DOSSIER
Per anni Anthony Fauci è stato presentato come il volto della scienza istituzionale americana: l’uomo della competenza, della prudenza, della fiducia nelle autorità sanitarie e della necessità di combattere la disinformazione.
Poi sono arrivati i documenti.
Non un post anonimo. Non una ricostruzione nata sui social. Non la testimonianza di un avversario politico.
Le sue annotazioni. Le comunicazioni interne. I documenti amministrativi.
E dentro quelle carte compare una frase che merita di essere letta senza attenuanti, ma anche senza attribuirle più di quanto dica:
«This should have been a classified experiment that never should have been done in the first place.»
L’esperimento avrebbe dovuto essere classificato. E, secondo la stessa annotazione attribuita a Fauci, non avrebbe dovuto essere fatto.
Il punto politico e istituzionale è devastante proprio perché non richiede di inventare nulla.
Il 28 settembre 2026 la Reading Room del Senate Committee on Homeland Security and Governmental Affairs, presieduto dal senatore Rand Paul, ha pubblicato documenti riguardanti esperimenti condotti dall’U.S. Army Medical Research Institute of Infectious Diseases, l’USAMRIID di Fort Detrick, con il coinvolgimento finanziario e scientifico del National Institute of Allergy and Infectious Diseases, il NIAID allora diretto da Fauci.
Secondo la documentazione pubblicata dalla commissione, il NIAID finanziò e contribuì alla progettazione di uno studio del 2015 nel quale primati vaccinati vennero esposti a Ebola mediante aerosol.
Non si trattava della normale modalità di trasmissione dell’Ebola.
L’esposizione sperimentale utilizzava particelle capaci di portare il virus profondamente nell’apparato respiratorio. Era un modello costruito per studiare uno scenario di esposizione aerosolica rilevante per la biodefesa.
Ed è proprio qui che il dossier diventa esplosivo.
Perché la domanda non è soltanto: che cosa stavano studiando?
La domanda è:
che cosa accadde quando i risultati cominciarono a creare problemi?
L’ESPERIMENTO CHE, SECONDO FAUCI, NON DOVEVA ESSERE FATTO
Le carte pubblicate dal Senato mostrano che l’esperimento produsse risultati abbastanza preoccupanti da provocare discussioni interne al NIAID.
Le annotazioni attribuite a Fauci descrivono mortalità tra gli animali sottoposti alla challenge aerosolica e una patologia polmonare particolarmente rilevante in alcuni animali vaccinati.
Ma attenzione: questo dato non dimostra che i vaccini Ebola utilizzati nell’uomo fossero pericolosi.
Lo stesso materiale interno evidenzia che l’esposizione aerosolica sperimentale era radicalmente diversa dalla normale infezione da Ebola e che alcuni ricercatori giudicavano lo studio insufficiente, privo di controlli adeguati e bisognoso di essere replicato.
Questo va detto.
Proprio perché, eliminata l’esagerazione, ciò che rimane è forse ancora più grave sul piano istituzionale.
Davanti a un risultato controverso, infatti, Fauci non annotò semplicemente:
ripetiamo immediatamente l’esperimento.
Non scrisse soltanto:
servono più dati.
Scrisse invece che l’esperimento avrebbe dovuto essere classificato.
E aggiunse che non avrebbe dovuto essere fatto.
Il problema non è quindi inventare una fantomatica prova che «il vaccino Ebola uccideva».
I documenti disponibili non dimostrano questo.
Il problema è capire perché il direttore di una delle più potenti agenzie biomediche del pianeta ritenesse che informazioni provenienti da una ricerca finanziata con denaro pubblico dovessero essere sottratte alla pubblicazione.
«CHE IDIOTI QUELLI DELL’USAMRIID»
La frase attribuita a Fauci nei documenti pubblicati è brutale:
«What idiots those guys at USAMRIID are.»
E subito dopo:
«This should have been a classified experiment that never should have been done in the first place.»
Il significato della frase va però ricostruito per intero.
Dalle successive annotazioni emerge che Fauci considerava l’esposizione aerosolica poco rappresentativa dell’Ebola naturale e temeva che i dati potessero essere interpretati come una vulnerabilità nel sistema di biodefesa e creare allarme attorno ai programmi vaccinali.
È precisamente qui che nasce la questione.
Perché un conto è contestare scientificamente l’interpretazione di uno studio.
Un altro è sostenere che lo studio o i suoi risultati avrebbero dovuto essere classificati.
La scienza risponde a un dato debole con altri dati.
La burocrazia può essere tentata di rispondere con un timbro.
Ed è questa seconda dinamica che emerge dalle carte.
IL NIAID LO AVEVA FINANZIATO
C’è poi un particolare difficile da ignorare.
Dalla revisione interna riportata nei documenti risulta che fondi NIAID furono utilizzati per lo studio aerosolico del 2015 e che il disegno sperimentale venne sviluppato anche con input del NIAID.
Eppure dalle annotazioni emerge che Fauci sarebbe rimasto sorpreso nell’apprendere, durante le discussioni ad alto livello, che il proprio istituto aveva contribuito al progetto.
Qui le possibilità sono entrambe istituzionalmente problematiche.
Se Fauci non ne era a conoscenza, significa che sotto la sua direzione un apparato gigantesco poteva contribuire al finanziamento e alla progettazione di esperimenti con Ebola aerosolizzata senza che il direttore ne fosse adeguatamente informato.
Se invece ne conosceva precedentemente i dettagli, occorrerebbe spiegare la sorpresa registrata nelle annotazioni.
In entrambi i casi emerge una domanda legittima sulla catena di responsabilità.
Chi controllava chi?
IL PASSAGGIO AL NATIONAL SECURITY COUNCIL
La storia diventa ancora più delicata quando entra in scena il National Security Council.
Nelle comunicazioni pubblicate Fauci racconta di aver sostenuto che i dati dovessero essere classificati.
Secondo la sua ricostruzione, durante la discussione al NSC la posizione favorevole alla classificazione prevalse nettamente su quella del personale del Dipartimento della Difesa che voleva pubblicare i risultati.
Questo significa che non siamo davanti soltanto a uno sfogo scritto in un diario.
La questione della classificazione arrivò concretamente al livello della sicurezza nazionale.
Ed è qui che il caso supera la figura di Fauci.
Perché pone una questione molto più grande:
quando una ricerca biomedica finanziata dallo Stato produce un risultato politicamente o strategicamente scomodo, chi decide se il pubblico possa conoscerlo?
Lo scienziato?
Il finanziatore?
Il Pentagono?
La Casa Bianca?
Il National Security Council?
E soprattutto: chi controlla il controllore?
IL PROBLEMA È CHE ALL’INTERNO DEL NIAID NON ERANO TUTTI D’ACCORDO
Ed ecco forse il particolare più importante dell’intero fascicolo.
La posizione favorevole alla classificazione non appare essere stata unanimemente condivisa all’interno dello stesso NIAID.
Michael Kurilla, responsabile della biodefesa dell’istituto, mise in discussione proprio l’argomento della «vulnerabilità».
Il ragionamento era sostanzialmente questo: se non esiste ancora un vaccino autorizzato e schierato come contromisura, quale vulnerabilità strategica starebbe rivelando il dato?
Kurilla arrivò successivamente a definire la questione della classificazione, secondo i documenti pubblicati, sostanzialmente una “red herring”, una falsa pista.
Ancora più significativo: la revisione interna rilevava che precedenti dati sugli aerosol erano già stati condivisi e in alcuni casi pubblicati.
Dunque il tentativo di ricondurre improvvisamente quei risultati nel perimetro del segreto non appariva affatto ovvio neppure agli specialisti dell’istituto.
Questo dettaglio rende la vicenda ancora più seria.
Perché impedisce di liquidare tutto dicendo:
«Era materiale militare, naturalmente doveva essere segreto.»
A quanto emerge dalle carte, non era così semplice.
DUAL USE: QUANDO L’OVERSIGHT DIVENTA IL PROBLEMA
Nelle comunicazioni interne compare anche il tema della dual-use research: ricerca scientifica legittima che può produrre conoscenze, tecnologie o metodologie potenzialmente utilizzabili anche in modo dannoso.
È uno dei problemi fondamentali della moderna ricerca sui patogeni.
Se voglio sviluppare una difesa contro un attacco biologico aerosolico, devo comprendere come un agente patogeno si comporta in quelle condizioni.
Ma più perfeziono la conoscenza del fenomeno, più genero informazioni che potrebbero avere anche applicazioni offensive.
È il paradosso della biodefesa.
Proprio per questo esistono procedure di controllo.
Le carte pubblicate mostrano però quanto possa diventare sottile il confine tra controllare il rischio e controllare l’informazione sul rischio.
Sono due cose completamente diverse.
Ed è su questa distinzione che il caso Fauci merita di essere giudicato politicamente e amministrativamente.
DAL SEGRETO ALLA TRASPARENZA: IL PARADOSSO FAUCI
Durante la pandemia Anthony Fauci divenne per milioni di persone l’incarnazione dell’autorità scientifica.
Il suo capitale politico dipendeva essenzialmente da una parola:
fiducia.
Fidatevi delle istituzioni.
Fidatevi degli esperti.
Fidatevi delle agenzie.
Fidatevi della scienza.
Ma la fiducia non può essere un ordine.
La fiducia nasce dalla possibilità di verificare.
E un sistema nel quale l’autorità decide che un risultato problematico sarebbe stato meglio classificato crea inevitabilmente il problema opposto: perché il cittadino dovrebbe credere che gli vengano mostrati anche i risultati scomodi?
Questo non prova automaticamente un complotto.
Non dimostra che Fauci abbia commesso un reato.
Non dimostra che l’esperimento abbia causato epidemie.
Non dimostra che i vaccini Ebola somministrati alla popolazione fossero pericolosi.
Ma documenta qualcosa che, sul piano istituzionale, è già abbastanza grave da meritare un’inchiesta seria:
la tentazione di trattare la segretezza come risposta a un risultato scientificamente e politicamente problematico.
POI ARRIVA IL COVID
Ed è impossibile leggere queste carte nel 2026 senza pensare a ciò che sarebbe accaduto quattro anni dopo.
Durante i primi giorni dell’emergenza COVID, le annotazioni di Fauci pubblicate dalla commissione mostrano discussioni private sull’origine di SARS-CoV-2 molto più articolate di quanto la polarizzazione pubblica successiva avrebbe lasciato immaginare.
Durante l’udienza del 29 luglio 2026, Fauci ha poi invocato ripetutamente il Quinto Emendamento, rifiutando di rispondere alle domande del Senate Homeland Security Committee.
Fauci ha spiegato di agire su consiglio dei propri legali e ha accusato Rand Paul di voler costruire un procedimento penale contro di lui.
Paul sostiene invece che la grazia presidenziale ricevuta da Fauci renda ingiustificato il ricorso al Quinto Emendamento.
La questione giuridica è contestata.
Diversi giuristi hanno osservato che la grazia federale non elimina necessariamente ogni possibile rischio di autoincriminazione, soprattutto rispetto a eventuali procedimenti statali o a condotte non coperte dal provvedimento.
Il punto, quindi, non è affermare che «chi invoca il Quinto è colpevole».
Il Quinto Emendamento è un diritto costituzionale e il suo esercizio non costituisce prova di colpevolezza.
Il punto politico è un altro.
L’uomo che per anni era stato chiamato a fornire risposte al Paese, davanti a una commissione intenzionata a interrogarlo sulle decisioni prese durante una delle più grandi emergenze sanitarie della storia americana, ha scelto di non rispondere.
IL CONTEMPT E LO SCONTRO CON RAND PAUL
Il 6 agosto 2026 la commissione del Senato ha votato per dichiarare Fauci in contempt of Congress e trasmettere la questione al Dipartimento di Giustizia.
Anche questo fatto deve essere raccontato correttamente.
Si è trattato di un voto politicamente diviso della commissione, non di una condanna penale.
Fauci non diventa colpevole perché Rand Paul lo accusa.
E Rand Paul non diventa automaticamente inattendibile perché è da anni uno dei suoi principali avversari politici.
Le accuse vanno confrontate con i documenti.
Ed è proprio questo il punto di forza del dossier Ebola:
qui ci sono documenti da leggere.
LA GRAZIA DI BIDEN
C’è poi un fatto straordinario.
Il 19 gennaio 2025, nelle ultime ore della sua presidenza, Joe Biden concesse ad Anthony Fauci una grazia piena e incondizionata per eventuali reati federali commessi dal 1° gennaio 2014 fino alla data del provvedimento, purché connessi al suo servizio come direttore del NIAID, membro delle task force COVID della Casa Bianca o Chief Medical Advisor.
È essenziale precisarlo:
una grazia non costituisce la prova che il beneficiario abbia commesso un reato.
Biden motivò queste grazie preventive come protezione di funzionari e altre figure da quelle che considerava possibili persecuzioni politiche.
Ma l’ampiezza temporale e materiale della protezione concessa a Fauci rimane politicamente impressionante.
Perché copre precisamente il periodo nel quale ricadono sia l’esperimento Ebola del 2015-2016 sia gran parte delle controversie sulla pandemia.
E una grazia presidenziale federale non può cancellare il dibattito pubblico su ciò che è accaduto.
Può incidere sulla perseguibilità di determinati reati federali.
Non può classificare la storia.
IL CASO MORENS: QUANDO LE E-MAIL DIVENTANO PROVE
Il quadro della trasparenza istituzionale si è ulteriormente aggravato nel 2026 per un’altra vicenda.
David Morens, ex senior adviser di Fauci al NIAID, si è dichiarato colpevole nell’agosto 2026 di una cospirazione volta a occultare documenti federali relativi alla ricerca sul COVID-19, nell’ambito di un procedimento riguardante anche l’utilizzo di account privati e la gestione delle comunicazioni soggette agli obblighi di conservazione.
Questo non dimostra automaticamente alcuna responsabilità penale di Fauci.
Le responsabilità penali sono personali.
Ma distrugge definitivamente l’idea che le preoccupazioni sulla gestione delle comunicazioni e dei documenti all’interno dell’ambiente NIAID possano essere liquidate in blocco come fantasie complottiste.
Almeno in un caso importante, la questione dell’occultamento dei documenti è passata dalle audizioni politiche a una dichiarazione di colpevolezza.
IL VERO SCANDALO È IL MODELLO DI POTERE
Ed è qui che bisogna smettere di ridurre tutto alla domanda infantile:
Fauci buono o Fauci cattivo?
Il problema è molto più grande di un uomo.
Il caso racconta la concentrazione di potere che si verifica quando la stessa struttura:
- finanzia la ricerca;
- partecipa alla sua progettazione;
- seleziona gli esperti;
- interpreta i risultati;
- interagisce con gli apparati di sicurezza;
- influenza la comunicazione pubblica;
- e partecipa alla definizione delle regole con cui quella ricerca viene controllata.
In un sistema del genere l’errore scientifico rischia di diventare un problema politico.
Il problema politico diventa un problema reputazionale.
Il problema reputazionale diventa un problema di comunicazione.
E il problema di comunicazione può trasformarsi nella tentazione di decidere che cosa il pubblico debba sapere.
È esattamente per evitare questa spirale che l’indipendenza dei controlli non è un dettaglio burocratico.
È una necessità democratica.
IL DOPO-FAUCI
Nel luglio 2026 l’amministrazione Trump ha introdotto una nuova politica federale per fermare il finanziamento pubblico della cosiddetta dangerous gain-of-function research e rafforzare il controllo sulle ricerche biologiche ad alto rischio.
Rand Paul sta parallelamente spingendo il Risky Research Review Act, basato sull’idea che determinate ricerche non possano essere giudicate esclusivamente dalle strutture che le finanziano.
Si può discutere sulla soluzione legislativa.
Si può discutere sulla definizione di gain-of-function.
Si può discutere sulla quantità di ricerca che debba essere limitata senza paralizzare la medicina e la biodefesa.
Ma dopo aver letto queste carte diventa molto più difficile sostenere che il problema dell’oversight non esista.
Perché l’esperimento Ebola offre quasi un caso da manuale.
Un’agenzia finanzia una ricerca.
L’agenzia contribuisce alla progettazione.
Il suo direttore scopre risultati che considera problematici.
E la discussione arriva fino alla possibilità di classificarli.
NON È LA SCIENZA SOTTO ACCUSA. È IL POTERE SENZA CONTROLLO
Questo dossier non dovrebbe essere usato per dichiarare guerra alla ricerca scientifica.
Dovrebbe servire all’esatto contrario.
A separare la scienza dal potere.
La scienza può sbagliare.
Un esperimento può fallire.
Un’ipotesi può essere smentita.
Un vaccino sperimentale può funzionare in un modello e fallire in un altro.
È normale.
Ciò che non dovrebbe essere normale è che l’apparato chiamato a finanziare e controllare una ricerca possa avere anche un interesse istituzionale nel limitarne la conoscibilità quando i risultati diventano imbarazzanti.
Per questo la frase attribuita a Fauci è destinata a rimanere.
Non perché dimostri da sola un crimine.
Non lo fa.
Ma perché condensa una cultura amministrativa in poche parole:
l’esperimento non avrebbe dovuto essere fatto e avrebbe dovuto essere classificato.
E qui si apre una domanda che nessuna grazia presidenziale può cancellare e nessuna battaglia partitica dovrebbe soffocare:
quante volte il cittadino americano ha finanziato esperimenti che non sapeva di finanziare, con rischi che non poteva valutare e risultati che qualcuno avrebbe preferito non fargli conoscere?
Fauci ha il diritto di difendersi.
Ha il diritto al silenzio quando la Costituzione glielo riconosce.
Ha diritto alla presunzione d’innocenza.
Ma il pubblico possiede un diritto altrettanto fondamentale:
leggere le carte.
Perché il vero problema non è che uno scienziato possa commettere un errore.
Il vero problema nasce quando una struttura scientifica diventa abbastanza potente da finanziare il rischio, interpretarlo, amministrarne le conseguenze e discutere contemporaneamente se ciò che è accaduto debba essere conosciuto.
La scienza sopravvive agli errori.
La fiducia, molto meno.
E se c’è una frase che sintetizza il dossier pubblicato il 28 settembre 2026, non viene da Rand Paul, da un giornalista o da un oppositore dei vaccini.
Viene dalle carte attribuite allo stesso Anthony Fauci:
«Avrebbe dovuto essere un esperimento classificato.»
Ed è precisamente per questo che oggi deve essere pubblico.
FONTI E DOCUMENTI
U.S. Senate — Sen. Rand Paul, The Reading Room, documentazione pubblicata il 28 settembre 2026 sugli esperimenti NIAID–DoD con Ebola aerosolizzata:
The Reading Room — Senator Rand Paul
Just The News — Steven Richards e John Solomon, Fauci diary reveals alarm that U.S. had aerosolized Ebola virus: “Never should have been done”, 27 settembre 2026:
Fauci diary reveals alarm over aerosolized Ebola experiment
Associated Press, resoconto dell’audizione del 29 luglio 2026 e dell’invocazione ripetuta del Quinto Emendamento:
Fauci repeatedly invokes the Fifth Amendment in Senate hearing
CBS News, resoconto integrale dell’audizione Fauci–Paul del 29 luglio 2026:
Anthony Fauci invokes Fifth Amendment in Senate hearing
CBS News, voto della Senate Homeland Security Committee sul contempt, 6 agosto 2026:
Senate committee votes to hold Fauci in contempt
Associated Press, analisi della controversia costituzionale sul Quinto Emendamento dopo la grazia presidenziale:
Fauci’s Fifth Amendment claim and the legal debate
U.S. Department of Justice — Office of the Pardon Attorney, registro ufficiale delle grazie concesse da Joe Biden, compresa quella ad Anthony Fauci del 19 gennaio 2025:
DOJ — Pardons Granted by President Joseph Biden
Executive Grant of Clemency — Anthony S. Fauci, testo della grazia presidenziale del 19 gennaio 2025:
Executive Grant of Clemency — Dr. Anthony S. Fauci
Associated Press, procedimento contro David Morens e dichiarazione di colpevolezza relativa all’occultamento di documenti sulla ricerca COVID:
Former Fauci adviser David Morens pleads guilty
U.S. Department of Health and Human Services, nuova politica federale sulle ricerche biologiche ad alto rischio, 28 luglio 2026:
Trump Administration Releases Policy to End Dangerous High-Risk Research

