Dai pinguini all’H5N1: Gates, Fauci, ricerca sui virus e vaccini. Seguire il denaro senza inventare la conclusione

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Cinquemila pinguini vaccinati in Australia sembrano una curiosità scientifica. Ma seguendo aziende, finanziamenti e programmi di ricerca emerge una storia molto più ampia: esperimenti sulla trasmissibilità dell’influenza H5, finanziamenti NIAID, investimenti della Gates Foundation nell’mRNA, nascita di CEPI e nuovi programmi vaccinali contro l’influenza aviaria. Le connessioni sono reali; trasformarle automaticamente nella prova di un complotto, invece, sarebbe un errore. Proprio per questo la domanda sulla trasparenza rimane legittima.

Tutto comincia da una notizia apparentemente marginale: migliaia di piccoli pinguini australiani coinvolti in un programma di vaccinazione contro l’influenza aviaria H5.

Animali catturati, identificati, vaccinati, monitorati e successivamente manipolati nuovamente per la seconda dose. Il documento da cui prende avvio questa ricostruzione parla di 5.000 little penguins nello Stato australiano di Victoria e identifica Zoetis come produttore del vaccino scelto per il programma.

Una storia che potrebbe terminare qui.

Invece apre una porta.

Perché quando si comincia a ricostruire chi opera nel settore, chi finanzia chi e soprattutto quanto indietro nel tempo arrivino gli investimenti nella preparazione alle pandemie influenzali, ricompaiono alcuni dei protagonisti che hanno dominato il dibattito sanitario degli ultimi quindici anni.

Bill Gates. La Gates Foundation. Anthony Fauci e il NIAID. La ricerca sull’H5. L’mRNA. CEPI. Moderna. Zoetis.

La questione seria non è sostenere che tutti questi soggetti facciano parte di un piano segreto. Il materiale di partenza stesso esclude esplicitamente che esistano prove che Gates abbia creato l’attuale focolaio H5 australiano, che Fauci abbia progettato il virus oggi in circolazione o che il programma sui pinguini sia finalizzato a provocare una pandemia.

La questione è un’altra: quanto è diventato esteso e interconnesso l’ecosistema economico, scientifico e istituzionale della “pandemic preparedness”?

E quanto controllo pubblico esiste su questo sistema?

2009: 9,5 milioni di dollari per studiare l’influenza pandemica

Bisogna tornare indietro di molti anni rispetto al Covid.

Nel 2009 la Bill & Melinda Gates Foundation finanziò con 9,5 milioni di dollari un programma dell’University of Wisconsin–Madison guidato dal virologo Yoshihiro Kawaoka.

L’obiettivo dichiarato era scientificamente comprensibile: identificare le mutazioni capaci di indicare che un virus influenzale animale stesse acquisendo caratteristiche potenzialmente pandemiche.

Conoscere in anticipo le mutazioni pericolose potrebbe infatti consentire ai sistemi di sorveglianza di individuarle prima che un nuovo virus cominci a diffondersi efficacemente nell’uomo.

Il problema emerge quando per capire come un virus potrebbe diventare più pericoloso si realizzano esperimenti che gli fanno acquisire determinate caratteristiche.

Ed è qui che arriviamo al 2012.

2012: l’esperimento H5 che accese il dibattito sulla biosicurezza

Nel 2012 Nature pubblicò uno studio del gruppo di Kawaoka.

I ricercatori introdussero mutazioni nell’emoagglutinina H5 e combinarono il materiale con segmenti genetici provenienti dal virus pandemico H1N1 del 2009.

Successivamente il virus venne studiato nei furetti.

Non si tratta di animali scelti casualmente: i furetti costituiscono uno dei modelli sperimentali maggiormente utilizzati per studiare la trasmissione dell’influenza.

Il risultato fu precisamente ciò che rese l’esperimento così discusso:

il virus sperimentalmente adattato riuscì a trasmettersi tra furetti attraverso goccioline respiratorie.

Gli autori sostenevano una logica di prevenzione: identificare le mutazioni necessarie alla trasmissione avrebbe potuto migliorare la sorveglianza dei virus presenti in natura.

I critici sollevarono però una questione destinata a diventare centrale:

fino a che punto è accettabile aumentare sperimentalmente determinate caratteristiche di un patogeno per prepararsi al rischio che quelle caratteristiche emergano naturalmente?

Non è una domanda nata con i social network o con il Covid.

Era già al centro di una feroce controversia scientifica.

Gates Foundation e NIAID: il punto d’incontro

Un elemento particolarmente importante riguarda i finanziamenti.

Secondo il materiale analizzato, tra i finanziatori della ricerca figuravano sia sovvenzioni della Bill & Melinda Gates Foundation sia il National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID), allora diretto da Anthony Fauci.

Occorre essere rigorosi.

Questo non significa che Fauci abbia personalmente progettato l’esperimento.

E non significa che Bill Gates abbia ordinato ai ricercatori di modificare un virus.

Significa però che finanziamenti provenienti dall’universo Gates e dal NIAID dell’era Fauci convergevano su un settore della ricerca sull’H5 che sarebbe diventato estremamente controverso.

È già abbastanza importante senza aggiungere ciò che i documenti non dimostrano.

Era “gain of function”?

Qui comincia anche la battaglia sulle definizioni.

“Gain of function” è diventata un’espressione politicamente esplosiva, soprattutto dopo la pandemia di Covid-19.

Ma il problema scientifico precede il Covid.

Il documento ricorda come gli esperimenti sulla trasmissione aerea dell’H5N1 nei furetti siano stati successivamente discussi nel contesto del gain-of-function research of concern, proprio perché riguardavano l’acquisizione di caratteristiche biologiche con potenziali conseguenze per biosicurezza e biosecurity.

Il punto importante non è vincere una battaglia semantica.

È riconoscere che la controversia sul rapporto beneficio scientifico/rischio biologico era abbastanza seria da provocare un intervento governativo.

2014: gli Stati Uniti fermano parte della ricerca

Nell’ottobre 2014 Washington sospese temporaneamente il finanziamento federale di determinate ricerche riguardanti influenza, SARS e MERS quando gli esperimenti prevedevano l’aumento di caratteristiche quali trasmissibilità nei mammiferi o patogenicità.

Questo passaggio è fondamentale.

Non dimostra che tutta la ricerca fosse irresponsabile.

Dimostra però che il rischio non era una fantasia dei “complottisti”: le stesse istituzioni statunitensi ritenevano alcune categorie di esperimenti sufficientemente delicate da richiedere una pausa e una rivalutazione.

Contemporaneamente stava crescendo un altro settore destinato a cambiare completamente l’industria vaccinale.

2015: Gates punta sull’mRNA

Nel 2015 la Gates Foundation annunciò un impegno da 52 milioni di dollari nella società biotecnologica tedesca CureVac.

E non si trattava esclusivamente di una sovvenzione filantropica.

L’accordo comprendeva anche un investimento azionario.

La Foundation stava quindi investendo capitale in un’azienda impegnata nello sviluppo della tecnologia mRNA.

Due anni più tardi arrivò inoltre il sostegno della Gates Foundation a un progetto CureVac per lo sviluppo di un vaccino universale contro l’influenza basato sull’mRNA.

Siamo nel 2017.

Il Covid non esiste ancora.

Eppure sono già presenti molti elementi che diventeranno centrali pochi anni dopo:

influenza pandemica → ricerca sulle mutazioni → mRNA → vaccini influenzali → produzione rapida di vaccini.

CEPI: nasce l’infrastruttura per la prossima epidemia

Nel 2017 nasce anche CEPI, Coalition for Epidemic Preparedness Innovations.

La Gates Foundation figura tra i suoi sostenitori fondatori.

La missione è costruire capacità scientifiche e produttive che consentano di rispondere rapidamente alle nuove epidemie.

Di per sé, prepararsi alle pandemie è perfettamente razionale.

Dopo quello che il mondo ha vissuto con Covid-19 sarebbe assurdo sostenere il contrario.

Ma proprio perché queste strutture possono orientare quantità enormi di capitale pubblico e privato, priorità scientifiche e strategie sanitarie internazionali, la trasparenza dovrebbe aumentare insieme alla loro influenza.

Non diminuire.

H5N1 diventa un modello per “Disease X”

Ed eccoci agli sviluppi più recenti descritti dal materiale.

Nell’ottobre 2025 CEPI avrebbe finanziato il Serum Institute of India per sviluppare vaccini H5N1.

Particolarmente interessante è il linguaggio utilizzato: H5N1 viene presentato come prototipo utile alla preparazione nei confronti della cosiddetta “Disease X”, il termine utilizzato nella sanità pubblica per indicare un futuro agente patogeno ancora sconosciuto capace di provocare una grave epidemia o pandemia.

Questo non significa, ed è importante ripeterlo, che CEPI voglia “creare Disease X”.

Significa esattamente il contrario nelle finalità dichiarate: prepararsi prima che emerga.

Ma dimostra quanto l’H5 sia diventato importante come banco di prova della nuova architettura di risposta pandemica.

Moderna entra nella partita H5

CEPI avrebbe inoltre impegnato fino a 54,3 milioni di dollari per sostenere il programma Moderna relativo a un vaccino pandemico H5.

Il candidato indicato è mRNA-1018.

Un vaccino H5 basato sull’mRNA.

Ed ecco perché la cronologia diventa interessante.

La Gates Foundation sostiene la nascita di CEPI.

CEPI diventa un importante finanziatore della preparazione vaccinale pandemica.

CEPI finanzia programmi H5.

Tra questi compare un vaccino mRNA Moderna.

Parallelamente H5N1 viene utilizzato come modello di preparazione a Disease X.

Ancora una volta: connessione non significa automaticamente causalità occulta.

Ma sostenere che queste connessioni non meritino attenzione sarebbe altrettanto ideologico.

Ed eccoci a Zoetis

Torniamo finalmente ai pinguini.

Zoetis è uno dei giganti mondiali della farmaceutica veterinaria.

Secondo la ricostruzione fornita, la Gates Foundation avrebbe destinato alla società complessivamente circa 29,7 milioni di dollari attraverso importanti programmi dedicati alla salute animale.

Si tratta di programmi riguardanti farmaci veterinari, diagnostica, vaccini e allevamento, compreso il settore avicolo.

Separatamente, ed è una distinzione essenziale, Zoetis fornisce il vaccino H5 scelto dall’Australia per il programma dedicato agli uccelli autoctoni.

La tentazione sarebbe allora costruire una conclusione immediata:

Gates → Zoetis → vaccino → pinguini.

Ma sarebbe una semplificazione che i documenti presentati non consentono.

Non abbiamo infatti prova, sulla base del materiale fornito, che il denaro della Gates Foundation abbia finanziato specificamente quel vaccino.

Non abbiamo prova che Gates abbia ordinato all’Australia di vaccinare i pinguini.

Non abbiamo prova che Gates riceva denaro per ogni animale vaccinato.

Lo stesso testo di partenza lo riconosce esplicitamente.

Ed è proprio questa prudenza a rendere più interessante la parte documentabile.

Non solo Australia: vaccini RNA nei pinguini selvatici

La vicenda non riguarda soltanto i piccoli pinguini australiani.

Il materiale segnala uno studio pubblicato nel febbraio 2026 relativo alla vaccinazione di pulcini selvatici di pinguino reale contro l’influenza H5.

In quel caso non veniva utilizzato il vaccino Zoetis.

Trenta animali avrebbero ricevuto un vaccino sperimentale H5 a RNA auto-amplificante, prodotto da Ceva Santé Animale, con successivo richiamo e monitoraggio.

Anche qui non viene documentato un coinvolgimento di Gates.

Ma emerge una tendenza più ampia:

la vaccinazione H5 non riguarda più esclusivamente gli allevamenti avicoli.

Sta entrando nella conservazione delle specie, nella fauna selvatica e persino nelle nuove piattaforme RNA.

È un cambiamento che merita un dibattito pubblico molto più ampio.

Il vero problema: il paradosso della preparazione pandemica

Arriviamo così alla questione fondamentale.

La scienza vuole prevenire le pandemie.

Per prevenirle deve comprendere come i virus cambiano.

Per capire quali mutazioni possano rendere un virus animale capace di diffondersi nei mammiferi, può essere necessario studiare sperimentalmente quelle mutazioni.

Contemporaneamente bisogna sviluppare vaccini.

Creare capacità produttiva.

Preparare piattaforme mRNA.

Costruire sistemi di sorveglianza.

Finanziare aziende e laboratori.

Creare scorte.

Ogni singolo passaggio può possedere una giustificazione perfettamente razionale.

Ma l’insieme produce un paradosso:

quanto rischio siamo disposti a creare per prepararci al rischio?

È esattamente il nodo che attraversa da anni il dibattito sul gain-of-function.

Dopo l’esperienza del Covid, liquidare la questione con un semplice “fidatevi degli esperti” non è sufficiente.

La fiducia non dovrebbe sostituire la documentazione.

Dovrebbe derivare dalla documentazione.

Seguire il denaro, senza inventare la risposta

Questa è probabilmente la lezione più importante dell’intera vicenda.

Quando compaiono Gates, Fauci, Moderna, CEPI, mRNA e H5 nella stessa ricostruzione è facile saltare direttamente alla conclusione più clamorosa.

Ma il giornalismo dovrebbe fare esattamente il contrario.

Separare ciò che sappiamo da ciò che sospettiamo.

La documentazione presentata solleva domande precise:

quali esperimenti H5 vengono condotti oggi?

Quali laboratori manipolano virus H5 e con quali protocolli di biosicurezza?

Chi li finanzia?

Quali programmi riguardano l’aumento o lo studio della trasmissibilità nei mammiferi?

Quali aziende ricevono finanziamenti per sviluppare vaccini H5?

Quali fondazioni private possiedono partecipazioni nelle aziende coinvolte nella preparazione pandemica?

Come vengono prese le decisioni sull’impiego di miliardi di dollari durante un’emergenza?

Il testo originale sintetizza il problema con la più antica domanda del giornalismo investigativo:

chi beneficia economicamente quando arriva la prossima pandemia?

Porre la domanda non significa avere già stabilito la risposta.

Significa pretendere i documenti necessari per trovarla.

Quanto potere può avere una fondazione privata?

C’è infine una questione politica che va oltre l’influenza aviaria.

Bill Gates ha investito e destinato enormi quantità di denaro a vaccini, ricerca sanitaria e preparazione pandemica.

Per i sostenitori è una forma straordinaria di filantropia.

Per i critici è la dimostrazione di quanto un singolo miliardario e una fondazione privata possano acquisire influenza su decisioni che interessano miliardi di persone.

Le due interpretazioni possono essere opposte.

La domanda istituzionale, però, resta valida in entrambi i casi:

quanto potere dovrebbe avere un soggetto privato non eletto nell’architettura sanitaria mondiale?

Soprattutto quando il sistema collega laboratori, industrie farmaceutiche, governi, organizzazioni internazionali, produttori di vaccini, sistemi di sorveglianza e politiche emergenziali.

Non serve attribuire intenzioni maligne a qualcuno per chiedere trasparenza.

Il problema del potere esiste anche quando chi lo esercita è convinto di perseguire il bene.

I pinguini erano soltanto la porta d’ingresso

Ed è questa la parte quasi paradossale della storia.

Si parte da 5.000 pinguini vaccinati e microchippati.

Si incontra Zoetis.

Seguendo Zoetis compare la Gates Foundation.

Seguendo gli investimenti Gates sull’influenza si torna alla ricerca pandemica.

Da lì si arriva agli esperimenti H5 sulla trasmissione nei mammiferi e ai finanziamenti del NIAID dell’era Fauci.

Poi arrivano CureVac e l’mRNA.

Poi CEPI.

Poi Disease X.

Poi Moderna e un nuovo vaccino H5 a mRNA.

Infine il percorso ritorna all’influenza aviaria e ai vaccini. È la sequenza ricostruita anche nel documento originale.

Tutto questo dimostra un complotto?

No.

Dimostra qualcosa di diverso e verificabile: negli ultimi quindici anni è stata costruita una rete sempre più vasta di ricerca, finanziamento, produzione vaccinale e preparazione pandemica nella quale governi, fondazioni private, università, aziende farmaceutiche e organizzazioni sovranazionali sono profondamente interconnessi.

E quando potere, scienza e miliardi di dollari si concentrano nello stesso ecosistema, la risposta democratica non può essere:

“Fidatevi.”

Deve essere:

mostrate i finanziamenti.

Mostrate i contratti.

Mostrate le partecipazioni societarie.

Mostrate gli esperimenti.

Mostrate quali virus vengono modificati.

Mostrate le valutazioni dei rischi.

Mostrate i protocolli di biosicurezza.

Mostrate chi finanzia chi e chi possiede cosa.

Se tutto resiste alla verifica, tanto meglio.

È così che si costruisce la fiducia.

Nessun governo, laboratorio, colosso farmaceutico, organizzazione internazionale, Anthony Fauci o Bill Gates dovrebbe essere sottratto allo scrutinio soltanto perché alcune domande vengono considerate scomode.

Il punto non è stabilire se Gates sia “buono” o “cattivo”.

I documenti non possono rispondere a una domanda del genere.

Il punto è stabilire se una rete privata e pubblica dotata di una capacità straordinaria di indirizzare ricerca, investimenti e politiche sanitarie meriti un livello di controllo proporzionato al proprio potere.

La risposta dovrebbe essere ovvia:

sì.

Perché i pinguini, alla fine, non erano la storia.

Erano soltanto la traccia da cui cominciare.

Seguite il denaro.

Seguite la scienza.

Seguite i documenti.

E soprattutto, quando gli stessi nomi e le stesse istituzioni continuano a ricomparire, continuate a fare domande.

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