Una seduta del Senato che riaccende le ferite della guerra civile colombiana
La Colombia è tornata a confrontarsi con uno dei temi più delicati e controversi della sua storia recente: il rapporto tra politica, sinistra rivoluzionaria e guerriglia.
Durante una recente plenaria del Senato colombiano, il senatore conservatore e influencer politico Jota Pe Hernández ha lanciato pesanti accuse nei confronti del candidato presidenziale Iván Cepeda, riportando al centro del dibattito nazionale i presunti legami storici tra la famiglia Cepeda e i movimenti guerriglieri che per oltre mezzo secolo hanno insanguinato il Paese.
L’intervento ha provocato uno scontro durissimo nell’aula parlamentare, attirando l’attenzione dei principali media colombiani e riaprendo un confronto che in Colombia non si è mai realmente concluso: dove finisce l’attività politica e dove inizia la vicinanza ideologica ai gruppi armati?
Chi è Iván Cepeda
Iván Cepeda è una delle figure più influenti della sinistra colombiana contemporanea.
Attuale senatore e candidato presidenziale della coalizione progressista, è noto soprattutto per il suo attivismo nel campo dei diritti umani e per il suo ruolo nei processi di pace con le organizzazioni armate colombiane.
La sua carriera politica è profondamente legata alla storia della sua famiglia.
Suo padre, Manuel Cepeda Vargas, fu segretario generale del Partito Comunista Colombiano e dirigente della Unión Patriótica (UP), formazione politica nata negli anni Ottanta durante i tentativi di dialogo tra lo Stato colombiano e le FARC.
Nel 1994 Manuel Cepeda venne assassinato in un attentato attribuito a settori paramilitari e apparati statali deviati, diventando una delle vittime simbolo della violenza politica colombiana.
Le accuse presentate da Jota Pe Hernández
Secondo quanto riportato dalla stampa colombiana e dai video della seduta parlamentare, Hernández ha accusato Cepeda di rappresentare la continuità politica di ambienti storicamente vicini alla guerriglia marxista colombiana.
Nel suo intervento ha richiamato:
- il ruolo di Manuel Cepeda nel Partito Comunista Colombiano;
- la partecipazione della famiglia Cepeda alla Unión Patriótica;
- i rapporti storici tra la UP e le FARC;
- le attività di Iván Cepeda nei processi di dialogo con FARC ed ELN;
- alcune fotografie e incontri avvenuti nel corso degli anni con ex esponenti della guerriglia.
Hernández sostiene che la sinistra colombiana abbia spesso evitato di affrontare apertamente il tema delle proprie relazioni storiche con i gruppi armati rivoluzionari.
La questione della Unión Patriótica
Per comprendere la polemica è necessario tornare agli anni Ottanta.
La Unión Patriótica nacque nel 1985 come progetto politico derivante dai negoziati tra il governo colombiano e le FARC.
L’obiettivo ufficiale era consentire agli ex combattenti e ai simpatizzanti della guerriglia di partecipare alla vita democratica del Paese. Tuttavia, fin dall’inizio emersero accuse secondo cui la UP sarebbe stata utilizzata dalle FARC come strumento politico parallelo alla lotta armata.
Dall’altra parte, organizzazioni internazionali per i diritti umani e numerosi tribunali hanno riconosciuto che migliaia di militanti della Unión Patriótica furono vittime di una campagna sistematica di assassinii politici che molti studiosi definiscono un vero e proprio genocidio politico.
Questo doppio livello interpretativo continua ancora oggi a dividere la società colombiana.
Il ruolo di Iván Cepeda nei negoziati con la guerriglia
Uno degli aspetti più controversi riguarda il coinvolgimento diretto di Cepeda nei processi di pace.
Per anni il senatore ha operato come facilitatore dei dialoghi tra governo colombiano, FARC ed ELN, sostenendo la necessità di una soluzione politica al conflitto armato.
I suoi sostenitori considerano questo lavoro un contributo fondamentale alla pacificazione del Paese.
I suoi critici, invece, ritengono che tale ruolo abbia spesso portato a una eccessiva indulgenza verso gruppi responsabili di sequestri, attentati, traffico di droga e reclutamento di minori.
Proprio questo è uno dei punti più volte richiamati da Hernández nelle sue recenti dichiarazioni.
Il caso dei computer di Raúl Reyes
Uno degli episodi più controversi della carriera di Iván Cepeda riguarda il cosiddetto “dossier Raúl Reyes”.
Nel 2008 l’esercito colombiano uccise il dirigente delle FARC Raúl Reyes durante un’operazione militare in Ecuador.
Nei computer sequestrati furono trovati migliaia di documenti e comunicazioni.
Tra i nominativi compariva anche quello di Iván Cepeda.
I critici interpretarono tale presenza come prova di contatti con la guerriglia.
Cepeda ha sempre respinto queste accuse.
La vicenda è rimasta controversa perché:
- Interpol confermò che i file non risultavano alterati dopo il sequestro;
- la Corte Suprema colombiana stabilì però che tali documenti non potevano essere utilizzati come prove giudiziarie a causa di problemi nella catena di custodia.
Pertanto, il contenuto di quei file continua a essere oggetto di dibattito politico ma non costituisce prova giudiziaria valida.
Una Colombia ancora divisa
Le accuse di Hernández arrivano in un momento particolarmente delicato.
Le elezioni presidenziali colombiane del 2026 hanno accentuato la polarizzazione tra:
- il blocco progressista erede del governo Petro;
- il fronte conservatore e anti-petrista.
Iván Cepeda è oggi uno dei principali candidati della sinistra colombiana e rappresenta la continuità politica del progetto progressista avviato negli ultimi anni.
Per questo motivo ogni riferimento al passato della guerriglia assume immediatamente una dimensione elettorale.
I sostenitori di Cepeda parlano di strumentalizzazione
Gli alleati di Cepeda sostengono che le accuse siano esclusivamente una manovra politica.
Ricordano che:
- non esistono condanne nei confronti di Cepeda per collaborazione con gruppi armati;
- gran parte della sua attività pubblica è stata dedicata alla difesa delle vittime del conflitto;
- il suo lavoro nei negoziati di pace è stato riconosciuto anche da organismi internazionali.
Secondo questa interpretazione, Hernández starebbe semplicemente utilizzando la memoria della guerra civile per colpire un avversario politico durante la campagna elettorale.
Il vero nodo della questione
Al di là dello scontro personale, la vicenda rivela una realtà più profonda.
La Colombia non ha ancora completamente elaborato il proprio passato.
Per oltre cinquant’anni il Paese ha vissuto una guerra interna che ha coinvolto:
- FARC;
- ELN;
- gruppi paramilitari;
- narcotrafficanti;
- apparati statali.
Il risultato è stato un conflitto che ha prodotto centinaia di migliaia di morti e milioni di sfollati.
In questo contesto, le biografie personali, le appartenenze ideologiche e i rapporti politici continuano a essere interpretati attraverso il prisma della guerra civile.
Conclusioni
Lo scontro tra Jota Pe Hernández e Iván Cepeda non riguarda soltanto due politici.
Riguarda due diverse letture della storia colombiana.
Da una parte vi è chi ritiene necessario indagare senza tabù i rapporti storici tra sinistra rivoluzionaria e guerriglia.
Dall’altra vi è chi considera queste accuse un tentativo di criminalizzare intere aree politiche che hanno operato legalmente all’interno delle istituzioni.
Qualunque sia la verità storica che emergerà dagli studi e dai documenti futuri, una cosa appare evidente: il passato della Colombia continua a influenzare profondamente il suo presente politico.
Fonti e documenti
- Revista Semana
- Senato della Colombia
- Infobae Colombia (articolo su Jota Pe Hernández e Iván Cepeda)
- Intervento parlamentare e scontro in Senato
- Riferimenti alla plenaria del Senato colombiano
- Biografia di Iván Cepeda
- Biografia di Manuel Cepeda Vargas
- Documentazione sul caso dei computer di Raúl Reyes

