Nel teatro sempre più teso dello Stretto di Hormuz, uno dei nodi energetici più sensibili del pianeta, lo scontro verbale tra Teheran e Bruxelles assume i contorni di una crisi paradigmatica. Non è solo una disputa diplomatica: è la manifestazione di una tensione strutturale tra norme globali e strategie di potenza.
Da un lato, l’Unione Europea — per voce della sua alta rappresentante Kaja Kallas — ribadisce la centralità del diritto internazionale e della libertà di navigazione. Dall’altro, l’Iran respinge queste posizioni come “ipocrite”, accusando l’Occidente di doppio standard.
Ma questa contrapposizione non è simmetrica. L’Iran non si limita a criticare un sistema imperfetto: lo utilizza in modo strumentale, oscillando tra rivendicazione e negazione delle sue regole.
Hormuz: il punto in cui la geografia diventa potere
Il controllo dello Stretto di Hormuz offre all’Iran una capacità di influenza sproporzionata rispetto alla sua forza economica. Secondo la U.S. Energy Information Administration, circa il 20% del petrolio mondiale transita da questo passaggio.
Questo dato non è neutro: significa che ogni tensione locale può produrre effetti sistemici. Teheran lo sa bene e ha costruito nel tempo una strategia che trasforma la geografia in leva politica.
Il sequestro della petroliera Stena Impero nel 2019 — documentato da BBC e Reuters — non è stato un episodio isolato, ma parte di una sequenza di azioni calibrate. Come sottolinea il Council on Foreign Relations, tali operazioni rientrano in una logica di risposta simmetrica indiretta: non colpire frontalmente, ma destabilizzare i flussi.
Il problema è che questa strategia entra in collisione diretta con i principi della libertà di navigazione. Quando un attore statale utilizza un choke point globale come strumento di pressione, il diritto internazionale diventa subordinato alla logica della forza.
L’architettura della narrativa iraniana
L’accusa di ipocrisia rivolta all’Europa non è improvvisata. È parte di una costruzione narrativa sofisticata, che si articola su tre livelli:
- Delegittimazione morale dell’Occidente
L’Iran evidenzia le contraddizioni occidentali — guerre, sanzioni, interventi selettivi — per mettere in discussione la legittimità delle critiche. - Auto-rappresentazione come vittima
Le sanzioni economiche e l’isolamento internazionale vengono utilizzati per costruire un’immagine di accerchiamento. - Rivendicazione di sovranità assoluta
Ogni pressione esterna viene reinterpretata come violazione dell’autonomia nazionale.
Questa narrativa ha una sua coerenza interna, ma presenta una falla evidente: ignora sistematicamente il comportamento iraniano.
Secondo Amnesty International e Human Rights Watch, l’Iran continua a violare standard internazionali fondamentali, soprattutto sul piano dei diritti civili. Questo crea una dissonanza tra il linguaggio utilizzato e la realtà delle pratiche.
Il diritto internazionale svuotato dall’interno
Il punto più critico riguarda la trasformazione del diritto internazionale da sistema normativo a strumento retorico.
La United Nations, attraverso la Convenzione UNCLOS, stabilisce il principio della libertà di transito negli stretti internazionali. Anche se l’Iran non ha ratificato pienamente il trattato, molti suoi principi sono considerati vincolanti come diritto consuetudinario.
Secondo l’International Crisis Group, Teheran adotta una strategia di “ambiguità operativa”: agire al limite della legalità senza oltrepassarlo in modo netto. Questo consente di mantenere una posizione negoziale senza provocare una risposta militare diretta.
Ma questa ambiguità ha un costo: erode la prevedibilità del sistema internazionale. Se le regole diventano interpretabili a piacimento, perdono la loro funzione stabilizzatrice.
Deterrenza asimmetrica e razionalità strategica
Per comprendere la posizione iraniana è necessario uscire dalla dimensione puramente morale e analizzarne la razionalità strategica.
L’Iran è sottoposto a una pressione costante: sanzioni economiche, isolamento finanziario, presenza militare occidentale nella regione. In questo contesto, sviluppa una strategia di deterrenza asimmetrica:
- controllo di nodi strategici (Hormuz)
- capacità di destabilizzazione regionale
- utilizzo di attori non statali
Come osserva il Carnegie Endowment for International Peace, questa strategia mira a compensare uno squilibrio di potere strutturale.
Tuttavia, una strategia può essere razionale senza essere legittima. Il fatto che l’Iran agisca in modo coerente con i propri interessi non implica che le sue azioni siano compatibili con il diritto internazionale.
Il paradosso iraniano: sfidare il sistema che si invoca
L’Iran si trova in una posizione paradossale:
- contesta l’ordine internazionale
- ma ne rivendica la protezione
- denuncia le violazioni altrui
- ma pratica ambiguità sistemiche
Questo doppio movimento genera una contraddizione strutturale. Non si tratta solo di ipocrisia — categoria spesso abusata — ma di una tensione irrisolta tra identità politica e comportamento strategico.
Europa: debolezza reale, ma non giustificazione
È necessario riconoscere che l’Unione Europea non è esente da contraddizioni. Le divisioni interne, la dipendenza energetica e la difficoltà di proiettare potere ne limitano la coerenza.
Tuttavia, queste debolezze non giustificano la condotta iraniana. Al contrario, evidenziano la fragilità del sistema internazionale: quando anche gli attori normativi sono deboli, quelli revisionisti trovano maggiore spazio.
Conclusione: erosione silenziosa dell’ordine globale
“Basta con le prediche”, afferma Teheran. Ma il problema non è la retorica europea: è la trasformazione del diritto internazionale in uno strumento negoziale.
L’Iran non è un semplice oppositore dell’ordine globale, ma un attore che contribuisce alla sua erosione dall’interno. Utilizza le regole quando servono e le ridefinisce quando ostacolano.
In un sistema già segnato da crisi multiple — energetiche, geopolitiche, normative — questo comportamento non è neutro. È un moltiplicatore di instabilità.
E mentre il dibattito si concentra sulle parole — ipocrisia, sovranità, diritto — il rischio reale è che le regole smettano semplicemente di funzionare.
Fonti e approfondimenti
- U.S. Energy Information Administration – Hormuz Strait oil transit
https://www.eia.gov/international/analysis/regions-of-interest/Strait_of_Hormuz - BBC – Iran tanker seizures
https://www.bbc.com/news/world-middle-east-49070882 - Reuters – Gulf tensions
https://www.reuters.com/world/middle-east/ - Council on Foreign Relations – Strait of Hormuz
https://www.cfr.org/global-conflict-tracker/conflict/tensions-persian-gulf - Amnesty International – Iran
https://www.amnesty.org/en/location/middle-east-and-north-africa/iran/ - Human Rights Watch – Iran
https://www.hrw.org/middle-east/north-africa/iran - United Nations – UNCLOS
https://www.un.org/depts/los/convention_agreements/texts/unclos/unclos_e.pdf - International Crisis Group – Iran tensions
https://www.crisisgroup.org/middle-east-north-africa/gulf-and-arabian-peninsula/iran - Carnegie Endowment – Iran policy
https://carnegieendowment.org/regions/middle-east/iran

