Il caso Mohammad Hannoun riporta al centro del dibattito i rapporti tra esponenti del Partito Democratico e associazioni palestinesi finite sotto osservazione delle autorità. Tra incontri pubblici, iniziative di solidarietà e indagini sui finanziamenti a Hamas, emerge una questione politica che richiede trasparenza. Ma le responsabilità giudiziarie e quelle politiche devono essere tenute distinte.
Il nodo politico: quando la solidarietà incontra le reti sotto indagine
Esiste una differenza fondamentale tra sostenere i diritti del popolo palestinese e intrattenere rapporti con organizzazioni o soggetti accusati di finanziare Hamas.
È proprio su questa distinzione che si concentra il caso Mohammad Hannoun, figura da anni attiva nell’associazionismo palestinese in Italia e al centro di contestazioni relative ai presunti flussi finanziari destinati all’organizzazione islamista.
Hamas è designata come organizzazione terroristica dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti. Gli attacchi del 7 ottobre 2023 contro civili israeliani, con uccisioni e sequestri di ostaggi, hanno mostrato la natura terroristica delle sue operazioni.
Il problema politico nasce quando soggetti successivamente coinvolti in indagini per il presunto finanziamento del terrorismo risultano aver partecipato, negli anni precedenti, a iniziative frequentate anche da rappresentanti delle istituzioni italiane.
In questo contesto compaiono i nomi di diversi esponenti del Partito Democratico.
La domanda non è se un parlamentare possa sostenere la causa palestinese. La domanda è quali verifiche siano state effettuate sugli interlocutori e come siano stati gestiti gli eventuali segnali d’allarme.
Questa domanda merita risposte documentate, non slogan.
Mohammad Hannoun: le accuse non sono semplici indiscrezioni giornalistiche
Il 7 ottobre 2024 il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha inserito Mohammad Hannoun e l’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese (ABSPP) negli elenchi delle sanzioni antiterrorismo.
Secondo le autorità americane, l’associazione avrebbe raccolto denaro presentandolo come destinato ad attività umanitarie, mentre una parte delle risorse sarebbe stata trasferita a strutture controllate da Hamas.
Il Tesoro statunitense ha indicato almeno quattro milioni di dollari trasferiti nell’arco di dieci anni.
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Il quadro investigativo italiano si è successivamente aggravato.
Il 27 dicembre 2025 Hannoun è stato arrestato nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Genova. Gli investigatori hanno ricostruito una raccolta di fondi protrattasi per circa venticinque anni, con oltre diciotto milioni di euro al centro degli accertamenti.
Il 18 settembre 2026 la Procura ha notificato la conclusione delle indagini preliminari a sei indagati. Il 9 ottobre la Cassazione ha respinto un nuovo ricorso contro la custodia cautelare di Hannoun, che rimane detenuto a Terni.
RaiNews
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Il rigetto del ricorso cautelare non equivale a una condanna definitiva. Tuttavia, la vicenda ha ormai assunto una dimensione giudiziaria ben precisa.
La conferenza del 2018: Furfaro, Schlein e Hannoun nello stesso programma
Uno degli episodi più significativi risale al 29 aprile 2018, quando a Milano si svolse la XVI Conferenza dei Palestinesi d’Europa.
Il programma pubblicato dagli organizzatori indicava Mohammad Hannoun come responsabile organizzativo e relatore. Nello stesso documento figuravano Marco Furfaro ed Elly Schlein, allora europarlamentare, tra gli interlocutori politici previsti.
La partecipazione di Furfaro è stata successivamente riportata anche dalla stampa nazionale. Per Schlein, invece, il programma dimostra che fosse annunciata, ma non costituisce prova della sua effettiva presenza.
INFOPAL-ASIA OCCIDENTALE
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Questo episodio precede di sei anni le sanzioni americane del 2024.
Non si può quindi attribuire automaticamente ai partecipanti la conoscenza delle contestazioni formulate successivamente dalle autorità statunitensi.
Resta però un interrogativo politico: quali controlli venivano effettuati sulle organizzazioni che promuovevano incontri internazionali con rappresentanti delle istituzioni?
Boldrini, Orfini e Scotto: i rapporti raccontati dalle cronache
La conferenza milanese non rappresenta l’unico episodio.
Le ricostruzioni pubblicate dal Corriere della Sera e da Il Tempo hanno richiamato, tra gli altri, incontri o contatti di Hannoun con Laura Boldrini e Matteo Orfini, oltre alla partecipazione di Arturo Scotto a un’iniziativa di solidarietà palestinese del 2017.
Sono stati inoltre documentati rapporti di Hannoun con rappresentanti di altre formazioni politiche, tra cui Nicola Fratoianni, Stefania Ascari e Alessandro Di Battista.
Corriere.it
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È importante distinguere le appartenenze politiche dell’epoca da quelle successive: non tutti i protagonisti di queste iniziative erano allora esponenti del PD.
Nessuno degli incontri citati, considerato isolatamente, dimostra un coinvolgimento nei presunti finanziamenti a Hamas.
La questione meritevole di approfondimento riguarda piuttosto la continuità dei rapporti istituzionali, la conoscenza delle organizzazioni coinvolte e l’eventuale esistenza di segnalazioni precedenti.
Il denaro della solidarietà e il rischio delle organizzazioni di copertura
Il punto più grave dell’inchiesta Hannoun riguarda la possibile destinazione di donazioni raccolte per finalità umanitarie.
Secondo il Tribunale del Riesame di Genova, nella ricostruzione cautelare gli indagati avrebbero operato per garantire nel tempo un flusso costante di risorse ad Hamas, aggirando controlli e divieti.
I giudici hanno anche evidenziato il rischio di reiterazione del reato e di inquinamento probatorio.
ANSA.it
Se queste accuse venissero confermate in via definitiva, emergerebbe un meccanismo particolarmente grave: utilizzare la fiducia dei donatori e la sofferenza della popolazione civile palestinese per alimentare strutture legate a un’organizzazione terroristica.
Sarebbe un danno non soltanto alla sicurezza internazionale, ma anche alle persone che hanno contribuito in buona fede credendo di finanziare esclusivamente assistenza umanitaria.
Il problema delle organizzazioni di copertura non si esaurisce nel caso Hannoun. Nel 2025 il Tesoro americano ha sanzionato anche l’associazione italiana La Cupola d’Oro, attribuendone la costituzione a Hannoun e contestandole attività volte ad aggirare le precedenti sanzioni.
GovDelivery
Il PD e la questione della trasparenza
Il Partito Democratico ha espresso condanne del terrorismo di Hamas e degli attacchi del 7 ottobre.
Queste posizioni ufficiali devono essere considerate quando si ricostruisce il comportamento politico della formazione.
Allo stesso tempo, la presenza di suoi esponenti in iniziative collegate a Hannoun rende legittima una richiesta di chiarimenti pubblici.
In particolare, sarebbe utile conoscere se il partito abbia ricostruito internamente i rapporti intercorsi con Hannoun e con le associazioni da lui rappresentate, quali verifiche siano state svolte e se siano esistiti eventuali contributi economici, patrocini o collaborazioni formali.
Non risultano, dalle fonti qui esaminate, elementi sufficienti per affermare che il PD, come organizzazione, abbia finanziato Hamas o che gli esponenti citati fossero consapevoli delle attività contestate a Hannoun.
La responsabilità politica di spiegare rapporti e scelte pubbliche è distinta dalla responsabilità penale di partecipare al finanziamento del terrorismo.
Confondere i due piani non rafforza un’inchiesta giornalistica: rischia di indebolirla.
Il problema delle segnalazioni precedenti
Un ulteriore elemento riguarda la cronologia.
Le sanzioni OFAC risalgono all’ottobre 2024, mentre alcune delle iniziative politiche citate si collocano tra il 2017 e il 2022.
Nel 2024 la questione delle attività dell’ABSPP è stata anche oggetto di un’interrogazione parlamentare, che richiamava le contestazioni americane sui finanziamenti a Hamas.
Dettaglio sedute
Per stabilire se vi siano state omissioni politiche consapevoli occorrerebbe però dimostrare che specifici rappresentanti avessero ricevuto informazioni attendibili prima degli incontri contestati.
Le fotografie, i programmi delle conferenze e le cronache dei contatti documentano relazioni pubbliche, non automaticamente la conoscenza di attività illecite.
È proprio questa differenza che un approfondimento serio deve verificare.
Le domande che restano aperte
L’inchiesta Hannoun pone questioni che superano il perimetro del singolo procedimento penale.
Chi verificava l’affidabilità delle associazioni invitate a dialogare con parlamentari e rappresentanti delle istituzioni? Esistevano controlli sui destinatari delle raccolte fondi? Le eventuali segnalazioni delle autorità finanziarie e di sicurezza hanno prodotto valutazioni politiche o amministrative? Quali rapporti sono proseguiti dopo le sanzioni statunitensi dell’ottobre 2024?
Sono interrogativi ai quali possono rispondere documenti, registri, testimonianze e atti giudiziari.
Non è necessario trasformare ogni incontro pubblico in una prova di complicità per riconoscere che il caso solleva problemi concreti di vigilanza e trasparenza.
Conclusione: i fatti devono contare più delle appartenenze
La vicenda Hannoun dimostra quanto sia delicato il confine tra attività umanitaria, rappresentanza politica e possibili circuiti di finanziamento del terrorismo.
Le accuse formulate dalle autorità statunitensi sono precise. L’inchiesta italiana ha raggiunto una fase avanzata. I rapporti pubblici tra Hannoun e diversi esponenti politici sono stati ricostruiti da fonti giornalistiche e, in alcuni casi, dai programmi originali degli eventi.
Tutto questo giustifica un approfondimento rigoroso.
Il Partito Democratico, come qualsiasi altra formazione coinvolta in analoghe circostanze, dovrebbe poter chiarire pubblicamente la natura delle relazioni intrattenute, le verifiche effettuate e le eventuali iniziative adottate dopo l’emergere delle contestazioni.
La solidarietà con i civili palestinesi non può diventare uno schermo per il finanziamento del terrorismo. Ma neppure un incontro politico può essere trasformato, senza ulteriori prove, in una condanna per complicità.
La risposta deve arrivare dai fatti verificabili, dalla trasparenza delle istituzioni e dagli accertamenti della magistratura.
Fonti e documenti
- Dipartimento del Tesoro USA – Sanzioni alla rete internazionale di finanziamento di Hamas, 7 ottobre 2024
- OFAC – Registrazione ufficiale delle sanzioni contro Mohammad Hannoun
- Programma della XVI Conferenza dei Palestinesi d’Europa, Milano, 29 aprile 2018
- Corriere della Sera – Le relazioni di Mohammad Hannoun con esponenti politici italiani
- ANSA – Le valutazioni del Tribunale del Riesame di Genova, 19 giugno 2026
- ANSA – Conclusione delle indagini su Hannoun, 18 settembre 2026
- RaiNews – Il procedimento cautelare e il ricorso in Cassazione, 8 ottobre 2026
- La Repubblica – Cassazione, Hannoun resta in carcere, 9 ottobre 2026

