EPSTEIN FILES, ORA TOCCA ALL’ITALIA: NIENTE SCONTI, NIENTE ZONE FRANCHE PER I POTENTI

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La Procura di Roma apre un fascicolo per violenza sessuale e chiede agli Stati Uniti anche gli atti non ancora pubblici. Nei documenti compaiono riferimenti all’Italia, a località simbolo del lusso e a soggetti inseriti in circuiti economici e sociali internazionali. Ma attenzione: il procedimento è, allo stato, contro ignoti e comparire nei file non significa essere colpevoli. Proprio per questo occorre fare ciò che per troppo tempo è mancato nel caso Epstein: verificare tutto, nome per nome, rapporto per rapporto, senza protezioni derivanti da denaro, cognome o posizione sociale.

C’è un momento nel quale le formule prudenti non possono trasformarsi in un alibi per non fare domande.

Quel momento, per l’Italia, potrebbe essere arrivato.

La Procura di Roma ha aperto formalmente un fascicolo sugli Epstein Files per l’ipotesi di violenza sessuale. L’indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Maurizio Arcuri, è al momento contro ignoti e punta ad accertare se cittadini italiani all’estero, oppure persone che abbiano agito sul territorio italiano, possano essere coinvolti in fatti penalmente rilevanti collegati alla vicenda Epstein.

Non solo.

Da Roma è partita una rogatoria verso gli Stati Uniti per ottenere documentazione detenuta dalle autorità americane, compresi atti che non sono ancora stati resi pubblici.

Ed è questo il passaggio che rende il filone italiano molto più importante di una semplice caccia ai nomi.

L’Italia entra ufficialmente nel dossier Epstein

L’indagine nasce dall’esposto presentato il 26 marzo 2026 dall’associazione Differenza Donna, che aveva chiesto alla magistratura di verificare possibili reati transnazionali collegati a tratta, violenze sessuali e sfruttamento sessuale di donne, ragazze e minori.

Secondo quanto riportato dall’ANSA e da Sky TG24, nell’esposto vengono segnalate ricorrenze riguardanti soggetti italiani e riferimenti a soggiorni, spostamenti e relazioni in diverse località del nostro Paese.

I nomi geografici sono pesanti:

Capri. Costiera Amalfitana. Costa Smeralda. Milano. Roma.

Non periferie sconosciute del sistema Epstein, dunque, ma alcuni dei luoghi più rappresentativi del turismo internazionale, della finanza, degli affari e dell’alta società italiana.

L’esposto parla inoltre di contatti con persone inserite in circuiti economici e sociali di rilievo internazionale che, secondo l’associazione, meritano di essere verificati per stabilire se qualcuno possa aver avuto un ruolo nella rete di sfruttamento.

Ed è precisamente qui che deve intervenire la magistratura.

Non attraverso processi mediatici.

Attraverso documenti, testimonianze, registri, comunicazioni, spostamenti e riscontri.

Non basta essere dentro un file per essere colpevoli

Una precisazione è fondamentale.

Essere nominati negli Epstein Files non significa essere accusati di un reato, così come aver incontrato Epstein o aver avuto rapporti sociali o professionali con lui non dimostra automaticamente alcuna partecipazione alle sue attività criminali.

Lo sottolinea la stessa Differenza Donna.

Ed è una distinzione che deve valere per tutti.

Ma la presunzione d’innocenza non significa nemmeno che davanti a nomi potenti si debba smettere di fare domande.

È esattamente il contrario.

Quando una vicenda internazionale di questa portata arriva a lambire ambienti economici, finanziari e sociali italiani, il compito delle istituzioni è accertare i fatti senza guardare cognomi, patrimoni, amicizie o relazioni.

Nessuno deve essere condannato perché compare in un documento.

Ma nessuno deve essere sottratto agli accertamenti perché appartiene all’élite.

Thomas Massie porta alcuni nomi italiani davanti al Congresso

A rendere ancora più delicato il caso è intervenuto il deputato repubblicano americano Thomas Massie, uno dei parlamentari che negli Stati Uniti stanno chiedendo maggiore trasparenza sulla documentazione Epstein.

Massie ha pubblicamente citato anche alcuni italiani chiedendo che vengano effettuati accertamenti.

Tra i nomi emersi c’è quello di Lapo Elkann.

Questo non significa che Elkann sia indagato dalla Procura di Roma né, tantomeno, che abbia commesso un reato.

Elkann ha infatti respinto nettamente qualsiasi insinuazione.

Ha dichiarato di aver incontrato Jeffrey Epstein soltanto due volte: una prima volta a New York, quando lavorava come assistente di Henry Kissinger, durante un evento pubblico frequentato da esponenti della politica e della finanza; una seconda volta a Roma, in occasione di un evento d’affari collegato a Brasilinvest.

Ha inoltre sostenuto che negli archivi Epstein pubblicamente disponibili non esisterebbe corrispondenza diretta tra lui e il finanziere americano.

E ha dichiarato la propria completa disponibilità a fornire chiarimenti alle autorità.

È giusto riportarlo integralmente nella sostanza.

Ma proprio perché esistono contestazioni e smentite, la soluzione non può essere né la gogna né il silenzio.

La soluzione sono gli atti.

Fuori tutti gli atti

È questo che dovrebbe chiedere oggi l’opinione pubblica italiana.

Non insinuazioni.

Non fotografie decontestualizzate.

Non liste trasformate arbitrariamente in elenchi di colpevoli.

Ma nemmeno omertà istituzionale.

Servono gli atti.

Chi incontrava Epstein?

Per quale motivo?

Dove?

Quando?

Quante volte?

Esistevano comunicazioni?

Esistevano inviti?

Esistevano viaggi?

Esistono testimonianze delle vittime?

Esistono riferimenti incrociati negli archivi dell’FBI e del Dipartimento di Giustizia?

Esistono episodi avvenuti sul territorio italiano?

Sono queste le domande che devono trovare una risposta.

Capri, Costa Smeralda, Milano, Roma: cosa accadeva realmente?

Il punto forse più inquietante del filone italiano non è nemmeno il singolo nome.

È la geografia.

Se le indicazioni contenute nell’esposto troveranno riscontro investigativo, bisognerà ricostruire cosa rappresentassero per il circuito Epstein determinate località italiane.

Erano semplicemente destinazioni frequentate da miliardari e personaggi dell’alta società?

Oppure esistevano relazioni più strutturate?

Chi organizzava eventuali soggiorni?

Chi partecipava agli incontri?

Chi metteva a disposizione immobili, imbarcazioni, servizi o contatti?

Ci sono persone che possono testimoniare?

Sono domande, non accuse.

Ma sono domande che uno Stato serio ha il dovere di porre.

Soprattutto quando l’inchiesta madre riguarda un uomo che costruì per anni una rete di relazioni impressionante attorno a gravissimi reati sessuali.

Il cognome non può diventare uno scudo

Qui si misura la credibilità dello Stato.

La giustizia deve applicare esattamente lo stesso criterio al cittadino sconosciuto e al personaggio appartenente alle famiglie più influenti del Paese.

Non esistono cognomi troppo importanti per essere sottoposti a verifica.

Non esistono patrimoni troppo grandi.

Non esistono amicizie troppo prestigiose.

Allo stesso modo, però, non esistono cognomi abbastanza famosi da poter essere trasformati in colpevoli senza prove.

Accertare tutto e presumere innocente chiunque fino alla prova contraria non sono principi incompatibili. Sono esattamente le due facce dello Stato di diritto.

La rogatoria americana può essere decisiva

Ed ecco perché la richiesta italiana agli Stati Uniti assume enorme importanza.

La Procura vuole ottenere anche documentazione non ancora pubblica.

Se Washington trasmetterà materiale nuovo, gli investigatori italiani potranno confrontarlo con ciò che è già disponibile e verificare eventuali collegamenti con persone, viaggi e luoghi italiani.

È lì che potrà avvenire il salto di qualità.

Perché il caso Epstein è stato soffocato per anni da una quantità enorme di rumore: elenchi, indiscrezioni, fotografie, amicizie, agende telefoniche, registri di volo e rapporti sociali sono stati spesso mescolati indiscriminatamente.

La magistratura deve fare l’operazione opposta:

separare ciò che è socialmente imbarazzante da ciò che è penalmente rilevante.

E, dove emergessero reati, procedere senza alcuna deferenza.

Le eventuali vittime italiane vengono prima dei cognomi eccellenti

C’è infine un elemento che rischia di essere dimenticato mentre televisioni e giornali discutono dei personaggi famosi.

Le vittime.

L’indagine riguarda ipotesi di violenza sessuale e nasce da un esposto che richiama possibili fenomeni di tratta e sfruttamento sessuale di donne, ragazze e minori.

Se esistono vittime legate all’Italia, devono essere trovate, ascoltate e protette.

Se esistono persone che hanno visto, accompagnato, organizzato o semplicemente assistito a qualcosa di rilevante, devono essere messe nelle condizioni di parlare.

Perché dietro il fascino morboso degli “Epstein Files” esiste una realtà molto meno cinematografica: ragazze realmente abusate e un sistema di potere che per anni consentì a Epstein di frequentare ambienti straordinariamente influenti.

Niente processi sommari. Ma soprattutto niente insabbiamenti

La posizione corretta dovrebbe essere semplicissima.

Nessun italiano citato nei documenti deve essere dichiarato colpevole senza prove.

Ma, contemporaneamente:

nessun italiano deve essere considerato intoccabile.

La Procura di Roma ha aperto una porta che adesso deve essere attraversata fino in fondo.

Acquisire gli archivi americani.

Ricostruire i soggiorni italiani.

Verificare i contatti.

Incrociare date e luoghi.

Ascoltare eventuali vittime.

Separare chi ebbe semplici rapporti sociali con Epstein da chi, eventualmente, fosse a conoscenza o partecipe di condotte criminali.

E rendere conto all’opinione pubblica degli esiti dell’indagine nei limiti consentiti dalla legge.

Perché questa volta il Paese non ha bisogno dell’ennesima lista di nomi lanciata sui social.

Ha bisogno della verità.

E se dietro le ville, gli yacht, gli alberghi esclusivi, le feste e i rapporti internazionali non esiste nulla di penalmente rilevante, sarà l’indagine a stabilirlo.

Se invece emergessero responsabilità, il peso del cognome, del patrimonio e delle relazioni non dovrà valere un solo grammo davanti alla legge.

Questa è la vera posta in gioco del filone italiano degli Epstein Files.

Non trovare un colpevole a tutti i costi.

Ma impedire che, ancora una volta, il potere possa diventare sinonimo di impunità.


FONTI E APPROFONDIMENTI

Sky TG24 – Caso Epstein, la Procura di Roma indaga sugli italiani coinvolti nei files
https://tg24.sky.it/cronaca/2026/09/05/caso-epstein-italiani-cosa-sappiamo

ANSA – La Procura di Roma indaga sugli italiani negli Epstein file
https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/09/05/indagine-della-procura-di-roma-sugli-italiani-negli-epstein-files_144afa36-da50-4944-a016-c834cf475473.html

RaiNews – Indagine della Procura di Roma sugli italiani, Lapo Elkann smentisce ogni coinvolgimento
https://www.rainews.it/articoli/2026/09/indagine-della-procura-di-roma-sugli-italiani-lapo-elkann-smentisce-ogni-coinvolgime-8781217b-e9e0-4958-ac0c-27b50bd7f4b7.html

Corriere della Sera – Epstein, inchiesta della Procura di Roma sugli italiani citati nei file
https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/26_settembre_05/epstein-inchiesta-della-procura-di-roma-sugli-italiani-citati-nei-file-molti-nomi-e-luoghi-simbolo-del-paese-afb4a882-cb4a-4b57-8c66-431355a72xlk.shtml

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