Il trattato coloniale del XXI secolo che sacrifica l’agricoltura europea



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L’accordo tra Mercosur e Unione Europea viene presentato come un passo “inevitabile” verso la modernizzazione del commercio globale.
Ma per l’agricoltura europea non è una modernizzazione: è una sostituzione strutturale.
Sostituzione di:
- produzioni interne con importazioni a basso costo
- aziende familiari con filiere industriali
- sovranità alimentare con dipendenza esterna
Il tutto in nome di un dogma: il libero scambio come valore assoluto, anche quando distrugge ciò che resta dell’economia reale.
Cosa prevede davvero l’accordo (numeri ufficiali UE)
Nei documenti della Commissione europea emergono alcuni dati chiave:
- 99.000 tonnellate di carne bovina dal Mercosur verso l’UE con dazio ridotto
- 180.000 tonnellate di pollame
- 650.000 tonnellate di etanolo (parte a dazio zero, parte agevolata)
- aumento delle importazioni di soia e mangimi OGM
Questi volumi vengono definiti “limitati”.
Ma in un settore agricolo che già lavora sotto pressione, con margini minimi e costi crescenti, anche piccole variazioni di prezzo possono produrre:
- crollo della redditività
- chiusura delle aziende più piccole
- concentrazione del mercato
Non è una teoria: è economia agricola di base.
Dumping strutturale legalizzato



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La concorrenza non è “leale” per definizione.
I prodotti del Mercosur arrivano sul mercato europeo con vantaggi sistemici:
- costi di produzione fino al 30–40% inferiori
- uso di pesticidi e antibiotici vietati in UE
- standard ambientali meno stringenti
- allevamenti intensivi su terreni deforestati
L’UE impone ai propri agricoltori:
- vincoli ambientali
- benessere animale
- burocrazia e certificazioni
Poi apre le porte a prodotti che non rispettano quelle stesse regole.
Questo non è libero mercato.
È dumping istituzionalizzato.
Chi ci guadagna davvero: multinazionali e lobby



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L’accordo è scritto su misura per pochi attori globali.
Colossi dell’agroindustria
- JBS
- Marfrig
- Cargill
- Bunge
Agro-chimica e sementi
- Bayer
- Syngenta
Grande distribuzione
- Carrefour
- Lidl
Sono loro ad avere:
- scala globale
- potere contrattuale
- controllo della logistica
- accesso diretto alle istituzioni
Il piccolo agricoltore europeo non è “inefficiente”.
È semplicemente sacrificabile.
Italia, Francia, Spagna: stesso schema, effetti diversi
🇮🇹 Italia



Oltre il 90% delle aziende agricole italiane è di tipo familiare.
Sono le prime a saltare quando i prezzi scendono sotto i costi.
Con il Mercosur:
- l’allevamento da carne diventa non competitivo
- le filiere DOP/IGP si trasformano in nicchie elitarie
- intere aree rurali rischiano l’abbandono
🇫🇷 Francia


La Francia è l’epicentro della protesta agricola europea.
Blocchi, controlli sui camion, manifestazioni contro le importazioni.
Gli agricoltori francesi lo dicono apertamente:
non si può competere con prodotti che non rispettano le stesse regole.
🇪🇸 Spagna



Qui la pressione è doppia:
- crisi climatica e idrica
- concorrenza esterna sui prezzi
Risultato: abbandono delle aree interne e concentrazione in pochi poli industriali.
Le proteste agricole attuali: non rabbia, ma diagnosi



Le proteste degli ultimi mesi in Francia, Belgio, Irlanda, Grecia e Spagna non nascono dal nulla.
Nascono da una contraddizione evidente:
Più vincoli agli agricoltori europei, più apertura alle importazioni esterne.
Il Mercosur diventa il simbolo di questa frattura:
- tra politica e territorio
- tra tecnocrazia e realtà produttiva
Il precedente storico: NAFTA e WTO
NAFTA
Dopo il NAFTA, milioni di piccoli agricoltori messicani furono espulsi dal mercato dal dumping del mais statunitense.
Stesso schema:
- apertura
- shock di prezzo
- concentrazione
- migrazione e impoverimento rurale
WTO
La World Trade Organization ha promosso per decenni la liberalizzazione agricola globale, con un effetto chiaro:
vince chi è grande, perde chi è locale.
Il Mercosur–UE riproduce questa logica nel contesto europeo.
Sovranità alimentare: la vera posta in gioco
Un continente che non controlla:
- il proprio cibo
- le proprie filiere
- i propri produttori
non è sovrano.
Dipendere da catene globali significa essere ricattabili in tempi di crisi.
E la storia recente ci ha già mostrato quanto il cibo sia una leva geopolitica.
Conclusione: una scelta politica, non tecnica
Il Mercosur–UE non è inevitabile.
È una scelta politica di classe.
- vince l’industria esportatrice
- vincono le multinazionali
- perde l’agricoltura
- perdono i territori
Difendere l’agricoltura interna non è protezionismo.
È difesa sociale, ambientale e democratica.
E le proteste agricole di oggi sono l’avvertimento:
quando cade l’agricoltura, cade la coesione di un intero continente.
Fonti e link (per approfondire)
Fonti ufficiali UE
- Commissione Europea – EU–Mercosur Agreement (schede ufficiali):
https://policy.trade.ec.europa.eu/eu-trade-relationships-country-and-region/countries-and-regions/mercosur_en - European Commission – Agriculture & TRQs Mercosur:
https://agriculture.ec.europa.eu - European Parliament – Briefing su accordo UE–Mercosur:
https://www.europarl.europa.eu
Studi critici e analisi
- Greenpeace – Impatto ambientale Mercosur:
https://www.greenpeace.org - Friends of the Earth Europe – Critica all’accordo:
https://friendsoftheearth.eu - Institute for Agriculture and Trade Policy (IATP):
https://www.iatp.org - Analisi su NAFTA e agricoltura (USITC / studi accademici):
https://www.usitc.gov

