli l’operazione devono essere distinte dai dati e dai documenti ufficialmente confermati.
Departamento de Seguridad Nacional – Governo spagnolo, dati ufficiali al 30 giugno 2026. A Ceuta risultavano 2.582 ingressi terrestri irregolari, +164% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Dati ufficiali del Governo spagnolo – 2 luglio 2026Departamento de Seguridad Nacional – dati al 15 luglio 2026. Gli ingressi terrestri irregolari a Ceuta erano saliti a 2.826, +150% rispetto ai 1.133 dell’anno precedente.
Dati ufficiali del Governo spagnolo – 17 luglio 2026El País – 27 luglio 2026. Prima dell’esplosione della crisi, Ceuta era già descritta in situazione di “emergenza”, dopo l’arrivo di oltre mille migranti in pochi giorni e la saturazione delle strutture di accoglienza.
El País – Situazione di emergenza a CeutaEl País – 6 giugno 2022: i documenti del CNI sulla crisi del 2021. L’intelligence spagnola concluse che l’ingresso massiccio di migranti faceva parte della strategia di pressione del Marocco sulla Spagna per il Sahara Occidentale. Il rapporto attribuiva inoltre la strategia alle più alte sfere del potere marocchino.
El País – Il rapporto del CNI sulla pressione marocchinaReuters – 30 luglio 2026. Documenta l’esplosione della crisi, gli attraversamenti via terra e mare e il successivo impiego di rinforzi di polizia e militari spagnoli.
Reuters – Migrants pour into Spain’s Ceuta, military called inReuters – 31 luglio 2026. Ricostruisce le possibili cause dell’afflusso e riferisce dei sospetti secondo cui le autorità marocchine potrebbero avere allentato deliberatamente i controlli; Rabat nega una motivazione politica.
Reuters – Social media rumours, economic hardship fuel migrant surgeReuters – 31 luglio 2026. Riporta una stima di oltre 49.000 ingressi in circa 24 ore nella crisi di Ceuta.
Reuters – UK PM says Spain migrant crossings are concerningThe Guardian – 31 luglio 2026. Approfondimento sulle ragioni per cui Ceuta rappresenta un punto particolarmente vulnerabile della frontiera UE-Marocco. Riporta una stima di circa 50.000 attraversamenti e oltre 37.500 rientri in Marocco al momento della pubblicazione.
The Guardian – Why is Ceuta a migration flashpoint?El País – 1 agosto 2026. Particolarmente importante per il tuo articolo: il governo spagnolo ha ammesso di non aver previsto la portata della crisi; secondo la ricostruzione, esistevano però precedenti segnalazioni della Guardia Civil su un aumento anomalo dei tentativi di ingresso.
El País – Il Governo ammette di non aver previsto la crisi di Ceuta

