Quando informazione e controinformazione finiscono per difendere il saccheggio

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Analisi critica delle narrazioni mediatiche sul petrolio venezuelano

L’analisi dei documenti ONU, delle sanzioni OFAC e dei dati sul traffico petrolifero venezuelano porta a una conclusione scomoda: la narrazione dominante – sia mainstream sia controinformativa – non solo ha fallito nel raccontare ciò che è realmente accaduto in Venezuela, ma ha spesso contribuito indirettamente a legittimare il traffico illegale di petrolio.

Il punto non è ideologico. È strutturale e informativo.


Il cortocircuito del mainstream: moralismo senza contesto

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Quando informazione e controinformazione finiscono per difendere il saccheggio

Gran parte dell’informazione mainstream ha adottato una chiave narrativa semplice e facilmente vendibile:

“Trump ruba il petrolio venezuelano”

Questo frame ha tre effetti perversi:

  1. Oscura la storia precedente
    Il pubblico viene portato a credere che il problema del petrolio venezuelano inizi con l’intervento statunitense, cancellando anni di esportazioni opache, baratti politici e triangolazioni illegali.
  2. Trasforma l’enforcement delle sanzioni in “saccheggio”
    Sequestri di navi della shadow fleet, blocchi di carichi illegali e vendita controllata a prezzo di mercato vengono narrati come atti predatori, delegittimando di fatto il contrasto al contrabbando.
  3. Assolve indirettamente il sistema precedente
    Nel dipingere il “dopo” come peggiore del “prima”, il mainstream finisce per normalizzare un passato in cui il petrolio venezuelano veniva costantemente depredato, ma senza titoli indignati.

Il risultato è un moralismo selettivo, che denuncia l’atto visibile e ignora il saccheggio strutturale.


La controinformazione: anti-imperialismo che protegge l’illegalità

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La controinformazione compie un passo ulteriore. Partendo da una critica pregiudiziale dell’Occidente, costruisce una narrativa secondo cui:

  • ogni intervento americano è per definizione un furto
  • ogni sanzione è “imperialismo”
  • ogni sequestro è “pirateria”

In questo schema ideologico:

  • le flotte ombra diventano “resistenza”
  • il contrabbando diventa “sovranità”
  • l’opacità finanziaria diventa “difesa del Sud globale”

Ma i documenti ONU e OFAC mostrano una realtà opposta: quelle stesse reti hanno drenato ricchezza dal Venezuela, arricchendo intermediari, Stati terzi e circuiti sanzionati, non il popolo venezuelano.

La controinformazione, così, finisce per difendere il traffico illegale che dice di combattere, perché lo interpreta solo attraverso la lente ideologica.


Il punto cieco comune: nessuno racconta il saccheggio sistemico

Quando informazione e controinformazione finiscono per difendere il saccheggio
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Quando informazione e controinformazione finiscono per difendere il saccheggio

Mainstream e controinformazione, pur nemici dichiarati, condividono un punto cieco fondamentale:

nessuno dei due racconta seriamente come il Venezuela sia stato depredato da tutti.

Dai documenti emerge che il petrolio venezuelano è stato:

  • regalato a Stati alleati
  • usato come garanzia geopolitica
  • scambiato fuori mercato
  • esportato tramite reti illegali
  • sottratto al bilancio pubblico

In questo contesto:

  • Cuba ha beneficiato di forniture sistematiche
  • Iran ha utilizzato il greggio per aggirare sanzioni
  • Cina ha vincolato la produzione tramite prestiti petroliferi
  • Russia ha usato l’energia come leva strategica

👉 Il Venezuela non è stato vittima di un singolo attore, ma di una spoliazione multilaterale e continua.


Il paradosso finale: chi grida “furto” difende lo status quo illegale

Quando informazione e controinformazione finiscono per difendere il saccheggio
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Quando informazione e controinformazione finiscono per difendere il saccheggio

Il paradosso è totale:

  • denunciando come “furto” il ritorno a vendite tracciate e a prezzo di mercato
  • demonizzando l’interruzione delle rotte illegali
  • criminalizzando il contrasto alle flotte ombra

👉 mainstream e controinformazione finiscono per legittimare ciò che i documenti ONU e OFAC indicano come illegale e dannoso.

In altre parole:
difendono, anche se inconsapevolmente, il sistema che ha impoverito il Venezuela.


Conclusione definitiva

La verità che emerge dai documenti è semplice e scomoda:

  • il Venezuela era costantemente depredato
  • il petrolio non arricchiva il Paese, ma reti esterne
  • l’opacità non era sovranità, ma espropriazione
  • la narrativa mediatica ha coperto tutto questo

Il “furto” non è iniziato con l’intervento americano.
Il furto era già in corso, silenzioso, normalizzato e raramente raccontato.

Finché informazione e controinformazione continueranno a combattere guerre ideologiche invece di leggere i documenti, la realtà resterà sepolta sotto slogan contrapposti.


LINK E DOCUMENTI DI RIFERIMENTO

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