Dall’invocata “pazzia” alla chirurgia geopolitica
di Stefano Delacroix
Introduzione: caos o metodo?
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Nel dibattito pubblico europeo, la figura di Donald Trump continua a essere incasellata nella categoria dell’imprevedibilità. Tuttavia, osservando con attenzione le dinamiche globali — dal Golfo Persico all’Artico — emerge una struttura strategica coerente, fondata su un principio chiave: non controllare i territori, ma governare l’incertezza.
Questa logica rappresenta una rottura rispetto alla tradizionale geopolitica novecentesca. Non si tratta più di occupare spazi fisici, bensì di manipolare flussi energetici, logistici e finanziari, costringendo gli avversari a reagire in condizioni di instabilità permanente.
La “Trappola” di Islamabad e la crisi iraniana
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Il cuore della strategia mediorientale si inserisce nel solco della dottrina “Peace through Strength”, ma con un’evoluzione significativa: non più regime change diretto, bensì erosione sistemica.
L’Iran, guidato dalla complessa struttura politico-militare dei Pasdaran, si trova oggi esposto a una pressione multilivello. I colloqui di Islamabad — più che un reale tentativo negoziale — appaiono come un sofisticato strumento di intelligence diplomatica.
Costringendo Teheran al tavolo, Washington ha potuto:
- Identificare le fratture tra ala ideologica e pragmatica
- Esporre i conflitti interni tra IRGC e esercito regolare (Artesh)
- Accelerare una destabilizzazione controllata
L’approccio selettivo — colpire i centri radicali evitando il collasso totale dello Stato — suggerisce una prospettiva precisa: preparare una transizione interna gestita, evitando il vuoto di potere che in passato ha destabilizzato l’intera regione.
L’Iran come leva contro la Cina
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La vera dimensione della partita non è regionale, ma globale. Il bersaglio strategico non è Teheran, bensì Cina.
La vulnerabilità energetica cinese rappresenta il punto critico:
- Circa un terzo delle importazioni passa dallo Stretto di Hormuz
- Le rotte alternative restano esposte a instabilità geopolitica
- La pianificazione industriale cinese dipende da flussi prevedibili
Creando instabilità controllata nel Golfo, Washington introduce un elemento paralizzante: l’impossibilità di pianificare a lungo termine.
Questo impatta direttamente:
- Le ambizioni su Taiwan
- L’espansione della Nuova Via della Seta
- La proiezione navale cinese
Anchorage e la Pax Economica con la Russia
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Il vero capolavoro strategico, secondo questa lettura, si gioca a Nord. Il summit di Anchorage tra Donald Trump e Vladimir Putin rappresenta un punto di svolta silenzioso.
Qui si configura una “Pax Economica” transazionale:
- Mosca ottiene centralità come hub energetico
- Gli Stati Uniti riducono la pressione diretta sul fronte russo
- La Russia si sgancia parzialmente dalla dipendenza strategica dalla Cina
Il risultato è un equilibrio paradossale:
Mosca continua a collaborare con Pechino, ma allo stesso tempo ne limita l’espansione artica, fungendo da filtro geopolitico implicito.
L’Europa: spettatrice o attore?
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In questo contesto, l’Europa appare come l’anello debole del sistema. La Unione Europea fatica a uscire da una logica normativa mentre il resto del mondo si muove su dinamiche transazionali.
Il caso italiano è emblematico. La posizione della premier Giorgia Meloni riflette una tensione irrisolta tra:
- Dipendenza energetica
- Vincoli euro-atlantici
- Pressioni diplomatiche divergenti
Le critiche provenienti da Washington segnalano un cambio di paradigma:
non è più sufficiente essere alleati, bisogna essere funzionali alla strategia.
Verso un’Europa a più velocità
Il continente europeo sembra avviarsi verso una nuova frammentazione:
- Est Europa: ricerca di protezione diretta dagli Stati Uniti
- Europa Mediterranea: potenziale hub logistico globale
- Asse franco-tedesco: in progressivo declino strategico
Si assiste così a un ritorno implicito al modello originario di mercato, con una perdita di coesione politica.
Cenni storici: dalla Guerra Fredda alla geopolitica dei flussi
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Per comprendere la portata del cambiamento, è utile un richiamo storico:
- Durante la Guerra Fredda, il confronto era territoriale e ideologico
- Dopo il 1991, gli Stati Uniti hanno imposto un ordine unipolare
- Con la globalizzazione, il potere si è spostato sui flussi (energia, commercio, dati)
Oggi si entra in una nuova fase:
la competizione non riguarda più chi controlla il mondo, ma chi controlla l’instabilità del mondo.
Conclusione: dalla morale alla transazione
Il cosiddetto “Piano Trump” — al netto delle interpretazioni — introduce una logica spietata ma coerente:
il potere non cerca consenso, ma adattamento.
In questo scenario:
- La Cina deve affrontare vulnerabilità strutturali
- La Russia viene integrata in un equilibrio funzionale
- L’Europa è costretta a ridefinire la propria identità
Chi continuerà a leggere il mondo con categorie morali rischia di rimanere escluso da una realtà sempre più transazionale, fluida e competitiva.
Riferimenti e approfondimenti
- NATO – evoluzione strategica post-Guerra Fredda
- Guerra Fredda – paradigma bipolare del XX secolo
- BRICS – alternativa emergente all’ordine occidentale
- Artico – nuova frontiera geopolitica ed energetica
- OPEC – controllo dei mercati energetici

