MIDTERM USA 2026: ORDINE ESECUTIVO 13848, INTERFERENZE STRANIERE E SOVRANITÀ AMERICANA. COSA PUÒ FARE DAVVERO TRUMP?
La sicurezza delle elezioni americane non riguarda soltanto il conteggio dei voti. Riguarda la sovranità nazionale, la difesa delle infrastrutture democratiche e i poteri costituzionali del presidente. L’Executive Order 13848, firmato da Donald Trump nel 2018, offre strumenti per affrontare le interferenze straniere. Ma fino a dove possono spingersi questi poteri? E quali prove servirebbero per attivarli dopo le elezioni del 3 novembre 2026?
La sovranità di una nazione passa anche dalle urne
Un Paese non perde la propria sovranità soltanto quando un esercito straniero attraversa i suoi confini. Può subire una violazione della propria indipendenza anche quando un attore esterno cerca di compromettere le infrastrutture attraverso le quali i cittadini esercitano il diritto di scegliere i propri rappresentanti.
È questo il principio che rende particolarmente delicata la questione delle interferenze straniere nelle elezioni degli Stati Uniti.
Se una potenza straniera riuscisse a penetrare deliberatamente nei sistemi elettorali americani, modificare dati, alterare risultati o compromettere il funzionamento delle infrastrutture di voto, non ci troveremmo davanti a una semplice irregolarità amministrativa.
Ci troveremmo davanti a una possibile operazione ostile contro un’infrastruttura essenziale della sovranità nazionale.
Non servirebbero necessariamente esplosioni, carri armati o distruzione fisica. Un attacco informatico può provocare conseguenze strategiche anche senza lasciare macerie.
Ma esiste una distinzione fondamentale: la possibilità tecnica e giuridica di un’interferenza non dimostra che tale interferenza sia realmente avvenuta.
Per parlare di un attacco straniero alle elezioni del 3 novembre 2026 occorrono elementi verificabili, attribuzioni tecniche attendibili e accertamenti delle autorità competenti.
Executive Order 13848: il provvedimento firmato da Trump nel 2018
Il 12 settembre 2018 Donald Trump firmò l’Executive Order 13848, intitolato Imposing Certain Sanctions in the Event of Foreign Interference in a United States Election.
Il provvedimento nasceva dalla necessità di rafforzare la capacità del governo federale di identificare e contrastare le operazioni straniere dirette a interferire con i processi elettorali americani.
Il suo principio è chiaro: l’interferenza elettorale straniera può rappresentare una minaccia straordinaria alla sicurezza nazionale e alla politica estera degli Stati Uniti.
L’ordine esecutivo prevede un sistema di valutazioni dell’intelligence e di possibili sanzioni contro soggetti stranieri coinvolti in operazioni di interferenza.
La sua importanza è anche politica: Trump riconobbe formalmente, attraverso uno strumento presidenziale, che le elezioni americane costituiscono un potenziale obiettivo di operazioni ostili straniere.
Il provvedimento, tuttavia, non attribuisce automaticamente al presidente poteri militari straordinari, non sostituisce i tribunali e non consente di annullare risultati elettorali sulla base di semplici sospetti.
La sua funzione principale è quella di organizzare l’accertamento delle interferenze straniere e predisporre conseguenze sanzionatorie.
Il dettaglio decisivo: Trump ha rinnovato l’emergenza nazionale nel 2026
Esiste un elemento particolarmente importante per comprendere il quadro giuridico delle midterm del 2026.
Il 31 agosto 2026 Donald Trump ha firmato un provvedimento che proroga per un altro anno l’emergenza nazionale dichiarata con l’Executive Order 13848.
Il documento, pubblicato il 2 settembre 2026, conferma che l’amministrazione considera ancora le interferenze straniere una minaccia straordinaria alla sicurezza nazionale e alla politica estera degli Stati Uniti.
GovInfo+1
Non siamo dunque davanti a un ordine esecutivo dimenticato negli archivi della Casa Bianca.
Siamo davanti a un meccanismo giuridico la cui emergenza nazionale di riferimento è stata esplicitamente mantenuta in vigore prima delle elezioni del 3 novembre.
Questo non dimostra che Trump disponesse di informazioni su un attacco imminente. Dimostra, però, che l’amministrazione ha conservato uno strumento per reagire a eventuali interferenze straniere documentate.
Il meccanismo dei 45 giorni: intelligence, indagini e responsabilità
La sezione 1 dell’Executive Order 13848 stabilisce una procedura precisa.
Entro 45 giorni dalla conclusione delle elezioni federali, il Director of National Intelligence deve produrre una valutazione delle informazioni relative a eventuali interferenze straniere.
Per le elezioni del 3 novembre 2026, il termine ordinario corrisponde al 18 dicembre 2026.
La valutazione deve cercare di identificare gli eventuali responsabili, le tecniche utilizzate e gli Stati che abbiano autorizzato, diretto, finanziato o sostenuto le operazioni.
Successivamente, il procuratore generale e il segretario alla Sicurezza interna dispongono di altri 45 giorni dalla ricezione della valutazione per esaminare gli eventuali effetti materiali sulle infrastrutture elettorali, sul conteggio dei voti e sulla trasmissione dei risultati.
LII / Legal Information Institute+1
Questa procedura distingue due questioni fondamentali.
La prima riguarda l’esistenza dell’interferenza: chi ha agito, con quali strumenti e per conto di chi?
La seconda riguarda le conseguenze: l’operazione ha effettivamente compromesso sistemi, informazioni o risultati elettorali?
Non tutte le interferenze hanno lo stesso significato. Una campagna di disinformazione orchestrata dall’estero e una manipolazione diretta dei conteggi sono fenomeni differenti, anche quando entrambi possono rientrare nelle minacce considerate dall’ordine esecutivo.
UCMJ: il Codice di giustizia militare può entrare in gioco?
Qui occorre affrontare una questione giuridica spesso interpretata in maniera eccessivamente estensiva.
L’UCMJ, Uniform Code of Military Justice, disciplina la giustizia militare americana. Il presidente, in quanto comandante in capo delle Forze armate ai sensi dell’articolo II della Costituzione, esercita importanti prerogative militari.
Tuttavia, l’Executive Order 13848 non trasforma automaticamente un’interferenza elettorale straniera in un reato perseguibile davanti a una corte marziale.
La giurisdizione militare dipende dallo status delle persone coinvolte, dalla natura degli eventuali reati e dalle leggi applicabili.
Il Judge Advocate General’s Corps può fornire consulenza giuridica militare e svolgere funzioni nell’ambito della giustizia militare, ma non possiede una competenza universale su qualsiasi cittadino o agente straniero accusato di interferenza elettorale.
Per gli individui non soggetti alla giurisdizione militare, l’eventuale responsabilità penale ricade normalmente nel sistema giudiziario civile, salvo specifiche eccezioni previste dalla legge.
Neppure la presenza di un’emergenza nazionale elimina le garanzie costituzionali del giusto processo.
Questo limite non rende meno grave un’eventuale aggressione straniera. Significa che la risposta dello Stato deve poggiare su autorità giuridiche effettivamente applicabili.
Un attacco informatico può giustificare una risposta militare?
La questione è più complessa di quanto suggerisca l’equazione tra attacco informatico e atto di guerra.
Nel diritto internazionale, un’operazione informatica condotta da uno Stato straniero può, a seconda delle circostanze, violare la sovranità di un altro Stato o costituire un intervento illecito nei suoi affari interni.
Ma non ogni violazione della sovranità equivale automaticamente a un attacco armato.
Per valutare un eventuale ricorso alla forza occorrerebbe considerare la gravità dell’operazione, i suoi effetti, l’attribuzione allo Stato responsabile e i vincoli previsti dal diritto statunitense e internazionale.
L’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite disciplina il diritto di autodifesa in caso di attacco armato. La soglia giuridica per invocarlo non viene automaticamente raggiunta da qualsiasi intrusione informatica.
Gli Stati Uniti possono inoltre adottare altre risposte: attività di intelligence autorizzate, operazioni di difesa informatica, iniziative diplomatiche, sanzioni economiche e procedimenti penali.
La sicurezza nazionale può giustificare una risposta severa, ma non rende illimitato il potere presidenziale.
Le sanzioni: colpire le reti economiche dietro le interferenze
Uno degli aspetti più significativi dell’EO 13848 riguarda le conseguenze economiche.
Il provvedimento consente di bloccare beni e interessi patrimoniali sottoposti alla giurisdizione statunitense di soggetti stranieri individuati secondo le procedure previste.
Il meccanismo può coinvolgere persone ed entità che abbiano partecipato direttamente alle interferenze, le abbiano sostenute materialmente o abbiano agito per conto dei responsabili.
L’ordine contempla inoltre la valutazione di misure più ampie nei confronti di entità economiche legate a Paesi i cui governi risultino coinvolti, nel rispetto delle condizioni di legge.
Tra i settori potenzialmente interessati figurano finanza, energia, difesa, tecnologia e trasporti.
Office of Foreign Assets Control+1
È qui che la questione elettorale può assumere una dimensione geopolitica.
Un’operazione straniera diretta a compromettere le elezioni americane potrebbe comportare conseguenze non soltanto per gli esecutori materiali, ma anche per le strutture che li finanziano e sostengono, qualora il loro coinvolgimento venga accertato.
Midterm 2026: quali elementi sono effettivamente emersi?
Alla vigilia delle elezioni del 3 novembre, erano state segnalate preoccupazioni per operazioni straniere di influenza e disinformazione.
Un’inchiesta del Washington Post del 4 ottobre riportava valutazioni dell’intelligence americana su possibili campagne straniere, precisando però che non erano emersi segnali di capacità avversarie di interferire direttamente con le macchine di voto o con i conteggi.
The Washington Post
Un’analisi pubblicata da Just Security il 20 ottobre distingueva analogamente le operazioni di influenza online dai tentativi di compromissione delle infrastrutture elettorali, sottolineando l’assenza, nelle informazioni pubblicamente disponibili, di prove di un’operazione straniera capace di alterare i risultati.
Just Security
Al 4 novembre, le fonti qui esaminate non consentono di affermare che le macchine elettorali siano state effettivamente compromesse da una potenza straniera durante le midterm.
La distinzione è decisiva.
Sospettare un’interferenza, identificare un tentativo di intrusione e dimostrare un’alterazione del risultato elettorale sono tre passaggi differenti.
Confonderli significherebbe indebolire proprio quella ricerca della verità che dovrebbe costituire il fondamento della sicurezza elettorale.
«Contro tutti i nemici, stranieri e interni»: il significato del giuramento costituzionale
Il giuramento degli ufficiali delle Forze armate statunitensi contiene un’espressione particolarmente significativa:
«Sostenere e difendere la Costituzione degli Stati Uniti contro tutti i nemici, stranieri e interni.»
È una formula che esprime la centralità della Costituzione rispetto a qualsiasi fedeltà personale o partitica.
Il giuramento presidenziale, previsto dall’articolo II, utilizza una formulazione differente e impone al presidente di preservare, proteggere e difendere la Costituzione.
In entrambi i casi, il principio fondamentale è lo stesso: le istituzioni devono operare nell’ambito dell’ordinamento costituzionale.
La formula sui nemici stranieri e interni, tuttavia, non autorizza a qualificare automaticamente gli avversari politici come nemici dello Stato.
Una responsabilità penale, una collaborazione con una potenza straniera o un eventuale tradimento richiedono fatti accertati e l’applicazione delle norme pertinenti.
Difendere la Costituzione significa anche rispettare queste garanzie.
La vera questione dopo il 3 novembre
Le midterm del 2026 pongono una domanda che va oltre la competizione tra Repubblicani e Democratici.
Quanto è solida la capacità degli Stati Uniti di individuare, documentare e contrastare un’eventuale operazione straniera contro le proprie istituzioni elettorali?
L’Executive Order 13848 rappresenta una parte della risposta.
Non è uno strumento per dichiarare fraudolenta un’elezione sulla base del suo risultato. Non è un’autorizzazione generale all’impiego dell’esercito contro avversari politici. Non è una scorciatoia per aggirare il Congresso o i tribunali.
È un dispositivo di sicurezza nazionale che permette di valutare interferenze straniere e predisporre sanzioni.
La sua efficacia dipende dalla qualità delle prove, dall’indipendenza degli accertamenti e dalla capacità delle istituzioni di distinguere minacce reali da accuse prive di riscontro.
Conclusione: la difesa della sovranità non può prescindere dalla verità
La democrazia americana non si difende soltanto impedendo a un esercito straniero di violare il territorio nazionale.
Si difende anche proteggendo i registri elettorali, le macchine di voto, i sistemi di conteggio, le comunicazioni e la libertà dei cittadini di formarsi un’opinione senza interferenze clandestine di governi stranieri.
Donald Trump dispone di strumenti giuridici per reagire a eventuali interferenze documentate. La proroga dell’emergenza nazionale nell’agosto 2026 conferma che tali strumenti restano rilevanti.
Ma la loro applicazione deve seguire un principio inderogabile: prima le prove, poi l’attribuzione delle responsabilità e infine le conseguenze previste dalla legge.
La difesa della sovranità americana e quella dello Stato di diritto non sono obiettivi contrapposti. Sono due condizioni indispensabili della stessa architettura costituzionale.
Perché il pericolo non consiste soltanto nella possibilità che una potenza straniera comprometta le elezioni.
Consiste anche nella possibilità che accuse non dimostrate compromettano la fiducia nelle istituzioni che quelle elezioni devono garantire.
E la risposta a entrambi i rischi non può che essere la stessa: indagini rigorose, responsabilità accertate e rispetto della Costituzione.
Fonti e documenti di riferimento
- Executive Order 13848 — 12 settembre 2018. Testo ufficiale presso il Dipartimento del Tesoro: https://ofac.treasury.gov/system/files/126/election_eo_13848.pdf
- Proroga dell’emergenza nazionale — 31 agosto 2026. Government Publishing Office: https://www.govinfo.gov/content/pkg/DCPD-202600569/html/DCPD-202600569.htm
- OFAC — Foreign Interference in a United States Election Sanctions: https://ofac.treasury.gov/sanctions-programs-and-country-information/foreign-interference-in-a-united-states-election-sanctions
- Uniform Code of Military Justice — 10 U.S.C., Chapter 47: https://uscode.house.gov/view.xhtml?path=/prelim@title10/subtitleA/part2/chapter47
- Costituzione degli Stati Uniti: https://constitution.congress.gov/constitution/
- Carta delle Nazioni Unite, articolo 51: https://www.un.org/en/about-us/un-charter/full-text
- Just Security — Foreign Threats to U.S. Elections Are Maturing Faster Than the Defenses, 20 ottobre 2026: https://www.justsecurity.org/161370/foreign-threats-us-elections-maturing/

