Ancora una volta il copione è sempre lo stesso.
Basta pronunciare tre parole — Milei, privatizzazioni, investitori stranieri — e una parte della controinformazione sembra non avere più bisogno di verificare cosa sia realmente accaduto.
La storia viene immediatamente confezionata secondo uno schema ideologico elementare: da una parte il presidente ultraliberista Javier Milei, pronto a «vendere la patria» al capitale internazionale; dall’altra studenti, sindacati, ambientalisti e cittadini che difendono eroicamente il territorio argentino.
Lo slogan è perfetto:
«La patria no se vende».
Il problema è che uno slogan politico non sostituisce l’analisi di una legge.
E soprattutto non dovrebbe consentire di omettere un dettaglio piuttosto importante: il capitolo più controverso sulla liberalizzazione dell’acquisto delle terre rurali da parte degli stranieri è stato eliminato dal provvedimento approvato dal Senato.
Questa omissione cambia parecchio il racconto.
IL PROGETTO ORIGINARIO DI MILEI ESISTEVA DAVVERO
Partiamo dai fatti, perché una confutazione seria non ha bisogno di inventare una realtà alternativa.
Il governo Milei aveva effettivamente presentato una riforma molto aggressiva della normativa argentina sulle terre rurali.
La legislazione vigente limita la concentrazione di terre rurali in mani straniere. Il progetto originario dell’esecutivo puntava invece a liberalizzare fortemente il sistema.
Quindi sostenere che non sia mai esistito un progetto di liberalizzazione sarebbe falso.
Il punto è un altro.
La propaganda prende il progetto originario e continua a raccontarlo come se fosse arrivato intatto fino all’approvazione parlamentare.
Non è ciò che è successo.
Il governo si è scontrato con un’opposizione politica e sociale significativa e, soprattutto, con un problema molto concreto: non aveva i voti sufficienti per approvare il testo nella sua forma originaria.
Il 5 agosto il governo aveva già modificato la proposta, passando dall’idea iniziale di eliminare il tetto alla proprietà straniera a un compromesso che avrebbe innalzato il limite generale dal 15% al 25%. Anche questo compromesso rimaneva contestato.
Poi è arrivato un arretramento ancora maggiore.
IL FATTO CHE DISTURBA LA NARRATIVA: IL CAPITOLO SULLE TERRE È STATO TOLTO
Il 6 agosto, mentre davanti al Congresso si manifestava gridando che «la patria non è in vendita», il processo parlamentare aveva ormai prodotto un risultato fondamentale.
Il capitolo che avrebbe liberalizzato la proprietà straniera delle terre era stato eliminato.
Il Senato ha successivamente dato la media sanción alla Ley de Inviolabilidad de la Propiedad Privada con 37 voti favorevoli e 33 contrari, ma senza due delle parti maggiormente contestate: quella relativa alle terre straniere e quella riguardante la modifica dell’uso dei terreni dopo gli incendi.
Questo non significa che le proteste fossero illegittime.
Significa qualcosa di molto più semplice:
se si racconta la vicenda, bisogna raccontarla tutta.
Si può scrivere:
«Il governo Milei ha tentato di liberalizzare fortemente l’acquisto di terre da parte degli stranieri, ha incontrato una forte opposizione politica e sociale, ha cercato un compromesso e infine il capitolo è stato eliminato dal provvedimento approvato dal Senato».
Questa è una descrizione.
Oppure si può costruire il racconto:
Milei vende l’Argentina agli stranieri e il popolo scende in strada per impedirlo.
Questa è propaganda politica.
La differenza sta proprio nelle informazioni che vengono omesse.
ALTRO DETTAGLIO: LA DEMOCRAZIA ARGENTINA HA FUNZIONATO
C’è poi un paradosso che sembra sfuggire ai soliti narratori dell’apocalisse neoliberista.
Che cosa è successo concretamente?
Un governo ha presentato una riforma.
L’opposizione l’ha contestata.
La società civile ha protestato.
Parte delle forze parlamentari che potevano sostenere Milei non ha accettato alcune disposizioni.
Il governo ha scoperto di non avere abbastanza voti.
Ha modificato il progetto.
Il Parlamento ha eliminato alcune delle norme maggiormente controverse.
E alla fine il Senato ha approvato un testo profondamente diverso su quei punti.
Questa non è la fotografia di una dittatura che vende segretamente il territorio nazionale.
È politica parlamentare.
Si può essere favorevoli o contrari a Milei, ma il meccanismo istituzionale ha fatto esattamente ciò che dovrebbe fare un sistema democratico: limitare, negoziare e modificare la proposta dell’esecutivo quando non esiste una maggioranza sufficiente per approvarla.
Curiosamente, però, nella propaganda questo elemento quasi scompare.
Perché distrugge il copione.
COMPRARE UN TERRENO NON SIGNIFICA COMPRARE LA SOVRANITÀ
C’è poi una confusione concettuale che ritorna continuamente.
Permettere a uno straniero di acquistare un terreno in Argentina non significa trasformare quel terreno in territorio straniero.
Un investitore americano, italiano, cinese, brasiliano o spagnolo che possiede un terreno argentino deve comunque sottostare alla legislazione argentina, alla fiscalità argentina e alla giurisdizione argentina.
La sovranità resta argentina.
Questo non significa che non possano esistere problemi seri.
Una concentrazione eccessiva della proprietà fondiaria straniera può sollevare questioni economiche, ambientali, strategiche e perfino di sicurezza nazionale, soprattutto nelle zone di confine o nelle aree ricche di risorse.
Sono argomenti perfettamente legittimi.
Ma sono argomenti diversi dal sostenere che il Paese venga letteralmente «venduto».
Una cosa è discutere quanta proprietà straniera sia opportuno consentire.
Un’altra è confondere deliberatamente proprietà privata e sovranità nazionale.
E POI ARRIVA L’IDROVIA: «MILEI PRIVATIZZA IL FIUME»
Per rafforzare la narrativa viene spesso aggiunta un’altra vicenda: quella della Vía Navegable Troncal, l’asse navigabile collegato al sistema Paraná-Paraguay fondamentale per il commercio argentino.
Il governo Milei ha effettivamente affidato la gestione attraverso una concessione al consorzio Jan de Nul–Servimagnus.
Anche questo è un fatto.
Ma anche qui bisogna leggere cosa sia stato realmente affidato ai privati.
Il governo argentino descrive l’operazione come una concessione della Vía Navegable Troncal e ha formalizzato l’aggiudicazione al consorzio Jan de Nul–Servimagnus dopo una gara internazionale.
Il contratto riguarda attività operative fondamentali quali dragaggio, balizamiento, rilevazioni idrometriche e gestione della navigabilità. Lo Stato argentino mantiene inoltre la propria funzione di autorità di controllo.
Traduzione semplice:
l’Argentina non ha venduto il Paraná a una società belga.
Ha affidato in concessione la gestione di determinati servizi della propria infrastruttura navigabile.
Si può contestare anche questa scelta.
Si può sostenere che un’infrastruttura così strategica dovrebbe essere gestita direttamente dallo Stato.
Si può discutere della durata della concessione, delle tariffe, dei controlli e dei profitti privati.
Ma bisogna chiamare le cose con il loro nome.
E c’è un altro dettaglio storico interessante.
LA GESTIONE PRIVATA DELL’IDROVIA NON L’HA INVENTATA MILEI
La narrazione che presenta Milei come l’uomo che improvvisamente consegna l’arteria fluviale argentina al capitale straniero dimentica un precedente piuttosto ingombrante.
Nel 1995, durante la presidenza di Carlos Menem, l’Argentina approvò già un contratto di concessione per modernizzazione, ampliamento, gestione e manutenzione della Vía Navegable Troncal.
E indovinate quale società figurava già nel consorzio?
Jan De Nul.
Il decreto argentino del 1995 riporta espressamente il consorzio formato da Jan De Nul e altre società per la concessione dell’infrastruttura.
Dunque non siamo davanti all’invenzione improvvisa di Milei.
Siamo davanti alla scelta politica di tornare a un modello di gestione privata attraverso concessione per un’infrastruttura che aveva già conosciuto per decenni una gestione di questo tipo.
Questo non rende automaticamente buona la decisione di Milei.
La colloca semplicemente nella sua corretta dimensione storica.
IL GOVERNO SOSTIENE CHE I COSTI DIMINUIRANNO
C’è infine un elemento che dovrebbe essere riportato almeno per completezza.
Secondo il governo argentino, l’offerta vincitrice dovrebbe produrre una riduzione di circa il 13% dei costi logistici.
È una previsione dell’esecutivo, non un risultato già dimostrato, e come tale deve essere trattata.
Tra qualche anno sarà possibile verificare se quella promessa sia stata rispettata oppure no.
Ma un’informazione corretta dovrebbe riportare entrambe le posizioni:
gli oppositori denunciano i rischi della privatizzazione;
il governo sostiene che la concessione attirerà investimenti, modernizzerà l’infrastruttura e ridurrà i costi logistici.
Il resto lo diranno i risultati.
Questo si chiama giornalismo.
GLI SCONTRI DAVANTI AL CONGRESSO SONO REALI
Anche gli scontri del 6 agosto non devono essere minimizzati.
Durante la manifestazione davanti al Congresso argentino la polizia è intervenuta e ci sono stati arresti e feriti. RTVE ha riferito di più di dodici persone arrestate e almeno cinque feriti.
Sono fatti che devono essere riportati.
Ma neppure le immagini della polizia in tenuta antisommossa dimostrano automaticamente la tesi politica che Milei stia «vendendo la patria».
Per giudicare l’intervento delle forze dell’ordine occorre stabilire cosa sia accaduto durante gli scontri, quali comportamenti abbiano determinato gli arresti e soprattutto se la risposta della polizia sia stata proporzionata.
Altrimenti si sostituisce nuovamente l’analisi con l’immagine emotiva.
IL TRUCCO È SEMPRE LO STESSO
Ed eccoci al cuore della questione.
Il meccanismo della propaganda non consiste necessariamente nell’inventare fatti dal nulla.
È molto più efficace utilizzare fatti veri selezionandoli e concatenandoli in modo da produrre una conclusione predeterminata.
Prendiamo:
una proposta realmente liberalizzatrice;
una manifestazione realmente avvenuta;
una concessione realmente assegnata a privati;
una società straniera realmente coinvolta;
scontri realmente avvenuti con la polizia.
Poi togliamo:
il compromesso dal 15% al 25%;
il successivo ritiro del capitolo sulle terre;
la mancanza dei voti parlamentari;
la differenza tra proprietà privata e sovranità;
la differenza tra vendita di un fiume e concessione dei servizi della via navigabile;
il precedente storico della concessione del 1995;
le motivazioni economiche dichiarate dal governo.
A quel punto resta soltanto una storia:
«Milei vende la patria agli stranieri e reprime il popolo che cerca di impedirglielo».
Perfetta.
Semplice.
Emotiva.
E soprattutto politicamente spendibile.
Peccato che la realtà sia molto più complicata.
MILEI PUÒ ESSERE CRITICATO SENZA INVENTARE UN’ARGENTINA ALL’ASTA
Il governo Milei sta conducendo uno dei più radicali esperimenti di liberalizzazione economica dell’Argentina contemporanea.
Le sue politiche meritano quindi di essere analizzate e criticate con particolare attenzione.
Privatizzazioni, deregolamentazione, investimenti stranieri, gestione delle risorse naturali e concentrazione fondiaria sono questioni enormi.
Proprio per questo non hanno bisogno di caricature.
Il progetto originario sulle terre poteva essere criticato duramente.
Ma il fatto politico fondamentale dell’agosto 2026 è proprio che Milei non è riuscito a far passare quella parte della riforma.
Il governo ha incontrato resistenza.
Ha negoziato.
Ha modificato il progetto.
E il Senato ha approvato la legge senza due dei capitoli più controversi.
Questa è la storia completa.
QUANDO LA REALTÀ NON SERVE PIÙ, RESTA SOLO LO SLOGAN
Ed è precisamente qui che i soliti riporter della propaganda marxista mostrano il loro limite.
Non perché sia illegittimo opporsi a Milei.
Non perché ogni privatizzazione sia automaticamente positiva.
Non perché l’investimento straniero debba essere accettato senza limiti.
Ma perché un’informazione seria dovrebbe distinguere tra ciò che Milei voleva fare, ciò che ha proposto, ciò che è stato modificato e ciò che il Parlamento ha effettivamente approvato.
Sono quattro cose differenti.
Se invece si prende la versione iniziale del progetto, la si congela nel tempo e la si utilizza per descrivere ciò che è successo dopo che quella stessa disposizione è stata eliminata, non stiamo più facendo informazione.
Stiamo costruendo una narrativa.
E allora «La patria non è in vendita» funziona magnificamente come slogan da corteo.
Molto meno come descrizione di ciò che il Senato argentino ha effettivamente votato.
La critica politica è legittima.
La protesta è legittima.
Persino sostenere che Milei rappresenti una visione economica sbagliata è perfettamente legittimo.
Ma prima vengono i fatti.
E i fatti, questa volta, raccontano una storia decisamente meno comoda per i soliti riporter della propaganda.
FONTI
Senato argentino – sito istituzionale
https://www.senado.gob.ar/
El País, 5 agosto 2026 – Milei modifica il progetto sulla proprietà straniera delle terre
https://elpais.com/argentina/2026-08-05/milei-cede-y-modifica-el-proyecto-de-ley-de-extranjerizacion-de-tierras.html
El País, 7 agosto 2026 – approvazione al Senato senza i due capitoli contestati
https://elpais.com/argentina/2026-08-07/la-oposicion-pone-limites-a-milei-en-el-senado-media-sancion-a-la-ley-de-propiedad-privada-sin-dos-capitulos-clave.html
RTVE, 7 agosto 2026 – manifestazione, scontri, feriti e arresti davanti al Congresso
https://www.rtve.es/noticias/20260807/protestas-contra-proyecto-milei-sobre-propiedad-privada-terminan-fuertes-cargas-policiales/17183074.shtml
Governo argentino, 4 giugno 2026 – preaggiudicazione della Vía Navegable Troncal
https://www.argentina.gob.ar/noticias/el-gobierno-preadjudico-la-privatizacion-de-la-navegable-troncal
Governo argentino, 18 giugno 2026 – aggiudicazione Jan de Nul–Servimagnus
https://www.argentina.gob.ar/noticias/con-una-baja-del-13-en-los-costos-logisticos-el-gobierno-completo-con-exito-el-proceso-de
Governo argentino – firma del contratto e attività affidate al concessionario
https://www.argentina.gob.ar/noticias/la-navegable-troncal-inicia-una-nueva-era-de-gestion-privada-con-una-baja-de-costos-la
Normativa argentina – Decreto 253/1995 sulla precedente concessione della Vía Navegable Troncal
https://www.argentina.gob.ar/normativa/nacional/decreto-253-1995-14662/texto

