LATTE IN FORMULA. Necessità o interesse?

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Dalla notte dei tempi, l’allattamento al seno è il più importante atto d’ amore che si riserva al proprio figlio appena nato. Attraverso di esso si innesca l’imprinting, che lega indissolubilmente la mamma al suo bambino. Il contatto, il calore, gli sguardi, la tenerezza e l’esclusività di tale rapporto, solidifica la relazione di appartenenza reciproca e dà modo, ad entrambi, di scambiarsi delle informazioni e codici animici e biologici che altrimenti potrebbero perdersi.

Negli ultimi tempi, abbiamo letto su alcuni quotidiani, la crisi legata alla fornitura di Latte in Formula in US (comunemente chiamato “in polvere” in Italia), che ha reso difficoltosa se non, in alcuni casi, impossibile, la reperibilitá di tale prodotto nei negozi. Potete bene immaginare milioni di mamme prese dallo sconforto, per non riuscire a nutrire correttamente il proprio figlio. È delle ultime ore, che il Governo Uk aiuterà gli Stati Uniti per ovviare alla carenza di Baby Formula.
Questa grave crisi ha origini profonde, a causa di un’amministrazione attuale, maldestra ed inefficace.
Noi di ChildResQue però, vorremmo focalizzare un altro punto di vista importante, da cui partire: IL LATTE IN FORMULA È DAVVERO UNA NECESSITÀ, O È STATO RESO TALE PER AUMENTARE GLI INCASSI DELLE AZIENDE PRODUTTRICI?
Scopriamo insieme i Pro e i Contro di tale prodotto.
Dalle prime parole di questo articolo, possiamo, senza paura di smentita, affermare che il latte materno è fondamentale per il neonato, poiché esso contiene:

• milioni di cellule vive: globuli bianchi, ad esempio, che aiutano a rinforzare il suo sistema immunitario e cellule staminali, che favoriscono lo sviluppo e l’eventuale guarigione degli organi.
• Più di 1.000 proteine che sostengono la crescita e lo sviluppo del bambino, ne attivano il sistema immunitario e favoriscono lo sviluppo e la protezione dei neuroni cerebrali.
• Tutte queste proteine sono composte da amminoacidi. Il latte materno contiene più di 20 di questi composti; alcuni, i nucleotidi, aumentano durante la notte e, secondo gli scienziati, possono conciliare il sonno.
• Oltre 200 zuccheri complessi, gli oligosaccaridi, che fungono da prebiotici, introducono “batteri buoni”, nell’intestino del bambino. Questi, inoltre, prevengono il rischio di infezioni del sangue e riducono il rischio di infiammazione cerebrale.
• Più di 40 enzimi. Gli enzimi sono catalizzatori che accelerano le reazioni chimiche nel corpo. Quelli contenuti nel latte facilitano la digestione del tuo bambino e ne rafforzano il sistema immunitario, oltre a favorire l’assorbimento del ferro.
• Fattori di crescita che favoriscono uno sviluppo sano. Interessano molte parti del corpo del bambino come: l’intestino, i vasi sanguigni, il sistema nervoso e le ghiandole secretorie degli ormoni.
• A proposito di ormoni, il latte materno ne contiene molti. Queste sostanze chimiche intelligenti, trasmettono messaggi tra organi e tessuti, per assicurarne il corretto funzionamento. Alcuni di essi aiutano a regolare l’appetito e i ritmi del sonno del bambino e giovano, come detto sopra, persino al legame fra mamma e figlio.
• Vitamine e minerali; sostanze nutritive in grado di favorire una crescita sana e il corretto funzionamento degli organi, oltre che a promuovere lo sviluppo dei denti e delle ossa del bambino.
• Anticorpi, anche detti immunoglobuline. Esistono cinque forme principali di anticorpi e il latte materno le contiene tutte. Proteggono il bambino da malattie e infezioni, neutralizzando batteri e virus.
• Forse avete già sentito parlare degli acidi grassi a catena lunga, che svolgono un ruolo fondamentale nello sviluppo del sistema nervoso del bambino, oltre a favorirne lo sviluppo sano di cervello e occhi. Esatto, il latte materno è ricco anche di questi acidi.
• 1.400 micro RNA che regolano l’espressione genetica, prevengono o bloccano lo sviluppo di malattie, aiutano il sistema immunitario del bambino e contribuiscono al rimodellamento del seno.

Quindi, stando a quanto si evince dalla composizione e dalla ricchezza del latte materno, per il bambino è davvero un’immensa perdita, non poterne usufruire.

Vediamo anche, brevemente, altri particolari:

• Il colostro supporta il sistema immunitario e la funzione intestinale del bambino,
• Il colostro è particolarmente ricco di un anticorpo fondamentale chiamato sIgA, che protegge il bambino dalle malattie, non attraverso il suo flusso sanguigno, ma rivestendo il suo tratto gastrointestinale. È anche ricco di altri componenti immunologici e di fattori di crescita, che stimolano la formazione di membrane mucose protettive nell’intestino, ma non solo, i bambini, di solito, nascono con basse riserve di vitamina A, il colostro aiuta quindi a colmare il deficit.

Si comprende, quindi, che avviare un allattamento con latte in formula, nonostante gli esperti sostengano sia ricco di tutte le sostanze necessarie al suo corretto sviluppo, è sempre un danno. Il fattore principale di rischio è che possa sviluppare intolleranze e, nei casi più gravi, anche vere e proprie allergie.

Latte in formula.

In molti casi, però, la neo-mamma non secerne abbastanza latte, per cui le consigliano di ricorrere al latte in formula, non discutendo con lei un eventuale aiuto alla produzione naturale, sollecitando le ghiandole mammarie con la moxa, o il massaggio della fascia, ma soprassedendo a queste efficaci pratiche, per consigliare la soluzione più semplice che, però, può risultare la peggiore rispetto alle eventuali intolleranze.
Difatti, questa formula, usata per la composizione, è un estratto del latte bovino e per farvi capire meglio da cosa possano scaturire queste intolleranze, bisogna tenere conto di questo fattore: In generale il latte vaccino non è appropriato alla nutrizione umana.

Se si tiene presente che un vitello, alla nascita, pesa oltre 60kg e un bambino meno di 4, si può intuire che, dal punto di vista nutrizionale, non ha il profilo corretto.
Che induca allergie o reazioni è, quindi, piuttosto normale, anche considerando il profilo proteico.
L’intestino dell’infante, infatti, viene portato a maturazione, e quindi reso colonizzabile da parte della flora, con l’alfa lattoalbumina.
Il latte vaccino è povero di questa proteina e ricco di beta lattoalbumina, che è, invece, pro infiammatoria per l’intestino umano.
La saggezza antica, difatti, escludeva totalmente il latte vaccino per i neonati che non potevano essere allattati al seno, ma prediligevano, a ragion veduta, il latte d’asina, o tutt’al più di capra, poiché hanno tenori di alfa lattoalbumina più adeguati.

Latte di Capra
Latte d’asino.

In parole semplici, sono più adatti fisiologicamente al sistema digestivo ed intestinale del neonato, escludendo nella quasi totalità fenomeni di intolleranza nella somministrazione e questo Studio lo dimostra.
Ora passiamo al punto cruciale di questa discussione.
Ogni tanto capita di sentire qualche bella leggenda metropolitana, sul latte materno che, evidentemente, non è mai abbastanza, dopo i primi mesi diventa acqua e non sazia, non nutre e anzi, può addirittura essere nocivo per il bambino che, sicuramente, crescerà male e denutrito.
Queste sono solo alcune delle falsità che circolano sull’allattamento materno e sul latte di mamma.

Food & Nutrition Research.

Chiaramente, niente di tutto questo è vero; il latte materno è specie-specifico, quindi calibrato assolutamente e specificamente sulle necessità del neonato. Non solo, il latte materno si modifica nel corso del tempo e nel corso della giornata, adattandosi e calibrandosi sulle esigenze di ciascun bambino.
Una delle inesattezze peggiori che sono state diffuse sul latte materno, è che questo possa provocare allergie.

Ora, valutiamo subito un punto fondamentale: il latte materno, di per sé, non dà alcuna allergia.
Ci sono dei rarissimi casi in cui realmente il bambino non tollera il latte della madre, ma stiamo parlando di gravi patologie e, come detto, veramente molto, molto rare e si riferiscono all’ 1% dei neonati.
Non è proprio rarissimo, ma comunque accade con poca frequenza, che il neonato sviluppi delle allergie mentre è allattato al seno. Ecco, in questo caso, viene sempre incriminato il latte materno.
La soluzione proposta dai medici, più di una volta, è quella di sospendere l’allattamento e di allattare artificialmente il bambino.

Serve davvero fare il punto della situazione: non è il latte materno a causare eventuali allergie nel neonato, quanto alcune proteine che passano nel latte e che vengono ingerite dalla mamma. Tra queste, per esempio, può indurre reazione allergica il lattosio che, tra le altre cose, è presente nel latte formulato, dato che la formula è composta di latte vaccino addizionato con vitamine.

INTOLLERANZE

Spesso abbiamo sentito parlare di intolleranze alimentari relative al latte materno , oltre a questa pubblicazione scientifica che aiuterà a fare chiarezza, apriremo un Focus su ciò che è diventato uno degli argomenti più discussi degli ultimi giorni, aprendo scenari piuttosto complessi, che noi del Team ChildResQue, ci poniamo da tempo:
“LE FORMULE IN POLVERE SONO MIGLIORI DEL LATTE MATERNO E POSSONO DAVVERO SOSTITUIRLO?”
“PERCHÉ MOLTI PEDIATRI CONSIGLIANO LE PUERPERE DI ADOPERARE LE FORMULE E NON FAVORISCONO L’ALLATTAMENTO AL SENO?”
“È SOLO BUSINESS, O COME DICONO I PEDIATRI ED ALCUNI ESPERTI, SERVE A PROTEGGERE IL NEONATO DA POSSIBILI INTOLLERANZE?”

Le nostre ricerche hanno portato a delle evidenze indiscutibili: il Latte Materno, come abbiamo già descritto e per fare un breve riassunto, è l’alimento essenziale per il nascituro. Il colostro, fluido prodotto dalla ghiandola mammaria nei primissimi giorni dopo il parto, è fonte di proteine, carboidrati, grassi, vitamine, minerali e anticorpi e per questo la prima barriera di difesa che il corpo del neonato acquisisce ed è indiscutibile, quanto il piccolo ne possa trarre beneficio.

Indagine di ChilResQue.

Perché allora sempre più Neonatologi, o Pediatri, consigliano il Latte in formula?
In base ad una specifica sull’argomento, si è notato che l’introduzione di questo latte, nei primi giorni di vita, (in attesa della montata lattea), è associata con un aumento del rischio di sviluppo di allergia alle proteine del latte.
Proviamo ad analizzare alcuni studi, di cui vi forniremo i link.
Confronto della crescita e dello stato nutrizionale nei lattanti che ricevono formule a base di latte di capra e formule a base di latte di vacca: uno studio randomizzato, in doppio cieco.

Uno studio scientifico ha scoperto che a migliaia di bambini viene erroneamente diagnosticata un’allergia al latte vaccino.
Dei 1.300 bambini stimati e analizzati nello studio, tre su quattro hanno avuto “sintomi” all’età di un anno.
Secondo le attuali linee guida del NHS, i sintomi dell’allergia al latte vaccino nei bambini possono variare da eruzioni cutanee a problemi digestivi, come vomito, o diarrea.
Tuttavia, i ricercatori hanno avvertito che il consiglio ufficiale potrebbe portare a una “diagnosi eccessiva” delle allergie al latte, quando erano “sintomi infantili normali”, come pianto eccessivo, rigurgito di latte e feci molli.
Lo studio, condotto dai ricercatori dell’Università di Bristol, ha rilevato che il 38% dei bambini di tre mesi e il 74% dei bambini di 12 mesi analizzati, presentavano sintomi multipli, da lievi a moderati.
Tutti i partecipanti provenivano dall’Inghilterra e dal Galles ed erano stati allattati esclusivamente al seno, per almeno le prime 13 settimane di vita.

Tabella 1
Tabella 2

La dott.ssa Rosie Vincent, autrice principale dello studio, ha dichiarato: “Abbiamo valutato la prevalenza dei sintomi di allergia al latte definiti dalle linee guida, in 1.303 bambini.”
“Le linee guida possono promuovere la sovra-diagnosi dell’allergia al latte, etichettando i normali sintomi infantili come possibile allergia al latte.”
“Si presume che l’esistenza di una linea guida, sia più vantaggiosa di nessuna linea guida”, ha affermato, aggiungendo: “Tuttavia, le linee guida ben intenzionate, devono essere supportate da dati solidi, per evitare danni da sovra-diagnosi che superano i danni di mancata diagnosi e ritardata diagnosi di allergia al latte vaccino, che stanno cercando di prevenire”.

I genitori partecipanti hanno riferito sulla salute generale del loro bambino e sul consumo di alimenti, ogni mese, fino all’età di 12 mesi dei loro figli, in un questionario predisposto per lo studio.

I risultati, pubblicati sulla Clinical and Experimental Allergy, arrivano dopo che una recente indagine ha rilevato che, meno di un bambino su 100, in tutta Europa, è effettivamente colpito dalle allergie al latte.
La dott.ssa Vincent ha affermato che, quasi tre quarti dei bambini analizzati, presentavano due o più sintomi “lievi-moderati”, mentre quasi uno su dieci, presentava sintomi “gravi”, ad un certo punto tra i tre e i 12 mesi di età.
“La percentuale di bambini affetti, era più alta, a tre mesi di età, sia per due o più sintomi lievi-moderati (37,6%), sia per due o più sintomi gravi (4,3%), quando nessuno veniva nutrito direttamente con latte di vacca”, ha aggiunto.

Nel 2018, il dott. Chris van Tulleken ha rivelato in BMJ un’indagine, secondo la quale le prescrizioni di formule specialistiche per i bambini con allergie al latte vaccino, sono aumentate del 500%, tra il 2006 e il 2016.
Nello stesso periodo – secondo l’indagine – il SSN ha aumentato del 700% la spesa per le formule specialistiche.
Sette linee guida su nove, consigliano alle donne che allattano al seno, di eliminare tutti i latticini nella loro dieta, se credono che il loro bambino abbia un’allergia al latte.
In Inghilterra, i medici prescrivono circa 10 volte più formule specialistiche di quanto ci si aspetterebbe, in base alla proporzione di famiglie che usano latte artificiale e alla proporzione di lattanti che hanno un’allergia al latte.
La dott.ssa Vincent ha affermato: “L’ eccessiva percezione dell’allergia alimentare nel pubblico, in generale è di vecchia data e precede l’emergere di linee guida sull’allergia al latte, sia per gli adulti che per i bambini.
“Tuttavia, le linee guida che potenzialmente esacerbano il problema della diagnosi eccessiva, non sono utili”.

Il Team di ChildResQue, a più riprese ha evidenziato le anomalie relative al problema, per esempio in questi due post:

NASHVILLE (FDA). La FDA, insieme al CDC e ai partner statali e locali, sta indagando sui reclami dei consumatori e/o sulle segnalazioni di malattie infantili legate ai prodotti dello stabilimento di Sturgis, MI di Abbott Nutrition. Tutti i pazienti malati sono segnalati per aver consumato latte artificiale in polvere prodotto da Abbott Nutrition’s Sturgis, MI facility.
Cinque le malattie (quattro infezioni da Cronobacter e un’infezione da Salmonella Newport) hanno portato all’ospedalizzazione e il Cronobacter può aver contribuito alla morte di due pazienti.

19 APRILE 2022 – Abbott Baby Formula viene richiamato dopo che 4 neonati si ammalano, un possibile decesso.
L’azienda sanitaria Abbott Nutrition ha annunciato il richiamo di più formule in polvere per bambini, dopo le segnalazioni di quattro neonati che si sono ammalati con il consumo.
Per identificare un prodotto richiamato, i clienti possono controllare il numero a più cifre sul fondo del contenitore del prodotto. Se inizia con qualsiasi numero tra 22 e 37, e contiene i codici SH, Z2, o K8, rientra nella categoria di richiamo, dato che la data di scadenza è il 1 aprile 2022, o più tardi.

Non solo, recentemente, analizzando alcune delle formule in commercio è venuta alla luce una realtà davvero inquietante, dove esistono contenuti all’ interno persino elementi cancerogeni

Stando alle informazioni sopracitate, il Latte in Formula è una delle prime cause di intolleranze e, nelle fasi più gravi, di allergie per il neonato e nella prima infanzia, visto che il prodotto viene somministrato con diversi fattori di crescita, fino ai 2/3 anni, accompagnando lo svezzamento e i primi pasti.
Quindi la domanda è legittima: Perché continua ad essere promosso ed usato come la soluzione migliore? Cosa spinge i Pediatri a consigliarlo alle puerpere, invece di sostenere ed incentivare l’allattamento al seno? Perché, pur sapendo che il latte materno dà al neonato, le risorse necessarie per affrontare in salute e con le risorse necessarie, il suo sviluppo, si è creato un circolo vizioso che induce ad una scelta velatamente forzata ed in nome “della ricerca scientifica”, di escludere questo fantastico alimento che lega, oltretutto, madre e figlio in senso animico?
Molte potrebbero essere le risposte, ma ci sovviene sempre la più probabile, giusto per non chiamarla certezza: Business.
Le Aziende produttrici fanno in modo di insinuarsi in tutti i campi pubblicitari; gli informatori scientifici hanno molti incentivi a disposizione, da sottoporre ai pediatri, per promuovere la loro gamma di prodotti.

Questo è un indice fortissimo su quanto le decisioni dei governi, le politiche e la borsa  possano far precipitare la situazione di un’intera nazione. Il business che esiste dietro questo mercato, sempre sulla pelle dei più piccoli è immenso, il costo di un barattolo di latte in polvere varia dalle 15 fino a 50 euro e più (per un kg di prodotto) a seconda della formula, in US, ora introvabili, si aggirano dai 29,90$ in su. La situazione in Italia la situazione non è differente poiché i costi del latte in polvere stanno lievitando in modo sempre più repentino. Se pensate ai neonati che necessitano di svariate poppate al giorno potete ben capire quanto sia redditizio questo mercato, tanto da determinarne la forzatura da parte delle Autorità Sanitarie di tutti gli Stati mondiali.

Certo, non sempre, purtroppo, esistono i presupposti perché una mamma possa allattare al seno il proprio bambino, potrebbe essere vittima di patologie serie, aver avuto una gravidanza complicata, per cui la montata lattea non si presenta, potrebbe aver subito una mastectomia in precedenza, o avere patologie ai dotti lattiferi, ma queste sono solo le eccezioni.
Quando sentiamo mamme che non vogliono allattare per paura dello svuotamento del seno, o delle eventuali problematiche di ragadi dovute alla poppata, o perché, per impegni di lavoro o personali, sono intenzionate ad affidare immediatamente a tate, o babysitter il loro bambino, non possiamo fare a meno di constatare quale livello di egoismo sia stato raggiunto, a scapito di ciò che in natura è, da sempre, stato il rapporto più importante ed indissolubile: quello fra madre e figlio.

Noi del Team di ChildResque, avremo sempre un occhio puntato su tutto ciò che le Industrie dedicate ai prodotti alimentari e articoli per bambini hanno in produzione, metteremo sempre in guardia i genitori dai pericoli che posso incorrere nell’uso di prodotti inefficaci, nocivi e, in molti casi, letali, poiché il nostro interesse è proteggere i bambini e non le Aziende e/o Case Farmaceutiche, come, invece, la maggior parte degli Addetti ai lavori e Pediatri fanno.

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